strategie evolutive

ciò che non ci uccide ci lascia storpi e sanguinanti

Uno strumento di libertà

12 commenti

Ho appena letto una lunga intervista ad uno scrittore che non conoscevo (limite mio, naturalmente – e non ve la linko ma tanto so che sapete come trovarla). O, per essere più precisi e in linea col taglio dell’intervista, con un professore di chimica che fa lo scrittore. Ci sono diecimila cose in quell’intervista delle quali penso varrebbe la pena di parlare ma ce n’è una che mi ha riempito di tale e tanto orrore che non posso che concentrarmi su quella.

E, incidentalmente, questo diventa così un post in ritardo per la festa del papà. Perché mio padre ci farà una comparsata.

La cosa che mi ha riempito di orrore è questa:

Nel tuo libro il denaro è uno strumento di meravigliosa libertà: confermi?
Sì, non c’è dubbio. È un’ipocrisia dire che il denaro non conta, spaventosa. Un’ipocrisia che io non reggo proprio. Se hai tanti soldi puoi fare quello che ti pare, anche le belle cose che facevi senza, ma in più puoi farne delle altre. Non vedo proprio il senso di colpa che uno dovrebbe avere perché è ricco. Non vedo il peccato che commette chi ha guadagnato dei soldi, finché lo fa onestamente.

Parliamone, volete?

Se da una parte posso apprezzare l’idea di disinnescare questa convinzione profondamente cattolica per cui il profitto è il male, l’idea che la libertà sia funzione della ricchezza mi agghiaccia.

Ripetete con me

il denaro è uno strumento di libertà

Lo sentite anche voi, il brivido crudele?
Lo vedete anche voi, il sogghigno autocompiaciuto di chi può fare quello che gli pare perché può permetterselo?

Trovo anche interessante che nella stessa intervista l’autore in questione proponga una soluzione strettamente economica al problema dellaprogressiva degenerazione della comunicazione sui social.

Basterebbe far pagare i commenti e gli status, vedi come cambierebbero le cose
Far pagare anche Facebook. La lettura no, ma ogni commento 10 centesimi. Alla fine dell’anno devi tirare fuori 500 euro per le cazzate che hai detto, magari a quel punto non le dici. 

Esatto.
Limitiamo la libertà di espressione a chi può permettersi di pagare.
Cosa potrebbe mai andare male, giusto?
Io la tassa sulle cazzate comincerei a metterla sulle interviste, ad esempio.
(come dicevo, l’intervista è farcita di cose delle quali, una volta smesso di ridere e/o di rabbrividire, ci sarebe da discutere).
Ma restiamo sull’argomento danaro…

E sì, OK, possiamo trovare tanti modi per aggirare questa sensazione di sporco. Per dire che sì, OK, ma chessaràmai…
Possiamo far notare, ad esempio, che la frase incriminata è dell’intervistatore e non dell’intervistato (che però concorda), possiamo sottolineare che i soldi non vengono offerti come unico strumento di libertà (ma non ci vengono neanche presentate alternative), possiamo ricordare che esiste un 3% della popolazione che soffre di ASPD e che ASPD significa Antisocial Personality Disorder (e quando li beccano, il termine usato dai criminologi è “Sociopatico”).

Il fatto è che si tratta di un’idea che si sta diffondendo viralmente.
È un meme, sensu Dawkins.

C’è stato il caso, ovviamente, del deputato di un gruppo politico italiano che in un programma della TV di stato mirato ai bambini ha affermato

Il denaro è l’unico strumento di libertà, i soldi servono a essere liberi.

E ricordo il caso di un’amica, insegnante qui fra le colline e le vigne dell’Astigianistan, che trovandosi a fare una supplenza in una scuola elementare e ritrovandosi fra le mani un ragazzino indisciplinato, è stata protagonista del seguente scambio

“Ora basta. Se non la smetti di disturbare i tuoi compagni dovrò metterti una nota.”
“Chissenefrega. Tanto mio papà è ricco e da grande potrò fare quello che voglio.”

È un’idea che sta passando, ed è agghiacciante.
Perché significa che la libertà è un prodotto, che si può comperare e- di conseguenza – vendere.
La libertà ha un prezzo.
È negoziabile.
Possiamo metterci d’accordo.

E quelli che vengono bastonati?
Eh, che volete farci. Dovevano lavorare più duro.
Anche se, in effetti, non esiste una correlazione diretta, dati alla mano, sul fatto che chi lavora di più, è più ricco.

Coi soldi mi posso permettere le cose belle.
Coi soldi mi posso comprare la libertà.
Coi soldi posso sparare cazzate su Facebook.

Se c’è una cosa che mio padre mi ha insegnato è questa, per ciò che riguarda i soldi

  • è importante come li fai
  • è importante cosa ne fai

Ed è questo che manca in questo meme. Manca un’etica.
Essere ricchi, ne sono assolutamente convinto, non è un peccato.
Ma non può essere una carta Esci Gratis di Prigione, non può essere la misura della libertà dell’individuo. Non importa se si è insegnanti di chimica, scrittori, parlamentari o ragazzini delle elementari.

Ma l’idea sta passando, o forse è già passata.
Per cui date un’occhiata al vostro estratto conto e pensateci.
Voi quanta libertà potete permettervi, una volta pagate le spese vive?
O magari, affitto, luce, gas e due pasti al giorno sono già la misura della vostra libertà?

(E qui vi aspettereste gli ABBA, e invece vi beccate Betty Curtis…)

Autore: Davide Mana

Paleontologist. By day, researcher, teacher and ecological statistics guru. By night, pulp fantasy author-publisher, translator and blogger. In the spare time, Orientalist Anonymous, guerilla cook.

12 thoughts on “Uno strumento di libertà

  1. L’equazione soldi uguale libertà forse andrebbe trasposta in soldi uguale impunità secondo alcuni, o più semplicemente in soldi uguale potere. Secondo l’ultima formulazione non è nuova, né necessita di ulteriori dimostrazioni. Quello che manca non è “solo” l’etica, che forse per molti è un livello troppo alto, ma il più basilare concetto di modestia, quello secondo il quale “si fa ma non si dice”. Dal mio punto di vista è l’ennesimo prodotto del degrado sociale, di quella perdita del concetto stesso di società. Dai rich kids ai mafiosi che accendevano il sigaro con una banconota (Bugsy Siegel, ma vado a memoria) non c’è un vero passaggio concettuale, così come l’esibizione di gadget più o meno scintillanti. Lo scivolamento verso il basso arriva con la progressiva sparizione della classe media, unita a filo doppio con la necessità di farsi notare in qualsiasi modo che è il modus vivendi dei social media.
    La cosa che mi fa pensare, a partire dal tuo post, è la differenza tra il denaro basato sull’economia reale e quello basato sulla finanza. Passare da un rapporto da 1 a 7 (anni ‘40/’50) a un più ripido 1 a 20 (anni ‘60/’70) per arrivare all’oggi (1 a 100? Non si riesce più a capire) credo dia la dimensione del distacco dalla realtà cui si arriva con il denaro. Non mi sembra un caso che al crescere di questo rapporto cresca anche la forbice tra poveri e ricchi e non mi sembra neppure che sia strano che appaiano “fenomeni” come quello che ha dato stura a questo post.

    • In termini un po’ meno volgari di quelli usati nell’articolo e nel mio post, il denaro compra opzioni.
      La libertà si riduce all’avere più scelte.
      È una libertà operativa, diciamo così, una libertà di fare.
      Il vero problema è quando si costruisce un legame serrato, serratissimo, fra unm concetto astratto, quello di libertà, e un dato materiale, i soldi.
      Perché allora arrivano quielli che ti dicono che i soldi rendono davvero liberi. Ma che se poi metti il blog a pagamento ti danno dello stronzo.
      Percé è poi sulla pratica, che queste cose diventano reali.

  2. Etica
    Sta tutto in quella parolina lì
    il problema è che la definizione di etica non esiste più dall’800, dalla rivoluzione industriale se non prima.

    E questo porta alla situazione in cui se hai i soldi hai la libertà se non hai i soldi sei uno schiavo
    E lo vediamo in ogni ambito della nostra vita… e qui in Europa stiamo ancora molto bene, il resto del mondo è messo pure peggio.
    Prova in amerdika e poi mi dici.
    Prova in asia o in africa e poi mi dici.
    Qui almeno abbiamo alcune leggi, tipo il GDPR, che in qualche modo cercano di difenderci nonostante la nostra stupidità

    Ma il problema alla fine è sempre nella parola etica.
    Finché noi scrittori non faremo il nostro lavoro nel riportare l’etica al suo posto come possiamo pretendere che gli altri lo facciano?

    • Ricordando comunque che l’etica non è appannaggio solo di chi scrive.
      Tutti dovrebbero darsi una mossa, in quel senso. Ma evidentemente non sono pagati abbastanza.

    • Mi dispiace ma devo dissentire. L’etica non è un “dovere” limitato agli scrittori.

      • È bello vedere come di tutto quello che ho scritto avete solo notato la cosa errata

        Il classico indicare la luna e notare solo il dito

        Io non ho detto che l’etica è compito SOLO degli scrittori, ho detto che è nostro compito farlo perché altrimenti non possiamo pretendere che lo facciano altri

        Gli scrittori sono coloro che indirizzano la società.
        Le nostre storie sono quelle che mostrano la strada e restano nel tempo per dare un percorso.
        Sono le fiabe quelle che formano l’etica e la morale dei bambini e poi i romanzi quelli che fissano il modo in cui il resto della società guarderà agli eventi e li affronterà

        Se permettiamo ad altri di prendere il nostro posto, se permettiamo ad altri di svolgere il ruole che è nostro allora sì l’intera società sarà destinata a crollare su se stessa.

        Non serve a nulla dire sempre che è colpa di qualcun altro, quello lo fanno già i nostri politici (di tutto il mondo).
        Non serve a nulla dire ‘io sa solo non posso fare nulla’ perché non è vero, siamo proprio noi, singoli autori che possiamo fare moltissimo.
        Se poi però accettiamo di svenderci per pubblicare una copia in più o di tradire noi stessi e la nostra etica pur di pubblicare con un editore allora a cosa serviamo? Siamo noi stessi vermi, sciacalli e complici.
        Quindi torno al punto
        Non conta quali siano i doveri degli altri, noi siamo scrittori e noi dobbiamo ‘mostrare’ l’etica alla società e dobbiamo farlo con le nostra storie (e anche con il nostro comportamento ovviamente ma su questo Davide ha già scritto più volte ^___^)

        • È superfluo e odioso sottolineare ciò che è giusto – si fa la figura dei leccaculi.
          Pser questo ci si concentra di solito sui dettagli che meritano di essere ampliati e chiariti.
          A nessuno piacciono i leccaculi.

  3. Penso al ragazzino dell’Astigianistan, ai milioni di suoi simili sparsi per il mondo. Al novanta, novantacinque per cento di loro che presto o tardi sbatterà il grugno contro una realtà più tosta di quanto potessero aspettarsi.
    Penso che quel che semini raccogli, e non so se sono solo offtopic o sono anche una brutta persona.

    • Sonoconvinto anch’io che per il ragazzino e i suoi simili – e tutti gli altri – non sarà una cosa così facile come credono.
      Ma intanto crescono come persone orribili, propagano delle idee velenose, e essenzialmente fanno del male alle persone che hanno attorno.

  4. Agghiacciante… am tentare di andare controcorrente si può. e si deve… e io credo che comunque a qualcosa serva. Grazie, come sempre.
    Ps: Ho apprezzato Betti Curtis…

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.