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Il principe del brivido

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L’inverno passato mi sono imbattuto in un articolo entusiasta, pubblicato su Facebook da un grande appassionato e conoscitore – così mi dicono – della letteratura orrifica. Il giovanotto (hey, sto per compiere 53 anni, chiunque abbia anche solo sei mesi meno di me è automaticamente un giovanotto) aveva appena scoperto un poco noto ma estremamente valido autore di narrativa horror. Un certo Clive Barker.

Ora sarebbe facile fare dell’ironia su questa incresciosa ma ahimé non poi così insolita faccenda, ma è certamente vero che esistono autori che per alcuni di noi sono colossi, e per altri sono semi-sconosciuti scrittori “che da un po’ non vengono ristampati”.
Dovremmo essere felici per il fatto di poter riscoprire autori che le ferree regole dell’editoria, e la cronica memoria corta del fandom, tendono a spingere nelle ombre.

As esempio, l’uomo che in Inghilterra era noto come “the prince of chill” – e che molti, troppi non conoscono. O non sanno di conoscere, come vedremo.
E mentre la Festa delle Ombre Lunghe si avvicina, come vedremo il Principe del Brivido merita di essere citato a buon diritto.

Nel dicembre dell’anno passato, la rivista Phantasmagoria è uscita col primo dei suoi numeri speciali.

Phantasmagoria emula persino nel bollino del prezzo appiccicato in copertina le riviste cartacee d’antan, ed il primo speciale è dedicato a Ronald Chetwynd-Hayes.
Chi era costui?

Ronald Henry Glynn Chetwynd-Hayes era nato alla periferia di Londra il 30 di Maggio del 1919. Suo padre era direttore di un cinema, ed al cinema il giovane Ronald scoprì il piacere delle storie. Rimasto orfano di sua madre in giovanissima età, venne allevato dalla zia e dalla nonna.
Lasciata la scuola a 14 anni, Ronald fece un sacco di lavoretti, soprattutto come garzone di negozio e fattorino per le consegne di una mecelleria. Poi, nel ’39, allo scoppio della seconda guerra mondiale si arruolò nel reggimento del Middlessex, dove raggiunse il grado di sergente ed arrivò in tempo per farsi sia la ritirata da Dunkirk che lo Sbarco in Normandia.

Sopravvissuto alla guerra, Chetwynd-Hayes trovò un impiego nella sezione arredamenti di Harrods, per poi proseguire la propria carriera lavorando per diversi mobilifici inglesi. Scoprì anche di avere un fratello di cui non aveva mai saputo nulla.
E nel tempo libero, nelle stanze che aveva ricavato per sé nello scantinato di casa di sua zia, cominciò a scrivere storie, riuscendo a vendere un racconto nel 1953. La sua specialità era la narrativa storica.
Fu solo studiando gli scaffali delle librerie che l’ormai quasi-quarantenne aspirante scrittore si rese conto di quanto mercato avesse la narrativa fantastica e sovrannaturale. Valeva la pena di provarci, e finalmente, dopo decine e decine di rifiuti, nel 1959, alla tenera età di 40 anni, Ronald Chetwynd-Hayes vendette il suo primo romanzo, The Man from the Bomb.
Badger Books, editore specializzato in narrativa fantastica a bassissimo costo, lo pagò 25 sterline per tutti i diritti possibili e immaginabili.

Seguirono diciannove altri rifiuti, e nel 1964 il secondo romanzo, The Dark Man. Chetwynd-Hayes continuava intanto a fare il mobiliere, e si era trasferito nell’appartamento al piano di sopra dopo la morte della zia.

Ma i soldi e la fama, per Ronald, non dovevano venire dai romanzi, quanto piuttosto dai racconti – a partire dalla metà degli anni ’60, il suo nome divenne una presenza fissa sulel riviste e nelle antologie. Nel ’71 pubblicò la sua prima raccolta di racconti, The Unbidden, a cui seguirono altri volumi con titoli come Cold Terror, Terror by Night, The Night Ghouls. Frattanto, nel 1973, la Fontana Books gli aveva affidato la curatela della serie di antologie The Fontana Book of Great Ghost Stories – che era stata fino a quel momento diretta da Robert Aickman.

La carta vincente di Ronald Chetwynd-Hayes era il suo tipico mix di orrore – spesso costruito su idee molto originali – ed umorismo. Leggere le storie di Chetwynd-Hayes significava provare nello stesso momento un brivido ed una risata. Oltre a ciò, l’autore aveva aggiornato il campionario classico di mostri con creature di sua personale invenzione, come il Jumpity-Jim, la Mudadora, il Cumberloo ed il Gale-Wuggle. C’è negli orrori e nel bestiario di Chetwynd-Hayes un richiamo alle paure infantili, agli orrori che infestano le stanze dei ragazzi e le aule deserte delle scuole dopo le lezioni.

E poi arrivò il cinema – la Amicus, che nei primi anni ’70 cercava di contendere il primato alla più titolata Hammer, contattò Chetwynd-Hayes per poter adattare alcune delle sue storie in un fim ad episodi come quelli che avevano reso famosa la casa produttrice. Nacque così From Beyond the Grave – una pellicola che allinea star come Peter Cushing, Diana Dors, David Warner, Margaret Leightom, Donald Pleasance e Ian Ogilvy.

Nell’81, per una diversa casa produttrice ma essenzialmente con lo stesso staff tecnico, sarebbe poi uscito The Monster Club, con Vincent Price, John Carradine (che interpreta la parte dell’autore R. Chetwynd-Hayes), Britt Ekland, e di nuovo Donald Pleasance.
Il film era basato su alcune storie comparse nel volume dallo stesso titolo, e che sarebbe col tempo diventato il best seller del catalogo di Chetwynd-Hayes. L’autore non fu molto soddisfatto del risultato – la produzione aveva cercato con troppo entusiasmo di far leva sulla componente umoristica, e nell’umorismo, come nell’orrore, non c’è nulla di peggio che esagerare.

Intanto altri lavori di Chetwynd-Haynes erano stati adattati per la TV, su entrambi i lati dell’Atlantico, e per la radio, e lui continuava a sfornare antologie e collezioni di racconti. Una fetta non indifferente dei suoi introiti, a questo punto, arrivava dalle biblioteche – perché in Gran Bretagna viene corrisposta agli autori una piccola percentuale in royalties sulla base dei prestiti delle biblioteche.

Nel 1989, ormai settantenne e con la salute che lentamente lo stava abbandonando, Ronald Chetwynd-Haynes ricevette il Lifetime Achievement Award sia dalla Horror Writers of America che dalla British Fantasy Society.

Ronald Chetwynd-Haynes si spense in una casa di riposo nel Marzo del 2001, all’età di 81 anni – nel corso di quarant’anni di quella che era stata certamente una carriera tardiva, era diventato una delle voci più influenti sul mercato della narrativa orrifica, non solo per la sua produzione come autore, ma anche per il suo lavoro come editor.

Al momento in cui scrivo questo post, Amazon ha in catalogo solo due volumi di Ronald Chetwynd-Hayes – il già citato e celeberrimo The Monster Club e Looking for something to suck: The Vampire Stories of Ronald Chetwynd-Haynes, entrambi pubblicati dalla benemerita Valancourt Books.
Non mi risultano uscite in italiano di questo autore – ma sarò ben felice di essere smentito nei commenti.

Avete presente quel vecchio cliché, “il miglior autore che non avete mai letto”?
Ecco, Ronald Chetwynd-Hayes, il mobiliere che era sopravvissuto a Dunkirk ed amava inventare mostri bislacchi ed orribili, sembra essere l’uomo per cui è stata coniata quella frase.

Autore: Davide Mana

Paleontologist. By day, researcher, teacher and ecological statistics guru. By night, pulp fantasy author-publisher, translator and blogger. In the spare time, Orientalist Anonymous, guerilla cook.

10 thoughts on “Il principe del brivido

  1. Io non sono un appassionato di horror. Ma almeno di nome Clive Barker l’ho conosco. Devo trarre le conseguenze che sia un cultore della materia a questo punto. 🙂

  2. Adoro questi tuoi articoli didattici di storia della letteratura. Dovresti raccoglierli in un volume unico. Io lo compro subito.

  3. Quello che King dice che ormai è più bravo di lui? quel Barker?
    Ma si sa King è sempre uno che esagera.
    Ce ne è un altro aspetta, quasi sconosciuto: China Miéville.

  4. Grazie delle notizie su Chetwind Hayes, Davide. Un autore dall’opera interessante (bella l’idea di inventare mostri avendo tutto il coraggio dello sperimentatore) e dalla vita comunque varia (nella quale si è adattato anche a vendere mobili, lavoro sicuramente complesso).

  5. Bellissimo articolo, che getta nuova luce su un autore interessante (sperimentatore e mobiliere). Grazie Davide.

  6. Pingback: Perché così era nei tempi antichi: Phantasmagoria | strategie evolutive

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