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Essere bravi non serve

32 commenti

O questo parrebbe essere il principio, stando ai dati che il mio vicino di cella, Alex Girola, continua a condividere sul suo canale Youtube.
E poichgé si tratta di cose che chi bazzica Amazon e KDP conosceva o sospettava da tempo, ma a quanto pare delle quali il pubblico è ignaro, mi pare il caso di condividere…

Ma poi, il pubblico è davvero ignaro?

Mi piacerebbe sentirlo nei commenti, se il pubblico (cioè voi) sia davvero ignaro o non semplicemente rassegnato, o, chissà, magari persino complice.

Resta il fatto che essere bravi non paga – la competenza da sola non vende, una buona storia ben scritta non ha una speranza all’inferno contro qualunque cosa che sia spinta da dati fasulli.
E una cifra X di vostra scelta, spesa in editing professionale e copertina di lusso non avrà mai l’effetto della stessa cifra X spesa per comprarsi recensioni o acquisti farlocchi.

E questo genera una stranissima situazione – perché ammettiamo che un autore investa alcune banconote da 100 euro per acquistare qualche centinaio di recensioni positive per un suo libro, e che sulla scorta di queste recensioni l’Onnipotente Algoritmo di Amazon metta quel dato libro in vetrina, lo spinga, lo raccomandi. E che di conseguenza alcune centinaia di lettori curiosi lo acquistino.

Si tratta di un meccanismo, lo abbiamo già detto, che dimostra zero rispetto per il lettore e zero rispetto per il lavoro di chi scrive – anche di chi scrive e poi paga le recensioni fasulle… perché non è che dia un bel segnale.
E davvero, se mettere un romanzo a 99 cent viene letto come indice di scarsa fiducia nel valore del nostro libro, e viene sconsiogliato, pagare persone per fingere di leggere il nostro libro al fine di convincere altre persone a leggerlo, cosa potrebbe indicare?

Ed è naturalmente un meccanismo che costa ad Amazon molto più di quanto faccia guadagnare – certo, i libri vendono, e la percentuale di Amazon è garantita… ma perché a questo punto dovrei investire i miei soldi in Amazon Ads – un metodo legale per “spingere” i miei libri.
O se è per questo, perché investire in qualunque altro sistema legale di pubblicità sui social – quando è disponibile un sistema illegale e, palesemente, più efficiente?
E intanto che la qualità, e i lettori, vadano all’inferno.

Per cui ho una seconda domanda, alla quale mi piacerebbe sentire una risposta nei commenti: voi come vi sentite, a venire trattati come bestiame da gente che poi si pavoneggia sui social e mette “scrittore” dopo il nome?
Perché a me non è che piaccia proprio tantissimo.

Autore: Davide Mana

Paleontologist. By day, researcher, teacher and ecological statistics guru. By night, pulp fantasy author-publisher, translator and blogger. In the spare time, Orientalist Anonymous, guerilla cook.

32 thoughts on “Essere bravi non serve

  1. Ormai sono anni che provo una sottile vergogna a definirmi “scrittore” e anche uscendo dal recinto Amazon, anche nell’editoria tradizionale, troppo nomi ci vengono ammaniti come eccellenze mentre sono tutt’altro ma piacciono. È un po’ come la storia del ragazzo che mangia sempre hamburger del Mac. Conosce il marchio, lo trova dappertutto e la volta che provi a fargli assaggiare una fiorentina te la schifa perché è abituato ad altro

  2. Purtroppo siamo sempre nel mondo dell’etica
    Io dico sempre che uno scrittore deve prima di tutto essere un maestro di etica perché il suo scopo è far evolvere la società
    Purtroppo i meccanismi truffaldini e anti etici esistono e sono molto forti.
    Vanno combattuti
    E l’unico modo per farlo è combatterli con la stessa forza, con i nomi e i cognomi di chi commette queste azioni.
    Io l’ho fatto a suo tempo (e ne ho pagato le conseguenze ovviamente) e continuerò a farlo.

    • Il fatto che ci siano delle conseguenze da pagare se si denuncia il malaffare è uno dei grandi piccoli orrori della nostra cultura.
      Ma l’alternativa è essere complici, e complici no, mai.

  3. Spero la situazione sia meno pessimistica di così, se no davvero ti viene voglia di buttare tutto alle ortiche e smettere di voler scrivere roba di qualità (passando notti insonni e ore sacrificate invece di riposarsi). Cioè butti giù cose a random, magari con quei programmi di scrittura virtuale e toc, lo promuovi in modo farlocco e vendi a palate. Qui come dice la mia saggia panettiera russa (si parlava di plastica da imballaggio ma il discorso è lo stesso) la differenza la devono fare i consumatori con le loro scelte di acquisto. Ben vengano perciò post come il tuo che aiutano a capirci qualcosa.

  4. Ho imparato a mie spese a diffidare dei libri che Amazon mi mette sotto il naso con insistenza e non leggo più le recensioni. Dopo vari gradi di ustione (perché mi brucia tanto acquistare un libro deludente dal punto di vista dello stile e della trama e non certo per i soldi spesi, ma in virtù del mio tempo sprecato) leggo le prime pagine e mi affido esclusivamente al mio giudizio e alle mie sensazioni. Ammetto di non aver mai sospettato ciò di cui parla Alex Girola e di non saper riconoscere le recensioni fasulle.

    • In prima battuta, una recensione fasulla è estremamente generica.
      “Un libro scorrevolissimo, che si legge tutto d’un fiato.”
      “Sì, ma di cosa parla? Cosa ti è piaciuto?
      Ti è piaciuto solo che l’hai finito in fretta? Non è una bella raccomandazione, eh…” 😀

  5. Forse, ma dico forse, il problema è soprattutto del consumatore occasionale in generale. Per chi conoscere il genere che ama, o che sta cercando di approfondire, poco valgono i trucchi. Basta una veloce ricerca per capire come scrive tizio o caio. ( e lo stesso vale per la qualità di qualsiasi altro prodotto).

    Penso (ma magari è romantica illusione) che la qualità alla fine vinca sempre.
    Al di là delle regole, sicuramente pessime, del gioco

  6. PS: mi venga permessa una piccola battuta, in un sito come questo che apprezza cialtroni, avventurieri e truffardini personaggi…cosa sarà pomparsi un libro con qualche acquisto? tra cento anni questi autori saranno come le simpatiche canaglie raccontate tante volte anche qui

    • Nel frattempo però la loro cialtronaggine avrà causato la morte degli onesti, che magari non scrivono per poter mettere “scrittore” dopo il nome su Facebook, ma per pagare le bollette, che arrivano, inesorabili.
      Ma in effetti, quanti pittori sono passati alla storia perché non sapevano dipingere ma riuscivano a infinocchiare i loro mecenati? Quanti poeti restano nelle nostre antologie perché pagavano chi li recensiva?
      Non me ne viene in mente nessuno…

      • In realtà, da sempre il mondo è pieno di mediocri che vendono non grazie alla loro abilità ma grazie alla dabbenaggine dei gonzi. Se ne lamentavano già Manzoni e Dickens quando si vedevano plagiati e la gente non distingueva bene le opere.

        E facile apprezzare truffatori e tizi loschi di fumosi locali esotici quando non si è vittima dei loro raggiri.
        Detto senza polemica e da gran tifoso di questo blog

  7. I lettori lo sanno? Qualcuno lo sa, altri ne hanno forse il sospetto, la maggior parte non sa nulla, probabilmente non sa neppure di essere un lettore.
    E forse non lo sono davvero, dei lettori.
    In sintesi, probabilmente la maggior parte dei “lettori” non è neppure interessata all’argomento, dato che si limitano a seguire vaghe indicazioni di lettura senza davvero scegliere.

  8. Ciao Davide, ho saputo del fenomeno leggendo un post mandatomi dall’amico Andrea Berneschi. Ho ascoltato le parole di Alessandro Girola e ne sono rimasta amareggiata. Ma questo problema è dovuto alla Solitudine dell’Autore, perché dopo aver pubblicato su Amazon, viene lasciato solo a promuovere il proprio libro. Tolta la pagina Facebook dove lo si fa conoscere agli amici e ai gruppi di scrittori, resta poco. Se si scappa dai grandi marchi editoriali che ti spingono, la competenza non paga. Se non c’è una spinta da parte dell’editore che ti pubblica a farti recensire dall’Autore di Punta, addio.

    • Ma magari fosse solo, l’autore! 😀
      Il problema qui è che spesso abbiamo a che fare con gruppi di autori organizzati per acquistare in massa recensioni o per auto-acquistarsi copie multiple delle ultime uscite.
      Chiaramente, avendo l’editore che “spinge”, forse certi trucchetti non servono (ma poi, perché non far contento l’editore, comprarsi qualche centinaio di copie e poter dire di essere un bestseller?)
      Ma a questo punto, per chi non ha – o non vuole avere – un editore tradizionale, le alternative sono davvero solo la morte o la truffa?

      • Io che vendo tre copie a ebook non so che dire. Comprarmi 100 copie del mio ebook per farlo stare sempre in alto in classifica? Ma davvero? E con che soldi? E poi perchè? Se arrivassero anche vendite “vere” da questi giochetti avrei sempre la sensazione di aver barato, che onestamente non mi avrebbe letto nessuno. Per quello sto valutando Patreon almeno saprei veramente chi mi legge e mi apprezza e vuole che cresca e per questo è disposto a darmi “qualche moneta di rame”. Un’alternativa ai raggiri dei furbetti è scrivere sempre e pubblicare in continuazione (ma bisogna averci il fisico e la fantasia). Abbassare i prezzi (a volte, in altre e controproducente). Promuoversi onestamente (questo sempre). Però che tristezza ragazzi! a volte ti viene davvero voglia di lasciare tutto.

        • Con che soldi?
          Con quelli del tuo “lavoro vero” – qui stiamo parlando sempre di hobbysti. Che poi magari incassano alla grande a fronte dei loro investimenti, ma non gente che vive della propria scrittura. Al limite, vivono della propria cialtronaggine.

          • Ma sai che ti dico, io che vendano a palate in questo modo non ci credo. Adesso Alessandro sta preparando un video in merito, sono curiosa, ma non credo mi smentirà più di tanto. Chi compra qualcosa e poi si accorge che non gli piace (qualsiasi ne sia il motivo) lo rende senza tanti complimenti.

            • Nella mia esperienza, la maggior parte dei clienti Amazon non sanno di poter rendere un ebook e così venire rimborsati.
              E io credo che qui valga il principio di riuscire ad ingannare qualcuno almeno una volta. In fondo, se ci si butta su generi molto popolari (romance e thriller), il bacino di lettori è tale che è possibile andare avanti per anni a infinocchiarne solo il 5%, e fare dei buoni introiti.
              E ovviamente si torna al problema della reazione dei lettori – in quanti dicono “mio dio, è orribile, ma se ha tante recensioni positive allora sarò io che non capisco?”
              Questo anche per dire che la presenza di questi cialtroni avvelena l’intera rete di relazioni autore-lettore.

              • Io per ora opero solo nel “fantasy cinese in italiano” insomma una nicchia nella nicchia, però non dubito di quel che dici sia vero, è che ho troppi pochi numeri per fare serie statistiche operando senza trucchi. In realtà anche promuovendomi poco, ma sicuramente gli effetti negativi a cascata di questi comportamenti scorretti arrivano anche a me. Sono più insidiosi della pirateria perchè colpiscono i lettori onesti che “comprano” davvero ebook e libri. Insomma davvero triste tutto ciò.

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