strategie evolutive

ciò che non ci uccide ci lascia storpi e sanguinanti

Fra quattro pareti

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Gli effetti di questo lungo periodo di reclusione si stanno facendo sentire – non sono mai stato una persona particolarmente attiva; più che altro mi è sempre piaciuto camminare. Non correre, ma semplicemente macinare chilometri a piedi. Un buon modo, il più semplice ed il più economico, per cercare di rallentare il lento ma inesorabile decadimento fisico.
Nei mesi passati non è stato facile.
Maltempo, problemi alle gambe dovuti alla circolazione, cattiva salute, troppe cose da fare…
Ecco, quella delle troppe cose da fare è una scusa – come il maltempo, o il fatto di vivere in un posto in cui non c’è nulla. Il trucco è trovare mezz’ora, coprirsi bene, e uscire.

Ora uscire non è più un’opzione – posso camminare in circolo nel cortile, il che è molto zen, ma fare kinhin, la meditazione zen che si fa camminando, non è lo stesso di andarsi a fare una bella passeggiata sull’argine del Belbo.

E così, dopo che un mese di inattività forzata mi ha ridotto a uno straccio, col fiato corto e gli attacchi di panico, ho deciso di fare qualcosa a riguardo.

“Ma non avevamo una cyclette?”, ho chiesto a mio fratello.
Sì, l’avevamo, era quella che usava nostra madre per la rieducazione dopo l’intervento al ginocchio – ma nostro padre se ne liberò, come si liberò di tutto il resto – abiti, libri, effetti personali – alla morte di nostra madre.
Peccato, perché sarebbe tornata utile.

Sono in tanti, in questi giorni, a descrivere la nostra situazionecome una prigionia, le nostre case come prigioni, la nostra situazione come una privazione coatta della nostra libertà personale.
Credo che molti dei deliri di quelli che vogliono “sfidare l’autorità” andando a farsi un giro per i prati a Pasquetta sia una sciocchezza – unrigurgito egoista di quell’odio verso l’autorità che abbiamo tutti quando l’autorità viene esercitata su di noi.
Ma è unnegabile che se i motivi e le dinamiche sono diversi, è anche vero che esistono categorie privilegiate che hanno sperimentato in passato questo tipo di isolamento.
E allora perché non cercare di imparare da loro.
Dagli astronauti e dai navigatori solitari, certo, dagli speleonauti che hanno trascorso tempi da record in caverne profonde, lontano dalla luce del sole (e magari ne parleremo), ma anche, perché no, dai carcerati.

E proprio in questi giorni, in seguito alle mie osservazioni sul lento ma inesorabile decadimento fisico di cui si diceva sopra, qualcuno ha pensato di regalarmi Cell Workout (sì, ci ho messo il link commerciale), un libro scritto da un giovane americano, ex carcerato, che in carcere ha studiato per diventare personal trainer, ed una volta uscito ha scritto un libro sugli esercizi fisici che si possono fare nei pochi metri quadrati di una cella, un posto in cui ci si ritrova a passare 23 ore al giorno. Niente arnesi o macchine, niente di sofisticato. Niente, in effetti, a parte il corpo di chi sta facendo l’esercizio.
Esattamente ciò che aveva ordinato il medico.

In prigione, le persone possono scoprire cose nuove e migliorarsi in molti modi; fede, forma fisica, una nuova lingua, educazione, abilità e qualifiche che possono portare a opportunità di lavoro. Nel mio caso, ho deciso di sfruttare il mio tempo e incanalare la mia energia in esercizio e fitness.

L J Flanders – Cell Workout

Gli esercizi nel libro sono semplici, descritti con chiarezza e illustrati con delle foto. In duecento pagine molto ariose e leggibilissime anche in ebook, l’autore propone una semplice impostazione generale e il volume include anche un piano ipotetico di lavoro, su dieci settimane, per migliorare la struttura fisica e il tono muscolare.
Non è quello che intendo fare – se possibile, spero che in capo a dieci settimane sia possibile tornare a camminare. E non è mia intenzione sviluppare una massa muscolare come quella dell’autore, ritratto nelle foto illustrative e in copertina.

Ma fare qualcosa, non per diventare come Tarzan ma per mantenersi in buona salute, senza correre il rischio di fare più danni che altro, è un’idea eccellente.
Posso scegliere gli esercizi di cui ho bisogno, e costruire un mio piano di lavoro, pochi minuti al giorno. Va di pari passo col cercare di mantenere il cervello in funzione, costruirsi una routine che ci impedisca di scivolare nell’abbrutimento.
Tutto sembra indicare che la quarantemna durerà ancora a lungo – e chi ha deciso di organizzare processioni, manifestazioni di massa, cordate e serate danzanti sta lavorando attivamente per tenerci chiusi in casa ancora a lungo.
E allora, facciamo quello che serve per non soccombere.

Autore: Davide Mana

Paleontologist. By day, researcher, teacher and ecological statistics guru. By night, pulp fantasy author-publisher, translator and blogger. In the spare time, Orientalist Anonymous, guerilla cook.

5 thoughts on “Fra quattro pareti

  1. Ciao Davide, mi dispiace per i tuoi problemi di salute. E anche che ti pesi questa prigionia. Complimenti per l’idea di pubblicizzare questo libro. Dimostra tutta la tua intraprendenza. Sono d’accordo sul mantenere attivo il corpo (io faccio ginnastica tutte le mattine prima di colazione: sono gli esercizi imparati ai tempi del corso di nuoto). E di perfezionare competenze, leggere, in vista di nuove opportunità professionali. Certo, occorre il sacrificio e la pazienza di tutti per uscire da queste restrizioni (a volte bastano gli errori di pochi per vanificare gli sforzi di molti). Però c’è anche da dire che le autorità stesse ignorano come andrà di fatto l’andamento del virus (prima sembrava meglio, avevano deciso di riaprire anche le librerie, ora no). Tutto andrà a posto.

  2. Pingback: Link Interessanti Aprile 2020 | Luca's Blog

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