strategie evolutive

ciò che non ci uccide ci lascia storpi e sanguinanti

Senza una mappa

22 commenti

È una specie di post a reti unificate, questo – ne sta uscendo uno simile su Karavansara. Simile ma non uguale, perché cambiando la lingua cambia tutto, i ritmi, i toni. Si conserva, speriamo, il significato. Il post di là si chiama Uncharted, e giocherà sull’equivoco dei motori di ricerca e farà un disastro di visite fra i gamers o i fan di Sarah Bareilles. Questo no.

Fra un paio di giorni sarà l’8 di Maggio, e il terzo anniversario della morte di mio padre, la data che segna anche l’inizio della mia attività come scrittore a tempo pieno. Prima ero un geologo (prevalentemente disoccupato) che scriveva nel tempo libero. Poi, conto in banca azzerato, nessuna prospettiva di “un lavoro vero”, scrivere è stata una scelta di sopravvivenza.

E si è trattato di un percorso non pianificato, un viaggio “a sentimento”, senza una mappa. Senza traguardi o piani a lungo tempo che andassero oltre il pagare i conti prima che arrivassero i solleciti di pagamento.
Come diceva quel tale, fin qui tutto bene.

E nel fare un bilancio di questi tre anni, mi rendo conto che lavorare senza una mappa, senza un piano dettagliato, mi ha condannato ad uno statro di assoluta impermanenza. Ogni nuova storia è un debutto, ogni nuova proposta a un editore è la proposta di uno sconosciuto che non sappiamo da dove sbuchi.
Non ho un brand o una piattaforma.
Non sono riconoscibile o riconosciuto.
Devo continuare a correre per restare nello stesso posto, come la Regina Rossa di Alice.
Se smetto di scrivere per un mese scompaio.

E forse non sarebbe neanche male scomparire.
I miei lavori pubblicati sotto pseudonimo vendono sensibilmente di più di quelli pubblicati a mio nome.
Eppure le storie vendono, gli articoli sono richiesti, i miei giochi piacciono. Nonostante non ci siano un brand, una piattaforma o una mappa.

La mappa c’era, naturalmente, ma era un’altra, tracciava un diverso percorso – era la mappa che dal liceo scientifico portava all’Università di Torino, e poi all’Università di Londra, e poi all’Università di Bonn. E da lì alle Università di Trieste, di Parma, di Urbino, e di nuovo a Torino, e ancora a Urbino.
Una mappa che passava per sassi e fossili e libri di statistica e un lavoro come ultima ruota del carro in una compagnia petrolifera.
Corsi, conferenze, congressi. Pubblicazioni accademiche.
È quello il mio lavoro, era quella la mia strada, accuratamente pianificata, pur lasciando spazio, sempre, all’improvvisazione.

Smetterei di scrivere se potessi fare il mio lavoro? (cosa comunque improbabile, ormai – sono troppo vecchio)
Non credo smetterei, perché mi piace scrivere, ma lo farei con altri ritmi, con altri obiettivi. Scriverei di meno, scrivereoi cose diverse. Sarebbe un hobby, sul quale potrei magare investire un certo termpo, magari qualche spicciolo, trovare dei collaboratori, crearmi un brand, una piattaforma. Cartografare un percorso, con delle pietre miliari, per arrivare ad un target definito.
Paradossale, se ci pensate.

Ma il mio “lavoro vero” è morto tre anni or sono con mio padre, e tutto il resto è stato un viaggio senza una mappa.

E se devo guardare alla realtà dei fatti, non avere una mappa mi ha portato alcuni vantaggi innegabili. La possibilità di cambiare rotta, la possibilità di adattarmi al territorio.
Senza essere legato a mode o trend destinati, per loro natura, ad appassire.
Senza neanche avere un nome verso il quale provare un attaccamento particolare. I miei maestri zen ne sarebbero orgogliosi (o forse no, perché l’orgoglio non fa parte dell’esperienza dello zen).

E poi ammettiamolo, fin qui non è stata una brutta corsa.
Come dico sempre, se non fosse per gli attacchi di panico, le crisi d’ansia e i solleciti di pagamento, sarebbe persino divertente.

Ora, ho appena ricevuto l’accredito per partecipare al Salone del Libro di Torino.
Sono accreditato come “Scrittore”.
C’è un editore che vuole vedermi per un libro.
Da lì in avanti, si procede ancora senza una mappa.

Autore: Davide Mana

Paleontologist. By day, researcher, teacher and ecological statistics guru. By night, pulp fantasy author-publisher, translator and blogger. In the spare time, Orientalist Anonymous, guerilla cook.

22 thoughts on “Senza una mappa

  1. E allora, come dice chi viaggia a vela in mare aperto: Buon vento!
    E in bocca al lupo per il salone del libro

  2. L’unica cosa non sorprendente di questo post è che un editore voglia vederti per un libro.

  3. Sempre in piacere leggerti!! Forza!

  4. Per prima cosa, rispetto. Seconda cosa, ammirazione. La prima per la capacità di adattarsi a un cambio di scenario che avrebbe annichilito molti, la seconda per la fibra morale che hai mostrato (e che mostri) in questi anni difficili. Sempre dalla tua parte, non importa in che direzione.

  5. Spero che al salone vada tutto come si deve, perché sarà pure bello andare a spasso così, a sentimento, ma non farà male poter avere anche una destinazione precisa.
    En passant, grazie per avermi ricordato che esista Sara Bareilles: ai tempi di Love Song, non avevo accesso a Internet, oggi posso farmi un’idea più precisa del suo stile su Youtube ^^

  6. massima stima e ammirazione per il tuo lavoro e per la persona che sei.
    Certa che, anche senza mappa, arriverai a grandi mete!

  7. In bocca al lupo per il tuo futuro!

  8. Congratulazioni per il Salone del Libro, e … in bocca al lupo per la cosa dell’editore.

    E complimenti ancora per la perseveranza e la dedizione con cui navighi (e continui a navigare) in acque inesplorate 😉

    Gluck Auf

  9. Esplorare non è mai come lo si è immaginato… Avanti tutta, Davide. Buon cammino!|

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