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Riconoscere la maestria

21 commenti

Come dicevo di solito agli studenti del mio corso di cultura taoista, se la filosofia occidentale è stata per secoli interessata a definire cosa sia la conoscenza, e se questa sia in effetti possibile, la filosofia cinese per secoli si è focalizzata su una questione diversa: come posso riconoscere la competenza?
In altre parole, come posso sapere se un maestro è effettivamente tale, o se è solo un bluff?

Diverse scuole di pensiero arrivarono a conclusioni diverse. Per i taoisti – per lo meno per il taoismo filosofico – il maestro si riconosce perché è competente, perché dimostra con le proprie azioni la propria maestria, senza doverla annunciare esplicitamente.
Se qualcuno ti dice di essere un maestro, probabilmente non lo è.

Stamani, sul suo profilo facebook, il mio amico Fabrizio Borgio lamentava la propria incapacità quando si tratta di vendersi come autori, e a me sono tornati in mente i miei trascorsi taoisti.

Perché non c’è alcun dubbio che Fabrizio Borgio sia un eccellente scrittore – e vi invito a comperare e leggere i suoi libri se non lo avete ancora fatto.
E non solo perché è un mio amico e voglio che i suoi libri vendano, o perché il link qui sopra è un link commerciale ed io in questo modo mi arricchirò alle vostre spalle, e non perché consigliandovi dei buoni libri altrui faccio la figura di quello umile che ha una grande anima, accumulo karma positivo e poi mi arricchisco alle vostre spalle, ma perché come dicevano i vecchi taoisti l’unico modo per riconoscere la maestria è vederla all’opera. L’unico modo per valutare quanto è bravo un autore è leggere ciò che scrive.

Mi si fa notare che i vecchi taoisti non avevano i social media.
In particolare il mio amico Alessandro Girola, entrando nella discussione, rileva come, oggi come oggi, sia indispensabile per chi scrive sapersi costruire un seguito sui social, e innescare un passaparola.

chi ha dei problemi a vendere se stesso con tecniche estenuanti di marketing classico (perché non le vuole usare, o perché non le sa usare), ha delle serie difficoltà a stare a galla

La parola chiave, nel commento di Alex, per me è estenuanti.
Si tratta di attività che sottraggono tempo alla scrittura o ad altre pratiche più piacevoli. E, certo, esistono persone che trovano divertente e rilassante fare propaganda a se stesse, ma sono una minoranza.

Ora, dato l’attacco di questo post, sarebbe facile liquidare la faccenda dicendo che chi è bravo a vendersi non è bravo a scrivere – il vero maestro non ha bisogno di dichiarare pubblicamente di esserlo.
Lo riconoscete da ciò che fa, e da come lo fa.

Ma si tratterebbe di un discorso sterile.
Ciascuno di noi fa la propria corsa, e quella della competizione è un’illusione – chi compra i libri di Fabrizio Borgio, o di Alessandro Girola, o di chiunque altro, non per questo compra meno libri miei.
E chi compra i miei libri…
Mi piacerebbe pensare che li compri per come sono scritti, e per cosa raccontano, e come lo raccontano, non perché due giorni fa ho postato su Facebook la foto di un cotechino.

Perciò, bando ai discorsi sterili, e vediamo di fare un discorso costruttivo: è possibile mostrare la propria maestria, le proprie capacità, senza per questo ridursi a fenomeni da baraccone che postano il selfie del cappuccino e ci intrattengono con la storia di quella volta che gi è attaccato il risotto e hanno dovuto ordinare una pizza del take away per cena?

Io credo sia possibile, e si tratta di lasciarsi alle spalle tutto ciò che è falso.
Ce lo ha detto Chuang Tsu, ce lo ha detto Glen Cook, ce lo ha detto Ernest Hemingway.
Perché è vero che scrivere è, come dice Lawrence Block, raccontare menzogne per soldi e per divertimento, ma questo è in fondo il paradosso della scrittura – noi raccontiamo menzogne per svelare la verità.
Magari non la Verità con la V maiuscola, ma una verità, un pezzetto, una scheggia, una scintilla di qualcosa di autentico.
E se pensate alle storie che avete letto e vi sono piaciute, vi renderete conto che ciò che vi ha agganciati è stata la sensazione che sotto ai mostri, alle battaglie ed alle stranezze, sotto alle battute e gli intrighi e all that jazz ci fosse una scintilla di verità.

Ci fanno anche i corsi alla Sapienza, per imparare a vendersi – Self Marketing!
Guardate come sono autentici e felici i loro studenti.

Spesso chi è molto bravo a vendere se stesso non sa che farsene della verità o, peggio, non se la può permettere. Per questo spesso chi è molto bravo a vendersi come autore scrive storie senz’anima.
Ma magari voi lo leggete perché è tanto simpatico sui social.
Però a quel punto vi costerebbe meno pagargli una cena ogni tanto.
Risparmiereste tempo e denaro.
E magari scoprireste come è davvero.

Autore: Davide Mana

Paleontologist. By day, researcher, teacher and ecological statistics guru. By night, pulp fantasy author-publisher, translator and blogger. In the spare time, Orientalist Anonymous, guerilla cook.

21 thoughts on “Riconoscere la maestria

  1. Attenzione però: io parlo di “estenuanti” tecniche di marketing “classico”, che è una cosa che non si discosta granché dallo spammare i link di libri ed ebook su Facebook e Twitter, decantandone la bellezza, il prezzo conveniente, l’originalità della trama.
    “Estenuanti” perché, come dici tu, sottraggono il tempo ad altre cose, ma soprattutto perché sono fastidiose come le telefonate che riceviamo dai call center e che ci chiedono di cambiare il gestore di energia elettrica o di comprare un aspirapolvere.

    Non a caso faccio riferimento al passaparola spontaneo, che tutti i bravi guru del marketing indicano come la via maestra per vendere i propri libri basandosi su un movimento spontaneo di recensioni e di buoni feedback generato dalla qualità del nostro lavoro.
    Purtroppo, come scrivevo su FB stamattina, nel campo della scrittura questo è diventato utopico, proprio perché tutto viene concepito come concorrenza spietata.

    Ah, naturalmente questo è anche dovuto al fatto che oramai 1 lettore su 2 vuole anche fare lo scrittore.

    • Sì, ho trascurato il dettaglio (non da poco!) che si tratta di comportamenti estenuanti per chi li pratica e per chi li subisce.
      Ed è+ vero che si deve andare oltre il marketing classico – ma a questo punto io difendo la mia posiozione: il miglior marketing possibile è la verità.
      Che vuol dire non cercare di rabbonire o comprare il pubblico con delle sciocchezze fasulle, ma di dare qualità e dignità.

      • Io a livello teorico ti do ragione al 110%.
        Purtroppo, all’atto pratico, aver lavorato meglio degli altri indie italiani (esclusi i presenti), ovvero pagando editor, grafici etc, mi ha portato solo un piccolo tornaconto a livello di “pubblicità”.
        Vale a dire che la qualità non sempre paga, o quantomeno non paga come dicono i guru.
        Almeno in questo settore (altrove – facendo molti distinguo – ciò invece avviene).

        • È una situazione complicata.
          In parte ne abbiamo parlato di là su Facebook.
          Alla fine la vera sfida, io credo, rimane trovare i lettori sani.
          E non chiedermi come si fa, perché non lo so 😛

    • “Oramai 1 lettore su 2 vuole anche fare lo scrittore” – UGH. Vero. VERO.

      Questa cosa è sconcertante.
      E non accade solo nella scrittura: ormai direi che un buon 70% di chi partecipa alla cultura lo vuole fare da “addetto ai lavori”. Se vai a teatro è perché reciti. Se ascolti musica è perché la suoni. Deve per forza essere così, per qualche ragione. Non è possibile che uno ami stare in platea. La cultura in blocco sta diventando ad uso e consumo di chi la fa: un circuito auto-alimentato.

      Io vado a teatro tre volte al mese (minimo – gli abbonamenti sono la mia spesa) e la prima domanda che tutti mi fanno quando lo scoprono non è “Ma perché non vai a vederti l’ultimo Avengers al cinemino”, bensì: “Ma quindi reciti/fai il corso/sei una compagnia!”.
      Qualche sera fa a un concerto di classica la signora accanto a me mi chiede: “Ma lei cosa suona?”, come se io fossi un’eccezione perché volevo ascoltare e basta.

      Non so perché ma questa cosa mi spaventa tantissimo.

      • È il sogno dell’abbattimento del muro fra artisti e fruitori dell’arte che molti – da Wagner a Pete Townshend a Malcolm McLaren hanno auspicato.
        Senza pensare che forse, se quel muro c’era, era perché serviva a qualcosa 😀

        • Ma solo a me quel muro li piace tantissimo?
          Cioè, solo io sono alla ricerca di intrattenimento genuino che mi faccia pensare, anche in modo profondo, ma ad ALTRO?
          Tutti gli altri sono li per pensare a cosa farebbero loro?!
          Cavolo ma che fatica. Come quelli che partecipano alle conversazioni pensando senza sosta a cosa devono rispondere. Assolutamente non farei a cambio.

          • È un argomento complesso, affascinante ed a suo modo agghiacciante – corrisponde a una progressiva perdita di empatia, che è stata rilevata da molti studi, e un incessante senso di competizione, di quella che in inglese si chiama one-upmanship.
            Dobbiamo essere vincenti – è un artefatto culturale che ci portiamo dietro dalla seconda metà degli anni ’80, credo.

    • Credo che la proporzione corretta si sia due lettori su uno vogliono fare lo scrittore

  2. Mi occupo di comunicazione/marketing (più della prima che del secondo, almeno ci provo, ma faccio fatica… discorso complesso). E leggendo queste tue riflessioni sono concorde e condivido anche l’amarezza.

    Comunque ho letto un libro di marketing che ti dà completamente ragione – te lo consiglio, perché forse ci troveresti degli spunti utili. Si intitola “Story driven” di Bernadette Jiwa. Nessun link e non le sono affiliata in nessun modo…

    • Grazie – darò volentieri un’occhiata.
      Iocredo che l’amarezza derivi dal fatto che come sempre la forma ha preso il sopravvento sulla sostanza, e di fatto si vende quella che il mio amico Flavio Troisi chiama “fuffa”.
      E la si può vendere apochissimo, perché la fuffa è gratis.

    • In ebook a 1.49 – preso!
      Grazie!

      • Infatti volevo aggiungere “fra l’altro costa una cretinata!”, diversamente da alcuni ebook di lavoro che lascio li perché un ebook di marketing a 20 euro non lo prenderei manco sotto tortura.
        (Secondo me devi fare un post sul costo degli ebook, Davide, perché davvero… ci sarebbe tanto da dire…)

        Mi farai sapere, tanto si legge in due ore (tanti sono esempi e riferimenti). Non è nulla di sconvolgente per carità ma è meglio di buona parte di quel che si trova in giro, secondo me. Il che la dice anche lunghissima sul livello medio, ma altro discorso..

  3. L’ha ribloggato su Taccuino da altri mondie ha commentato:
    Una riflessione sempre importante su un tema che mi è sempre molto caro

  4. Pingback: Quella cosa del passaparola spontaneo – Plutonia Publications

  5. Ora, dato l’attacco di questo post, sarebbe facile liquidare la faccenda dicendo che chi è bravo a vendersi non è bravo a scrivere – il vero maestro non ha bisogno di dichiarare pubblicamente di esserlo.
    Lo riconoscete da ciò che fa, e da come lo fa.

    p
    Perchè questa frase mi ha fatto venire in mente Mr Satan? 😉

  6. Quoto Ebe in tutto e per tutto. Anch’io sto al di qua?(la?) del muro (dipende da quale parte lo guardi), e ci sto bene. Ancora auguri a tutti!!!!

  7. Pingback: Vendersi e vendere | Taccuino da altri mondi

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