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Un giro a Ryhope Wood

6 commenti

Questo è un post del piano bar del fantastico. Era un po’ che non ne facevo ma ieri chiacchierando con un’amica, mi è stato chiesto di fare un pezzo sul ciclo dei Mythago, o ciclo di Ryhope Wood, della buonanima di Robert Holdstock. Il caso vuole che quest’anno cada il decimo anniversario della scomparsa di Holdstock, e mi pare una buona idea farci un post.

È anche interessante, perché il primo romanzo della serie, Mythago Wood, è del 1984 e quindi ricade ancora in quell’interregno durante il quale alla narrativa fantasy era ancora permesso tentare strade diverse dal template fantasy che sarebbe da lì a poco diventato lo standard. Ed in effetti il ciclo ha le sue radici in una novella pubblicata nell’81.

Di cosa stiamo parlando?
Di una foresta, nell’Herefordshire, in Inghilterra, che è più di ciò che sembra – lo spazio e il tempo sono deformati e contorti al suo interno, ed al suo nucleo si trova un qualcosa (John Clute lo definisce “risuonatore chtonico abissale” nell’Enciclopedia del Fantasy) che si appropria dell’immaginario delle persone che vivono nei pressi della foresta e gli dà corpo. Queste immagini mitiche sono i Mythago (myth + imago). Nei percorsi che spiraleggiano nel bosco di Ryhope l’inconscio collettivo di Jungiana memoria sta bene e vi saluta tutti, e potrebbe cercare di venirvi a prendere a casa.

I romanzi della serie seguono diversi membri della famiglia Huxley, le cui proprietà sconfinano nel bosco, e successivamente di altri personaggi, nella loro esplorazione di ciò che si nasconde fra gli alberi.
Esiste una relazione stretta fra chi vive presso Ryhope e ciò che popola Ryhope, e seguire uno dei quattro sentieri che si addentarno fra gli alberi può innescare conseguenze inaspettate e imprevedibili.
Stiamo maneggiando la sostanza di cui sono fatti i sogni, ma anche la nostra mente.
I riferimenti sono alla psicologia, al folklore ed alla mitologia, ma anche al valore e significato della narrazione, e la potenza delle leggende.

Robert Holdstock è stato un grande autore, spesso prestato alla letteratura di puro intrattenimento (insieme al collega Angus Wells creò la serie di romanzi sword & sorcery del ciclo di Raven, Swordmistress of Chaos), ma capace di mettere sulla pagina delle idee complesse e trattarle con una prosa estremamente elegante. Non ci sono, nei romanzi di Ryhope, regine in deshabillé e barbari nerboruti, e il pericolo – che è reale, presente e terribile – non è del genere che si possa affrontare a colpi d’ascia.
E tuttavia lo si affronta, e lo si sconfigge – e temi come il sacrificio, il compromesso e il primato dell’intelligenza sulla brutalità, emergono frequentemente nella narrazione.

E detto così potrebbe parere una noia mortale, e invece no. È avventuroso, il ciclo dei Mythago, e pieno di strane creature, di mostri, di riferimenti alla mitologia celtica (Ryhope è dopotutto in territorio britannico), e i quattro volumi principali della serie (Mythago Wood, Lavondyss, The Hollowing e per finire Gate of Ivory, Gate of Horn), ai quali si aggiungono una manciata di altri titoli, novelle e romanzi, scritti su un arco di trent’anni, fino alla scomparsa di Holdstock nel 2009, sono una lettura divertente, ma che al contempo riesce a trattare argomenti meno che banali.
Questa è letteratura fantasy.

Se il già citato Shannara fu la risposta dell’editoria agli orfani di Tolkien in cerca di una nuova dose di oscuri signori ed elfi biondi, i romanzi di Ryhope furono in grado di dare agli orfani de Il Signore degli Anelli una trattazione della materia mitica e della filosofia del fantastico alla pari col lavoro di Tolkien. O forse superiore.

Si tratta, se vogliamo, di un fantasy che parla dei mattoni che costituiscono il fantastico e il fantasy, e che di solito viene affiancato ai lavori di Ursula K. LeGuin e di John Crowley per qualità letteraria e profondità di contenuti.

Ed è elegante, tanto concettualmente che nella sua esecuzione. Non ci sono brutalità ed efferatezze per sentirsi adulti, o strizzate d’occhio al lettore, e dove l’azione ricalca la storia o il folklore, questo è dovuto all anatura dell amateria di cui è fatto Ryhope, e non alla mancanza di idee dell’autore.

I quattro romanzi principali del ciclo di Ryhope vennero pubblicati anche in Italia (il secondo, Lavondyss, in due volumi, perché noi valiamo), e sono probabilmente reperibili tramite eBay o il solito giro di remainder e bancarelle.
Vale la pena dar loro la caccia, e leggerli, specie se siete stanchi della solita zuppa. Per lo meno il primo, che in italiano si intitola Il bosco dei Mitago, si può leggere come stand-alone, e prendere una boccata d’aria fresca.

Autore: Davide Mana

Paleontologist. By day, researcher, teacher and ecological statistics guru. By night, pulp fantasy author-publisher, translator and blogger. In the spare time, Orientalist Anonymous, guerilla cook.

6 thoughts on “Un giro a Ryhope Wood

  1. Grazie per la ottima segnalazione. Mi segno il titolo

  2. Bellissimo!
    letti (credo) tutti, parte in italiano, parte in lingua originale.

    è veramente affascinante come il buon Holdstock riesca a creare qualcosa di inedito, affascinante e … conturbante si può dire?

    Una ventata di novità nello stantio panorama fantasy di signori oscuri un tanto al kilo etc etc etc.

    Peccato che, as usual, qui in Italia non se lo sia cacato di striscio nessuno o quasi (anche se anni fa l’ho trovato in vetrina in libreria, quassù nel Remotistan, senza troppe ricerche).

    All in all, ottima lettura, consigliatissima e… lieto che anche tu l’abbia apprezzato 🙂

  3. Si potrà trovare in biblioteca? Grazie comunque della segnalazione.

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