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Forse abbiamo commesso un errore

9 commenti

Se ne parlava stamani, durante l’ora d’aria, qui nel Blocco C della blogsfera, di come ora che è iniziata la Fase 2 (sono solo io a ricordare quel vecchio film di Saul Bass?), chi si occupa di intrattenimento – che sia uno scrittore o un musicista o un ammaestratore di moffette – torna ad essere un lavoratore non essenziale.
Ammesso che gli si riconosca il titolo di lavoratore.

Perché alla fine, non è mica lavorare, no?
In fondo ti ci diverti. E lo sappiamo tutti, vero, che se ti ci diverti non è lavoro.

E forse noi abbiamo commesso un errore.
Tutti, collettivamente.
Perché quando ha avuto inizio il lockdown, ci siamo messi a scrivere e a dare via i nostri ebook gratis, o a suonare e cantare, o a leggere libri su Youtube per tenere buoni i bambini, o a organizzare spettacoli di moffette ammaestrate su Instagram.
E abbiamo regalato il nostro tempo, e il nostro lavoro.

E forse è stato un errore perché ora che le cose stanno rientrando – ammesso che stiano rientrando, e possiamo solo aspettare per vedere… adesso che le cose stanno rientrando, dicevamo, perché dovremmo essere pagati?
Se potevamo regalare il nostro lavoro prima, perché non adesso?
Che poi, lavoro…

Ed è molto curioso, perché forse – e dico forse – quello che i musicisti, gli attori, gli scribacchini e gli ammaestratori di moffette hanno regalato, nelle settimane passate, ha contribuito a tenere a bada la follia e la disperazione.
Paragonabile al lavoro di medici, infermieri e cassiere del supermercato?
Naturalmente no.
Ma noi la nostra piccola parte l’abbiamo fatta.

Ma ora è tutto finito, la gente sta ballando nelle strade, il futuro è radioso, la Confindustria sorride benevola e se noi volessimo davvero pagare le bollette e i mutui ci troveremmo un vero lavoro, e la smetteremmo di frignare.

Forse, è solo un’ipotesi, abbiamo commesso un errore.
Avremmo dovuto chiudere tutto, e lasciare al mondo la possibilità di capire cosa vuol dire esistere senza di noi.
Abbiamo sbagliato.
Ma davvero, cos’altro avremmo potuto fare?

Autore: Davide Mana

Paleontologist. By day, researcher, teacher and ecological statistics guru. By night, pulp fantasy author-publisher, translator and blogger. In the spare time, Orientalist Anonymous, guerilla cook.

9 thoughts on “Forse abbiamo commesso un errore

  1. Ancora quel brutto concetto che essere scrittore, musicista, attore non sia un vero lavoro. Soprattutto per quanto riguarda la scrittura vedo molta ignoranza ancora adesso.

  2. Sì, in questi mesi ho regalato centinaia di ebook gratuiti, e alcuni li ho anche presi, pelropiù classici in edizioni che non avevo. Ma ne ho ha anche comprati, credo di non avere mai comprato tanti libri così in vita mia, e alcuni li ho comprati e regalati (su Amazon c’è l’opzione regala questo ebook). Perchè solo prendere non mi sembrava giusto. Mi sarebbe piaciuto che che tutti, o almeno alcuni, di coloro che hanno scaricato una copia gratuita, un’altra del mio catalogo l’avessero acquistata, ma ormai non faccio tanto conto sulle mie aspettative. Sono pentita di avere regalato ebook? No, credo anche io nel mio piccolo di aver contribuito a far superare questo periodo a tante persone, con meno danni possibile. Spero insomma di avergli tenuto compagnia, e spero che abbiano apprezzato quanto hanno letto. Ora continuare a regalare il mio lavoro credo di non poterlo fare, però sì ho abbassato i prezzi, già bassi, al minimo, perchè sì okey i soldi in questo periodo vanno tenuti per beni di prima necessità e indispensabili. Ma anche noi autori di opere di intrattenimento siamo indispensabili in un certo senso, se il mio lavoro ha convinto anche un solo lettore a non lasciarsi andare, a riprendere coraggio nella vita, negli altri, in se stesso. Il mio sporco e umile lavoro di narratrice l’avrò fatto.

    • Ah, ma anch’io non sono pentito – l’ho fatto perché ritenevo che fosse la cosa giusta da fare.
      E so che le persone se ne ricorderanno e lo apprezzeranno.
      È a livello istituzionale che siamo considerati come dei parassiti sociali. Questo è insopportabile.

      • Sì, anche su questo sono d’accordo con te. Ma sai che ti dico, sono ottimista, rivaluteranno anche il nostro ruolo. Anzi credo che già stia succedendo, solo che fa male pensare che ci voleva una pandemia perchè succedesse.

      • Anche questo blog, i nostri blog hanno aiutato tanta gente in questi giorni, e sono gratis. Tu stacchi dal tuo lavoro, che ti fa pagare le bollette, per stare vicino a chi ti legge sul blog. Ripeto è una questione di reciprocità, se le istituzioni latitano, noi andiamo avanti e secondo le nostre possibilità acquistiamo che so un ebook di un autore, un disco di un cantante, un film di un regista che apprezziamo, insomma siamo noi a tenere vivo e vitale questo mondo. Con le scelte di tuttii giorni. A prendere solo, si è visto con la natura e la questione ambientale, sappiamo come finisce.

  3. Ciao Davide, io infatti sono sempre stata dalla parte del lavoro letterario che l’utente avrebbe dovuto pagare comunque (per quanto a prezzi stracciati). Questo, in previsione del Dopo. Sapevo che a regalare il lavoro sarebbero stati guai grossi a farselo pagare (e di recente, ho vinto un premio letterario in cui ho dovuto accettare la regola del gioco seguente: il compenso verrà versato a fine contratto…fra due anni. DUE ANNI!) e per completare il discorso di trovarsi un lavoro. Stamani ho cestinato la mail di un tizio di LinkedIn (LINKEDIN) che mi voleva offrire il corsettino webinar per diventare esperta di risorse umane (ossia tu lavoratore cassintegrato diventi parte di un’industria, sì, quella di chi non è riuscito a trovare lavoro e cerca di spillarti soldi vendendoti la storiella del corso che dovrebbe aiutarti a entrare un chissà quale giro). Va bene che in Italia ci sono solo due milioni di lettori su sessanta milioni di anime, ma qui non c’è neanche più IL FAMOSO LAVORO CHE TI PAGA LE BOLLETTE. Qui c’è poco da fare i furbi.

  4. Errata corrige: a entrare in un chissà quale giro (e già, come se fosse facile indovinare quale lavoratore è affidabile per l’azienda). E poi per te ci sarebbe la mascherina a vita (per non farti riconoscere da chi hai dovuto far licenziare). Sempre che poi un lavoro del genere te lo diano davvero (ma se io devo fare dei corsi e corsettini VUOL DIRE CHE DI LAVORO NON CE N’E’). Finora la gente l’esperienza se la faceva appunto, lavorando. Quindi: MAI REGALARE LIBRI. A me ne hanno chiesti in dono prima del virus e io rispondevo: CHIEDERESTI IN DONO UN PAIO DI SCARPE AL NEGOZIO? O IL CELLULARE? Qui, o ci danno i 600 euro politici, o la maggior parte di noi scrittori artisti e ammaestratori di moffette finirà malissimo.

  5. Dividendo – forse in modo un po’ classista – la popolazione tra umani e oranghi, la seconda penserà che il vostro lavoro non valeva prima e non valeva ora, ma l’avrebbe pensato comunque. La prima, che è quella più interessante, ha preso le misure di quanto sia veramente prezioso il lavoro culturale, e dell’utilità che ha, anche sociale. E penso che ne terrà di conto. O almeno lo spero 🙂

    Da parte mia, un grazie a te e a tutti quelli che mi hanno tenuto compagnia e che me ne terranno di qui in avanti. Ho veramente dato fondo alla mia biblioteca, in questa occasione, e soprattutto sul versante fantastico, per vedere un po’ di altri mondi, visto che questo stava messo così e così 😉

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