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(Non) Dieci Libri #15 – Len Deighton

3 commenti

Onestamente non ricordo quando è stata la prima volta che ho letto The IPCRESS File, il romanzo d’esordio di Len Deighton. Da qualche parte verso la fine del liceo, tanto per cambiare – leggevo un sacco, all’epoca.
Leggo un sacco ancora adesso.
Di sicuro avvevo già visto il film che Sidney J. Furie aveva tratto dal romanzo nel 1965. E sì, erano gli anni del liceo.

Vedete, in quell’epoca oscura, IL franchise di riferimento, la serie di cui tutti parlavano, ed aspettavano il prossimo film, ed avevano letto i libri, e giocavano al gioco di ruolo, non era Guerre Stellari (tre film, una serie di libri che da noi non avevano tradotto, e poi più niente) o Star Trek (una serie, un paio di film con degli attori vecchi e sovrappeso). No, all’epoca IL franchise, quello sul quale i fan si accapigliavano, era James Bond 007. Connery o Moore?, si domandavano i fan. Timothy Dalton? Davvero?
Ma a me Bond non faceva impazzire – sì, OK, mi era simpatico Roger Moore, Solo per i tuoi occhi è un gran film, io avevo visto IPCRESS, e dopo IPCRESS, era palese che Bond non si impegnava abbastanza.

Originariamente pubblicato nel 1962, The IPCRESS File è un romanzo ingannevolmente semplice, l’opera prima di un trentatreenne che aveva servito in aeronautica (come succede ai migliori), e poi per sbarcare il lunario aveva fatto il giornalista e il cameriere in vari ristoranti, e poi aveva unito le due cose tenendo una rubrica a fumetti di cucina per The Observer. Perché Len Deighton era soprattutto un grafico – ed aveva lavorato anche come copertinista (era sua la copertina dell’edizione inglese di On the Road, di Jack Kerouac).

The IPCRESS File è un romanzo in forma di dossier, presentato da un agente senza nome ad una commissione d’indagine del governo britannico. Con un linguaggio chandleriano ed ellittico, l’Agente Senza Nome racconta della sua recente missione – che lo ha portato tra l’altro in Palestina – e non si fa troppi problemi nel mettere alla luce gli aspetti meno glamour dello spionaggio internazionale.
Nel mondo dell’agente di Len Deighton, i capi-sezione si scordano i documenti TOP SECRET nella fotocopiatrice, è necessario compilare moduli in triplice copia per richiedere fermagli e buste, e gli agenti sono pagati troppo poco per un lavoro che è sostanzialmente noiosissimo, ma illuminato da sprazzi di violenza, follia e mistero. Il nepotismo regna sovrano. Lo squallore domina.

L’Agente Senza Nome (ad un certo punto lo chiamano Harry, ma lui ci tiene a precisare che quello non è il suo vero nome) è un proletario e un underachiever, un uomo che è entrato nei servizi segreti perché l’alternativa era finire in prigione per aver sottratto materiale all’Aeronautica durante il servizio militare. Siamo ad anni luce da James Bond. “Harry” viaggia in metropolitana, deve giostrarsi i conti-spese, fare la spesa dopo l’orario di ufficio, e nel momento in cui deve sedurre una giovane donna, la invita nel suo appartamentino e le cucina una frittata.

The IPCRESS File è un romanzo straordinariamente economico, che usa tutta una serie di espedienti narrativi per condensare in meno di 300 pagine una storia che ad un autore di minor talento avrebbe richiesto il doppio dello spazio.
The IPCRESS File è un esempio di perfetta integrazione di storia, struttura e linguaggio – un altro libro che si può leggere più volte, per studiarne la tecnica.

L’agente che non si chiama Harry sarebbe poi tornato in altri romanzi, tutti scritti con una tecnica simile, e pubblicati fra gli anni ’60 e ’70. In seguito, Deighton si sarebbe dedicato alla serie di romanzi del ciclo di Bernie Samson, una trilogia di trilogie (con volumi extra serie), un colossale affresco (si dice così?) delle fasi finali della Guerra Fredda, a cavallo del crollo del Muro di Berlino, ma con un piede fermamente piantato nella storia d’Europa della prima metà del secolo.
Intanto, l’autore trovò anche il tempo di scrivere dei romanzi storici, dei saggi storici, e un paio di libri di cucina.
Credo di aver letto tutto ciò che esisteva di disponibile di Len Deighton, e considero Len Deighton uno degli scrittori che mi hanno insegnato a scrivere (ammesso che io abbia mai imparato) e che mi hanno insegnato a cucinare (idem).

In italiano, La Pratica IPCRESS venne pubblicato da Garzanti, che all’epoca aveva anche i romanzi di James Bond. Oggi pare non sia ristampato – tocca battere le bancarelle, o eBay, come al solito. In Inglese, la versione ebook ha un prezzo assassino – e potrebbe valer la pena cercare (ma dove) il cofanetto uscito nel 2015 per i cinquant’anni del film, e che include il DVD, la colonna sonora di John Barry, il romanzo, e il poster del film.
Tocca cercare, ma vale assolutamente la pena.
Come qualunque cosa abbia scritto Len Deighton.


Autore: Davide Mana

Paleontologist. By day, researcher, teacher and ecological statistics guru. By night, pulp fantasy author-publisher, translator and blogger. In the spare time, Orientalist Anonymous, guerilla cook.

3 thoughts on “(Non) Dieci Libri #15 – Len Deighton

  1. Davide, cosa ne pensi della scrittura “à la Deighton” del primo romanzo di Charles Stross sulla Lavanderia, dove viene formalmente giustificata la necessità della richiesta in triplice copia per le graffette?

    • Ho sempre trovato i romanzi della Lavanderia snervanti – forse perché dovrebbero essere comici ma non mi fanno ridere (Pratchett e Douglas Adams mi hanno viziato).
      Però sì, Deighton ha influenzato Stross, ma anche altri autori – ad esempio Kim Newman su certe cose.

  2. Trovo il suggerimento prezioso, Davide. Anche per il fascino dell’autore, così versatile da passare dalla spy-story ai libri di cucina e a essere un abile copertinista. Una figura da rivalutare, oggi, in tempi dove tutto cambia di continuo: un suggerimento per reinventarsi.

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