strategie evolutive

ciò che non ci uccide ci lascia storpi e sanguinanti

La verità non ha importanza

4 commenti

Stamani il bancomat ha rifiutato la mia carta – segno che i soldi che dovevano arrivare sul conto non sono ancora arrivati. Si sa c’è stato di mezzo il weekend lungo di Pasqua, son cose che succedono.
Sta succedendo a un sacco di gente, là fuori, che il bancomat risputi fuori la tessera con scritto Operazione Non Autorizzata. In molti casi, non è per colpa del finesettimana lungo di Pasqua.

E sarei tentato, a questo punto, di dire che se invece di preoccuparci del vaccino (che al momento non esiste) che ci farà diventare tutti zombi, come sostiene un tale che non ha mai creduto alla teoria dell’evoluzione perché, dice “intuitivamente non mi pare credibile” … se invece di perdere tempo a divulgare la storia del vaccino fabbricazombi, dicevo, ci preoccupassimo del destino di quelli ai quali il bancomat risputa la carta … ecco, forse sarebbe un passo nella giusta direzione.

Ma certo, il vaccino fabbricazombi è molto più semplice – non richiede di riflettere e di pensare, non richiede di prendersi alcuna responsabilità. Basta premere “Condividi”, e poi sedersi e sentirsi parte di una comunità di individui illuminati che cercano di salvare il mondo.
Come essere gli Avengers, ma avendo solo l’ignoranza come superpotere.

Sarebbe il caso di guardare al futuro, con un occhio al presente.
Ma non immaginandosi il vaccino (che non c’è) che ci trasformerà in zombi.
Io guarderei, per dire, al fatto che qualcosa che veniva considerato impossibile fino a poco prima della diffusione del virus – il telelavoro, ad esempio, o l’educazione a distanza – ora è diventato talmente indispensabile che stiamo lasciando indietro quelli che la possibilità di approfittarne non ce l’hanno.
Ora sappiamo che è possibile lavorare e studiare a distanza, ma sappiamo anche che esistono persone che non se lo possono permettere, perché non hanno un computer, o non hanno una connessione veloce – magari vivono sul lato sbagliato della Valle Belbo, in zona di digital divide.
Quello è uno degli aspetti del futuro che ci aspetta.
Non il vaccino fabbricazombi, ma l’accesso alla rete come diritto e come opportunità, e come spartiacque. Come differenza fra pagare i conti o finire in bolletta.

Ne ho parlto già una volta, di questa piccola sfida – cercare di vedere questa situazione non solo come la tragedia che certamente è, ma anche come opportunità.
Una opportunità, ad esempio, per eliminare il superfluo.
Che siano teorie farlocche su virus che zombificano e ripetitori cellulari che attivano nanobot nelle scie chimiche con effetto virale, che sia bieca propaganda politica che cavalca la tragedia, speculazioni economiche e “non possiamo permettere a 20.000 morti di fermere l’economia”, violazioni dei diritti, paghe da fame e zero tutele per lavoratori essenziali, tagli alla ricerca, freni all’innovazione e muta rassegnazione mascherata da cinismo …
Tutte cose di cui potremmo fare a meno.
Di cui possiamo e dobbiamo fare a meno.
Se era quella, la “normalità” alla quale tanti ci dicono che torneremo, potremmo farne volentieri a meno.
Per cui, pensiamo al futuro, e pensiamo a cosa la pandemia ci ha mostrato, a cosa abbiamo imparato da questa esperienza. E poi cominciamo a conservare ciò che funziona, e ad eliminare ciò che non ha funzionato.

Ieri mi hanno detto che la verità non sempre ha importanza.
Credo che sia un’idiozia. È la scrollata di spalle di chi non vuole responsabilità, che dice “per me cosa cambia?” con aria blasé fintanto che in difficoltà sono gli altri.
Ma ora le cose stanno cambiando per tutti.
I primi a sentirlo saranno quelli a cui il bancomat restituirà la tessera.
Poi toccherà a tutti noi. È ora di prendersele, le responsabilità.
Di più, è ora di cercarle.
Di guardare alla realtà, e poi prendere delle decisioni.
Senza lasciarsi distrarre dai vaccini fabbricazombi e dai complotti giudaico-pippo-pluto-massonici e da tutta quella quantità di favole che ci raccontiamo per non prenderci responsabilità e intanto sentirci speciali, per sentirci come gli Avengers, ma solo col superpotere di essere inutili.
La verità è sempre essenziale – anche quando fa male.

Autore: Davide Mana

Paleontologist. By day, researcher, teacher and ecological statistics guru. By night, pulp fantasy author-publisher, translator and blogger. In the spare time, Orientalist Anonymous, guerilla cook.

4 thoughts on “La verità non ha importanza

  1. La verità è la base da cui partire per compiere scelte informate. E la verità è che ci sono tante cose da migliorare: rafforzare le connessioni internet, migliorare la sanità, stabilire dei protocolli più efficaci per contenere futuri problemi di questo genere (perché potrebbe ricapitare, un giorno).

    La verità è che, come nazione, non eravamo preparati per questo scenario (con l’eccezione dei bagarini di maschere e amuchina, che spero spendano tutti i loro guadagni… dai, in parafarmacia, non sono così cattivo 😛 ).
    Ancora non è chiuso questo capitolo, speriamo lo sia presto e che la storia prosegua in modo migliore.

  2. Ciao Davide, ho visto anch’io un video molto simile (virus che in pratica trasforma i poveri individui in creature con microchip come i cani, monitorate di continuo dal Datore di Lavoro Onnipresente, per non parlare della fantomatica rete internet che ci dovrebbe controllare dovunque, persino in casa). Roba discutibile, a dire poco. La verità è quella che dici tu: prima di temere il vaccino cattivo e la Fine della Vita Privata, occorre pensare a chi si vede risputare il Bancomat, come è successo a te e non solo ad altri. Io so da dove arrivano le opportunità serie del telelavoro (insegnare on-line) dal caro, vecchio Posto Fisso Statale che si è riconvertito così. Il nodo del problema è quello: chi non l’ha avuto, e ha sempre lavoricchiato (Lavoricchi è il vero nome della Flessibilità). Poi, certo, il vivere in un paesino, il non disporre della connessione veloce, sono ciliegine su una torta diventata un mattone per moltissime persone. Occorre ripensare il lavoro, ma in un’ottica che cauteli anche chi non ce l’ha fatta a entrare nei giri dei posti statali. Il mio professore di filosofia al liceo mi parlava di un suo amico: “Sai, fa l’editor da Piemme”. Ecco, se quell’uomo poteva viverci, significa che c’erano più tutele. Qui occorre rinegoziare tutti i rapporti di lavoro (con le case editrici, per cominciare, e poi, certo esistono aziende che cercano copywriters, ma con modi di trattare il lavoratore a Partite Iva o diritti d’autore…senza anticipi o stipendi minimi). E non sarà facile, in tempi di casse integrazioni che slittano, e di una recessione annunciata dagli economisti come la peggiore dagli Anni Trenta. E che dicono che l’Italia, come PIL attuale, è al di sopra solo della Grecia.

  3. “Stiamo lasciando indietro quelli che la possibilità di approfittarne non ce l’hanno”. Ecco questa mi sembra una delle verità più inquietanti di questa pandemia. L’accesso alla rete come fonte di sopravvivenza. La rete come preziosa acqua nel deserto. Chi non ci ha accesso, è fuori, è morto tecnologicamente e temo non solo. Questo devono avere bene in mente i nostri governanti. Lo stato non dovrebbe lasciare questo problema alle organizzazioni assistenziali, ma dovrebbe metterlo come primo tema in agenda. Nel mio piccolo cercherò di sensibilizzare sul mio blog i miei lettori.

  4. Pingback: :: L’accesso alla rete come diritto e come opportunità | Liberi di scrivere

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.