strategie evolutive

ciò che non ci uccide ci lascia storpi e sanguinanti

Cineforum – Paura negli anni ’80

4 commenti

Ormai sta diventando un appuntamento fisso – la mia amica Lucia pubblica la sua lista di dieci film per la decade, uno all’anno, e io non posso che condividere le sue scelte, e sottoscriverle, però…

Però io ho dei gusti diversi, e in questo mio piccolo cineforum privato proietto altre pellicole. La mia B-list – fermo restando che i titoli indicati da Lucia sono eccellenti. Io però… però.
E quindi affrontiamo la decade più difficile – gli anni ’80.

Cominciamo con un caveat: io non sono un fan degli anni ’80. Sarà perché ci sono vissuto, e non li ho solo visti in una serie TV. E se è vero che gli anni ’80 sono zeppi di horror, e costellati di titoli storici… beh, io all’epoca non è che proprio ci morissi, per i film dell’orrore che circolavano. Forse è il modo in cui l’orrore è diventato così esplicito, così brutale. Forse è la comparsa di film con un numero nel titolo, in infinite sequenze di sequel.
Forse è solo che sono vecchio.
Forse è che io questi film, con due sole eccezioni, li ho visti al cinema.

Per cui per dire, io il 1980 l’aprirei con The Monster Club, film antologico diretto da Roy Ward Baker (quello di Quatermass and the Pit e Vampire Lovers), con Vincent Price e John Carradine, tre storie più una cornice basate sui racconti di R. Chetwynd-Hayes, che fu un autentico colosso della short story orrifica e ironica, ed oggi nessuno pare più ricordarselo (per lo meno nel nostro paese). Un film vecchio, un relitto degli anni ’70, popolato degli spettri della Hammer. Ma bello.

Per varie disavventure di distribuzione, The Monster Club è talvolta segnalato come un film del 1981, ma per quel che mi riguarda, sull’81 non c’è partita – perché nel 1981 c’è The Entity, diretto da Sidney J. Furie (quello di Dr Phibes… un altro uomo della Hammer), basato su un romanzo di Frank de Felitta – qui anche sceneggiatore – e interpretato da Barbara Hershey. E che venne girato nell’81 ma distribuito nell’82… che anni confusi. Però sì, diciamo che per me gli anni ’80, per l’orrore, cominciano qui…

Il 1982 fu un anno di lupi mannari, e ce ne sono per lo meno due ai quali mi sentirei di dare ospitalità nel mio cineforum. Uno, naturalmente, è An American Werewolf in London, di John Landis. L’altro è The Howling, di Joe Dante. E in questo preciso momento, se dovessi scegliere quale proiettare (ah, Jenny Agutter o Barbara Brooks…?), The Howling avrebbe la meglio. Che però forse venne girato nell’80, e poi distribuito nell’81, o forse nell’82. Snervante.

Poi, il 1983, e qui credo sia il caso di dare spazio al prodotto nazionale – perché l’83 è l’anno di Zeder, di Pupi Avati. Ne parlavo proprio un paio di giorni addietro, con degli amici americani. Perché agli americani è piaciuto…

Il 1984 è complicato, perché ci sono per lo meno tre pellicole che nel mio cineforum troveranno sempre spazio. Una è Ghostbusters, che una mia compagna del liceo descrisse come “una copia sbiadita de l’Esorcista, e non fa paura.” L’altra è Gremlins, di Joe Dante. E la terza è Night of the Comet, un piccolo film con un grande cuore.
E dovendo sceglierne uno, vado con Night of the Comet, visto un pomeriggio d’estate, forse un anno e rotti dopo la sua uscita ufficiale, credo al Cinema Romano, a Torino, in compagnia di un’amica. Poi un gelato e quattro passi.
Avevamo diciassette o forse diciotto anni.

E siamo nella seconda metà degli anni ’80, e il 1985 è l’anno di Fright Night.
E nessuno potrà mai toccare Fright Night.

E sì, lo so, le mie scelte sono giovanilistiche e stilisticamente discutibili.
Cercherò di sopravvivere a questa consapevolezza.

Perché poi arriva il 1986, e le cosa cambiano ancora una volta, e qui ci sono due film e devo metterli tutti e due. Perché sono importanti. Per me.
Uno è The Hitcher, con Rutger Hauer al massimo delle sue capacità interpretative ed improvvisative. Un film così spaventoso che molti ricordano delle scene agghiaccianti che nel film non ci sono.

L’altro è un film che sento molto “mio”, che sintetizza molto bene il mio modo di intendere l’orrore, e che per motivi lunghi a spiegarsi tendo a legare indissolubilmente con la fine del liceo. Si tratta di Nomads, l’esordio di John McTiernan. Questo è quello che io indico quando dico orrore.

Si sarà capito a questo punto che questa mia selezione è, esattamente come le precedenti, assolutamente personale.
E poi arriva il 1987, e con il 1987, per me, cambia davvero tutto.
Sì, certo, la fine del liceo e tutto il resto ma anche un film.
Uno solo. Il più importante, insieme a Nomads, di questa selezione.
È fra questi due trailer che si riassume tutto ciò che io voglio e cerco e gradisco nel cinema dell’orrore post-Hammer.
Il 1987 è l’anno di A Chinese Ghost Story, prodotto da Tsui Hark, basato sui racconti di Pu Song Ling, e che io avrei visto un paio d’anni dopo, ad un festival del cinema di Torino.

E a questo punto posso prendermi una pausa, nel 1988.
Questo è il mio cinema, questa è la mia B-list, qui ci proietto quel che pare a me, e nel mio cinema ci sarà sempre un posto per Killer Klowns from Outer Space.

E così siamo arrivati al 1989, con una per me piacevole assenza di energumeni armati di asce, motoseghe e altri oggetti acuminati, e con una sola spolverata di zombie nell’84.

E l’89 chiude con grandi promesse, e due film per la mia lista.
Il primo è Society, di Brian Yuzna, il film che ci segnala che gli anni ’80 sono finiti.

E tuttavia, sempre nel 1989, esce un film che ci riporta da dove siamo partiti – con un pezzetto di Hammer che produce qualcosa di molto, molto tradizionale, ed assolutamemnte agghiacciante.
Nel 1989 esce The Woman in Black. Quello vero, quello sceneggiato da Nigel Kneale.

E così siamo arrivati alla fine.
Il cineforum spegne le luci, e mi domando cosa nbe sarà la settimana prossima. Perché io gli anni ’90 non me li ricordo.
Anche se no, aspetta…

Autore: Davide Mana

Paleontologist. By day, researcher, teacher and ecological statistics guru. By night, pulp fantasy author-publisher, translator and blogger. In the spare time, Orientalist Anonymous, guerilla cook.

4 thoughts on “Cineforum – Paura negli anni ’80

  1. Ciao Davide, anch’io ricordo gli Anni Ottanta molto bene. Ci sono vissuta in mezzo, proprio come te. E posso dirti che tutti questi film, che per noi erano il quotidiano, ora fanno ancora più paura perché sono diventati storia. Hanno pesato su molte scelte attuali (pensa alle riprese di certi spunti orrorifici che presenti qui, ma senza più un Price o una Hersey o Hauer a interpretarli). Resta l’horror orientale (negli ultimi anni si è affermato quello giapponese, penso a “Dark Water”, o “The Ring”) dove la Cina può sfornare prodotti in grado di agghiacciarti davvero (io penso a un racconto di fantasmi letto nel 1981 o giù di lì…se diventasse un film farebbe paura, credo. Lo spunto è quello dello spettro di un addetto al dazio che si fa pagare….facendosi portare sulle spalle). Ora ci sono molte riprese di spunti simili. Però gli Anni Ottanta sono stati molto creativi e all’insegna della speranza. Oggi, purtroppo, il 2020 è un drive-in dell’orrore. Però tu non sei vecchio: gli artisti sono eternamente giovani.

  2. Society è un film meraviglioso. Tutto il body horror degli anni 80 riassunto in un solo film. Lo vidi su RaiTre a notte fonda (Enrico Ghezzi non ti ringrazierò mai abbastanza)
    E su Fright Night, che dire? 🙂

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.