strategie evolutive

ciò che non ci uccide ci lascia storpi e sanguinanti

Non c’era nulla di sbagliato nel piano

4 commenti

Questo non è il post che avrei voluto scrivere – avevo voglia di raccontarvi di quella volta che per un soffio non diventai un esperto di calcestruzzo refrigerato, ma quella magari ce la teniamo per un’altra puntata.
Oggi vorrei cominciare parlando di musica, per poi finire naturalmente in un posto molto diverso, e magari ci scappa anche il calcestruzzo…

E sì, questo dipende (anche) dal fatto che The Earphones Diaries è partito ormai da 36 ore e non se lo sta filando nessuno, ma non importa perché è molto divertente andare a scavare nella mia vecchia collezione di vinili e CD e tirar fuori cose che non ascoltavo da vent’anni almeno.

Musica, si diceva…

Dopo aver postato le prime due capsule-review sui vari social, coi loro bravi hashtag e tutto quanto, mi sono detto, beh però i social sono effimeri. Perché non fare un archivio da qualche parte?
Su Medium, per dire.

E così mi sono fatto un giretto per Medium, e ho fatto qualche ricerca alla voce musica e dintorni, mettendo un po’ di parole chiave nella finestrella con la lente d’ingrandimento.
Ed è venuto fuori un lungo catalogo di post, che facevano tutti più o meno così (copio e incollo i titoli, che facciamo prima)

  • How Music Affects Your Productivity
  • The Science Backed Ways Music Affects Your Brain and Productivity
  • How Music Affects Your Brain (Plus 11 Artists To Listen To At Work)
  • Background Music for Coding
  • Listen up: how music can boost your productivity
  • How Music Can Affect You As A Creative
  • How To Make Music A Useful Part Of Your Life Again

La maggior parte sono titoli fatti a macchina – mettete in uno di quei simpatici aggeggi online le parole chiave Music, Productivity, Creativity, Brain, e questi sono i titoli che vengono fuori.
E naturalmente sono articoli che rispondono alla prima regola che troverete esplicitata in TUTTI i corsi sul blogging disponibili: il vostro blog deve dare delle risposte ai problemi dei lettori.
E questi post fanno esattamente quello, sono post pratici, cominciano quasi tutti con “Come…”

Altre tipologie di articoli – che non ho messo in lista: quelli strettamente orientati alla programmazione (Music Genre Classification with Python, ad esempio) o all design delle interfacce dei player ed alla user experience, oppure quelli orientati alla parte economica del mercato musicale e come gli artisti possano vivere del proprio lavoro.
Articoli interessantissimi, ma…

Le cose cambiano, fortunatamente, andando a vedere le Pubblicazioni, su Medium – ed allora si trovano delle riviste musicali nel senso tradizionale del termine: gente che parla di dischi, di canzoni, di musicisti…
Ma restiamo sui post “sfusi”.

Il motivo per cui il nostro blog deve dare una risposta ai problemi dei lettori della sua nicchia, naturalmente, è perché è così che lo si monetizza.
Il mio blog non è sulla musica, è sulla produttività – e posso vendervi corsi, manuali, seminari e quant’altro… il che rende molto di più che mettere il link ad Amazon in coda a una recensione di un disco.

Il blog che risolve un problema è anche essenziale per costruire la mia piattaforma, rafforzare il mio brand, e certificare la mia competenza.
Giustifica il prezzo a cui vendo i miei prodotti collaterali, o giustifica il prezzo che dovete pagare per leggermi.

Naturalmente questo è qualcosa che succede là fuori.
Noi lo sappiamo bene che in Italia è diverso, e sono certo che molti di voi si ricorderanno la levata di scudi che si scatenò qualche anno addietro quando i blogger dissero “sarebbe bello se ci pagaste per leggerci.”
Qui da noi i blog non si monetizzano.

Poi però succede che veniamo martellati su Facebook dalle inserzioni pagate di un tale che vuole insegnarci a diventare copywriter, e che ha all’attivo un post sul suo blog che è indubbio risponde perfettamente ad un problema dei lettori nella sua nicchia:

Come scrivere per diventare un’autorità nel tuo settore anche se sei un cazzaro che non ha la minima idea di quello che dice.

Non posso monetizzare il blog perché in Italia è diverso, ma posso usarlo per costruire la mia piattaforma.
Convincevi che sono un grande esperto di letteratura.
Uno straordinario conoscitore della cucina francese.
L’ayatollah del rock’n’roll.
Che è poi il ragionamento alla base di molti quegli articoli che ho citato – perché se tutto è marketing, se tutto è orientato alla monetizzazione, allora l’importante è che io vi convinca.

È come, per dire… OK, lo sapevo che saremmo arrivati da queste parti.
Mi ero laureato da un paio di mesi, ed un mio buon amico, che già lavorava nell’ambito dell’ingegneria civile, mi segnalò un’azienda che cercava, per il cantiere di una diga, un esperto di calcestruzzo refrigerato.
Io feci presente che non solo non avevo la più pallida idea di cosa fosse il calcestruzzo refrigerato, ma più in generale non avevo alcuna competenza come geologo di cantiere. Al limite geologo di pozzo petrolifero, ma di cantiere no.
E la risposta fu

Tu mandagli il CV. Se poi ti chiamano, ricordati che tu sei il massimo espero mondiale di calcestruzzo refrigerato. Ora ti passo un paio di articoli…

Sono felice di poter dire che nessuno mai diede seguito al mio curriculum, che scomparve nel nulla come è tradizione – ed è davvero meglio così. Perché se è vero che esiste il principio fake it ‘till you make it, era di una diga che stavamo parlando, e di vite umane in caso che il fake it non fosse sufficiente a make it.

Ma se volete millantare una competenza che non avete, spece in un ambito “soft”, esistono dei trucchi che funzionano. Presi proprio dal post citato qui sopra…

  1. Scrivi molto oppure non sarai percepito come un esperto.
  2. Individua un target ben preciso.
  3. Abbandona le sfumature. Il mondo è bianco oppure nero.
  4. Calati nei panni di un personaggio drammatico ed eccessivo.
  5. Utilizza un sistema ed una metodologia.
  6. Adotta una filosofia e prendi una posizione chiara
  7. Utilizza la tua storia come reason why
  8. Scrivi in maniera colloquiale
  9. Diventa un aggregatore di notizie per il tuo pubblico
  10. Decidi 6 cose che le persone devono sapere di te e ripetile in continuazione all’interno dei tuoi materiali

E come diceva la buonanima di George Carlin, abbiamo fin da subito un indizio del fatto che sia una truffa perché ci sono dieci punti – suona artificiosamente ufficiale. Dieci? Perché non nove o undici?

Però, citazione per citazione, possiamo anche ricordarci Mister Higgins, ne I Tre Giorni del Condor, che dice a Turner…

Il fatto è che non c’era nulla di sbagliato nel piano. Oh, era ben fatto quel piano, avrebbe funzionato.

Ed è vero – il decalogo qui sopra (dieci punti – dev’essere per forza la parola di Dio, giusto?) funziona.
Potete applicarlo cominciando stasera, e con un po’ di impegno in capo a qualche mese sarete una autorità assoluta nel vostro campo d’elezione, che sia la polica, l’arte, l’economia.
Vi costruite un personaggio, vi create una frase che diventa il vostro motto, e vi sbattete per essere ovunque.
Fake it ‘till you make it.
L’importante è convincerli abbastanza a lungo per incassaare, il resto sono problemi loro.
Potete farlo. È stato fatto, lo stanno facendo.

E sul breve termine funziona, proprio come il piano ben fatto per il quale i colleghi di Turner vennero ammazzati ne I Tre Giorni del Condor.
Non c’è nulla di sbagliato, nel piano, se non avete progetti a lungo termine.
Manca solo completamente di etica.

Ma l’etica, naturalmente, non paga i conti.
E come mi è stato giustamente fatto notare pochi giorni or sono, io dovrei pensare a pagare i conti prima di mettermi a parlare di filosofia.

Ma davvero noi siamo solo i conti che dobbiamo pagare?

Autore: Davide Mana

Paleontologist. By day, researcher, teacher and ecological statistics guru. By night, pulp fantasy author-publisher, translator and blogger. In the spare time, Orientalist Anonymous, guerilla cook.

4 thoughts on “Non c’era nulla di sbagliato nel piano

  1. Leggendo l’elenco la sensazione che, ehm, alcune personalità anche in ambito di narrativa fantastica l’abbiano preso molto sul serio è forte.

  2. Purtroppo sembra esser stato preso sul serio anche in altri campi…

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