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Jane Austen contro l’Uomo Lupo

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Lessi Northanger Abbey, (in italiano L’Abbazia di Northanger, edizione Theoria del 1982), la quasi-parodia del gotico scritta da Jane Austen, nell’inverno del 1985, e qualche mese dopo lo portai come romanzo a scelta all’esame di maturità, per la lingua inglese. L’esaminatore, apertamente ostile e bonariamente soprannominato il Vecchio Cinghiale dai suoi colleghi, mi rise in faccia, e mi disse che il romanzo della Austen era carta straccia.

La Austen era stata una donnetta triste e inutile, mi berciò in faccia, i cui romanzi non interessavano a nessuno da almeno un secolo, e lei e la sua opera erano destinate ad essere dimenticate, meritatamente.

Dieci anni dopo, l’uscita di Ragione e Sentimento, di Ang Lee, con Emma Thompson, Kate Winslet, Hugh Grant e Alan Rickman, segnalò che il pronostico del Vecchio Cinghiale non era poi stato così centrato. L’anno dopo uscì Emma, con Gwyneth Paltrow. E il resto, come si suol dire, è storia.
All’alba del ventunesimo secolo, Jane Austen era diventata un’autrice di bestseller, con tanto di fan in cosplay.

Ed io avrei voluto davvero mandare una cartolina al Vecchio Cinghiale, con tanti saluti da parte mia e di Jane ma, nelle immortali parole di Harlan Ellison, l’imbecille si era ormai sottratto alla mia giusta collera, morendo.

Ma questo post ha molto poco a che fare col Vecchio Cinghiale, e molto di più con Paul Féval, prolificissimo autore francese d’appendice – che di gotico, e di parodie del gotico, se ne intendeva quanto la Austen, se non di più.

Paul Féval, Padre, è stato uno dei titani della narrativa popolare dell’ottocento. A Féval dobbiamo Le Bossu, in italiano Il cavaliere di Lagardére, uno dei più colossali romanzi di cappa e spada mai scritti, ma anche alcuni dei primi romanzi sui vampiri, a cominciare da La Vampire, uscito nel 1865 – romanzo che mescola politica, mistero, passionacce e melodramma, e sì, anche il vampirismo, in una variante sui generis.
Indispensabile per chi si interessi alla storia letteraria delle sanguisughe, e reperibile gratis sulle pagine del Progetto Gutenberg.

Dieci anni dopo, Féval tornò al vampirismo con La Ville Vampire, che è anche una parodia del gotico, e uno sberleffo molto gallico ai danni degli inglesi (il duca di Wellington vi compare come deus ex machina, di ritorno da Waterloo) e con per protagonista, inopinatamente, Anne Radcliffe … che il gotico lo aveva scritto davvero, con titoli come L’Italiano e I Misteri di Udolpho, ed era stata la più popolare autrice della sua generazione. Che era stata il bersaglio della satira di costume della Austen in Northanger Abbey.
E che era stata una impavida cacciatrice di vampiri.
O così per lo meno sosteneva lo spudorato Féval nel suo romanzo.

Facciamo ora un salto in avanti nel tempo di quasi un secolo e mezzo, e l’ombra lunga di Paul Féval la ritroviamo in una iniziativa lanciata nel settembre 2019 dall’editore Les Moutons Electriques (che aveva appena ristampato il romanzo di Féval con un titolo più esplicito) – un crowdfunding, per la pubblicazione di cinque volumi nella collana Les Saisons de l’Etrange, cinque novelle che riprendono il concept (oggi si dice così) del vecchio La Ville Vampire.

Si comincia con Ann Radcliffe contro Dracula, di Bénédicte Coudière, diretto sequel del romanzo di Féval e con un forte debito nei confronti di Casa Hammer.
A seguire, Mary Shelley contro Frankenstein (ovviamente), di Cat Merry Lishi, Jane Austen contro l’Uomo Lupo, di Marianne Ciaudo, le Sorelle Bronte contro la Mummia, di Nelly Chadour, e per finire, un classico team-up come nella tradizione della grande letteratura, fin dai tempi della Justice League: Radcliffe, Shelley e Austen contro Carmilla, di Élisabeth Ebory.

Il crowdfunding è un clamoroso successo, ed arriva a raccogliere il 195% del target iniziale. Non riesce tuttavia a sbloccare i tre volumi extra – Renée Dunan contro i Mutanti, Virginia Woolf contro Rhan-Tegoth e infine, Selma Lagerlof contro i Troll.
Peccato.

Nel settembre del 2019 le mie finanze erano come al solito troppo precarie per poter sottoscrivere un crowdfunding e farmi spedire a casa i cinque volumi rilegati rigidi in cofanetto, ma confidavo nella promessa dell’editore di rendere disponibili le novelle attraverso i normali canali commerciali, per il marzo del 2020, anche in formato digitale. Poi, come sappiamo, le cose hanno preso una piega differente per via di certi problemi di pandemie e quarantene e cose, ed i volumi della serie hanno fatto la loro comparsa solo dieci giorni or sono su Amazon.

Ed io sono sempre alla ricerca di una buona scusa per spolverare il mio francese. L’unica domanda, naturalmente … da dove cominciare?
Dracula o Frankenstein?
Perché non Carmilla?
Ma poi ho ripensato al Vecchio Cinghiale, la cui animaccia flaccida si rotola all’inferno pungolata nelle natiche dai tridenti roventi di mille satanassi appositamente incaricati, mentre un arcidiavolo gli legge ad alta voce brani scelti di Orgoglio e Pregiudizio, e non ho avuto dubbi – Jane Austen, certo, contro l’uomo lupo.

E devo ammettere che il mio francese è orribilmente arrugginito, ma guardiamo al lato positivo – così il libro durerà più a lungo.
E poi gli altri, per l’autunno.
Cosa si potrebbe chiedere di meglio? È grande letteratura, giusto?

Autore: Davide Mana

Paleontologist. By day, researcher, teacher and ecological statistics guru. By night, pulp fantasy author-publisher, translator and blogger. In the spare time, Orientalist Anonymous, guerilla cook.

3 thoughts on “Jane Austen contro l’Uomo Lupo

  1. Buongiorno, Davide. Ho segnalato il tuo post a mio marito, appassionato Janeite che ha dedicato anni di lavoro alla traduzione dei romanzi canonici, delle opere giovanili e delle lettere di Jane e a molto altro nel suo sito https://www.jausten.it/. Purtroppo non conosco il francese e dal canto mio dovrò aspettare la traduzione italiana del libro che preferisco tra i cinque: Le sorelle Bronte contro la Mummia. 😀

  2. Sì. E’ grande letteratura, Davide. Anche perché nasce come parodia di un genere letterario. Quando ciò avviene, significa che quel genere ha fatto breccia. E lo si può prendere in giro. Credo che il Vecchio Cinghiale appartenesse alla categoria di critici convinti che le parodie fossero le campane a morto di un genere letterario. Di qui la sua avversione per la Austen. Grazie per il suggerimento sull’autore francese.

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