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Due metri di libri rossi e un mazzo di carte

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Anni addietro, quando ancora esistevano le bancarelle dei libri in Corso Siccardi a Torino, i librai e i frequentatori abituali rimasero abbastanza colpiti dall’elegante gentiluomo che chiese di poter comperare due metri di libri rossi.
Che libri? Di che genere, su quale argomento, di quali autori…?
Non aveva importanza. Aveva uno scaffale in soggiorno da riempire, e gli servivano due metri di libri rossi.
La cosa assunse toni leggendari mano a mano che, nel corso degli anni successivi, veniva ripetuta e raccontata tra risate a denti stretti, sospiri e un misto di incredulità ed oltraggio. Esiste forse qualcosa di più orribile, per chi ama leggere, che sentire una cosa del genere?
Sì.

Ora, leggevo su Town & Country stamani, mentre bevevo il mio tè… perché ammettiamolo, c’è forse qualcosa che dica più chiaramente SCRITTORE DI SUCCESSO che leggere Town & Country sorseggiando un tè nella propria casa di campagna? … leggevo, stavo dicendo, che Gwyneth Paltrow ha ingaggiato un “personal book curator” per farcirle gli scaffali di casa. Uno che compra i libri al posto suo, in modo che gli scaffali abbiano il look giusto.

Il personaggio in questione viene descritto come un celebrity bibliophile (urka!), si chiama Thatcher Wine… e davvero, qual’è quella madre che chiama un figlio Thatcher?… e dal 2001 è il proprietario di una casa editrice che pubblica libri che sono pensati sopratutto come oggetti d’arte e di arredamento.

E qui, da reduce degli anni ’80, potrei dire, beh, bravo bimbo, ma non lo faceva già Franco Maria Ricci?

Non esattamente.
Perché i libri di FMR erano, di fatto, oggetti d’arte. I libri di Thatcher Wine hanno le costole che se le accosti una all’altra formano un disegno.
Come certi faldoni che si vedono negli studi dei notai hipster, che vanno a formare la skyline di New York.

E ora potremmo fare un sacco di discorsi a riguardo e suonare meravigliosamente snob, ma la mia domanda è una e una sola: come faccio a diventare un celebrity bibliophile e a trovare lavoro come personal book curator?
Perché io ho passato la vita fra i libri, e di persone ricche e con la cultura di una piattola che però vogliono darsi un tono ce ne sono tante, e dio e la mia banca sanno che ho bisogno di soldi.

Dall’intervista a Thatcher Wine si evince che la capacità fondamentale per un celebrity bibliophile/personal book curator è sapersela spacciare o, se preferite, farla cadere dall’alto. Vendere fumo, ma tanto.
Ce ne rendiamo conto leggendo la risposta che Thatcher Wine (non posso fare a meno di continuare a ripeterlo… è ipnotico… è come se da noi uno si chiamasse Craxi Vinaccia) … la risposta, dicevo, che Thatcher Wine dà alla domanda su quali siano le tendenze correnti nel mondo dei libri…

Publishers like Taschen, Phaidon, and Rizzoli are making these gorgeous oversize books on art, design, and architecture. I think people are collecting those as an alternative to looking at screens. The Stoic philosophers are having a moment now. And classic bestsellers like Ernest Hemingway and Jane Austen always do well.

Thatcher Wite su Town & Country, 20 Agosto 2019

È meraviglioso, non trovate?
Hemingway e la Austen tirano un casino, quest’anno, chi lo avrebbe mai detto. Quasi quanto gli stoici. E i libri della Taschen e della Phaidon!
Sono almeno trent’anni che (quando me li posso permettere) compro libri della Taschen e della Phaidon. I libri della Phaidon a Torino li aveva in esclusiva la libreria Luxenbourg. E c’è una libreria Taschen al Lingotto.
Ma adesso è di tendenza. Meglio che guardare uno schermo. Un po’ come gli stoici.

È il vuoto, ma non quello ricercato e riconosciuto da Bodhidharma.
È la forma che trionfa sulla sostanza – al punto che mettiamo su diversi scaffali gli stessi libri, perché il disegno sulla costola “fa motivo”.
Sono i due metri di libri rossi di Corso Siccardi, tanti tanti anni fa, ma ora sono una cosa d’elite.

C’è poco che possiamo fare, a parte bruciare le case di questa gente, e trascinare loro nel cortile, e fucilarli come nemici del popolo.
Ma non oggi, naturalmente.

E se voglio cominciare a promuovere la mia nuova immagine di celebrity bibliophile e pesonal book curator, a questo punto potrei anche parlarvi di un libro, che tutta questa faccenda vagamente oscena e profondamente volgare mi ha riportato alla memoria.
Si tratta di un libro che lessi nel 1995, quando venne pubblicato come parte di una collana di volumi in miniatura a tiratura limitata (ah, collezionismo!) per celebrare i sessant’anni di Penguin Books.
Ha una bella costola arancione che va con tutto, e si intitotola A Long Night in Abu Simbel.
L’autrice è la pluripremiata scrittirce inglese Penelope Lively – che dovrebbe piacervi d’ufficio perché spesso i suoi libri parlano di fossili, e quindi cosa c’è di meglio?

Consiglio A Long Night in Abu Simbel non solo perché è uno di sessanta volumi in miniatura tutti con la costola arancione e che sono ideali per riempire un piccolo scaffale da 40 centimetri, ed ha un gatto molto poco puccioso in copertina, ma soprattutto perché contiene tre racconti molto divertenti. Quello che dà il titolo alla raccolta descrive il progressivo collasso di un tour guidato bloccato in Egitto, ma quello sul quale vorrei attirare la vostra attenzione è Pack of Cards, su un giovane di umili origini che va a conoscere i parenti della ricca fidanzata, e si trova davanti la loro colossale, meravigliosa collezione di prime edizioni di Dickens, ed altre meraviglie.
La chiusura, naturalmente, è diabolica.

A Long Night in Abu Simbel è difficile da reperire a un prezzo decente, specie per voi morti di fame (ma se siete ricchi, chiamatemi!), ma tutte le storie di questo piccolo volumetto si ritrovano, insieme a molte altre, nel volume intitolato Pack of Cards (quando uno dice la coincidenza…) , che Amazon mi dà come ampiamente disponibile in formato elettronico.
Ma in formato elettronico, naturalmente, è così passé… roba da gente che i libri vuole leggerli.
In cartaceo Amazon Italia ne ha una sola copia – ah, un libro raro, a modo suo!

Se invece preferiste un libro con una costola blu o, per qualche strano motivo, in italiano, potete provare a buttare un occhio a Un’Ondata di Caldo, perché i titoli della Lively nella nostra lingua sono pochini e non mi pare ci sia Pack of Cards (anche perché nessuno legge le raccolte di racconti, giusto?)
Un’Ondata di Caldo lo pubblica Guanda quindi fate anche punti con gli amici snob, ed è una specie di thriller, o una commedia nera romantica, ma fa anche altre cose su altri livelli, e costa pochissimo.

Credo che anche Thatcher Wine approverebbe.

Autore: Davide Mana

Paleontologist. By day, researcher, teacher and ecological statistics guru. By night, pulp fantasy author-publisher, translator and blogger. In the spare time, Orientalist Anonymous, guerilla cook.

14 thoughts on “Due metri di libri rossi e un mazzo di carte

  1. Ci sono molte collane di fumetti (giapponesi e americani) la cui costina fa dei disegni.
    Dici che Wine apprezzerebbe? O sarebbe troppo nazionalpopolare?

  2. La vicenda che racconti mostra benissimo come esista uno strato di persone che non sa cosa fare dei propri soldi e, per contrappasso, un altro strato di persone che si sta inventando maniere creative per farglieli spendere. Lo sapevamo tutti da un pezzo, ovviamente. Sono gli stessi che comprano rubinetterie d’oro massiccio e vestiti da sera in kevlar e seta. O quelli che commissionano orologi con parti in metalli rarissimi, fanno progettare nuove razze di cani da borsetta o si mettono in lista per i voli della Virgin Galactic.
    Sì, sono favorevole alla parte della fucilazione pubblica. Aggiungo la conversione delle loro dimore in centri per i disturbi mentali.

    • In effetti, sarò pragmatico, ma io nei ricchi idioti vedo una risorsa. Bisogna solo avere la facciatosta di arrivargli addosso e sfruttarli: personal shopper, personal trainer, personal book curator, cuoco a domicilio, pet sitter, house sitter…
      Facciamolo.
      Poi col tempo li metteremo al muro.
      Ma nel frattempo, mungiamoli come vacche.
      Tanto per loro poter bruciare i soldi è motivo di orgoglio. Win/win.

  3. La prossima volta che vedo l’addetto alla bancarella che realizzò la vendita dei libri rossi mi premurerò di informarlo sulla piega che ha preso la vicenda

  4. E privarsi di uno dei piaceri della vita: andare a caccia di libri in ogni dove. Che cosa triste… 😦 Ammetto però che mi piace l’effetto delle coste delle copertine allineate… 😛

    • Per le coste allineate, basta una buona stampante e qualche esperimento con photoshop.
      Per il resto, sì, solo chi non ha mai aperto un libro può affidare a terzi la scelta e la sistemazione della propria biblioteca.

  5. Allucinante. Ma ti auguro ogni miglior fortuna…. e sono certa che tu saresti un ottimo personal book curator, anche come contenuti…. Frequentavo Corso Siccardi, ma m’ero persa la storia dei due metri… però un venditore di libri mi aveva raccontato di qualcuno che , vedendo una specie di enciclopedia in tre volumi, l’aveva comprata dicendo “è giusto quel che mi serve per chiudere un buco nello scaffale” L’avevo dimenticato, o rimosso, ma stasera m’è tornato in mente… Ciao!

  6. Il riassunto della frase del buon Thatcher è
    Guardare il libri fa più cultura che guardare la tv
    Leggerli – ça va sans dire – non è contemplato
    Chissà in che posizione si piazza guardare la radio…

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