strategie evolutive

ciò che non ci uccide ci lascia storpi e sanguinanti

Merlino

10 commenti

Parliamo di libri, tipo book club, per queste settimane di quarantena e di auto-esilio forzato.
Il ciclo arturiano non sembra godere, di questi tempi, di una particolare popolarità – con l’eccezione de Le Nebbie di Avalon, di Marion Zimmer Bradley, che resiste soprattutto – io credo – nella memoria dei lettori (vedo che è ancora disponibile, a quanto pare in due volumi), il resto della materia di Britannia sembra essere passato in secondo piano, rispetto a quando io ero un ragazzo.

All’epoca avevamo due serie TV (una francese molto filologica ed una inglese allegramente pseudostorica), un cartone animato piacevolmente surreale (The Square Knights of the Round Table, nella versione originale), un film Disney basato nientemeno che sull’opera di T.H. White (che uscì negli Oscar Fantasy), e successivamente una serie di cartoni animati giapponesi, un gioco di ruolo (Pendragon, uscito nel 1985), e poi naturalmente Excalibur di John Boorman… e a ben guardare, anche prodotti diversi come il ciclo di Lyonesse di Jack Vance avevano un che di arturiano.

Poi… basta.

Chissà, forse Goffredo di Monmouth e Mallory sono considerati noiosi, e T.H. White e compagnia danzante non sono abbastanza ignoranti e “di menare” per il pubblico contemporaneo, non è sufficientemente grimdark e paraculo.
Di fatto, io all’epoca lessi Le Nebbie di Avalon della Bradley con una certa curiosità, e lo trovai di una noia mortale. Ma io, naturalmente, lessi il libro della Bradley immediatamente dopo aver letto il ciclo di Merlino di Mary Stewart, e con tuttsa la (non esagerata) simpatia per la Bradley, non ci fu mai davvcero partita.

Ed ora, è con un grande piacere che scopro, chiacchierando con l’amico Franco Pezzini, che i primi tre volumi – oggi la chiamerebbero la “core trilogy” – della Stewart è stata ristampata di fresco, nella nostra lingua, e la si può avere, in cambio di vile denaro, ad esempio su Amazon (sì, ci metterò i link commerciali – non siete ovviamente obbligati a seguirli).

Di cosa stiamo parlando?
Di tre romanzi, che seguono la trama classica – la Stewart usa Goffredo di Monmouth come fonte primaria – della storia di Re Artù, ma raccontata in prima persona da Merlino, che inizia come giovane di belle speranze in una Britannia post-Romana in piena deregulation. Erede di una civiltà precedente, Merlino ha quelli che potremmo definire dei poteri paranormali, e lavoraper mantenere uno straccio di equilibrio in una nazione che è di fatto in piena guerra civile.
Nei tre romanzi – La Grotta di Cristallo, Le Grotte nelle Montagne e L’Ultimo Incantesimo – seguiamo l’avventura di Merlino, i suoi piani per preservare l’ordine davanti all’avanzata del caos, i suoi equilibrismi quando i suoi piani vanno in malora, e osserviamo attraverso i suoi occhi tutti i personaggi della leggenda, che appaiono al contempo molto più umani e tuttavia molto più “mitici” di quanto non siano in altre versioni.

Il primo volume uscì nel 1970, e praticamente tutta la letteratura arturiana o pseudo-arturiana successiva ha un debito colossale col lavoro della Stewart – forse ancora più che con quello di T.H. White. Persino nel libro della Bradley, molte delle idee migliori sono prese di peso da Mary Stewart.
L’autrice stessa fu quasi obbligata ad aggiungere due volumi alla serie, uno negli anni ’80 ed uno negli anni ’90. Ma per cominciare, la trilogia di base è ottima e abbondante.

La serie ebbe un successo colossale, e nei primi anni ’80 uscì anche in Italia, per la BUR, con delle favolose copertine di Sergio Toppi. Poi, l’oblio.
Io lessi i romanzi in una estate, tra… mah, la terza e la quarta liceo? Possibile.
Avevo trovato l’edizione Corgi alla libreria Luxenburg, a Torino – avevano uno scaffale carico di libri della Stewart, che non era schedata come autrice fantasy, ma come seria e popolare narratrice mainstream, e forse per quello arrivava anche in originale con maggior facilità sui nostri scaffali.

Intelligente, avventuroso, con personaggi tridimensionali e vividi, umani sotto alla loro spesso sofferta presenza leggendaria, il ciclo di Merlino è una grande lettura, ed il genere di storia che si può anche spacciare a chi non legge narrativa di genere – in fondo l’ambientazione è storica, e poi via, Re Artù è un classico.
Arrivo quasi a pensare che, oggi come oggi, forse questi romanzi sono più accessibili ai profani che non ai nerd (vittoriosi o meno che siano), che probabilmente lo troverebbero … strano.
Perché la cosa interessante è questa – pur restando una rivisitazione di un mito popolarissimo e ben noto, il ciclo della Stewart non contiene ciò che ci aspettiamo. Non male, considerando che la storia, alla fine, la conosciamo tutti. Ma Mary Stewart la racconta in maniera molto diversa, che è poi ciò che lo rende straordinaria questa serie.

Ed ora l’hanno ristampata.
Senza le copertine di Sergio Toppi, e quello è davvero un crimine, ma possiamo passarci sopra.
Il ciclo di Merlino è nuovamente disponibile nella nostralingua, e sarebbe bello se trovasse un pubblico.

Autore: Davide Mana

Paleontologist. By day, researcher, teacher and ecological statistics guru. By night, pulp fantasy author-publisher, translator and blogger. In the spare time, Orientalist Anonymous, guerilla cook.

10 thoughts on “Merlino

  1. Grazie per questo post, Davide.
    Aggiungere un libro (o tre) alla lista di lettura di questi tempi è terapeutico per il morale.

  2. Re in Eterno è uno dei miei libri preferiti, ed Excalibur è uno dei miei film preferiti! E anche io ho trovato deludente la Bradley.
    Dai, se li consigli, approfitto della ritraduzione e recupero i libri della Stewart 😀

  3. Io l’ho letto la trilogia di Mary Stewart nel 2010 o giù di lì. E devo dire che è davvero accurata e scritta bene (si vede la sua conoscenza delle fonti e la sua abilità nel dare spessore ai personaggi). Io, il suo, lo chiamerei “fantasy storico”. Marion Zimmer Bradley era molto più istintiva, evocativa e femminista. Anche nel caso delle “Nebbie di Avalon” e non solo nel ciclo dedicato alle Torri e ai Veggenti (mi viene in mente un titolo come “La Torcia” riferito a quel ciclo). Il suo è un fantasy classico. Ma visto da una donna che ha studiato il ciclo arturiano e non da un uomo legato a Tolkien. Almeno, è ciò che mi hanno trasmesso queste due autrici.

  4. Anch’io ho apprezzato molto il ciclo di Mary Stewart, e mi fa sempre piacere sentirne parlare bene. Ho letto anche T.H. White, non male. Le nebbie di Avalon sono tutta un’altra cosa. Non sono una fan della Bradley pur avend letto parecchi dei suoi libri. Ciao!

  5. Addirittura, Davide? Però la cosa mi stupisce relativamente (se era bravo, ma voleva farla brillare, allora è ovvio che abbia agito così). Succede, per affetto verso il parente “più dotato”, o per timidezza: “Potrei, ma non voglio perché saremmo in troppi”.

    • Paul Edwin Zimmer era un ottimo autore – qui da noi la Nord pubblicò alcuni suoi romanzi fantasy (tre, mi pare – i primi due erano ottimi). Tutti ormai sono concordi che “I Cacciatori della Luna Rossa” l’abbia scritto Paul, non Marion, anche se non ho idea delle circostanze.

  6. Grazie della precisazione, Davide.

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