strategie evolutive

ciò che non ci uccide ci lascia storpi e sanguinanti

Viaggiatori stazionari

12 commenti

Si parlava ieri, durante l’ora d’aria qui nel Blocco C, di come debbano sentirsi in questo momento i travel blogger, nel vedere il proprio lavoro svanire per il prossimo futuro. Perché se c’è una cosa che è chiara è che dopo questa facenda del COVID-19, viaggiare non sarà più la stessa cosa.

I pernotti in hotel e resort a spese della gestione in cambio di servizi fotografici e recensioni, i vlog ripresi dalla sala d’attesa degli aeroporti, gli eventi, i festival, il semplice camminare fra la gente in posti diversi, lo stile di vita nomade con tutti i suoi vantaggi e la sua mistica, sono cose del passato. Una intera industria è, di fatto, morta, con tutto il suo indotto – le compagnie aeree chiedono incentivi, albergatori e operatori del settore vedono avvicinarsi la fine, e sì, anche i travel blogger rischiano l’estinzione.
Niente incentiovi, per loro – dovranno “reinventarsi”.

E qui sarebbe il caso di fare una distinzione fra viaggi e turismo, perché il linguaggio che ho usato qui sopra è ingannevole – a scomparire sarà probabilmente il turismo, quello di Se è martedì, dev’essere il Belgio (grande piccolo film, Ian McShane e Sazanne Pleshette, un sacco di ottimi caratteristi, lo trovate su Youtube). Il viaggio resterà una attività, ma risulterà probabilmente trasformato, e mi domando se non sarà in futuro più facile viaggiare come in passato, più vicini al territorio e da soli, in maniera avventurosa, come il buon Alastair Humphreys nel video che ho postato un paio di giorni or sono. O forse, chissà… diventerà una attività per le elite, un futuro di viaggi “esclusivi” e “per pochi” non costruiti sul coraggio, l’ingegno e la curiosità (o la necessità, a volte) ma semplicemente sulla capacità di buttare abbastanza soldi contro l’ostacolo da poterli usare come rampa per superarlo.

Per me è una prospettiva alquanto triste – ho avuto la fortuna di viaggiare, anche se non quanto avrei voluto, durante i miei vent’anni, e ora, sedentario non per scelta ma per necessità (e sì, perché no, paura), vedevo comunque la possibilità di una vecchiaia on the road.
Non succederà, molto probabilmente – e nel momento in cui ci sono persone che alla vecchiaia, qualunque genere di vecchiaia, non arriveranno, è insensato lamentarsi.

Intanto, nonostante il Decreto del nostro Ministro della Culttura per favorire la lettura (ne parleremo, magari), resta possibile viaggiare da fermi, leggendo i resoconti dei viaggi altrui – e chissà che i travel blogger non si riciclino come autori di libri di viaggio.
Non facile, per quelli che si limitavano a recensire I Cinque Migliori Locali per un’Apericena Vegana a Ulan Bator, ma hey, è la selezione naturale al lavoro.

Io che in questi giorni alterno notti d’insonnia e sonni strapazzati da sogni molto impegnativi, due notti or sono ho letto, in una sola seduta, Il Cammello Battriano, di Stefano Malatesta – che fu un best seller una ventina d’anni fa e descrive qualcosa che da vent’ann non si può più fare: un lungo viaggio sulla Via della Seta. È un libro esile, quello di Malatesta, che percorre tre binari paralleli – la georafia, la storia e la letteratura di viaggio, e cita una valanga di personaggi e di titoli (e mi obbligherà a trascorrere la pausa di pranzo sull’Internet Archive a cercare delle copie digitali di alcuni tomi ottocenteschi). È agile, ironico, bello da leggere.
Vi metto il link all’ebook – che è tutto ciò che potete avere al momento, perché, come certamente sapete, al momento Amazon evade solo gli ordini pregressi, ma accetta solo ordini per materiali di prima necessità e no, i libri non sono di prima necessità (anche di questo, magari discuteremo parlando del Decreto per la lettura).

La mia copia cartacea è arrivata con L’Ultimo Pacchetto da Amazon, una scatola contenente quattro libri ordinati usando un buono, venti giorni or sono. Erano anni che Amazon non mi mandava tutti i libri in un solo collo – di solito le spedizioni con Prime sono pacchettini singoli, per sfruttare qualche area grigia delle teariffe postali. Lasciato dal postino fra le sbarre del cancello, l’Ultimo Pacchetto da Amazon mi ha dato uno strano senso di ineluttabilità – la nostra vita sta cambiando. Stiamo diventando, che ci piaccia o meno, dei viaggiatori stazionari – che poi era una canzone dei Camel, e quindi tutto torna, a modo suo.

Autore: Davide Mana

Paleontologist. By day, researcher, teacher and ecological statistics guru. By night, pulp fantasy author-publisher, translator and blogger. In the spare time, Orientalist Anonymous, guerilla cook.

12 thoughts on “Viaggiatori stazionari

  1. Hai ragione, Davide. Pazienza, per i viaggi. Ma quello che ti distrugge è il Decreto sulla Cultura. Il libro come sostituto al viaggio? O.K., ma allora che il Governo faccia qualcosa per sostenere l’industria della cultura. Da soli è impossibile farcela.

    • Ma il governo sostiene di aver fatto qualcosa per la cultura… è questo, probabilmente l’aspetto più tragico della faccenda.
      ma ne parleremo nei prossimi giorni.

    • Il governo NON deve sostenere la cultura
      Non come sta facendo da anni dando soldi ai soliti noti per non fare nulla
      Il governo deve sostenere la scuola e deve smettere di aiutare le case editrici.
      Le case editrici come sono adesso seguono un modello antietico su tutta la filiera che danneggia tutti gli attori, lettori compresi. Devono morire e male per dar spazio a una evoluzione del concetto di editoria

  2. Posso fare due commenti che saranno poco gentili?

    Primo: finalmente forse ci togliamo dai … tutti quei travel blogger e quella letteratura spazzatura da viaggio. Tutti quegli arricchiti e/o figli di papà che ti sbattono in faccia la loro vita da turisti mentre tu stai cercando di accumulare i centesimi per un kg di pasta.
    Questo non significa che sparirà la letteratura di viaggio ma che spero ardentemente che spariscano i blog dei 5 migliori aperitivi qui e là

    Secondo: avete rotto le palle per anni con l’odore della carta e ora non trovate il libro che volete in ebook? Vi sta solo bene.
    Sono anni che mi sento dare del cogl… perché dico che non avere gli ebook è antietico e ora posso dire un bellissimo quanto inutile “Ve lo avevo detto”

  3. Avevo intenzione di programmare un viaggio rapido in Scozia, una cosa solitaria per afferrare l’occasione di vedere la mostra dedicata a Ray Harryhausen alla National Gallery, ma figurarsi. Anche se per allora la crisi dovesse aver superato le sue aggressioni più feroci, sarà impossibile farlo con leggerezza per parecchio tempo. Ci si butterà sui libri e comprerà il catalogo se uscirà online acquistabile – altrimenti amico eBay aiutami tu – oppure la pubblicazione della Titans. Viaggiatori e visitatori di museo stazionari.

    • Fortunatamente molti musei si stanno organizzando – o sono già organizzati da anni – per fornire tour virtuali, che tuttavia di solito non riguardano le mostre temporanee.
      Le cose cambieranno.
      Non necessariamente sempre in peggio, o in meglio, ma saranno diverse.

  4. Mi ciene da ripetere Amen… Ciao!

  5. Lord Max. Scusa, ma quale sarebbe il nuovo concetto di editoria? Io mi sono documentata sull’autoproduzione ma mi pare sia peggio (un autore non può fare tutto da solo. Editing a parte, chi lo promuove? Facebook, la Pagina Autore? E se gli serve la copertina? O di essere tradotto all’estero? Deve usare Amazon, magari. Ma neppure lì ti regalano nulla. O sbaglio?) Te lo chiedo da persona alla quale è stato inculcato un certo modello di editoria (seria) con Anni di Lavaggio del Cervello. E qualcosetta ho combinato (con gente seria). Però la scusa per non leggerti c’è sempre: non mi piace la carta; ho il lettore ebook rotto, lo porterò a riparare quando tornerà il Messia. Concordo con te riguardo alla letteratura da viaggio: o è una guida che invoglia il lettore, o è un viaggio romanzato ma su ricerche reali alla Cussler. Per certe cose banali, hai ragione tu, basta.

    • Diventa una risposta molto lunga che non credo sia nelle intenzioni di Davide avere in un commento del suo blog.

      Rispondo solo con: nessun autore ha mai fatto tutto da solo, almeno non per quanto sia a mia conoscenza.
      Come fa a promuoversi, ad avere una copertina, a fare editing e tutto il resto?
      Esattamente come fanno le CE, trovando dei professionisti che lo sappiano fare.

      Così come Dante (visto che oggi è il dante day) assoldava dei ragazzi per farsi promozione, così come Calvino si è autoprodotto, così possono fare gli scrittori, gli scrittori veri, quelli che vogliono avere il controllo del proprio lavoro e non essere un male necessario e un fastidio per gli editori.
      E gli editori devono sparire, le case editrici devono sparire e diventare dei service editoriali al servizio degli autori.
      E la filiera di vendita deve tracciare tutta la vita del libro e non solo la prima vendita o regalo (e anche lì stiamo iniziando a fare qualcosa)
      E il cartaceo deve sparire… non essere rifiutato e buttato sia chiaro, ma deve diventare un mercato parallelo come il vinile (tanto per fare un esempio) perché il digitale è più etico e ha maggiori possibilità (by the way il digitale non deriva dal cartaceo ma dalla pergamena e supera gli immensi limiti del cartaceo rispetto alla pergamena ^__^)

  6. Ora ne so di più, grazie Lord Max. Sei stato gentilissimo.

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