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Progetti per il futuro: rimettere in piedi l’orto

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Stavo riordinando uno degli scaffali dei libri, qui in casa, stamani, e mi sono trovato a sfogliare Il Tuo Orto per Negati, che sarebbe poi la guida “for Dummies” su come impiantare e condurre un piccolo orto. Ne ho parlato con mio fratello ed abbiamo deciso che con l’autunno cominceremo le operazioni per impiantare un orto come si deve.

Avevamo un orticello da diporto, che avevo messo in piedi appena trasferito qui in Astigianistan, soprattutto per trovare qualcosa da fare quando era stato evidente che questo territorio era moribondo e non offriva assolutamente nulla. Speravo anche che occuparsi di un orticello potesse aiutare mio padre a sfuggire al campo gravitazionale della depressione. Sbagliavo.
Piantai prevalentemente erbe aromatiche e poi cipolle, aglio e insalata. Per un po’ riuscii a portarlo avanti, ma poi con i problemi di salute di mio padre divenne troppo impegnativo – c’era altro da fare, e più urgente.

Ora però possiamo metterci al lavoro e provare a fare qualcosa di serio.
Abbiamo un fazzoletto di giardino, qualcosa come sedici metri quadri di prato, con un vecchio ciliegio, qui davanti a casa. Ora cercheremo di metterlo a frutto.

La motivazione che mi spinge a fare il necessario per impiantare un orto non è particolarmente complicata: ho visto i dati.
Sono anni che vedo i dati, e le conclusioni a cui si arriva sono abbastanza chiare. E il fatto che chi dovrebbe essere ai comandi abbia deciso di ignorarli, questi dati, non mi autorizza e non mi giustifica a fare altrettanto.
In capo a pochi anni, il cibo comincerà a scarseggiare.
Prima i supermercati alzeranno i prezzi, e poi gli scaffali e i frigoriferi cominceranno ad essere vuoti, e il poco che riusciremo a reperire costerà carissimo. Certo, a quel punto i problemi saranno ben altri (i problemi sono sempre ben altri), e non dubito che troveremo qualcuno da odiare a cui dare la colpa e scaricarci dalle responsabilità. Il passo successivo naturalmente sarà la violenza, ma questa parte la lasciamo a George Miller.

Dati alla mano, avere un po’ di quadrati da un metro coltivati con dei legumi, delle verdure, e delle erbe, potrebbe aiutarci a non fare la fame.

Per questo, insieme con Il Tuo Orto per Negati – e un paio di altri manuali sull’autosufficienza acquistati quando mi trasferii in questo territorio dimenticato da dio – terrò sottomano in questa nuova avventura How to Cook a Wolf, di MFK Fisher – che non è un manuale di cucina estrema, ma un manuale pubblicato durante la Seconda Guerra Mondiale per insegnare alle massaie inglesi come gestire la dispensa e mantenere, fra le altre cose, un orticello di guerra.

Visto ciò che si prospetta all’orizzonte, un orto e un freezer possono essere la salvezza (fintanto che c’è corrente – ma per quello, ho dopotutto preso un dottorato sulle energie rinnovabili, qualcosa ci inventeremo quando dovesse rendersi necessario). E tanto vale portarsi avanti col lavoro, e sfruttare gli anni di relativa tranquillità per sviluppare l’infrastruttura – male che vada, se le previsioni più cupe dovessero essere disattese, festeggeremo con una bella zuppa di verdure bio.

Incidentalmente, sfruttare gli anni di stabilità che ci restano per sviluppare una infrastruttura che ci permetta di continuare ad operare quanto più possibile vicini al livello attuale a fronte di un progressivo e inevitabile (ormai) modificarsi delle condizioni globali, è ciò che dovrebbero fare anche le amministrazioni locali, i governi e le nazioni – e dovrebbero essere intenti a farlo da metà anni ’70. Ma di questo ne abbiamo già parlato, vero?

Ho cercato di fare tutto ciò che potevo, in questi anni, per parlare di ciò che non vogliamo sentirci dire. Ora credo sia venuto il momento di pensare alle conseguenze, e prendere provvedimenti per me e mio fratello. Non abbiamo granché voglia di morire di stenti.
Dovremo cercare delle colture che possano resistere a inverni estremamente rigidi ed estate torride e umide, e prepararci ad una guerra contro i parassiti. Ma è sempre meglio che aspettare passivamente di morire malissimo.
O no?

Il primo passo è attivare un salvadanaio per questo progetto – ci serviranno sementi e arnesi, e dovremo far sistemare il cancello del giardino, che un vicino gentilmente ci abbatté anni addietro col suo trattore, e non è stato mai messo a posto (né il danno rimborsato).
Non per tenere fuori i saccheggiatori di Lord Humungus, ma per evitare di diventare il ristorante vegano di tutti i maiali selvatici della zona – a due e a quattro gambe.
Poi servirà un barile per l’acqua piovana.
E magari continuare con l’esempio a provare a mantenere aperta la conversazione.
Sarà interessante, finché dura.
E cercheremo di farlo durare il più a lungo possibile.

Autore: Davide Mana

Paleontologist. By day, researcher, teacher and ecological statistics guru. By night, pulp fantasy author-publisher, translator and blogger. In the spare time, Orientalist Anonymous, guerilla cook.

10 thoughts on “Progetti per il futuro: rimettere in piedi l’orto

  1. Buon lavoro!!!! E buona festa dell’Assunta.

  2. Un consiglio che dovrò seguire… tra l’altro possiedo qualcosa come mezz’ettaro di terra che attualmente non mi da altro che inutile gerbido. Sull’onda delle previsioni, devo anche mettere in conto la possibilità che il mio lavoro al supermercato potrebbe non accompagnarmi fino alla pensione e farsi assumere dopo i 50 in piena recessione la vedo estremamente dura, perciò, fare “rete” in questo lo vedo come un’exit da non sottovalutare

  3. Occhio però al barile di acqua piovana: se lasciato aperto, diventerà un formidabile generatore di zanzare, e a quel punto il cibo sarete voi!

  4. Io da due/tre anni do una mano ai miei nel tirare su un orticello*. Se posso permettermi un consiglio, il compost domestico è un tocca sana. Praticamente gli scarti umidi si riducono ad un sacchettino di bucce di formaggio e qualche osso (non li metto nel compost per non attirare i topi) e in un anno non siamo arrivati a riempire mezzo bidone. Il concime che abbiamo ottenuto ha fatto venire dei pomodori straordinari. Riciclo e qualità, che si può volere di più?

    *e si, anche io un retropensiero sulla scarsità di cibo futuro l’ho fatto

  5. Ci pensavo giusto stamattina mentre andavo in treno in ufficio. Mettila così: tu ad affrontare situazioni “estreme” avrai più esperienza di altri anche nella lotta per la sopravvivenza, in confronto a chi vive ora in paciolle, diciamo con tutto assicurato. Le difficoltà ti stanno temprando e per te sarà molto più facile dopo. Naturalmente poi verrermo tutti a pranzo a casa tua! A parte gli scherzi sto pensando seriamente di prendermi “Il tuo orto per negati” e trafficare nell’orto. Mio padre coltivava pomodori, fagiolini, zucchine, insalata, peperoncini, basilico e varie erbe aromatiche, e io mi lamentavo perchè del nostro fazzoletto di terra ne volevo fare un giardino, ora lo capisco, lui aveva visto la guerra ed era previdente. Poi dato che torneremo al baratto, penserei anche a qualche gallina per le uova e qualche congilio, che moriranno di vecchiaia perchè il coraggio di ucciderli mica ce l’ho.

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