strategie evolutive

ciò che non ci uccide ci lascia storpi e sanguinanti

Non si torna indietro

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Oggi, mentre migliaia di giovani scendevano in piazza in giro per il mondo per segnalare la loro preoccupazione per le condizioni di salute del nostro pianeta, stimolati dall’esempio di una ragazzina che si chiama Greta, io ero seduto in una sala d’aspetto ad aspettare, solo per poi sentirmi dire che no, ci dispiace, ripassa.

Buona parte della giornata buttata, in altre parole, ma per solidarietà verso i ragazzi che manifestavano, mi sono messo in tasca un bel paperback spesso, da leggere nell’attesa: No Turning Back, di Richard Ellis, un volume del 2004 che un tempo si trovava a prezzi stracciati, ma ora costa caro anche in ebook.

Il libro di Ellis parla di una cosa che voi non capite.
Parla di estinzione.

E non dovete davvero sentirvi offesi se vi dico che voi l’estinzione non la capite – non è che siate più stupidi della media, è che le estinzioni restano uno dei fenomeni più misteriosi del mondo in cui viviamo. La scienza che studia le estinzioni è assolutamente affascinante, ma le domande sono ancora più delle risposte.

Perché le specie si estinguono?
Quali sono i meccanismi dell’estinzione, le cause che le favoriscono e le innescano, gli orologi che determinano la rapidità con cui una specie si estingue…?

Nessuno, in altre parole, capisce davvero l’estinzione.
Diciamo che biologi e paelontologi tendono a capirle un po’ di più del cosiddetto uomo della strada, che deve di solito accontentarsi di ciò che ricava dai media.

L’attenzione dei media tende a focalizzarsi sulle grandi estinzioni di massa e, come fa notare Ellis nel suo libro, sulle estinzioni dei grandi predatori.
L’estinzione dei dinosauri, e in particolare l’estinzione del T. rex.
Ma l’estinzione è parte della quotidianità, per così dire, della vita sul nostro pianeta. Esiste un background, un rumore di fondo di specie che scompaiono.
La comparsa delle nuove specie segue ritmi diversi, ma la scomparsa è come un ticchettio continuo.

È indubbio tuttavia, dati all amano, che al momento ci troviamo in presenza di un grande evento di massa – la cosiddetta Sesta Estinzione, per rubare il titolo al bel libro di Elizabeth Kolbert (che è disponibile a un prezzo ridicolo anche in italiano e che dovrebbero far leggere nelle scuole). È altrettanto indubbio che la responsabilità sia essenzialmente nostra.
Della specie Homo sapiens.

Come ho detto poco fa ad un amico, questa volta l’asteroide siamo noi.

Qui entra in gioco un particolare che ci rende speciali – la consapevolezza.
I cianobatteri, che due miliardi e rotti anni or sono causarono la Grande Ossigenazione ebbero certamente un impatto infinitamente più pesante sull’evoluzione del nostropianeta di quanto ne abbiamo avuto finora e probabilmente ne avremno mai noi. Ma non si accorsero di nulla.
Noi invece sì.
Vediamo le specie scomparire.
E ci piace.

No, no, non fate quella faccia.
Io adesso qui scrivo un nome: quoll maculato.
Voi non sapete se me lo sono inventato o se è una cosa vera, e ammesso che sia davvero una creatura vivente, non avete la più pallida idea se sia estinto o se ancora corra e saltelli in giro per il suo habitat, ovunque esso sia.
Non lo sapete.
Ma se vi dicessero che il quoll maculato si è estinto?
Vai di status su Facebook, a decine, a invocare l’asteroide.
Che manica di bastardi, eh, l’umanità? Noi la meritiamo l’estinzione.

Il fatto è che non solo non sapete se il quoll maculato, anche noto come quoll dalla coda a pois, esista davvero o sia un parto della mia fervida immaginazione.
Non solo non sapete se sia vivo o se sia morto, come specie.
Ma se anche sapeste che è morto, come specie, non è detto potreste sapere se è colpa vostra, o del vostro vicino di casa, o dell’Homo sapiens in genere.

Cosa è successo, al quoll dalla coda a pois?
Era buono e ce li siamo mangiati tutti?
Ci siamo fatti delle pellicce?
Abbiamo devastato il suo ambiente per arricchirci?
Abbiamo intaccato la sua catena alimentare mangiandoci noi quello che avrebbe dovuto mangiare lui?
Abbiamo irrorato di pesticidi i campi in cui lui zampettava felice?

Oppure si è semplicemente estinto, bang e via, per qualsivoglia motivo naturale per cui le specie si estinguono, da sempre, sul nostro pianeta, e solo il fatto che noi fossimo qui, suoi contemporanei, ad accorgercene, è ciò che rende questa estinzione “speciale”?

Non lo sapete. Non sapete chi fosse, non sapete cosa lo ha ucciso.
Ma siete ben felici di prendervi la responsabilità, piangere per tre minuti su Facebook, e poi tornare a fare ciò che fate di solito.
Però non è che proprio ve la prendiate, la responsabilità.
Non è che diciate il mio stile di vita ha portato all’estinzione il quoll dalla coda a pois, sono veramente uno stronzo.
No, la colpa è “dell’umanità”.
Gli altri.
Loro.
Quelli che sbagliano.

Per questo vi piacce, l’estinzione.
Vi fa sentire migliori di tutti gli altri.
Più sensibili. Più in sintonia con Gaia.
Ed al contempo più importanti – stiamo devastando il pianeta, bisogna essere dei fighi, per riuscirci.
Beh, no – lo sappiamo, basta essere cianobatteri.
Ma voi vi sentite bene.

E non sapete che il vostro intero stile di vita si basa su una sostanza prodotta dalle ghiandole surrenali del quoll maculato. È per il vostro maledetto cappuccino, che prendete ogni mattina insieme a un croissant, che il quoll dalla coda a pois non esiste più.
Un estratto delle ghiandole del quoll serve a dare il gusto di vaniglia che non sentite, ma è un esaltatore di sapidità per il caffé.

Smeterete di prendere il cappuccino, adesso?
Non diciamo sciocchezze, certo che non lo farete.
Farete un altro status su Facebook, domandando al mondo perché gli scienziati, che ci hanno portato sulla Luna e hanno sparato sonde su Marte, non abbiano ancora inventato un esaltatore di sapidità chimico, e così ci sia andato di mezzo il povero quoll dalla coda a pois.
Che arroganti inutili bastardi, eh, gli scienziati?
E poi vi farete un cappuccino.

Solo che è tutta una balla.
Il quoll maculato, anche noto come quoll dalla coda a pois o Tiger quoll, Dasyurus maculatus, esiste davvero, sta bene e vi saluta tutti: è il secondo più grande carnivoro marsupiale in Australia, e qui c’è anche la sua foto.
Sì, è praticamente un topaccio schifoso, però col marsupio. E a pois.
E la storia dell’esaltatore di sapidità?
Una balla totale, inventata al volo.
Il sapore di vaniglia del vostro dessert lo fanno con le ghiandole anali dei castori, quindi potete smettere di preoccuparvi per il quoll.

Tutto questo lungo discorso è per dire che ci stiamo concentrando sui problemi sbagliati. Da decenni. La notizia e il sensazionalismo hanno la precedenza sulla conoscenza, e questo è sempre male.
Per decenni il senso del dramma ha prevalso sul rimboccarsi le maniche e fare qualcosa.
Io sono contento che ci siano i ragazzi inpiazza che protestano perché vogliono salvarela Terra.
Ma per loro, come per la maggioranza, “salvare la Terra” significa preservarla in una condizione statica così come noi l’abbiamo conosciuta negli ultimi tre o quattro secoli.
Non succederà.
Perché l’estinzione è una cosa reale.
Ma io sono ugualmente contento perché spero che sia un inizio – un risveglio, dopo il quale le persone cominceranno a informarsi, a guardare alla realtà, e poi cominceranno a fare qualcosa. Gradualmente, magari commettendo degli errori, come abbiamo sempre fatto, ma cercando di cambiare le cose.
Salvare la Terra? No.
Salvare noi stessi, e gli altri passeggeri del pianeta, compreso il quoll dalla coda a pois? Quello sì.
Ma bisogna rinunciare al romanticismo ed ai comodi sensi di colpa pret-a-porter. Questa è la cosa difficile.

Autore: Davide Mana

Paleontologist. By day, researcher, teacher and ecological statistics guru. By night, pulp fantasy author-publisher, translator and blogger. In the spare time, Orientalist Anonymous, guerilla cook.

16 thoughts on “Non si torna indietro

  1. per loro forse no, dai. per i ragazzi in piazza, forse non per tutti ma per molti di loro, sembrerebbe che si fosse fatta strada la consapevolezza di un quadro generale che va oltre al quoll. sentiamo parlare sempre di più – in buona sostanza – di limitare i danni come meglio ci riesce per evitare di morire tutti male trasformando il pianeta in un posto salubre e accogliente, ma solo per specie diverse dalla nostra.
    o forse sono troppo ottimista io, anche considerato il parcheggio della scuola sotto casa che stamani era pieno di motorini.
    però dai, in parte ho la sensazione che stia cambiando la maniera di affrontare temi legati all’ambiente, ai cambiamenti climatici, e alla necessità di provare ad adattarsi in una maniera o nell’altra.
    il quoll comunque l’ho cercato su wikipedia prima di arrivare a metà e lo dà prossimo alla minaccia, quindi magari non sta proprio un fiore. per le ghiandole anali dei castori onestamente non ho avuto il coraggio 🙂

    • Le ghiandole dei castori sono una storia vera.
      E a questo punto la domanda è – può una civiltà che usa il culo di un grosso roditore per dare il sapore ai gelati e alle torte, sopravvivere?

      • La stessa specie si nutre di embrioni (e persino “feti”) di uccelli, il latte costa la vita a un sacco di piccoli (presumo maschi) di bovini, equino e caprini… e non parliamo del formaggio, o della bottarga!
        Più tutte le radici e i semi che usiamo per dolci e pasti salati
        Non credo che il problema sia il culo dei castori, ma probabilmente potremmo farne a meno, specie se la domanda di quell’aroma sta danneggiando la sopravvivenza della specie (o quel che è) dei castori.
        E così per tutto il resto, certamente dovremmo ridimensionare la brama di ricchezza e comodità a tutti i livelli e elaborare stili di vita più sostenibili, nel piccolo delle nostre vite private come nel grande dell’economia mondiale.
        Son tanti problemi che si influenzano a vicenda.

  2. I tuoi post a tema ambiente – e più in generale a tema scientifico – restano comunque sempre un piacere da leggere, e spesso rientrano direttamente nella categoria dei post necessari. Grazie

  3. Mi vanto di aver cercato subitissimo il quoll maculato, per evitare di leggere diverse righe su un animale inventato. 🤣 Ciò detto, i tuoi post sull’ambiente mi fanno sentire una merda, perché sono terribilmente veri, e io non smetterò di prendere il mio capuccino. Non posso dirmi un insensibile, faccio la differenziata (e vivo a Roma…), ho i pannelli solari e la macchina gpl… Ma so che non è neanche lontanamente abbastanza.

    • Il mio scopo non è quello di far sentire male chi mi legge, e quindi mi scuso.
      L’idea però è quella di far venire delle idee.
      E al limite diffondere la notizia dell’esistenza del quoll maculato.

      • Ma no, non scusarti! Come dice il mio maestro, tu sei responsabile di quello che dici, non di quello che io capisco… Ed è vero che, per quanto mi sforzi in certi campi, per altri versi non mi riesce proprio di modificare il mio stile di vita. Certo, sono molto orgoglioso di quella volta che abbiamo portato in giro uno spettacolo teatrale per bambini sull’ecologia in cui tutta la scenografia era fatta con materiali di recupero e roba riciclata…
        Comunque io li leggo volentieri a prescindere, questi post, perché ogni tanto è giusto pungolare la coscienza.

  4. Sempre un piacere leggerti e a volte ancora di più… grazie. Nel frattempo procedo nelle mie piccole scelte quotidiane a basso (direi bassissimo) regime di consumo, serenamente sul lungo periodo e permeabile agli eventi che ogni giorno attivano rabbia, paura, piacere e dolore (e anche molto altro più complicato). Senza pretesa ma con motivazione. Ogni giorno sulla linea di un equilibrio del quale, ancora quotidianamente, si rimisurano (ad espansione e/o contrazione) i limiti delle azioni e delle consapevolezze personali. Ho un’idea di estinzione…ma adesso mi cerco Ellis.

  5. Segnalo che esiste un’edizione italiana del libro di Ellis uscita nel 2007 per Longanesi: “I cari estinti: vita e morte delle specie animali”. In quanto libro uscito da più di dieci anni rientra curiosamente tra i libri introvabili (dunque estinti) del nostro mercato librario. Ah, quale ironia.

    • Mi pareva di ricordare che fosse uscito, ma nonr icordavo quel titolo ridicolo. E certo, essendo uscito da più di dieci anni, non esiste più.
      Ma chissà, forse in qualche biblioteca…

  6. Torno a leggere dopo un’assenza… e mi piace sempre leggerti. Se lo chiamavi dasiuro, forse lo riconoscevo… Non posso che essere d’accordo, anchese cerco nel mio piccolo di fare quel che posso…. Ciao!

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