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Book Club: Leggere altro

9 commenti

Stavo chiacchierando con la mia amica Lucia di Lonesome Dove, e di come si tratti di un libro che, primo, dimostra che i cultisti del “POV che traballa” sono dei poveri perdenti, e secondo, che andrebbe fatto leggere nelel scuole per il modo in cui, pur trattandosi di una storia di vaccari dell’800, riesce ad essere rilevante per il presente. Certo, poiché la parola “puttana” compare probabilmente più spesso della parola “cowboy” (e Lonesome Dove è un western), forse qualche genitore potrebbe trovare da ridire, se lo assegnassero come lettura estiva a dei liceali.

E comunque, stavo chiacchierando di queste cose, perché qui nel Blocco C durante l’ora d’aria ci parliamo attraverso il reticolato che separa il braccio maschile da quello femminile, e contemporaneamente mi è capitata sott’occhio una intervista a una autrice fantasy che, alla domanda su quali siano le sue influenze, ha citato tutti gli autori giusti. E autori, eh, libri – non film. Commovente, coi tempi che corrono.
E questo mi ha portato a due considerazioni separate, opposte e complementari. Che ora vi infliggo.

Cominciamo con una cosa così: voi lo avete letto Danse Macabre di Stephen King? È un libro che ci starebbe bene nel nostro book club – nel caso segnatevelo. Ma non è del book club che voglio parlare, quanto di un’altra faccenda.

Esiste una narrativa standard, riguardo a King – una storia che ho sentito ripetere pochi giorni or sono mentre ero in coda al supermercato (perché origliare le chiacchiere altrui è utile per imparare a scrivere buoni dialoghi) e che fa più o meno così…

Stephen King voleva fare lo scrittore. Era povero e derelitto, faceva un lavoro schifoso da insegnante e scriveva nel tempo libero. Poi ha pubblicato Carrie ed è diventato ricco e famoso.

Che è una storia facile, e vi dice chiaro cosa dovete fare per diventare scrittori ricchi e famosi: fate la fame, scrivete nel tempo libero, e poi pubblicate Carrie.
Ma se avete letto Danse Macabre sapete che Stephen King aveva una conoscenza approfondita ed enciclopedica del suo genere di riferimento – ha letto i fumetti, vistoi film, e letto i romanzi, tanto quelli usa-e-getta da edicola quanto i classici, James, Jackson, Poe…
Stare seduti a scrivere è indispensabile, ma avere una buona conoscenza del genere anche. In parte perché si rischia altrimenti di reinventare la ruota, e in parte perché è necessario conoscere il territorio nel quale ci si vuole addentrare.

Questa è la prima idea che quella intervista mi ha fatto saltare in mente – l’autrice intervistata cita tutti gli autori giusti.
Ma, dicevamo, c’è anche una considerazione opposta e complementare – che mi riporta alla chiacchierata con Lucia e a Lonesome Dove: non ci sono autori, citati in quell’intervista, che non siano di genere.
Ed è possibilissimo che sia una scelta dovuta all’intervista, ma stride ugualmente.

E io sono sempre più convinto che il principale motivo per cui così tanta narrativa di genere ci appare trita e scontata, piatta ripetitiva e stupida, sia dovuto al fatto che gli autori di certe storie conoscono molto bene il territorio in cui si stanno addentrando, ma non conoscono nient’altro.
Ed è curioso, perché se è vero che Danse Macabre è un saggio sull’orrore, e quindi si limita al genere, è anche vero che King ha una laurea in lettere, per cui lui i classici li conosce. E se andiamo a leggere le lettere che si scambiavano Lovecraft e Howard, per dire, li scopriamo lettori eclettici. E così via.

E l’idea in partenza, quando ho cominciato questo post, era quella di elencare qui qualcuno dei miei preferiti, fra gli autori estranei alla narrativa d’immaginazione, ma sono tanti e non saprei quali indicare per primi. Resta il fatto che diffidare di chiunque abbia una dieta letteraria troppo monotona è una buona idea.

E poi c’è un’altra cosa, riguardo a Danse Macabre, ma di quello parliamo nel prossimo post.

Autore: Davide Mana

Paleontologist. By day, researcher, teacher and ecological statistics guru. By night, pulp fantasy author-publisher, translator and blogger. In the spare time, Orientalist Anonymous, guerilla cook.

9 thoughts on “Book Club: Leggere altro

  1. Io diffiderei pure di chi legge solo narrativa.

  2. Ho un diploma di liceo classico e una laurea in Lettere Moderne, adesso lasciami leggere soprattutto narrativa degenerata come la tua senza instillarmi sensi di colpa. PS. Credo di sapere a quale autrice alludi, sto leggendo il suo romanzo. Sarebbe interessante discuterne nel book club!

  3. A quella lista di autori non potrei non essere interessato, sempre per quel discorso di ampliare gli orizzonti… ma poi di Mythos non si è più parlato?

    Io l’ho letto diligentemente e devo dire che ho apprezzato molto il modo in cui l’autore ha ri-raccontato le storie scelte. Devo dire che ho preferito la parte iniziale con la creazione a quella successiva, forse perché Amore e Psiche, Aracne e così via sono miti con cui è più facile venire in contatto a scuola. Oppure potrei essere un degenerato a cui piace leggere di bambini divorati, non saprei dire così su due piedi.

    • Ah, di Mythos ne parleremo – anche perché mi sono procurato il sequel, che se possibile è ancora meglio.
      P stato unmese corto e affollato, Febbraio – ma ora si riparte.
      Quanto alla lista di autori… mah, non saprei da dove cominciare, ma ci proverò.

  4. Finito domenica Lonesome Dove, suggeritomi qui…Bellissimo.
    Personaggi che ti entrano dentro, dal mitico Augustus, che cavalca la vita a pelo, al capitano Woodrow, complesso e tormentato (tanto nobile, quanto fagianotto, vittima di una solitudine e di un’inettitudine nel gestire i rapporti umani struggenti), dall’accidioso Jake Spoon al giovane Newt dal terribile Blue Duck al semplice Roscoe…(senza nulla togliere a Pea Eye, Bolivar e Po Campo, i due cuochi, lo sceriffo July, la splendida Lorena, il colto Willibenger, Deets, il mio preferito, l’insofferente Elmira e tutto il resto della compagnia…).
    Poteva essere sforbiciato in molte parti, ma credo che il reiterare di certi concetti sia strumentale al ritmo lento della traversata dal Texas al Montana.
    Tra l’altro lentezza interrotta da inaspettate, veloci e crudeli esplosioni di violenza.
    Qualcuno potrebbe opinare sulle molte coincidenza (i personaggi che si incrociano hanno sentito parlare gli uni degli altri, incontri inaspettati…), ma immagino che alla fine dell’ottocento, dove spostarsi da un punto all’altro non doveva essere così facile, fossero pochi quelli che si avventuravano in viaggio.
    Grazie mille per la dritta, spero che questa rubrica torni presto su questi lidi
    Carlo
    PS il film qualcuno lo ha visto?

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