strategie evolutive

ciò che non ci uccide ci lascia storpi e sanguinanti

Un uomo saggio mangia sempre bene

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Ieri sera, per la prima volta dopo quasi tre mesi, siamo riusciti ad ordinarci un paio di pizze da asporto, e una decina di giorni or sono, andando a fare la spesa, sono riuscito a trovare le uova – erano più di sei settimane che, andando al supermertcato, lo scaffale delle uova era vuoto. Motivi per festeggiare. Certo, ho trovato le uova, ma in compenso non ho trovato lo zucchero e la farina.

Una cosa che mai avrei pensato di vedere, nel corso della mia vita – e, peggio, in prossimità della mia vecchiaia – era la scarsità di cibo, gli scaffali vuoti, le persone con i carrelli pieni di zucchero e farina, e carta igienica (perché bisogna pensare all’output, presumo, e non solo all’input). Appartengo ad una generazione che ha sempre considerato possibile che finissero i soldi, ma non i prodotti che i soldi permettono di acquistare.

Tutto questo mi ha fatto pensare a un libro del quale ho già certamente parlato, ma che in queste settimane mi è tornato spesso in mente – How to Cook a Wolf, di M.F.K. Fisher. Scritto nel 1942, in tempi di razionamento, il libro della Fisher – altro nume tutelare della cucina nel ventesimo secolo – non è semplicemente un ricettario, ma un compendio di idee, riflessioni e storie per aiutare chi si occupa della cucina a tenere a bada non solo la fame, ma anche e soprattutto la disperazione.

Con ricette a base di piccioni e lepri, molti sostengono che il libro della Fisher abbia perso ormai la sua utilità pratica – ma è nello spirito del libro che risiede, io credo, la sua utilità in questi tempi pandemici o post-pandemici.
M.F.K. Fisher scrive con mano leggera, ha una prosa piacevole – per sbarcare il lunario non scrisse solo di cucina, e fu anche autrice di testi comici per i film “Road to…” con Bing Crosby, Bob Hope e Dorothy Lamour.

How to Cook a Wolf è una collezione di ricette semplici e a volte sorprendenti – insegna anche come ovviare alla scarsità di liquori per tenersi su – ma è anche e soprattutto un manuale di sopravvivenza psicologica – per riuscire a resistere a quello strano senso di vuoto e disperazione che si prova quando mettere del cibo sulla tavola diventa difficile. In questo senso svolge una funzione speculare rispetto a libri come Southern Wind through the Kitchen di Elizabeth David – che nel dopoguerra vuole aiutarci a uscire dalla depressione post-bellica e dalla tristezza del razionamento consigliandoci di mangiare con maggior ricercatezza, con maggior piacere.
Il libro della Fisher, che esce durante la guerra, guarda in faccia le difficoltà e il razionamento, e ci spiega come resistere.

Nel proporci la ricetta per una salsa a base di manzo per la polenta, la Fisher osserva…

Penso che ci sia troppo manzo in questa ricetta, e in pezzi troppo grossi. Mi orienterei sulla metà della quantità indicata, tagliato o tritato in bocconi molto più piccoli. Ed ho deciso che un rametto di rosmarino, fresco o essiccato, è un’erbetta felice da aggiungere e poi estrarre alla fine. E mi piacciono i peperoni verdi, a striscioline o tocchetti.

Il libro è disponibile in inglese – la ristampa in ebook uscirà fra due settimane e viene sei euro – e, con mia non poca sorpresa, anche in italiano – Come cucinare il lupo è stato pubblicato nel 2014 da Neri Pozza. Non esiste ebook, e pare che le copie cartacee su Amazon scarseggino. Ma davvero, se mai un libro merita di tornare alla luce in questi tempi confusi, è la guida di sopravvivenza gastronomica della favolosa M.K.F. Fisher.

Io continuo ad essere dell’idea che cucinarsi una buona cena, con calma, e godere del buon cibo, sia una strategia di sopravvivenza in faccia alle avversità. È una pausa che ci permette di rimettere in prospettiva la nostra esistenza in un momento nel quale, forse, ci sembra che la nostra esistenza non valga granché.
Mary Fisher sembrava pensarla allo stesso modo, quasi ottant’anni fa, e Mary Fisher sapeva molto bene che non è sempre caviale – ma non per questo dobbiamo cedere alla disperazione. Come dice il proverbio cinese che apre uno dei capitoli del suo libro e dà il titolo a questo post, Un uomo saggio mangia sempre bene.

Autore: Davide Mana

Paleontologist. By day, researcher, teacher and ecological statistics guru. By night, pulp fantasy author-publisher, translator and blogger. In the spare time, Orientalist Anonymous, guerilla cook.

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