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Aggiornare il sistema

4 commenti

Quella che stiamo attraversando è una crisi sanitaria e sociale, certo, ma in ultima analisi è una crisi ecologica – perché è legata a fenomeni naturali ed all’impatto ambientale delle attività umane – che sfocerà certamente in una crisi economica e politica – perché l’economia e la politica sono l’ambito delle attività umane.

E in questi giorni di isolamento forzato mi sono ritrovato a leggere libri – o ad ascoltare audiolibri – su quell’area di sovrapposizione di economia ed ecologia nella quale all’improvviso abbiamo tutti scoperto di trovarci. Perché le due sono legate strettamente – e in fondo l’incapacità dell’economia di accettare i limiti imposti dall’ecologia è una componente molto importante della situazione in cui ci troviamo. I sistemi ecologici ci mostrano con chiarezza che non esiste una crescita infinita all’interno di sistemio chiusi; ma la crescita infinita è il fondamento del paradigna economico dominante.
Questo ci riporta alla macchina di cui parlavamo in precedenza – quella che lavora male, ha un’efficenza pessima, e danneggia l’ambiente ed ammazza le persone. Tutto questo succede perché ci ostiniamo a farla girare col software sbagliato.

E allora, sempre nell’ottica di vivere la catastrofe come opportunità e non come vicolo cieco, perché non considerare l’attuale situazione come una opportunità per aggiornare il software, e far girare la macchina sulla base di principi che siano coerenti col sistema nel quale ci troviamo ad operare.
Un sistema che privilegia la stabilità e la resilienza (la capacità di tornare allo stato stabile dopo una perturbazione) e non la crescita infinita.
Esiste, questo software alternativo?

Fuor di metafora, esistono paradigmi economici che siano in sintonia con la realtà e non col delirio di onnipotenza di qualche sociopatico?
Beh, la risposta è sì.
E non si tratta di teorie farlocche che prevedano il ritorno alle caverne o l’abbandono della tecnologia moderna.
Perciò, visto che questo è un blog dove ci piace cercare le soluzioni ai problemi, ho pensato di mettere giù una lista di lettura per chi volesse approfondire la questione.

Cominciamo col definire i limiti del sistema nel quale ci stiamo muovendo.
Sarei tentato di suggerire l’edizione più recente del classico I Limiti della Crescita (cercate l’originale in biblioteca), Limits to Growth: The 30-Year Update ma perché non buttare anche un occhio a Beyond the Limits to Growth: New Ideas for Sustainability from Japan di Hiroshi Komiyama, che in questo preciso momento Amazon vi lascia gratis in ebook. Questo è un testo accademico pubblicato da Springer, e quindi sarà un po’ impegnativo ma, ehi, è gratis.

Poi io ci infilo sempre un volume di Naomi Klein, se non altro perché c’è un sacco di gente che legge il nome della Klein e perde il controllo, e la cosa mi fa impazzire.
Ma senza prenderlo per oro colato, perché non dare un’occhiata a This Changes Everything: Capitalism vs. the Climate, che è anche scaricabile gratuitamente dall’Internet Archive?
Ma forse The Battle for Paradise: Puerto Rico Takes on the Disaster Capitalists è ancora meglio. Perché è bene avere un’idea di come stia operando il software “buggatissimo” attualmente implementato dal nostro sistema.

Ma esiste un sistema alternativo, si diceva, e non da ieri.
Il padre di questo diverso approccio all’economia è Herman E. Daly. Qui da noi venne pubblicato, nel 1970, Lo stato stazionario. L’economia dell’equilibrio biofisico e della crescita morale. Che, ammettiamolo, ha un po’ un titolo da manuale di self-help, tipo come farsi degli amici e riordinare la casa, ma no, è un solido saggio di economia. Buona fortuna a cercarlo sulle bancarelle o in biblioteca. Ha cinquant’anni suonati, ma da qualche parte bisogna pure cominciare.
Più recente, e disponibile a un prezzo assassino in formato kindle, c’è Beyond Growth: The Economics of Sustainable Development.
Il pensiero di Daly riconosce che, essendo parte dell’attività umana, anche l’economia fa parte del nostro ecosistema – e di conseguenza è vincolata dagli stessi fattori che governano qualunque altro aspetto della nostra ecologia.

Diretta discendente di Daly, c’è poi l’inglese Kate Raworth, e qui il testo di riferimento è L’economia della ciambella. Sette mosse per pensare come un economista del XXI secolo. In italiano c’è solo in cartaceo, mentre in inglese si trova anche in kindle e costa molto meno.
Il lavoro della Raworth rivede, espande e adatta al ventunesimo secolo il pensiero economico di Daly. È vivamente consigliato.

Guardando in una direzione solo apparentemente diversa, e soffermandoci sui sistemi ecologici e le loro interazioni, il testo di base è Resilience Thinking: Sustaining Ecosystems and People in a Changing World di Brian Walker.

Il lavoro di Walker va a definire non solo quali siano le dinamiche che governano qualunque sistema ecologico (e quindi, se dobbiamo credere a daly, anche l’economia), ma anche quali siano le dinamiche di crisi e superamento della crisi che permettono a un sistema ecologico sano di riprendersi dopo la catastrofe.
Che direi è proprio ciò di cui abbiamo bisogno.
Il libro di Walker, che è molto accessibile, distilla e introdce i principi della Panarchia, un modello dei sistemi ambientali particolarmente interessante e flessibile – sul quale avevo proposto a suo tempo un progetto di ricerca ad una università italiana (mi dissero “bello, ma non abbiamo cpaito nulla, quindi no”); già, sono vent’anni che io mi occupo di queste cose.

E per ultimo, potremmo dare un’occhiata a The Transition Companion: Making your community more resilient in uncertain times di Robert Hopkins, per un esempio (e delle linee guida molto complete) su come implementare una economia alternativa in una piccola comunità. Certo, certe cose sarebbero state da fare prima, diciamo a ridosso della crisi del 2009, ma ammettiamolo, all’epoca c’era certamente qualcosa di più importante da fare, vero?

Ma perché leggere questi libri?
Beh, questa situazione in cui ci troviamo sembra volersi protrarre ancora a lungo – e mentre noi ce ne stiamo a casa, l’economia, attraverso la politica, cercherà di operare secondo lo schema del business as usual – minimizzando le perdite economiche anche a scapito del benessere della popolazione, al fine di massimizzare gli utili.
Ci verrà detto che è necessario che il sistema si adegui alla crisi, e ci verrà probabilmente proposto un patto col diavolo.
Sarebbe bello, in quel momento, poter mettere sul tavolo un’alternativa.
Magari da implementare in piccolo, a livello locale, lavorando nei pochi spazi che ci verranno concessi o che dovremo scavarci.
Ma avere delle idee e delle alternative sarà importante.
Leggiamo dei libri, e prepariamoci.

Autore: Davide Mana

Paleontologist. By day, researcher, teacher and ecological statistics guru. By night, pulp fantasy author-publisher, translator and blogger. In the spare time, Orientalist Anonymous, guerilla cook.

4 thoughts on “Aggiornare il sistema

  1. Grazie per i consigli di lettura, è sempre una buona cosa tenersi aggiornati e informarsi sulle alternative a questo sistema, che diventano sempre più necessarie. Inoltre anche Murray Bookchin diceva spesso che creare gruppi di studio può essere un buon primo passo per far nascere movimenti rivoluzionari. Dobbiamo aspettarci notizie del genere dall’Astigianistan? 🙂
    Inoltre ti segnalo che sul sito dell’Island Press hanno da poco reso disponibili numerosi e-book sempre legati a questi argomenti, che credo potrebbero interessarti.

  2. Ciao Davide, terrò presenti i libri che presenti. Nel mio piccolo, cercherò di adeguarmi al cambiamento. Oltre alla scrittura, al leggere in inglese, francese e tedesco, me la cavo con una discreta manualità (anche a livello di economia domestica: so attaccare bottoni, rammendare, fare piccoli lavori di bricolage). Certo, non so che collocazione avrei in un sistema olistico. Però vale la pena pensare a qualche alternativa che non sia solo il liberismo (lì sarei fra le vittime. Perché di per sé mi sento molto vicina al Lovecraft appena arrivato a New York quando cercava lavoro: rivistine a parte, non riusciva a inserirsi. La cultura umanistica non pagava, e forse neppure certi lavori che volevano rifilargli potevano servirgli a molto: se ci pensi, oggi cercano persone istruite per vendere…a gente messa peggio di loro). Questo è uno dei patti con il diavolo meno digeribili. Quanto all’essere blogger o influencer, è roba più da gente volgarotta o dello spettacolo.

  3. Pingback: Link Interessanti Aprile 2020 | Luca's Blog

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