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Dieci Libri #9 – Michael Moorcock

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E ovviamente dovevamo arrivarci, a Moorcock, prima di raggiungere il decimo volume di questa serie. Dopotutto Moorcock aleggia su questa serie da tempo, con le sue influenze su Mary Gentle e Colin Greenland, e Brian Talbot. Il vero problema, naturalmente, è decidere quale libro selezionare. Perché francamente Elric – che è l’unico titolo che il 90% dei lettori di fantasy sembrano conoscere di Mike Moorcock – non è che mi abbia cambiato la vita.

Ma se non Elric, allora cosa? Il ciclo di Corum? O Jerry Cornelius?
O magari Gloriana?
Ecco, Gloriana, or the Unfulfilled Queen sarebbe già una scelta migliore, ed in effetti è stato a lungo in forse. Ma in effetti, c’è un libro che, per me, è più importante di questi.

The Dancers at the End of Time è il titolo di un volume, pubblicato nel 1981, che riunisce tre romanzi di Michael Moorcock usciti fra il 1972 ed il 1976: An Alien Heat, The Hollow Lands e The End of All Songs. Al volume faranno seguito Legends at the End of Time, che riunisce tre novelle ambientate nello stesso universo, The Transformation of Miss Mavis Ming, e Elric at the End of Time, in cui Moorcock decide di rivelare la natura fondamentalmente comica del suo eroe più popolare.

I romanzi si svolgono alla fine del tempo, un futuro così lontano che l’universo stesso sta precipitando a capofitto verso la morte termica. Sulla Terra, ciò che resta dell’umanità è un manipolo di immortali, bizzarri ed edonisti, che passano le proprie giornate ad inventarsi strani passatempi, tentando di primeggiare gli uni sugli altri. Personaggi con nomi bislacchi, come l’Orchidea di Ferro, Mistress Christia l’Eterna Concubina, il Duca di Queens (o dobbiamo intenderlo come il Duca di Regine?), Lord Jagged (Frastagliato?) di Canaria, il cupo Werner de Goethe … e su tutti, a primeggiare per la sua originalità e la sua inventiva, Jherek Carnelian.
Questi sono i danzatori alla Fine del Tempo, perché la loro esistenza è una continua festa, una danza incessante, una pantomima.
La Fine del Tempo è anche dove, prima o poi, arrivano tutti i viaggiatori del tempo – l’ultima fermata, il capolinea. Una volta giunti qui, i viaggiatori temporali vengono adottati come animali da compagnia dagli immortali.
Ed è qui che, senza sapere esattamente come o perché, arriva Miss Amelia Underwood, sposatissima signora tardo-vittoriana che è sconvolta da ciò che si trova ad affrontare.

Perché la società degli immortali alla fine del tempo si è lasciata alle spalle molti dei caratteri che rendevano umani gli esseri umani – a cominciare dal concetto di morale.
Il ciclo dei Danzatori alla Fine del Tempo diventa così

la storia di Jherek Carnelian, che non conosceva il significato della moralità, e della signora Amelia Underwood, che a riguardo sapeva tutto

Nel suo inseguire dalla Fine del Tempo al Devoniano e ritorno la poco collaborativa e francamente sempre più sconvolta miss Underwood per farne la propria amante, Jherek Carnelian dovrà affrontare un numero di prove, e anche cercare di venire a patti con concetti che gli sono completamente alieni. Strada facendo avrà modo di visitare il ventesimo secolo e incontrare H.G. Wells – che non sarà impressionato dalle idee “implausibili” che il giovane Carnelian ha riguardo al futuro – si troverà ad affrontare tecnologie perdute e ritrovate, negozierà una invasione aliena, combatterà un duello contro il rivale Werner de Goethe, e dovrà trovare un modo di salvare la civiltà – per quel che è – e trovare un rimedio per la morte termica dell’universo.

L’espressione tour de force è spesso usata a casaccio, ma si adatta molto bene a Dancers at the End of Time, che è costellato di idee e di immagini surreali, ambientato in un mondo in cui tutto è mutevole al minimo capriccio dei protagonisti. Un libro pieno di colore e di movimento.
Nel suo esaminare i concetti di moralità, responsabilità e di cosa sia essere umani, Moorcock si rifà al colosso della letteratura vittoriana, George Meredith, al quale il romanzo è dedicato in una nota. Ma c’è spazio per la satira e la comicità, e per l’avventura.
Una Persson e Oswald Bastable (da Nomad of the Time Streams) fanno una comparsata, e una delle macchine del tempo abbandonate nella collezione di uno degli immortali è quella usata da Micheal Glogauer per tornare ai tempi di Cristo in Behold the Man. E quello laggiù, sì, potrebbe davvero essere il Duca Arioch. E l’intero ciclo potrebbe avere un collegamento, ovviamente, con le avventure di Jerry Cornelius.
Ma quello di cogliere i riferimenti è un gioco per i veri credenti – il lettore occasionale non ha bisogno di cogliere questi dettagli per apprezzare la storia, per coglierne le sfumature.

Dancers at the End of Time si colloca – insieme con Gloriana, ed unamanciata di altri titoli – al confine fra le due produzioni di Michael Moorcock, quella avventurosa di Elric e Corum, e quella letteraria e “seria” di Mother London e della serie del Colonnello Pyat. È al contempo elegante e ridicolo, spettacolare e intellettuale.
È un gran divertimento, ed è una lettura che rimane a lungo col lettore.

I lettori italiani possono naturalmente andare a farsi un giro, e intanto ringraziare il loro dio che Mondadori abbia ristampato recentemente almeno una parte dei romanzi e racconti di Elric (ma non quelli nuovi). Dancers at the End of Time non ha mai visto la luce nel nostro paese. Se ne può acquistare l’edizione inglese, nella collana SF Masterworks della Gollancz, un bel paperback massiccio. In ebook, gran parte del catalogo di Moorcock è disponibile nella serie Gateway Classics della Gollancz, e se volete i Danzatori vi toccherà prendere i tre ebook separatamente. Alla lunga, conviene il cartaceo – ma certo gli ebook non dovete aspettarli.

Per chi ha sempre solo letto e riletto Elric, Dancers at the End of Time potrebbe essere una bella sorpresa. Possiede tutta l’esuberanza delle storie dell’Albino, ma ha una tocco più elegante, e una prosa più matura.

Autore: Davide Mana

Paleontologist. By day, researcher, teacher and ecological statistics guru. By night, pulp fantasy author-publisher, translator and blogger. In the spare time, Orientalist Anonymous, guerilla cook.

6 thoughts on “Dieci Libri #9 – Michael Moorcock

  1. Vorrei segnalarti un volumetto del 1978 degli speciali di Robot (Armenia editore) Leggende aĺa fine del tempo,che contiene quattro storie. I titoli originali non corrispondono a quelli da te citati,ma i personaggi ci sono tutti,da Werther de Goethe a miss Mavis Ming.
    Sfogliandolo ho rivisto anche alcune belle illustrazioni di Giuseppe Festino.
    Belle storie,adesso che me le fai tornare in mente,grazie!

    • Legends at the End of Time contiene
      . Pale Roses
      . Ancient Shedows
      . Fire star.
      Alcune edizioni contengono anche Constant Fire e Elric at the End of Time.
      Se il volume è del ’78, è probabile che includa le prime 4 di questa lista (Elric credo sia successivo).

  2. Prenderò nota sicuramente, grazie Davide. In cambio ti segnalo “Riverworld” di Farmer, un libro che ha una certa “cuginanza” con il testo di Moorcock (vedi gli incontri con le Celebrità del Tempo Passato da parte dei personaggi inventati).

  3. Peccato che non sia uscito in Italia, mi segno comunque il titolo per un possibile recupero.

    Chissà se Mondadori recupererà anche i romanzi rimanenti di Elric, ma considerando che non hanno neanche aggiornato le vecchie traduzioni della Nord, mi sa che si tratta di una pia speranza.

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