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Dieci Libri #1 – Tanith Lee

8 commenti

C’è questo giochino che fa la gente, sui social, in cui postano le copertine di dieci libri che gli son piaciuti, “solo la copertina, senza commenti o spiegazioni”, e taggano i loro amici.
Io non ho amici, e che senso ha farvi vedere una copertina se poi non parlo di ciò che ci sta sotto? Per cui ho pensato di fare così – una serie di post, a cadenza irregolare, su dieci (o sette, o dodici) libri che sono stati importanti per la mia formazione come lettore e, possibilmente, come scrittore.
Con un po’ di chiacchiere.
Eviterò i libri dei quali ho già parlato estesamente, per cui non aspettatevi post su Gormenghast di Mervyn Peake o sul Nuovo Sole di Gene Wolfe.
Ma magari parleremo di libri che ho citato spesso, ma sui quali non ho mai approfondito.

E dato che da qualche parte dobbiamo pur cominciare, cominciamo con The Birthgrave, di Tanith Lee, uscito nel 1975 e candidato al Nebula per quell’anno.

The Birthgrave è stato il secondo libro che io abbia letto in inglese, quando ero in seconda liceo. L’edizione Orbit, quella con la copertina di Peter Jones (che in questo momento fa da sfondo per il mio desktop).

La storia: una donna si sveglia in un vulcano in eruzione. Non ha memoria del proprio passato, scopre di avere un volto orribile, e sente una voce che la sprona ad andare in cerca della verità su se stessa.
Emerge in un mondo barbarico nel quale si troverà a rivestire alternativamente – ma a volte contemporaneamente – il ruolo di dea, di strega, e di schiava, vagando da una comunità all’altra in cerca della propria identità.

The Birthgrave è il primo romanzo per un pubblico adulto scritto da Tanith Lee, che fino a quel momento, giovanissima, si era fatta un nome come autrice di fantasy per ragazzi.
Pare sia stato scritto in due settimane – non male, per un romanzo di oltre 400 pagine, al di là della complessità e della profondità del testo – a partire da una serie di sogni. Nonostante fosse già un’autrice pubblicata, la Lee ebbe notevoli difficoltà a trovare in Gran Bretagna un editore per il romanzo, e quindi alla fine lo spedì alla DAW di Donald Wollheim. Fu una buona idea, che di fatto lanciò Tanith Lee come autrice di fantascienza.

La copertina dell’edizione DAW parla di sword & sorcery, ma di fatto The Birthgrave è un planetary romance, nel senso che si svolge su un mondo lontano e meraviglioso, semibarbarico ed esotico. L’interesse per le culture che popolano questo mondo passa tuttavia in secondo piano rispetto alla costruzione ed alla esplorazione del personaggio principale – la narratrice del romanzo (che è scritto in prima persona) è una narratrice inaffidabile, ed è all’oscuro del proprio passato. Il suo viaggio attraverso i deserti e le città del mondo in cui vive è quindi una esplorazione ed una evoluzione – la narratrice cresce, e cambia, fino a tornare a diventare se stessa.

Lessi The Birthgrave perché mi avevano parlato malissimo di Tanith Lee – l’aggettivo più lusinghiero che le avessi sentito applicare era “prolissa”, ma di solito “ultrafemminista” era l’etichetta che le veniva appiccicata.
Ma mi avevano parlato malissimo anche di Michael Moorcock, e le mie avventure come lettore stavano cominciando a farmi dubitare dei giudizi critici di certe persone. Decisi perciò di farmi una mia idea.
E potendo scegliere fra l’edizione in inglese e quella in italiano, optai per quella in inglese – costava meno, aveva una copertina migliore, e l’idea di mettermi a leggere in lingua non mi era ancora passata.

Letto in inglese, a quindici o sedici anni, The Birthgrave fu una fatica improba – mi portò via buona parte di un’estate. E tuttavia, nonostante la fatica e la difficoltà, c’era qualcosa, nella storia, che mi imponeva di proseguire. In questo senso, leggere The Bithgrave in quel momento fu essenziale – una storia meno coinvolgente, non così zeppa di misteri e di idee, forse l’avrei lasciata a metà, e non avrei continuato a leggerein inglese, dicendomi che non faceva per me. In quanti modi sarebbe cambiata la mia vita!

Tanith Lee sosteneva che per lei, nelle sue storie, personaggio e trama non erano separabili – non scriveva storie character-driven o plot-driven, ma storie e basta, e credo che questo libro sia un ottimo esempio. E forse in questo risiede la sua capacità di acchiappare il letotre.

È ultrafemminista, The Birthgrave?
È certamente una storia popolata di uomini molto poco eroici, anche nella loro grandezza, ed ha al suo nucleo un personaggio femminile che riesce a restare entro i canoni ma a sovvertirli in maniera abbastanza sottile.

Ed è l’opera di un aragazza di venticinque anni, il che è certamente un segno della straordinaria capacità come narratrice di Tanith Lee. Il linguaggio è complesso, ed ha un suo ritmo molto definito – Tanith Lee scriveva ascoltando musica, e si sente – e le idee e le invenzioni

In Italia lo pubblicò Libra, come Nata dal Vulcano, nella traduzione di Roberta Rambelli, e poi lo ripubblicò la Nord nella collana Cosmo Oro, tradotto da Viviana Viviani. Non ho letto nessuno dei due, quindi non posso esprimere un parere sulla traduzione. Immagino entrambe le edizioni si possano trovare sulle solite benemerite bancarelle, o su eBay.

Su Amazon si trova la nuova edizione DAW, per circa tre euro.
Credo li valga tutti.

Mi piacerebbe rileggerlo – e in effetti avevo in programma di rileggerlo nell’estate del 2020, per il semplice fatto che la Lee diede a questo romanzo due seguiti – Shadowfire (anche noto come Vazkor son of Vazkor) e Hunting the White Witch – che per vari motivi non ho mai letto. Sarebbe stato bello rileggere la serie da capo.
Chissà che alla fine non lo faccia.

The Birthgrave è un gran romanzo, e vale la pena di leggerlo, e di rileggerlo. E poi andare avanti, col catalogo di Tanith Lee, che scrisse oltre 90 romanzi, sempre ad un livello altissimo.

Autore: Davide Mana

Paleontologist. By day, researcher, teacher and ecological statistics guru. By night, pulp fantasy author-publisher, translator and blogger. In the spare time, Orientalist Anonymous, guerilla cook.

8 thoughts on “Dieci Libri #1 – Tanith Lee

  1. Ciao Davide, anch’io ho avuto modo di apprezzare il talento di Tanith Lee attraverso altre sue opere. Grazie di avermi fatto conoscere anche questa. Io ho trovato magistrali le sue atmosfere narrative e l’uso dei personaggi femminili e ho assimilato quanto più potevo. Questo, attraverso Cristina Tartaglino, nella Biblioteca di Nizza Monferrato.

  2. Di lei ho letto: “Il padrone della notte”, “Il signore delle tempeste”.

  3. L’ho letto ed apprezzato molti anni fa, credo nella traduzione di Roberta Rambelli (che considero un po’ un valore aggiunto). M’hai fatto venir voglia di rileggerlo. E comunque tutto quel che ho letto di Tanith lee mi è piaciuto. Ciao!

  4. I have to say, I love Tanith Lee’s writing. So lush and dark and also kind of old school pulp in some ways.

  5. Complimenti per la tua rubrica mi stai facendo scoprire moltissimi autori e autrici interessanti (e mettendo a dura prova il mio portafoglio).

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