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ciò che non ci uccide ci lascia storpi e sanguinanti

Il presente, per sempre

12 commenti

Avevo detto che c’era ancora una cosa relativa a Danse Macabre, e che ne avrei parlato in un altro post. Questo è l’altro post.
Cominciamo con una nota storica minima…

Lessi Danse Macabre all’ultimo anno di liceo, in inglese perché mi era stato detto che l’edizione disponibilein italiano (la pubblicava Theoria? Forse, non ricordo), era stata massicciamente decurtata. Trattandosi di un saggio, e molto discorsivo, lessi il libro abbastanza in fretta, e per me diventò una dannazione.
O se preferite, una lista della spesa.

Perché, come ho accennato nel post precedente, Danse Macabre è un saggio – si noti il sottotitolo dell’edizione fotografata qui sopra – in cui King va a chiacchierare di una quantità di libri, fumetti, film e quant’altro che hanno segnato la sua formazione come appassionato di horror oltre che come autore. E perciò, se quello è il genere che ci interessa, e che ci piace leggere, allora è come una maledizione egizia: si va in biblioteca o in libreria e si cominciano a saccheggiare gli scaffali, per leggere cose che non conosciamo. Per i film, all’epoca era un po’ più complicato, ma c’erano le rassegne a tarda notte delle TV private, e Fuori Orario.
Oggi è molto più facile, con la rete.

Poi, ieri, mentre verificavo che il libro di King fosse ancora disponibile in italiano, ho visto che ha un punteggio su Amazon di tre stelline e mezza. Come è possibile?
Beh, certo, c’è la recensione a tre stelle “dovute” perché il libro è arrivato macchiato ed ha la copertina bianca, ma poi ce n’è una a due stelle che fa così…

Con grande dispiacere ho interrotto la lettura intorno ai 2/3 del libro. Ho fatto davvero fatica a seguirlo poiché fa riferimento solamente ad opere antecedenti agli anni ’80 (io ho 22 anni) e di conseguenza mi è sembrato parlasse di un modo a me completamente ignoto. Con questo non voglio giudicare negativamente il libro perché sono sicuro che una persona più anzia riuscirebbe a cogliere molto di più di quanto ho provato a cogliere io da questo saggio.

Quel “io ho 22 anni” mi spezza il cuore – come dev’essere orribile, vivere in unmondo in cui è impossibile avvicinarsia qualunque cosa sia uscita prima del 1997…

Le fa eco una recensione a una stella che dice…

Delusione profonda la mia: prima di tutto per la mancanza di “organicità” della trattazione, che sembra saltare di palo in frasca e spesso “girare a vuoto” su se stessa. E delusione poi per il fatto che si parla molto di libri e di film che in Italia si sono visti poco e niente, roba degli anni ’50-’60 soprattutto, e quindi non conoscendoli risulta assai difficile capire quello di cui parla King, che probabilmente si rivolge a lettori americani che nella loro infanzia hanno avuto molta confidenza con quei film o quei libri.
Ecco, probabilmente i lettori americani di King avranno potuto godersi appieno questo libro, ma confesso non io! Sarebbe un pò come se un newyorkese leggesse tre pagine di commenti su Profondo Rosso o L’Uccello dalle piume di Cristallo senza aver mai visto quei film e addirittura senza aver sentito mai parlare del regista Dario Argento! Non so se ho reso l’idea.
In sé il saggio potrebbe essere interessante, ma con questa mia lacuna (forse non solo mia ma anche della maggior parte dei lettori italiani e europei) che riguarda film e romanzi horror americani degli anni ’50 e ’60, diventa di una noia mortale! E oltretutto difficile da seguire, nei ragionamenti, perché appunto tratta di argomenti sconosciuti dando per scontato che invece il lettore li conosca a menadito.
Spiacente, ma per me questo libro non vale più di una stella….

Questi due commenti mi hanno fatto venire in mente un paio di libri “per nerd” usciti sull’onda della vittoria dei nerd medesimi, e che non si spingono più indietro della data di nascita dell’autore (in tutti i casi che mi sono capitati fra le mani, da qualche parte negli anni ’80).

Mi rendo perfettamente conto che con l’attuale offerta editoriale, recuperare dei vecchi classiconi nella nostra lingua può essere un’avventura, che richiede giravolte fra bancarelle polverose e pagine di eBay, ma l’idea per cui uno legge un saggio sull’argomento che gli piace non dovrebbe essere scoprire cose che non conosce sull’argomento che gli piace? Non dovrebbe essere una spinta alla scoperta, a non la motivazione di un rifiuto o di una stroncatura?

E davvero, un lettore newyorkese che decide di leggere un saggio sul cinema dell’orrore potrebbe non avere idea di chi sia Dario Argento, e non aver mai sentito nominare i suoi film?
E allora perché sta leggendo quel libro, se non per correre il rischio di scoprire qualcosa di nuovo, il nostro amico newyorkese?
E in seguito alle tre pagine di commenti su Profondo Rosso o su L’uccello dalle piume di cristallo, davvero quell’appassionato di cinema horror newyorkese chiuderà il libro, stizzito, anziché andare a cercarsi una copia del film che non conosce, e di cui ha letto meraviglie?

È davvero così morto dentro?

Il fatto è che – e qui ripenso anche a quei libri “per nerd” di cui accennavo – resta la forte impressione che questi lettori non siano alla ricerca di una scoperta, ma di una conferma.
Tutto ciò che sai è sufficiente.
Il resto è vecchio, è inutile, probabilmente è in bianco e nero.
Un eterno presente, dal quale non si può e non si deve uscire.

Quando è successo, che la curiosità sia morta?

Autore: Davide Mana

Paleontologist. By day, researcher, teacher and ecological statistics guru. By night, pulp fantasy author-publisher, translator and blogger. In the spare time, Orientalist Anonymous, guerilla cook.

12 thoughts on “Il presente, per sempre

  1. Sulla questione che “i nerd hanno vinto” io non so mai come pormi, a volte sento quasi il dovere di prendere una posizione ma proprio non ne trovo una adatta a me… Insomma, a me che il fantasy sia diventato mainstream non è che proprio mi dispiaccia, e poi adoro la Le Guin e la fantascienza “hard”… Però mi piace pure Groot, e il procione incazzato dei GoG. Non riesco a considerarli in alternativa, ecco… E allo stesso modo mi piacciono le distopie, ma mi comincia a rompere le palle vederle ovunque, e l’altra sera The Martian (non lo avevo visto al cinema) è stata una bella ventata di aria fresca. E trovo interessantissima la ricerca di un fantasy mediterraneo (ma “novo sconcerto italico” mi dilania tra una risata sguaiata di presa per il culo e un brivido di ritorno del gergo fascistoide)… Trovo in qualche modo divertente e interessante il fatto che, grazie ad alcuni prodotti mainstream (discutibili? Sì, tanto, ma a me Big Bang Theory nelle prime 4-5 stagioni è piaciuto molto) la figura dell’appassionato di rpg, videogames e letteratura fantastica (e niente, non riesco proprio a chiamarmi volutamente nerd, non posso togliermi dalla testa che sostanzialmente si traduce come “cretino” o “sfigato”) sia stata “rivalutata”, fino quasi a diventare di moda… Insomma, tutta questa premessa per dire che proprio non so da che parte stare.
    Eppure, di fronte a certe cose, a certe recensioni da piangere, a queste affermazioni così cariche di pochezza culturale, animica, umana… Mi intristisco. E penso che la questione dei nerd che hanno vinto sia solo una delle tante appendici della questione fondamentale: un progressivo imbarbarimento della nostra società. Una chiusura nella nostra piccola, mediocre confort zone per ripararci dal mondo fuori, dalla necessità di farsi domande, perché cominciamo ad abituarci al fatto che le risposte alle nostre domande esistono, ma non ci piaceranno. Chissà che in un futuro, magari non troppo lontano, le persone che ora si avvicinano al mondo dei nerd per moda capiranno che, anche allora, ciò che ci rendeva “diversi” non era il fantasy, l’horror o d&d, ma la voglia di scoprire qualcosa di nuovo, di diverso, di spingerci oltre i confini del noto e del consueto. Anche a costo di trovarci Nyarlathothep.

    • Io trovo molto interessante che praticamente tutti coloro che sostengono il trionfo della “cultura nerd” grazie al mainstream vedano sempre questo trionfo come qualcosa che succederà in futuro. Come il Paradiso, o la Rivoluzione del Proletariato.
      “È tutto bellissimo, sì, OK non proprio bellissimo ma meglio di prima, fa anche abbastanza schifo a volte, ma vedrete che in futuro, se perseverate nella fede…”
      È per questo che diventa difficile fare un discorso serio sulal questione – perché criticare una religione da un punto di vista razionale porta sempre i fedeli a imbizzarrirsi.
      ma io ritengo che l’imbarbarimento sia una componente culturale centrale del mercato mainstream – perché il mercato mainstream vuole indirizzare i compratori su pochi prodotti molto ben codificati, il famoso “potrete avere la Ford T di qualunque colore vogliate purché sia nero” – e nel momento in cui la “cultura nerd” diventa mainstream si impoverisce e si imbarbarisce.
      “Ora abbiamo venti film di supereroi all’anno invece di uno solo, e gli effetti speciali sono meglio che negli anni ’70” non è un segnale positivo.
      Ma se lo dici, finisci al rogfo come Giordano Bruno.

  2. Davide,
    Ripensa ai tuoi compagni di liceo, come io sto ripensando ai miei.

    Quando è morta la curiosità?

    Da sempre, posso immaginare una lista di compagni che avrebbero avuto la stessa reazione del recensore.

    Solo che ai tempi chi aveva quel idea in testa non aveva posto dove scrivere una recensione del genere.

    E in realtà non ci vedo un fattore negativo, chi non è realmente interessato al argomento, senza tempo ed interesse per approfondire, troverà quella recensione utile.

    E allo stesso tempo penso ad una lista di compagni, che sarebbero stati interessati al libro, ed avrebbero fatto la stessa tua ricerca.

    E posso immaginarli tranquillamente oggi leggere quella recensione è passare oltre come passano oltre la recensione della sovracopertina macchiata.

    [Anzi in realtà a me crea maggiore problema una persona che non riesce a capire che può dare un voto negativo al rivenditore invece che all’opera, rispetto ad uno che spiega, con motivi non condivisibili, ma chiari, perché quel opera non gli è personalmente piaciuta]

    • Insomma, io potrei ordinare un libro sull’antica Roma e dargli due stelline perché non parla dell’Antico Egitto? E che libro di storia sarebbe, che non parla dell’Antico Egitto?
      Perché è questo che è successo.
      Oppure potrei ordinare un manuale di macramé e poi recensirlo negativamente perché parla di cose che non conosco e che non mi interessano?
      E sarebbe ancora OK?

      Io parto dal presupposto che una persona acquisti un saggio su un dato argomento per soddisfare una curiosità riguardo a quell’argomento, non per avere una conferma di ciò che conosce.
      E avrei anche molto da dire su una persona che acquista un libro del 1981 e si lamenta del fatto che parli solo di libri e film precedenti gli anni ’80.

      Quanto ai miei compagni del liceo, li ho visti spintonarsi perché a qualcuno piacevano gli Iron Maiden e a qualcun altro i Pooh, e le ragazze discutevano se fosse meglio King o V.C. Andrews. E non era un olimpo di intellettuali ma erano, mediamente, vivi.

  3. Non penso da questa recensione se questo 22enne non si spintoni per manga giapponesi, le moto chopper, o la scalata in libera. E che non sia vivo altrettanto.

    E non mi sembra che quella recensione vada nella direzione (la seconda lo concedo molto di più), di dire che è male perché parla di una cosa piuttosto che quello che mi aspettavo, quanto dire che, se si è 22enni, non si è particolarmente interessati al argomento e non si ha tempo di fare ulteriore ricerca, quel libro non è per te.
    Che può essere un’informazione utile per alcuni lettori.

    Certo restano le stelline, che purtroppo sono un metodo di catalogare i giudizi che è un problema intrinseco.

  4. Non credo che la curiosità sia svanita, o che sia stata in qualche modo deviata da quella specie di eterno presente che stiamo vivendo. Le recensioni che riporti mi danno l’idea di un altro fenomeno, che sta diventando trasversale. L’omologazione. Nel senso di fare qualcosa, compreso il leggere, per avere delle conferme su quello che si ritiene di sapere e non per acquisire materiale nuovo. Allo stesso tempo, è interessante come queste persone ritengano di dover ricercare altro materiale, probabilmente perché sanno che quello che hanno già acquisito non è abbastanza.
    Strana cosa la mente umana, vero?

  5. Avrei una domanda: non avevo notato la presenza di Akismet prima, ed ora vedo che molti dei miei commenti vengono rispediti al mittente. E’ capitato ad altri qui? Sono giorni che cerco di commentare invano questo post XD

  6. Mi trovo particolarmente d’accordo con te Davide. su tutti i punti. Se riesco elaboro poi.

  7. È un fenomeno preoccupante, ma come detto anche da altri credo che molto dipenda dalla omologazione culturale che sta diventando sempre più forte. Si vuole esplorare ma senza uscire dalla comfort zone creata dai grossi nomi del settore. Al massimo si arriva agli anni 80 perché c’è una patina pop ancora molto accattivante presso il pubblico.

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