strategie evolutive

ciò che non ci uccide ci lascia storpi e sanguinanti

Qui, e adesso

14 commenti

Non lo odiate anche voi quando fate un’affermazione, anche solo una osservazione banale, oppure esponete una vostra ferma convinzione, e immediatamente la realtà si organizza per venire a mettervi alla prova proprio su ciò che avete appena detto, come a voler vedere se le vostre convinzioni non siano, alla fine, solo chiacchiere?
A me succede di continuo.
Io la detesto, ‘sta cosa.

Poche ore fa, attraverso un messaggio via facebook, gli abitanti di Castelnuovo Belbo hanno saputo che è stato rilevato un primo caso di COVID-19 nel nostro paese.
È cominciata anche qui.

Castelnuovo è una comunità piccola – circa 800 persone, per lo più anziani, un negozio di alimentari, una tabaccheria, una farmacia.
Fintanto che è andata bene, le piccole dimensioni della comunità e il relativo isolamento del paese fra le colline dell’Astigianistan sono state, ovviamente, un fatto positivo – prese le ovvie precauzioni, era estremamente difficile che il virus arrivasse a qui. Ma ora che è arrivato, tutti i fattori ecologici giocano contro di noi.
In assenza di ulteriori informazioni, e non sapendo chi sia la prima vittima, la notizia del primo contagio in paese è servita solo ad innescare il panico.

E io ieri scrivevo di come la paura possa alla fine avere un effetto positivo, se accettata per ciò che è, ed usata.
E ora la paura è qui.
E adesso come la mettiamo, eh?
Dove sono le tue chiacchiere zen, i tuoi libri e le tue idee brillanti?

Perché è innegabile che io abbia paura.
Discendente di una lunga linea di asmatici e cardiopatici, sono oltre i cinquant’anni, ho una salute incerta con ovvi problemi di circolazione e, di fatto, sono in cima alla lista di quelli che se si beccano il virus ci restano secchi.
Aggiungiamo la generale incertezza per il futuro, i problemi economici, i lavori che svaniscono all’avanzare della quarantena…
Sarebbe da sciocchi non avere paura.

Ma, dopotutto, lo sappiamo come andrà a finire.
Ciascuno di noi lo sa.
Siamo seduti in un cinema, a guardare un film, e sappiamo, lo sappiamo, che un giorno si spegneranno le luci, e non sapremo mai come va a finire la storia. Siamo solo molto in gamba a dimenticarcene.
Ma lo abbiamo sempre saputo. La paura che l’attuale pandemia porta con sé è solo lo strumento che rende più difficile distrarci da questa consapevolezza.

E allora, adesso come la mettiamo?

Tanto per cominciare, sto cercando di scrivere più in fretta – perché Ike Asimov aveva ragione, in questo.
Ho due lavori da chiudere e devo chiuderli perché voglio essere pagato, perché se mi dovesse capitare qualcosa…

Che frase idiota.
Rifacciamo…

Ho due lavori da chiudere (e due in coda, ora che ci penso) e devo chiuderli perché voglio essere pagato, perché se dovessi morire mio fratello avrebbe bisogno di fondi – e in questo momento i nostri fondi sono abbastanza traballanti.

Sto anche preparando un banale foglio di carta con sopra tutte le password e i codici e i riferimeti – conti bancari, PayPal, patreon, contratti, cose.
Perché se dovessi morire mio fratello dovrà poter prendere il controllo delle cose senza tempi morti, e senza la necessità di dover hackerare il mio computer.

E sto preparando delle lettere, per mio fratello e per un paio di altre persone. Perché loro dovranno andare avanti, e io posso solo cercare di aiutarli a farlo. Non che io abbia chissà quali superpoteri, ma hey, si cerca di fare quel che si può.

E poi basta.
Si tratta di stare seduti qui, e vedere cosa succede.
Questa paura non cambia la realtà dei fatti, la rende solo più visibile.
Se il virus in questo momento è in circolazione nel mio organismo, c’è poco che io possa fare – ed è inutile preoccuparsi per le cose sulle quali non abbiamo il controllo.

Per cui, ed è questa la cosa interessante, alla fine non so se la mia vita cambierà radicalmente…

OK, se muori la tua vita cambia radicalmente, diciamo pure che è il cambiamento radicale derfinitivo, ma strada facendo?
Credo continuerò a fare ciò che facevo prima.
Forse, ma questo è da vedere, con meno preoccupazioni – non perché “tanto muoio, chemmefrega”, ma perché ci sono preoccupazioni che sono solo una perdita di tempo, e c’è così tanto di meglio, e di più importante, ed utile, da fare con quel tempo.
La paura è un eccellente promemoria.
Ci sono un sacco di cose che possiamo fare, qui e adesso.

Io ad esempio ora andrò a prepararmi una tazza di té, e poi metterò insieme i personaggi per un’avventura ad Hope & Glory che devo giocare esattamente fra dodici ore. Sarà divertente.

Ah, ma prima di chiudere, un’ultima riflessione,.
Come notarella a margine, sull’intera faccenda della paura, ci sarebbe da sottolineare come ci sia, e non da ieri, chi vuole usare la nostra paura per distrarci – farne uno strumento dicontrollo, facendo leva sulla nostra confusione, sulla nostra ansia, sulla nostra fragilità. Come diceva Paul Kantner

Don’t feel so badly about current anxiety
About your frustrations emotional uncertainty
That’s the way you’re supposed to feel
that’s the way they want you to feel
Dissatisfaction dissatisfaction
Massive demoralization family unit breakdown
You’re supposed to believe that war is imminent
That crime soars and chaos prevails
Then they give you a moment of sweet sweet peace
And you become so happy you don’t send them to jail

Paul Kantner, I Came Back from the Jaws of the Dragon

Usiamola, questa paura.
Usiamola per vedere la realtà, qui ed ora, e poi agire.
Usiamola noi, perché altrimenti la useranno altri, e non a nostro vantaggio.

Autore: Davide Mana

Paleontologist. By day, researcher, teacher and ecological statistics guru. By night, pulp fantasy author-publisher, translator and blogger. In the spare time, Orientalist Anonymous, guerilla cook.

14 thoughts on “Qui, e adesso

  1. Forza Davide, qui in provincia di Pavia facciamo fronte (mica tutti, eh…) al timore con le necessarie azioni preventive. Sapere cosa fare, come farlo, quando serve; il resto del tempo è tempo buono, tempo per lavorare, per rilassarsi, leggere e scrivere.
    Ho trovato interessante, recentemente, questo link, magari può esserti di supporto: https://forge.medium.com/the-important-thing-is-to-not-be-afraid-2bd318da0b3c

  2. Intanto un bocca al lupo che, come racconta la leggenda è il posto più sicuro al mondo in cui stare.

  3. Credo che ci sia soltanto una regola valida durante l’Apocalisse: bisogna mantenere la testa lucida. Non farti travolgere dall’angoscia derivante da un singolo caso nel tuo paese, a risentirne è solamente la stabilità emotiva. A conti fatti, cambia poco: anzi, hai il vantaggio di abitare in campagna e di poter limitare al minimo i contatti umani. Al massimo puoi sospendere l’uso dei corrieri per qualche tempo – così da migliorare la situazione. Io vivo in una cittadina con 5 casi acclarati, la città dove lavoro ne ha una dozzina e sono parte di un’azienda con 170 persone, che condivide l’ingresso del territorio aziendale con un’altra azienda da 700 dipendenti. Se uno ci si mettesse a pensare, non uscirebbe più di casa. Quel che bisogna fare è mantenere la mente fredda (Nick mano fredda come esempio!), seguire tutti i protocolli di sicurezza e non darsi per spacciati.

  4. La presenza di una pandemia aggiunge una carta al mazzo dei disastri possibili, questo è sicuro, ma de facto non cambia più di tanto il quadro generale. Sappiamo tutti che prima o poi il bus si fermerà e che tocca pensare a chi proseguirà il viaggio.
    Se è vero che hai dei motivi validi per ritenerti un soggetto più a rischio di altri, è altrettanto vero che rispetto all’inizio della pandemia la macchina pubblica dei soccorsi ha fatto molti progressi, ergo hai percentuali maggiori di uscirne con le tue gambe se proprio dovesse capitare.
    Spero di non risultare gelido, ma trovo che l’uso della ragione sia l’unica risposta che riesco a dare di questi tempi.

  5. Ciao Davide, anch’io sono d’accordo con te (e ho preso le dovute precauzioni). In Astinigianistan ci sono casi…dove non diresti.). Anch’io, come te, scrivo come se avessi i segugi di Tindalòs alle calcagna. Questo pensando a mio marito. Perché si trovi qualche cosa nel caso in cui dovessi andarmene prima di lui. Per il resto, leggere, scrivere e fare tutto con intensità non può che essere la cura migliore contro la Paura.

  6. Se non domini la paura sarà lei a dominare te. Prendete le dovute precauzioni e tenente alto il morale

  7. Tieni duro, e tanti in bocca al lupo!

  8. D’accordissimo sul cavalcare l’onda. Io, ben ultrasettantenne, sto tra l’Amedeo di Savovia (ospedale per infettivi) e una casa di riposo con la sua quota di decessi. Sono credente, e questo è la mia salvezza .Ma sono d’accordo su quanto scrivi. In bocca al lupo, a tutti voi!

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.