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Dieci Libri #10 – Leigh Brackett

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E così siamo arrivati all’ultimo dei dieci volumi canonici, e tornando ancora una volta ai miei pomeriggi di liceale alla Libreria Sevagram, è abbastanza inevitabile che la posizione se la giochino in tre: Jack Williamson, il suo miglior amico Edmond Hamilton, e la moglie di Hamilton, Leigh Brackett. Alla fine, per tutta una serie di motivi, il posto non può che prenderlo Leigh Brackett.

Ma cosa, di Brackett, per questa serie di post?
Eric John Stark, naturalmente – ma cosa, nella saga di Eric John Stark?

C’è chi ha detto che tutti i personaggi di Leigh Brackett – che aveva sceneggiato Il Grande Sonno per Howard Hawks – erano Humphrey Bogart. Ed Eric John Stark è certamente Bogart, che fa Tarzan, su Mercurio. In un sistema solare colonizzato dall’umanità e popolato da diverse specie aliene, Stark viene allevato dagli indigeni di Mercurio, e cresce per diventare un avventuriero. I suoi primi exploit sono in Queen of the Martian Catacombs, Enchantress of Venus e Black Amazon of Mars, due competenti avventure sulle quali aleggia lo spirito di Edgar Rice Burroughs e del suo John Carter. E tuttavia le cose sono diverse – è il 1949, l’umanità è uscita da una guerra globale che si è chiusa con l’utilizzo di armi atomiche. La fiducia incrollabile nel futuro dei pulp dell’età dell’oro è ora stemperata di disillusione. Ma è venticinque anni dopo, quando Leigh Brackett decide di ritornare a narrare le gesta di Stark, che la natura bogartiana e vagamente noir dell’eroe emerge prepotentemente. I tempi sono cambiati, le sonde Viking sono scese su Marte, e il sistema solare non è più adatto ad ospitare gli alieni e le civiltà perdute del planetary romance. Leigh Brackett scrive perciò il Ciclo di Skaith. Io trovai i tre volumini stampati da Ballantine sugli scaffali della Sevagram, una vita fa, e solo molto più tardi mi procurai l’omnibus dello SF Book Club (ahimé, senza la cover di Don Maitz).

È il 1974 quando Leigh Bracket da alle stampe tre romanzi, intitolati The Ginger Star, The Hounds of Skaith e The Reavers of Skaith. In un sistema solare che gli è diventato troppo stretto, Eric John Stark riceve una richiesta di aiuto – un suo vecchio amico/rivale è scomparso sul pianeta Skaith. Cercare di rintracciarlo è una causa persa, e forse un vicolo cieco. Skaith è un pianeta antico (non lo sono tutti, nell’universo di Leigh Brackett?) e dal quale nessuno ha mai fatto ritorno.

Il senso di disillusione e di generale mancanza di speranza che grava sul pianeta Skaith fa da eco ai sentimenti di Stark, che dopo una vita fuori posto – né umano né alieno, né selvaggio né civilizzato – scopre in se stesso delle riserve insospettate di umanità proprio nel sopravvivere alle minacce del pianeta e nel sopravvivere al senso di abbandono della sua popolazione.
Sono sentimenti – questa ritrovata speranza a fronte di una generale perdita delle illusioni – che sono evidentemente sentite nell’ambiente della space opera nell’epoca delle grandi esplorazioni spaziali: pochi anni prima che Leigh Brackett pubblichi il ciclo di Skaith, suo marito Edmond Hamilton ha dato alle stampe il ciclo di Morgan Chane, un personaggio affine a Stark, e che condivido con Stark questa generale sensazione che lo spazio sia diventato improvvisamente piccolo e opaco.

Esattamente come “tour de force” è una definizione abusata, anche l’espressione “crepuscolare” è usata troppo spesso a proposito. Ma nel mondo di Skaith, costellato di antiche tecnologie, serrato nella morsa del gelo e popolato di personaggi non tanto barbarici quanto imbarbariti, possiamo ravvisare i segni del crepuscolo della space opera classica. Il ciclo di Skaith di Leigh Bracket ci segnala che la space opera ha perduto la sua ingenuità, che il planetary romance può rimanere romanzesco solo venendo a patti con la realtà. In questo, le trame e i personaggi del ciclo sono serviti benissimo dalla prosa della Bracket, che è economica e precisa, e riesce ad essere evocativa senza per questo perdersi in vuoti estetismi.
Si tratta di un’opera influente nella bibliografia di una autrice straordinariamente influente – e che verrà citata di frequente, con rispetto e ammirazione, dagli autori “insospettabili” della new wave fantascientifica, primo fra tutti Michael Moorcock.

E c’è una eco di Skaith anche in lavori molto successivi – come ad esempio i planetary romance di Tanith Lee, ma anche la fantascienza post-coloniale di Mary Gentle e del ciclo degli Orthe.

In Italia, i romanzi del ciclo di Eric John Stark sono stati pubblicati originariamente da Libra, nella traduzione di Ugo Malaguti. Mi pare di ricordare una ristampa successiva (Cosmo Oro?) ma è probabile che gli anni e i chilometri mi portino a immaginare cose che non esistono. In inglese la Paizo ha ristampato tutti i volumi della serie di Eric John Stark (anche le avventure uscite nel ’49) in una serie divolumi nella collana Planet Stories. Edizioni splendide, ma a pochi anni dalla loro uscita già di difficile reperimento. E poche settimane fa ha visto la luce unanuova edizione in ebook del primo volume della serie, The Ginger Star. Possiamo solo sperare che i due titoli restanti vedano presto la luce.

Altrettanto indispensabile sarebbe il volume della Gollancz Sea Kings of Mars, una collezione mastodontica che raccoglie tutte le storie classiche della prolificissima Bracket. Una selezione di questi racconti è stata pubblicata in Italia da Urania. La trovate su Amazon, o magari battendo le bancarelle. Buona caccia.

Autore: Davide Mana

Paleontologist. By day, researcher, teacher and ecological statistics guru. By night, pulp fantasy author-publisher, translator and blogger. In the spare time, Orientalist Anonymous, guerilla cook.

4 thoughts on “Dieci Libri #10 – Leigh Brackett

  1. Il Cosmo Oro non te lo sei inventato… È l’edizione che ho Io, raccoglie tutti i romanzi di Skaith. Il resto l’ho recuperato su eBay, nelle edizioni della Libra

  2. Ciao Davide, è davvero uno spunto interessante. La parte piacevole, oltre all’epopea di Stark, è immaginare l’autore vent’anni dopo…una certa sera di luglio. Chissà cosa gli sarà venuto in mente nel frattempo, circa le sorti del suo eroe.

  3. Pingback: Sword & Planet: una lista di lettura | strategie evolutive

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