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Cineforum – Paura negli anni ’70

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La mia amica e complice Lucia ha postato stamani su Il Giorno degli Zombi il secondo capitolo della sua serie sui suoi horror preferiti, uno per anno, andando a guardare questa volta gli anni ’70. Il suo format, la scelta cioè di presentare un solo titolo per anno, l’ha obbligata a delle scelte drastiche e probabilmente dolorose – gli anni ’70 sono letteralmente farciti di film dell’orrore.

E se io in linea di massima sottoscrivo ancora una volta le sue scelte, dall’altra non ho potuto fare a meno di notare ancora una volta che ci sono dei titoli mancanti. E così, eccomi al lavoro sulla mia B-list di horror dei seventies – non una alternativa ma un’appendice alla lista di Lucia.
Non capolavori inauditi, forse, non film che hanno cambiato la storia del cinema, ma semplicemente i film che, fra tutti quelli che uscirono tra il 1° gennaio 1970 ed il 31 dicembre 1979, io mi riguarderei volentieri, qui ed ora.

E cominciamo subito con una pellicola perfetta nella sua imperfezione. Un film che avrebbe dovuto essere ad episodi ma venne poi trasformato in una storia unica – con tutti i problemi del caso. Blood on Satan’s Claw, del 1970, è il film che ha coniato la definizione di folk horror, ma è anche uno dei primi film a cogliere la disillusione per ciò che gli anni ’60 abvevano promesso. Brutale, controverso, ma inspiegabilmente affascinante.

Nel 1971 esce il primo episodio di una ipotetica trilogia che non vedrà mai il compimento. Sotto la direzione (e l’art direction) di Sidney J. Furie, l’Abominevole DR Phibes emerge dall’oscurità per scatenare la propria vendetta sugli uomini e le donne che considera responsabili della morte della sua moglie amatissima. Con un Vincent Price meravigliosdamente sopra le righe, The Abominable Dr Phibes è certamente uno dei miei film preferiti di sempre.

Ma sempre nel ’71 c’è una seconda pellicola che ritengo assolutamente indispensabile, e si tratta di Dr Jeckyll and Sister Hyde, rivisitazione in chiave sexy e con un extra di Jack lo Squartatore del classico di Stevenson. Produce Mamma Hammer, interpretano i ruoli del titolo Ralph Bates e Martine Beswick (mai così bella e terribile).

Il catalogo comincia a farsi affollato di titoli imprescindibili, ma qui non stiamo a parlare della storia del cinema horror, ma solo di una dozzina di film che io proietterei per amici e conoscenti nel mio personale cineforum. Scegliere è difficilissimo, e il 1972 ci porta tre pellicole.

La prima è Dr Phibes Rises Again, seconda e ultima uscita dell’eroe negativo più affascinante della storia del cinema. Ironico e grottesco, consumata la sua vendetta nel film precedente, a questo giro Phibes è alal ricerca della formula che ridarà la vita alla sua sposa. Io non riesco a guardare il primo senza poi andare immediatamente a guardare anche il secondo. Vincent Price si diverte come un folle, con un ricco cast di comprimari – c’è persino spazio per un cameo di Peter Cushing. Purtroppo, il progettato terzo film, The Bride of Dr Phibes, in cui il buon dottore si sarebbe scontrato nientemeno che contro i nazisti, non venne mai girato.

Il secondo film è una pellicola minore di casa Hammer, quel Vampire Circus che va ad intersecare alla lontana il ciclo di Karnstein, coi i suoi vampiri capaci di uscire alla luce del sole, ed animati da passionacce scollacciate.

E per chiudere questo terzetto, IL film che mi terrorizzò da ragazzino – probabilmente nel 1973 o ’74. Una pellicola criminalmente sopravvalutata, un falso film della Hammer in realtà prodotto in spagna perché c’era un treno disponibile, e allora perché non ambientarci un film dell’orrore. Con Peter Cushing, Christopher Lee e Telly Savalas, Horror Express è stato probabilmente il mio primo horror, ed ha un posto speciale nel mio cuore, ovunque esso sia. Sarà un caso, se l’azione si svolge sulla Transiberiana, ed ha per protagonisti due paleontologi?

La presenza di tante pellicole Hammer o simil-Hammer rivela probabilmente non solo qule sia stata la mia formazione come spettatore del cinema di paura, ma anche quali siano le mie preferenze in termini di cinematografia orrifica (ne riparleremo). Ma non è solo Hammer, e il 1973 è rappresentato da un unico film, qui nel mio cineforum – The Legend of Hell House, ovvero Richard Matheson che compie un’azione da guastatore nel territorio di Shirley Jackson. Ho recentemente letto il prequel del romanzo di Matheson, scritto dalla bravissima Nancy Collins – ma ne parleremo un’altra volta.

Col 1974 si torna da Mamma Hammer, e a due esperimenti con i quali la casa britannica cercò di svecchiare il proprio catalogo espandendosi in direzioni nuove.

Il primo è Captain Kronos, Vampire Hunter, scritto da BrianClemens (uno dei colossi dell’intrattenimento televisivo inglese, il creatore degli Avengers – quelli veri) ed ipotetico pilot per una serie che non decollò mai.

E la seconda pellicola è la dimostrazione che vi fu un tempo in cui le leggende camminavano sulla terra, trattandosi della collaborazione fra la leggendaria Hammer e l’altrettanto leggendaria Shaw Brothers, in un tentativo di fondere orrore gotico e kung fu. Non andò bene, ed è un vero peccato (ma, ammettiamolo, a Hong Kong impararono bene la lezione) – questa è The Legend of the Seven Golden Vampires.

Ma il cinema dell’orrore stava cambiando, e il nuovo horror (si chiamava già così) non aveva tempo per case velate di ragnatele e vampiri polverosi. Non quando poteva scatenare un’orda di parassiti sugli abitanti inconsapevoli di un centro residenziale canadese. Girato quando ancora David Cronenberg non era una persona seria, Shivers è certamente il suo film che preferisco. Era il 1975.

E da qui in avanti, per me, si spalanca un abisso. Non sono particolarmente appassionato di cheerleader assatanate (nel senso di possedute dal demonio), bambini diabolici, serial killer armati di suppellettili varie e il grande armamentario dell’orrore che emerse nella seconda metà degli anni ’70. Non ne nego l’importanza ed il peso nell’evoluzione del genere ma…

Come chiunque abbia un minimo di cognizione di causa sa benissimo, gli anni ’80 cominciarono nel 1978 – e quindi mi pare il caso di chiudere con due pellicole del 1979, che sono sia un richiamo al passato, ai classici, ed alla storia del cinema, che due prodotti che con i seventies hanno una parentela abbastanza incerta.

Il primo è Murder by Decree, che allinea un cast meraviglioso per mostrarci il duello che abbiamo sempre sognato, Sherlock Holmes contro Jack the Ripper. Unapellicola troppo ingiustamente trascurata. Con le sue ipotesi di complotto, ed il suo tema della malvagità del potere, questo film accoppia un’estetica Hammer a temi e sensibilità chenon appartengono più agli anni ’70.

E per finire, la summa definitiva – un film che ricapitola e riscrive cinquant’anni di cinema dell’orrore, e lo fa usando Isabelle Adjani (bellissima), Klaus Kinski, e diecimila topi fatti entrare di contrabbando in Olanda. Questo è Nosferatu the Vampyre, di Werner Herzog.

E anche questa settimana, le proiezioni finiscono qui. Il cineforum chiude.

Autore: Davide Mana

Paleontologist. By day, researcher, teacher and ecological statistics guru. By night, pulp fantasy author-publisher, translator and blogger. In the spare time, Orientalist Anonymous, guerilla cook.

One thought on “Cineforum – Paura negli anni ’70

  1. Beh, Davide, non si può dire che negli Anni Settanta scarseggiassero fantasia e coraggio. Certo, il tutto a fasi alterne (Price è un grande, mischiare il kung fu al gotico invece è stato qualcosa di troppo azzardato…per l’epoca. Ma non è detto che non possa essere ripreso). Bello l’horror transiberiano con i due paleontologi (Telly Savalas è un grande…soprattutto nelle parti del cattivo).

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