strategie evolutive

ciò che non ci uccide ci lascia storpi e sanguinanti

La Società 5.0

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In un mondo perfetto, lo abbiamo già detto, io dovrei essere là fuori nelle terre selvagge, a dare la caccia ai dinosauri, o a navigare sugli oceani sconfinati per studiare l’ecologia del plancton, ma poiché questo non è un mondo perfetto (ci torneremo), io sono qui seduto al buio ad ascoltare le voci dei miei amici invisibili (ed anche dei miei nemici invisibili), al fine di scriverci delle storie che, vendute, mi permettano di pagare i conti.

Una parte importante dello scrivere storie – specie il genere di storie che io scrivo o che vorrei scrivere – è mantenersi informati. Le idee non crescono sugli alberi, ma in effetti si trovano ovunque, costano dieci centesimi la dozzina, al limite poi si deve trovare il modo di usarle. Ma le idee grezze? Ovunque.

È vero d’altra parte che la qualità delle idee è molto variabile – e non tutti ci garantiscono un’idea di qualità al mese come lo Story Idea Club di Schenectady (voi gli pagate 25 dollari l’anno, e loro tutti i mesi vi mandano un’ottima idea per una storia).
Quelli di noi troppo tirchi o troppo poveri per pagare lo Story Idea Club, devono cercare altrove.
Per me, un’inesauribile fonte di idee per future storie è la letteratura accademica – specie nei miei ambiti di interesse (ecologia, paleontologia, scienze della terra, oceanografia, sistemi complessi).
Il che ci porta alla Società 5.0.

Society 5.0 è un progetto finanziato dal Governo Giapponese e portato avanti da un team di ricerca dell’Università Hitachi di Tokyo – il H-UTokyo Lab.
A partire da un documento ufficiale del governo nipponico – il 5° Piano di Base Per Scienza e Tecnologia del gennaio 2016 – il progetto Society 5.0 dice più o meno così…

Attraverso una iniziativa che porti alla fusione dello spazio fisico (mondo reale) e del cyberspazio facendo leva al massimo sull’ICT, vogliamo proporre una forma ideale dellanosra società futura: una ‘società super-smart’ che porti ricchezza alle persone.

La chiamano “Società 5.0” perché si tratterebbe del quinto modello di implementazione della nostra società, dopo i cacciatori-raccoglitori, le società agricole, le società industriali e le società dell’informazione.

Riassunto in maniera breve e rudimentale, il principio alla base della Società 5.0 è una raccolta in continuo, ed in tempo reale, di dati dal mondo reale, che poi vengono elaborati in un modello informatico, che sulla base dell’elaborazione provvede a modificare il mondo reale per ottimizzare la user experience (chiamiamola così), della popolazione.

Un esempio tipico (e banale) è un condizionatore d’aria dotato di termostato – noi lo abbiamo programmato per mantenere la temperatura a un dato livello che consideriamo gradevole. A intervalli regolari la temperatura viene rilevata da un sensore, che provvede ad aumentare o diminuire l’azione del condizionatore per mantenere le condizioni previste.
Fin qui, nulla di strano.
Ma l’ipotetico Condizionatore 5.0 dovrebe poter fare di più – in primo luogo, non tenere conto solo della temperatura, ma anche delle dimensioni della stanza, del numero delle persone nella stanza e delle loro preferenze (lo stato di salute, l’età) ed i “fattori occasionali” – come ad esempio il fatto che Tizio stia bevendo un caffé mentre Caio si mangia un gelato. Una volta elaborati tutti questi dati, il Condizionatore 5.0 dovrebbe essere in grado non solo di adeguare il proprio output, ma anche e soprattutto, di modificare l’ambiente per garantire che tutte le persone presenti … ah, “siano felici”.

Cosa potrebbe mai andare male, giusto?

Non è un’idea nuova, badate bene – ce li ricordiamo tutti, i battibecchi dei personaggi di Philip Dick con gli elettrodomestici e l’armadietto del bagno.
E come cantava Donald Fagen,

just machines, to make big decisions

ed è un’idea molto anni ’50, molto tecnocratica, che tuttavia richiede necessariamente anche la seconda parte di quella vecchia canzone

programmed by fellows
with compassion and vision

Chi lo programma, questo sistema?
I ragazzi della Hitachi all’Università di Tokyo?

La Società 5.0 è una società in cui un feedback loop porta ad un costante adeguamento della società stessa sulla base di concetti che sono, ahimé, abbastanza nebulosi.
Come la misuriamo la felicità?
Certo, ci sono nazioni che implementano un indice di felicità, già adesso, ed esiste un Indice Mondiale, calcolato a partire dai dati raccolti dalla Gallup. Qualora vi dovesse interessare, in base ai dati del 2018, in Italia siamo a 6, su una scala che va da 0 a 10. Siamo esattamente fra la Thailandia (dove sono più felici di noi) e l’Equador (dove lo sono un po’ meno).
Ma davvero ciò che rende felici noi è lo stesso mix di fattori che rende felici i tailandesi o i finlandesi (nel 2018, i più felici al mondo)?

E parliamo di felicità media, di felicità statistica.
Lo sappiamo tutti che non esistono due persone che siano felici nello stesso modo, per le stesse cose.

A rendere ancora più complicato tutto questo c’è il fatto che il documento ufficiale del governo giapponese non parla di felicità.
Parla di ricchezza. Ricchezza materiale.

(La Società 5.0) attraverso la fusione di alto livello tra cyberspazio e spazio fisico, sarà in grado di bilanciare il progresso economico e la risoluzione dei problemi sociali fornendo beni e servizi che rispondano in maniera granulare ad una varietà di bisogni latenti indipendentemente dal luogo, dall’età, dal sesso o dalla lingua

(Documentazione ufficiale del Governo Giapponese)

Lo sentite anche voi, questo scricchiolio sinistro?

Il punto è, insomma, chi programma il sistema e sulla base di quali parametri e quali modelli.
Perché lo scopo della Società 5.0 non è mantenere la temperatura costante e piacevole nel nostro soggiorno. Lo scopo della Società 5.0 è fare della nostra città, del nostro mondo materiale, un luogo che viene adeguato in tempo reale per mantenerci “felici” o, magari, per farci arricchire.
L’intera struttura urbana, quindi, diventa una macchina il cui scopo è agire su di noi, per modificare il nostro stato – da quel che è, a “più felici”.

Date un’occhiata a questa figura, su come il sistema si potrebbe applicare al problema del traffico urbano…

A sinistra il modello convenzionale – quello che ipoteticamente viene applicato o si potrebbe applicare ora – a destra il modello 5.0.
La vedete la differenza?
Prendetevi un minuto, fate con calma.

La principale differenza è l’assenza, dal processo di elaborazione, dell’elemento umano.
C’è una AI che elabora le informazioni, e genera una conoscenza il cui output finale è un “valore aggiunto”.
Lo spazio urbano diventa una macchina costruita per gestire la popolazione, sulla quale la popolazione incide solo nella forma dei dati che vengono prelevati.

Lo abbiamo già detto. Cosa potrebbe mai andare male, giusto?

Lo ripeto, non è uno scenario nuovo o originale – leggetevi Gli Umanoidi, di Jack Williamson, che è un romanzo del 1949.
E badate, la premessa del romanzo di Williamson è che non ci sia malafede – gli umanoidi di Jack Williamson sono stati davvero programmati da persone compassionevoli e con una visione positiva del futuro.
E ci sono storie del genere avanti e indietro per tutto il ventesimo secolo e buona parte del ventunesimo.

Leggere Society 5.0 – A People-centric super-smart society, volume pubblicato dalla Springer nel 2018, è un esercizio tanto divertente quanto inquietante per chi abbia voglia – o necessità – di immaginare degli scenari futuri. Gli sviluppi del progetto sono interessanti, le possibilità affascinanti, ma è impossibile non notare delle areee d’ombra, delle questioni irrisolte o lasciate volutamente all margine, e la consapevolezza che sì, il sistema della Società 5.0 vuole certemente metere al centro le persone – ma come oggetto, e non come soggetto.
E questo, in un mondo che non è, come abbiamo detto, un mondo ideale, lascia presagire sviluppi meno che ideali.

Come la maggior parte dei progetti che hanno a che vedere con l’analisi dei big data e l’implementazione di modelli di realtà virtuale, siamo nel campo dei sogni bagnati dei maniaci di controllo.
E se può essere l’inferno lavorare one-on-one con un maniaco del controllo, o avere un maniaco del controllo come capufficio in una piccola azienda, immaginate come potrebbe essere dover sottostare alle fisime di un maniaco del controllo (o un pool di maniaci del controllo) che avesse accesso a ogni dato sulla vostra esistenza, ed il potere di modificare l’ambiente in cui vi muovete al fine di modificare e controllare le vostre azioni e reazioni.

Un incubo, vero?

Posso vedere anche sviluppi positivi?
Certamente – se ad esempio venisse sviluppato e mantenuto in costante stato di aggiornamento un indice di felicità individuale, che il singolo poss aimpostare e modoificare a proprio piacimento, e se a questo punto la macchina della Società 5.0 potesse operare ad una scala così minuta da poter adeguare il sistema alle esigenze del singolo.

Se io, come Shirley Manson, sono solo felice quando piove… cosa potrebbe fare, la Società 5.0 per me?
Trovare il modo di farmi trasferire baracca e burattini a Seattle, dove piove 320 giorni l’anno?
O semplicemente consigliarmi di stare chiuso in casa, con in sottofondo di pioggia registrata e immagini di pioggia proiettate sulle finestre, in attesa di una variazione metereologica?
Oppure, visto che la maggioranza preferisce una giornata con un bel cielo blu e un sole brillante, la Società 5.0 cercherebbe in qualche modo di convincermi a cambiare idea?


Autore: Davide Mana

Paleontologist. By day, researcher, teacher and ecological statistics guru. By night, pulp fantasy author-publisher, translator and blogger. In the spare time, Orientalist Anonymous, guerilla cook.

9 thoughts on “La Società 5.0

  1. Basta che uno sia felice solo con una vita imprevedibile e il sistema già non fa ciò che dovrebbe.
    Magari esiste una parte dell’idea che, implementata in modo leggero, può portare risultati utili, ma la sola idea di Skynet che si fa i cavoli miei per cambiare il mondo come pensa che mi faccia piacere… non mi piace, come idea 😛
    Comunque, mi ha fatto venire un’idea per una storia, ora vado a prendere appunti e vediamo se un giorno mi verrà da scriverla ^^

    • Si tratta di big data.
      Il problema con i big data è che non conta che il risultato sia vero o falso, ciò che conta è che ci sia un risultato. Le valutazioni vengono fatte su quel risultato, vero o falso che sia.

      Se tu sei una anomalia irrisoria non viene considerato e ti trovi semplicemente in difficoltà con il risultato di una vita ancora più triste o il doverti adeguare.
      Se sei una anomalia problematica… le anomalie nelle catene di montaggio si eliminano non si risolvono, non è efficiente.

  2. Sai che esisteva anche in Italia una cosa simile al Story Idea Club?
    Ero uno dei ‘fornitori’ verso la fine degli anni 90.
    Si pagava, se non ricordo male, da 10 a 30 mila lire al mese.
    È fallito intorno al 2005, io ho smesso di mandare idee poco prima.

    Ad oggi, imvho, basta il sito di cronaca vera per avere tutte le idee che si potrebbe mai cercare. ^___^

    Il resto invece, l’idea di società 5.0 è strafighissimo e credo ne userò a piene mani nelle storie future.
    A presto in un mondo in cui possiamo essere più felici

    Sei felice cittadino?
    Il computer è tuo amico, cittadino.
    ^__^

  3. Paura…! c’è (C’è stata) un sacco di fantascienza sull’argomento….

  4. Leggere i tuoi post pieni di cultura, di acume e di arguzia migliora il tono delle mie giornate, mi fai sempre apprendere qualcosa di nuovo e di ciò non ti ringrazierò mai abbastanza, anche quando mi fai scoprire cose e fatti inquietanti. In realtà quel che vorrei è che tu non fossi costretto dal mondo imperfetto a stare seduto al buio con tutto ciò che ne consegue. Per quanto possa servire in concreto, hai tutta la mia stima e il mio supporto morale.

  5. Ciao Davide, lo scenario è davvero interessante e possiede il lato inquietante di quello che potrebbe essere. E io credo che con le attuali tecnologie siamo già sulla buona strada (minaccia della recrudescenza virus permettendo). Un computer è di per sé un’Intelligenza Artificiale. E una società del genere è stata mostrata nell’episodio uno di “Dimensione Alpha”, quello del villaggio vacanze che mascherava un gruppo di vampiri ossessionati dall’eterna giovinezza (prelevava cellule ai turisti ricavandone un siero chiamato Kaloma e poi li uccideva, per quello nessuno ti chiedeva la carta di credito). Regolavano il clima a piacimento. Ecco, io in questa società 5.0 mi domanderei: dove sono le insidie? Forse, nel restare chiusi in una stanza dai panorami artificiali come dici tu? O altre? Ottimo spunto letterario. E riflessione di vita.

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