strategie evolutive

ciò che non ci uccide ci lascia storpi e sanguinanti

L’oscuro destino del quoll

2 commenti

Nel post di ieri, ho detto che il quoll dalla coda a pois è una creatura reale, sta bene e vi saluta tutti. Nei commenti, Melocipede (solo uno dei molti lettori malfidenti di strategie che ha interrotto la lettura per verificare che non lo stessi perculando inventandomi il quoll quale novello sarchiapone – devo davvero avere una pessima fama come blogger) ha osservato

il quoll comunque l’ho cercato su wikipedia prima di arrivare a metà e lo dà prossimo alla minaccia, quindi magari non sta proprio un fiore.

Melocipede

Ed è vero. L’habitat del quoll si sta riducendo anno dopo anno – la povera bestiola ha sempre meno spazio in cui vivere, sempre meno risorse.
Esistono essenzialmente due meccanismi legati all’estinzione, uguali ed opposti – uno è la contrazione dell’habitat, per cui c’è sempre meno spazio in cui la specie possa vivere, e l’altro è l’espansione esplosiva per cui la specie prolifera al punto che arriva ad occupare completamente lo spazio a sua disposizione. Alla fine il risultato è lo stesso.

Se il secondo meccanismo vi suona familiare, è perché è quello che sta succedendo a noi.
Anche noi non è che stiamo proprio un fiore.

Noi abbiamo il problema opposto, rispetto al quoll, che si riduce poi però ad essere lo stesso problema: siamo in troppi per le risorse che abbiamo, e stiamo danneggiandol’ambiente per noi e per gli altri.
Se fossimo cinghiali, o volpi, o orsi, o lupi, si invocherebbe l’abbattimento selettivo.

… e pure con l’aria cattiva.

La cosa che non cesserà mai di colpirmi è come non si riesca a guardare alla nostra situazione con gli stessi occhi con cui guardiamo al mondo che ci circonda.
Il quoll, topaccio schifoso a pois, col marsupio, è a rischio di estinzione.
È una tragedia.
Bisogna assolutamente fare qualcosa per salvarlo, schifoso topaccio col marsupio che è.
L’umanità è nella stessa situazione, forse appena peggio – ma chi lo sostiene è un pericoloso estremista, uno che “odia il nostro stile di vita”.
Una ragazzina dice che vorrebbe tanto poter arrivare alla vecchiaia senza dover ricorrere a distributori di ossigeno a gettone, e la reazione è

Ma sta sempre a protestare questa? Non ci va a scuola? E chi gliele paga le trasferte, eh?

Oppure si invoca il turbocapitalismo che usa cinicamente il fatto che siamo tutti con l’acqua al ginocchio, e la marea sta salendo, per distrarci dal perseguire la rivoluzione del proletariato.

E, badate, ci sono anche quelli che non credono a nulla.
Che del quoll non gliene potrebbe fregare di meno, e che vanno orgogliosi del loro SUV, che usano prevalentemente per andare a fare la spesa in centro. L’idiozia si esprime in molte maniere diverse.

Resta il fatto che ci siamo considerati così diversi da tutto il resto della biosfera per così tanti anni, che ora proprio non ce la facciamo ad accettare che le dinamiche che si applicano a qualunque specie vivente si applichino anche alla nostra soprattutto quando rinunciamo ad utilizzare quella prerogativa che è esclusivamente nostra, l’intelligenza.

Trovo paradossale che questa idea, dell’Homo sapiens come qualcosa di diverso da ogni altra specie, e svincolato dalle normali regole del gioco, sfuggito alledinamiche dell’evoluzione e dell’estinzione come un buddha sfuggito alla ruota del Samsara, sia il frutto della cattiva comprensione delle teorie di Charles Darwin, che sostengono esattamente il contrario. Però chissà perché, L’Origine delle Specie, di Carletto Darwin (non fate quella faccia, vi ho linkato la versione più a buon mercato nella nostra lingua), a scuola non è un testo obbligatorio, e difficilmente c’è qualcuno fra gli insegnanti in grado di spiegarlo.
E sorvoliamo su quando un nostro ministro dell’Istruzione lo definì “una favoletta comunista”.

E se ripenso a quando, nei primissimi anni ’80, la buonanima di Jaques Coustea disse che eravamo troppi e che sarebbe stato il caso di fare meno figli, gli dissero che era un fascista.
Curioso che ora noi si sia qui con un governo di destra che propone di incrementare le nascite per difendere la nostra identità, non trovate?

Ma è un problema bipartisan, naturalmente, che si dia la precedenza alla politica identitaria ed alla difesa della razza o che si privilegino la lotta di classe e la rivoluzione del proletariato, si tratta ancora una volta di modelli opposti che portano allo stesso risultato – ignorare la realtà, rimpiazzare l’intelligenza con l’ideologia (perché a nessuno piacciono quelli che non seguono il gruppo) e marciare con orgoglio verso l’estinzione.
Better dead than red, o qualunque colore non vi sia gradito.
E l’estinzione arriverà.

L’estinzione arriverà, probabilmente, con la manovra a tenaglia di carestia e pestilenza.
La carestia, innescata dallo sfruttamento eccessivo delle risorse ed aggravata dai cambiamenti climatici, innescherà movimenti di popolazioni. Questi inaspriranno i conflitti locali, porteranno le popolazioni terrorizzate ad eleggere governi autoritari che prometteranno di mantenere l’ordine e lo status quo (essenzialmente, posti di lavoro e frigoriferi pieni).
Guerra, carestia e migrazioni favoriscono l’insorgere e il diffondersi di malattie.
Le malattie fanno paura e non si debellano con una modifica delle leggi vigenti – ma ci proveranno lo stesso.
A questo punto, tutti si accorgeranno che l’acqua comincia a scarseggiare, e chi garantirà tre docce al giorno e due litri di Perrier gelata ai propri elettori yuppie avrà il potere.
A questo punto qualcuno farà qualcosa di molto molto stupido – il genere di cosa stupida che coinvolge lo schieramento di truppe e l’uso di esplosivi ad alto potenziale.
E, sì, sto guardando voi, India e Pakistan.
Anche se la Corea del Nord non scherza.

strategie evolutive, 24 giugno 2010

Se vi suona familiare, è perché sta succedendo.
Odio aver sempre ragione, sapete? Davvero.

Autore: Davide Mana

Paleontologist. By day, researcher, teacher and ecological statistics guru. By night, pulp fantasy author-publisher, translator and blogger. In the spare time, Orientalist Anonymous, guerilla cook.

2 thoughts on “L’oscuro destino del quoll

  1. Onorato di aver dato uno spunto a un nuovo post a tema, a Cousteau stavo ripensando spesso, nei giorni scorsi, tra un invito al veganesimo e uno alla rassegnazione, nessuno rammenta mai uno degli interventi più efficaci in tema, fosse anche solo ridurre a uno per coppia.
    Non hai una pessima reputazione, è che hai un’ottima reputazione come autore di narrativa fantastica, e uno spera sempre che possa essere tutto un grosso scherzo di narrativa. Poi si rammenta di Monicelli, in merito alla speranza, e anche dopo la verifica minima delle fonti arriva ai castori.
    E pensa che manca, Cousteau. Manca la buona divulgazione, soprattutto accessibile nella nostra lingua provinciale. E si vede. E questi post è advanced per quello che sono necessari: colmano vuoti.

    • La divulgazione è un problema, nel nostro paese – gli editori (salvo un paio di editori specializzati, vedi Cortina) non ci credono, e il pubblico la snobba.
      C’è Quark, ma nel corso degli anni si è diluito con contenuti stroppo soft.
      E poi fanno passare per divulgazione Voyager o Mistero.

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