strategie evolutive

ciò che non ci uccide ci lascia storpi e sanguinanti

Vita su Marte

7 commenti

Parlavo poco fa con un amico col quale ci vedremo una di queste sere per una pizza. Gli spiegavo che la mia ultima prodezza – un saggio e due novelle in trenta giorni, più un pitch accettato da una antologia in Gran Bretagna, è frutto non di particolare abilità, ma semplicemente di vivere in un posto in cui l’unica persona con la quale fare quattro chiacchiere è un complottaro convinto che la Bibbia parli di alieni che hanno bioingegnerato l’umanità e che le scie chimiche siano uno strumento col quale i militari stanno portando avanti un piano di geoengeneering.
Perché sì. Le prove? Sono su Youtube.

Al di là di questo, il paesaggio è desolante, per cui ci si chiude in casa e si scrive.

È come vivere su Marte.

È la conclusione alla quale siamo arrivati con mio fratello, di ritorno dall’ennesima visita a un cliente locale che ha commissionato sito internet e copertura social completa e che da quattro mesi non paga il patuito, dopo aver mandato l’intero progetto a gambe all’aria nel momento in cui non ha fornito i contenuti per le strutture create da mio fratello.
Che ha lavorato bene, e ora si trova in rosso.

È come vivere su Marte.

Mio fratello è più giovane e più estroverso di me, e quindi patisce lo stato di isolamento nel quale viviamo.

Ma il punto è, se ti trovassi a vivere su Marte…
Cosa fai?
Vai a fare quattro chiacchiere con un rover?
Speri che Curiosity ti commissioni un lavoro?
Ti illudi che il buon vecchio Viking riconosca le tue competenze?

Ovviamente no.
Guardi in cielo, verso la Terra, perché è là che ci sono le persone, è là che puoi trovare qualcuno con cui parlare, qualcuno con cui lavorare. qualcuno capace di riconoscere ciò che sai fare.
E se non puoi andarci materialmente, sulla Terra, perché sei intrappolato su Marte, allora trovi il modo di comunicare atraverso quella distanza colossale.

E se ti trovassi su Marte e dovessi metterti in contatto con la Terra attraverso 225 milioni di chilometri, e cercare qualcuno con cui chiacchierare, qualcuno con cui lavorare…
Lo cercheresti sulle sponde del Belbo?

È questo, che dobbiamo fare, io e mio fratello.
Essere consapevoli del fatto che viviamo su Marte, e che abbiamo tutta la Terra con la quale tenerci in contatto.
È in quell’otica, che dobbiamo pensare, è in quel modo che dobbiamo cercare di lavorare.
Per lo meno finché non ci salterà la connessione alla rete perché un cliente ha commissionato un sito web e una copertura completa sui social, e poi non ha pagato.

Qui siamo in Astigianistan.
La vita è altrove.

Autore: Davide Mana

Paleontologist. By day, researcher, teacher and ecological statistics guru. By night, pulp fantasy author-publisher, translator and blogger. In the spare time, Orientalist Anonymous, guerilla cook.

7 thoughts on “Vita su Marte

  1. Mi dispiace per tuo fratello e per te, io se ho un debito non dormo la notte per cercare di saldarlo, non capisco come facciano quelli lì. Non capisco proprio. Comq ho provato una cosa simile, anche per me le persone a me più care sono sparse per i 4 angoli della terra. Senza internet sarei davvero nella solitudine più nera. E questo in realtà mi spaventa alquanto, ma tuttavia è anche incoraggiante.

    • Osservare il mondo da una certa distanza ci fornisce una certa prospettiva.
      Ci si rende conto del valore delle persone.
      È controintuitivo, perché si sarebbe portati a pensare che la vicinanza favorisca certi legami, ma pare non sia vero.
      Se siamo troppo vicini, le questioni territoriali diventano troppo pressanti.
      Conoscevo una persona che mi spiegò, tanti anni or sono, che Dio ci ama perché ci vede tutti da una certa distanza. Ha un suo senso.

  2. Sì, ricordo, è un disocrso di compassione e empatia, e non è detto che chi ti sta più vicino geograficamente l’abbia. Conosco una suora che lavora in Etiopia, la conosceva anche mia madre e diceva di lei che aveva il dono della parola, e anche se non ci vediamo da anni, anzi ho cercato un po’ di ritrovarla ma senza risultato, il legame è forte e in certo senso supera il tempo e lo spazio. Sul mistero sul perchè ci ami Dio invece è nebbia fitta. Ma probabilmente ci conosce anche da dentro, oltre che da lontano, o forse non siamo orribili come spesso sembriamo. Non tutti almeno. A volte anche solo una persona decente salva tutto il raccolto, come si suol dire e ti riconcilia col mondo.

  3. Conoscendo il tuo valore, mi spiace due volte leggere di queste insolvenze e della sensazione di isolamento che può cogliere in quelle lande non certo spumeggianti di vitalità intellettuale. Per parte mia, tendo a pensare che una certa distanza dalla “pazza folla” sia benefica, purché mitigata dalla disponibilità di mezzi di trasporto, forse uno dei limiti maggiori della tua attuale sistemazione in una località non priva di attrattive. Lunga vita a appear.in et similia. Quando vuoi.

    • Grazie della solidarietà.
      Concordo sul fatto che l’isolamento non è di per sé un problema quando è una scelta. Quando viene imposto – consapevolmente o inconsapevolmente – diventa una forma di prepotenza.
      E pesa.

  4. C’è qualcosa di disturbante (come dicono quelli bravi) in questo post.
    Molto disturbante.
    Non vorrei che sembrasse un discorso luddista, ma in un mondo interconnesso ci si ritrova sempre più spesso a non avere qualcuno da incontrare in un bar per un caffè e quattro chiacchiere sane. Perché a volte serve proprio questo.
    Può capitare anche se abiti a Torino o a Milano, ma in campagna a volte il senso di essere tagliati fuori perché si ha una sensibilità diversa è fortissimo. Te lo dico io che, nonostante tutto, un giorno penso di trasferirmi in pianta stabile in Valsassina.

    • Chiaramente si può essere isolati ovunque – ancheperché questo stato di cose non è un fenomeno legato all’ambiente, ma alla comunità. Qualcuno decide che non devi esistere, e questo può accadere ovunque, anche in rete.

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