strategie evolutive

ciò che non ci uccide ci lascia storpi e sanguinanti

La paura dell’ignoto

9 commenti

Una premessa: questo post qui sotto l’avrei voluto scrivere in italiano, stamani, dopo una chiacchierata online con persone che voi non conoscete, ma poi mi sono detto no, lascia perdere, che poi vengon fuori solo delle polemiche.
Già ti dicono che sei un insopportabile radicale ed un estremista…

A nessuno piace perdere degli amici e venire additato come quello che, sai, non è cattivo ma…

E così l’ho scritto in inglese, e l’ho postato su Karavansara.
Ma poi l’ho riletto, ci ho riflettuto un attimo e mi sono detto… ha senso permettere alla paura di zittirci?
Paura di cosa? Di chi non ha voglia di sentire delle opinioni che non gli piacciono?
E così…

Stamattina ho avuto un’altra breve ma importante discussione, su un social network, sulla minaccia alla nostra civiltà e, soprattutto, al nostro sostentamento come scrittori, che sono le call a tema rivolte a gruppi specifici – di solito basati su genere, etnia, fascia di età o altre cose del genere.

Sapete, tutte quelle storie sugli SJW che si scatenano per le strade, gli editori che mettono la correttezza politica prima della qualità, il solito carico di sciocchezze. E come in quel vecchio libro di Flashman, “Diamine se gliele ho cantate, ma a quel punto mi avevano già buttato fuori sul marciapiede.”
Così ho deciso di scrivere qui i miei pensieri, solo per poterti infliggere impunemente a tutti voi.

La prima cosa è, ovviamente, che editori ed editor sono perfettamente liberi di stabilire le regole per le loro call e le loro riviste e antologie a tema.
E dal punto di vista di qualcuno che cerca di arrivare a fine mese scriveno, ci sono momenti in cui inciampo in una call e scopro con una certa delusione che è aperto solo, per esempio, a scrittori di altezza inferiore al metro e ottanta.
Io sono uno e ottantacinque.

E a volte è davvero un peccato, perché mi piacerebbe davvero piaszzare una storia con quell’editore, o scrivere una storia su quel tema, o apparire nello stesso libro con alcuni di quegli scrittori (bassi).
Ma sapete che c’è? Riesco ancora a trovare mercati per le mie storie, posso ancora scrivere su quel tema e provare a vendere la storia altrove, e un giorno o l’altro potrei trovarmi sotto le stesse copertine dei libri con quegli autori che rispetto nonostante la loro bassa statura.

Quindi, non è davvero una cosa così straordinaria.

Solo che lo è, e lo è per tutti noi, non importa se siamo lettori o scrittori – perché questo tipo di call vengono fatte per assicurarci di ricevere una partecipazione più varia e diversificata alla nostra festa.
E sono necessarie un po’ come a volte è necessario dare un colpo di telefono a quella persona che sai che vorrebbe venire, ma non osa… hey, ci vieni alla festa, vero?!
E tutti beneficiamo di una scena più diversificata e varia: abbiamo più storie da leggere, più idee con cui giocare, e come scrittori troviamo più potenziali lettori e sì, anche più potenziali vendite.
Tutti vincono.

E poi c’è il problema della “dittatura dei SJW sulla qualità”.
Ora, nessun editore o editore ha mai lanciato una chiamata dicendo “pubblicheremo qualsiasi schifezza che ci mandate purché sia sarà scritta da persone alte meno di un metro e ottanta”.
Una call mirata a una categoria specifica non implica che verrà accettata qualsiasi spazzatura proveniente da quella categoria. Significa che l’editore o l’editor sono alla ricerca di testi di qualità provenienti da quella specifica categoria.

A meno che, naturalmente, non crediate che qualsiasi cosa, anche il meglio del meglio, prodotto da persone di statura inferiore al metro e ottanta sia intrinsecamente e inevitabilmente peggiore di qualsiasi cosa una persona più alta scriverà mai. Ma se questo è il caso, amico mio, lasciatelo dire da un tizio alto un metro e ottantacinque: hai un problema serio.

Quindi, la scena sta cambiando e si spera che arrivino più persone, portando più idee e divertimento per tutti – il mercato non si sta contraendo a causa di ciò. Il nostro sostentamento dipende ancora dalla qualità delle parole che mettiamo sulla pagina e dalla volontà dei lettori di leggere le nostre storie.
È ora di andare a scrivere qualcosa.

Ma prima, un po ‘di musica …

Autore: Davide Mana

Paleontologist. By day, researcher, teacher and ecological statistics guru. By night, pulp fantasy author-publisher, translator and blogger. In the spare time, Orientalist Anonymous, guerilla cook.

9 thoughts on “La paura dell’ignoto

  1. Un problema veramente grande che merita una certa attenzione. L’esempio che hai fatto sull’altezza penso sia stato perfetto per riassumere e descrivere ben questo momento. Io adoro leggere diverse opere e mi piace anche rischiare. Mi fa dispiacere notare come certe cose si stiano standardizzando.

    • Il mercato mira alla standardiccazione – le trilogie di quatro volumi da mille pagine ciascuno, le ristampe delle ristampe, cose così. È un modo per andare a colpo sicuro – ma si spera che parte delle entrate sia reinvestita in progetti un po’ più rischiosi.
      Nella narrativa breve c’è molta più vivacità, e c’è molto spazio per l’esplorazione – ed è bene che sia così.

  2. Da come scrivi, ti facevo un po’ più basso, tipo 1,78.

    Più seriamente, bisognerebbe vedere se i detrattori (e i sostenitori) di questi approcci continuerebbero su posizioni simili al variare dei parametri.
    Il problema è che il tema dell’esclusione è diventato sempre più pungente e in questi mesi, lo è ancora di più…

    Poi sì, hai ragione quando dici che non c’è un editto per cui nessuno al di fuori di quelle categorie potrà mai più proporre nulla a nessuno per 70 anni (non sono tue parole esatte, ma ho interpretato così).

    • Ma in effetti, se i parametri di selezione fossero diversi, probabilmente cambierebbe la reazione.
      Se l’editore X cerca qualcuno proprio esattamente come me, non sarò certo io a lamentarmi.

      • Tu non ti lamenti nemmeno se non ci rientri. Io parli di chi si lamenta perché ne viene escluso: si lamenterebbe anche se rientrasse nei requisiti di una chiamata futura?
        Per coerenza e principio, dovrebbe.

        • Esatto – se si denuncia la discriminazione, allora vale anche se quelli favoriti dalla discriminazione siamo noi.
          Ma il problema di fondo è che in queste chiamate tematiche non c’è assolutamente discriminazione – non più di quanto discriminino gli editori italiani a volere solo storie scritte in italiano.

  3. Quante cose ignoro, e quante ne vengo a scoprire leggendoti! Grazie, Davide. Continua così.

  4. Davide, non ti preoccupare della statura. Lo stesso H.P.Lovecraft era alto come te, cm 1,85 e si sentiva male all’idea che ci fossero tanti autori bravi e piccolotti. Ma il grande Lord Dunsany era alto cm 1,92. Per cui, sei a posto, secondo me. Poi conta la qualità letteraria, il carisma. E con la tua bravura, nessuno guarderà i centimetri.

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