strategie evolutive

ciò che non ci uccide ci lascia storpi e sanguinanti

Ordinare un take away

17 commenti

Il mio vicino di cella Alex Girola, che è molto più attivo e organizzato del sottoscritto, ha recentemente lanciato un podcast, qui nel Blocco C.
Una sorta di RadioGalera, se volete.
Io continuo a dire di volerlo fare, lui l’ha fatto. E proprio stamani ha postato un podcast riguardo alla morte (o se preferite sull’agonia) dei blog.
Un podcast che potete ascoltare qui.

E come resistere all’idea di dire la mia, con un post sul mio blog?
Ascoltate il podcast di Alesx, e poi facciamoci un breve Pork Chop Express, cosa ne dite?

Nel suo podcast, Alex individua una serie di cause abbastanza credibili per il progressivo calo di pubblico dei blog.
Io posso portare la mia esperienza, e i miei dati.
E dati alla mano, i numeri di strategie parlano chiaro, e come si evince dal grafico qui sotto, il mio blog ha fatto nel 2019 grosso modo gli stessi numeri, un mese sull’altro, che aveva fatto nel 2009.

C’è però anche da dire che nel 2009 postavo ogni giorno, adesso posto una volta ogni tanto.

Questo è dovuto, sostanzialmente, a un fenomeno che Alex non cita nel suo podcast, e allora lo cito io: il pubblico è diventato mortalmente noioso.

Ricordate, io sono come quello che aprì un bar per avere qualcuno con cui parlare – il blog era uno strumento per cercare di avere una vita sociale.
Ma quello che è sucesso è che sui blog è capitata la stessa cosa che è capitata in pizzeria – si va in pizzeria, si ordinano le pizze, ci si siede al tavolo, e tre su cinque tirano fuori i cellulari e cominciano a scorrere il loro feed. E io e l’altro ci guardiamo, e ci sentiamo un po’ dei pirla.
Fa freddo, piove, abbiamo impiegato mezz’ora a trovare un parcheggio, ed ora questi ridacchiano per i gif dei gatti su Facebook o per il remix del delirio della Meloni.
La prossima volta ordiniamo un take away, ciascuno da casa propria.

Fuor di metafora, i blog fanno ancora visite…

Se è vero che nel 2019 ho fatto gli stessi numeri, in termini di visite, del 2009, è anche vero che nel 2009 avevo pubblicato 408 post, nel 2019 ne ho pubblicati 140. Meno post, che sono stati letti da molta più gente.
E nel 2009 ricevetti un totale di 27 like, contro i 1428 ricevuti quest’anno.

… perciò, dicevamo, i blog fanno ancora visite, le persone continuano a passare di qui e a leggere. Mettono anche dei like, perché, hey, un like non impegna più di sei neuroni, basta cliccare sul bottoncino.
Ma, in linea di massima, sono letture distratte, che non risultano “engaging”, che non portano conseguenze.
È rumore di fondo, al quale risponde l’eco di un colossale #CHISSENEFREGA.
È come la TV accesa in sottofondo mentre si stirano le camicie – solo che le camicie si stirano su Instagram, o su Facebook.

Si tratta dell’estrema conseguenza di quel “non ti ho chiesto io di scrivere un blog” che ci venne collettivamente detto nel 2011, e che i blogger sopravvissuti ancora ricordano molto bene.
I nostri blog sono diventati la porzione di patatine che non avete ordinato, ma che vi hanno servito ugualmente con l’hamburger, e a questo punto la mangiate perché, hey, perché no?
Patatine, giusto?
Ma non lascerete certamente una recensione su TripAdvisor per quelle patatine extra.
Che erano anche abbastanza unte, vero?
E la porzione era piccola.

E come blogger potremmo domandarci, qui nel Blocco C, C’è una soluzione?
Ma io mi domando soprattutto, cosa più importante, vogliamo davvero cercare una soluzione?
SERVE A QUALCOSA cercare una soluzione?

Alex nel suo podcast elenca alcune categorie di blog che continuano a funzionare. L’impressione è che il pubblico sempre più cerchi qualcuno pronto a confermare i suoi pregiudizi. L’importante è parlare di ciò di cui parlano tutti.

Che ne direste se facessi un post sulla nuova traduzione del Signore degli Anelli?
O su Scorsese e Alan Moore che dicono peste e corna dei cinecomics?
O potrei parlarvi di qualcosa di completamente diverso.
Potrei magari avere qualcosa da raccontare.
Ma a nessuno, alla fine, piace parlare da solo.

Tutto questo è noioso, mortalmente noioso.
Per cui il più delle volte il blogger si limita a ordinare un take away da casa.

Autore: Davide Mana

Paleontologist. By day, researcher, teacher and ecological statistics guru. By night, pulp fantasy author-publisher, translator and blogger. In the spare time, Orientalist Anonymous, guerilla cook.

17 thoughts on “Ordinare un take away

  1. Da lettore di blog ti posso dire come mi comporto io. I blog che seguo abitualmente sono di due tipi: ho parlano di argomenti che mi interessano (ovvero libri, musica e film\serie tv), oppure sono persone che mi interessano: come te o Alex. In questo secondo caso non è detto che concordi sempre quanto scritto dall’autore. Ma il bello è anche questo.

    • Ma in effetti questa idea che si debba essere d’accordo sempre e comunque con l’autore è abbastanza sinistra – non siamo mica un culto.
      E in fondo dove non c’è una identità di opinioni, si apre la possibilità della discussione, che è ciò che rende vivo un blog.
      Altrimenti davvero è solo uno che parla da solo in mezzo al nulla, e non sa neanche se chi legge sia d’accordo o meno.

  2. un like che non impegna più di sei neuroni, o l’assenza di commenti, non li considererei per forza soprattutto letture distratte. certo, è innegabile che portino scarse conseguenze per chi scrive, ma per quanto mi riguarda si collocano all’estremo opposto di un colossale chissenefrega, e mi sembra doveroso chiarirlo.

    molte letture fatte su questo blog sono ben altro, e vanno ben oltre a una banale porzione di patatine extra. non li ho ordinati, ho senza dubbio avuto la fortuna di ritrovarmeli a sorpresa sotto al naso, ma sono stati e a volte sono tuttora dei punti di riferimento. e quando è stato il caso, come con le patatine extra, le ho sempre comunque divise con gli amici al tavolo, col vantaggio di poterle moltiplicare senza che finissero, e senza il mal di fegato.

    ho sempre considerato certi tipi di blog l’evoluzione parallela di un’ottima divulgazione, e questo blog in particolare il mio spacciatore ufficiale di narrativa. senza contare tutti i post sui temi più vari che ciclicamente mi vado a ricercare e a rileggere, per riprendere spunti che – anche solo per la longevità del blog, nonostante la morte parziale di qualche anno fa – sono un’infinità

    personalmente devo molto a strategie evolutive, e se spesso ho limitato l’interazione è per un senso di pudore, un timore di non avere niente di intelligente da dire, da aggiungere, da commentare a beneficio di tutti. sarà una debolezza, forse, in termini di risultato per chi scrive, ma io lo trovo un punto di forza dei blog quello di tenere a freno la necessità di commentare compulsivamente tutto che domina (e devasta) i social network .

    a per quanto riguarda un post sulla nuova traduzione del Signore degli Anelli… dopo “le variazioni tolkien” e i due vecchi post della serie “Se credete a questo, trovatevi uno psichiatra” sono sicuro che potrebbe uscirne qualcosa di estremamente stimolante, interessante e piacevole da leggere.

    al solito non è tanto il cosa, quanto il come vengono affrontati gli argomenti sui blog. e da chi.

  3. Come Ipelo2000 leggo i blog di argomenti che mi interessano molto o di persone che apprezzo e seguo. Nel mio piccolo come sai mi sono cimentata in un blog e ho scelto un argomento che mi affascina da anni, la letteratura per ragazzi, ma colpevolmente lo sto trascurando e ultimamente sto cercando di imprimergli una sterzata. Non mi limito più a recensire un libro o un film, ma cerco e propongo articoli che potrebbero interessare i miei venticinque lettori. Per puro amore di statistica dirò che le visite sono abbastanza costanti, salvo picchi improvvisi che ancora non sono riuscita a spiegarmi. Ammetto di seguire tanti blog e non sempre commento, ma è un tratto del mio carattere: leggo e medito. Lo faccio anche in compagnia di persone fisiche, nel senso che ascolto e medito, intervenendo poco, e mi si taccia di asocialità. Sarò presuntuosa, ma in una società in cui tutti vogliono dire la loro, mi piace essere soprattutto una persona che legge o ascolta . In effetti nel mio blog non ho mai affrontato argomenti che abbiano dato la stura a lunghe discussioni, salvo un post dedicato al famoso telefilm della nostra infanzia “Il tesoro del castello senza nome” che continua a ricevere commenti da anni. Ecco ho scritto troppo e aggiungo che spesso taccio perché come Melocipede mi pare di non aver nulla di particolarmente intelligente da dire. Ma leggo e medito. E qui sul tuo blog c’è sempre tanto materiale da leggere e sul quale meditare. Un caro saluto, Davide.

  4. Ti leggo ogni mattina, per prima cosa. Karavansara e Strategie, quando c’è. Non commento molto, ma ci sono.

  5. Presente! Sono tra quelli che si limitano sempre più spesso al like. Non leggo superficialmente, ma sento di non aver nulla da aggiungere.

    Mi è capitato, tra l’altro, anche di commentare qualche post su un nuovo blog per poi ricevere risposte passivo-aggressive se non apertamente ostili. Oppure di essere completamente ignorato. Ci sta. Forse è colpa mia e magari mi puzza l’alito digitale, ma è naturale che poi passi la voglia di interagire.

  6. Sempre presente, leggo sempre i tuoi articoli qui, su karavansara e su Patreon, anzi leggo e rileggo ma come ha scritto qualcun altro per una forma di pudore tendo sempre a commentare molto poco.

  7. Soluzione non c’è a mio modesto parere. Ringrazio te e altri blogger per la costanza con cui proponete materiale stimolante a noi lettori, fino a quando ne avrete lo stimolo. Io personalmente l’ho perso anni fa. Per tre fattori: personale, per la mancanza di feedback e per la perdita del network soppiantato dalle forme più effimere come Facebook. Forum e blog consentivano scambi più profondi. Mi sono rassegnato.

    • Io non mi voglio rassegnare.
      Ho anche provato a fare dei podcast, che in questo momento “tirano” di più, ma si tratta di un sacco di lavoro a fronte di risposte minime.
      Per cui resto fedele alla parola scritta, finché dura.

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