strategie evolutive

ciò che non ci uccide ci lascia storpi e sanguinanti

Provate a fermarmi

8 commenti

L’estate è arrivata anche nel Blocco C, ed il cortile per l’ora d’aria è arso dal sole e polveroso come un quartiere povero di Tangeri, nel 1920. E oggi il mio vicino di cella, Alessandro Girola, ha postato un video sul suo canale Youtube (che vi invito a seguire). Vi invito anche a guardare il video, che per comodità vi piazzo qui sotto…

Visto?
OK, ora lasciate che vi racconti una storia.

Molti anni or sono, credo di avervelo già raccontato, alcuni docenti del dipartimento universitario dove io ero studente decisero che c’erano troppi iscritti al corso di laurea. Troppa gente che affollava le aule, anche cinque persone per ciascun microscopio durante le lezioni di petrografia – un singolo oculare per cinque paia d’occhi.
Troppo lavoro. E nessuno passava gli esami.
Per risolvere questa crisi, la decisione che presero quei docenti, all’inizio del nuovo anno accademico, fu di chiamare tre loro tesisti, e mandarli a tenere un “discorsetto propedeutico” alle matricole del primo anno. E così i tre andarono in Aula 1 e davanti a una settantina di ragazzi neanche ventenni, tennero un discorso sul tema

lasciate perdere, iscrivetevi altrove, nella geologia non c’è futuro, il corso è durissimo, la materia difficile, i docenti sono dei cani, ce la fanno in pochi, andatevene, non rovinatevi la vita

Sarebbe stato imbarazzante anche così, ma alla fine di quella lunga galleria degli orrori, una delle matricole alzò una mano, come aveva imparato al liceo per chiedere la parola, e quando gli dissero che sì, poteva fare una domanda, si alzò in piedi e chiese

perché VOI non ve ne siete andati?

Calò un silenzio assordante, ed a quel punto il Favoloso Trio dovette ammetetre che sì, in effetti loro avevano dato tutti gli esami – anche due più del programma standard, a dire il vero e con un semestre d’anticipo – e sì, stavano lavorando a una tesi di ricerca e, ehm, sì, due di loro avevano già il dottorato in tasca ed uno lavorava come assistente in biblioteca…
E poi se ne andarono fra le risate e gli insulti.
Fu un po’ come la Ritirata di Russia, ma senza le parti divertenti.

Il che mi porta al video di Alex – al quale riconosco una onestà intellettuale che difficilmente riconoscerei a un docente universitario in genere, e certo a nessuno di quei docenti torinesi nello specifico.

Tutto quello che dice Alex è vero – il mercato è invaso di ciarpame pubblicato da venitosi ignoranti, che spesso inquinano ulteriormente l’ambiente con recensioni fasulle e altri orrori.
C’è gente che scrive porcherie innominabili sulla base del fatto che a scuola avevano la media del sei e mezzo in italiano, ci sono addirittura quelli che si fanno compilare dei saggi per cinque dollari da dei ghostwriter indiani trovati su Fiverr che saccheggiano wikipedia traducendola con Google (I kid you not, ladies and gentlemen).
È un ambiente di cricche orribili, le vendite sono scarse, le royalties che vi verranno offerte dagli editori sono spesso insultanti, quando non si limitano alla Visibilità.

E dire che siete scrittori non vi aiuterà a rimorchiare – fidatevi: been there, done that (ma quella è una storia che vi racconterò un’altra volta).

C’è però un problema, a valle del video di Alex, ed è lo stesso problema che si trovarono ad affrontare quei tre “bravi soldati” mandati dai loro relatori di tesi a dissuadere le matricole.

I destinatari di quel messaggio – in dipartimento a Torino come su Youtube da Alex, si possono dividere grossomodo in due categorie

  • quelli a cui non frega assolutamente nulla
  • quelli che ci credono davvero

In università, quelli a cui non fregava nulla erano quelli che erano lì per il “pezzo di carta”, quelli che avevano bisogno di un parcheggio dopo il diploma per tenere buoni i genitori, quelli che “a geologia ci sono meno esami che a medicina”. A questi, che la geologia fosse un vicolo cieco, e per di più tutto in salita, non importava affatto.
Nell’ambito della scrittura, quelli a cui non frega assolutamente nulla sono quelli che vogliono mettere “scrittore” dopo il nome su Facebook, quelli che credono di sapere tutto, quelli che hanno letto Il Manuale(R), ed ora Proust levati, che faccio i soldi e poi rimorchio alla grande, quelli che all’idea che sia possibile scrivere col culo e poi comprarsi le recensioni non è che restino inorriditi, ma casomai prendono appunti. Quelli che mi manderanno un messaggio privato per sapere di più su quella faccenda degli indiani su Fiverr…

A quelli a cui non frega assolutamente nulla, questi discorsi non fanno alcun effetto.
Perché, come dire… non gliene frega assolutamente nulla, giusto?

Quelli che ci credevano davvero, in quell’aula universitaria, ci erano arrivati con alle spale cassetti pieni di fossili o minerali collezionati fin da bambini, pile alte così di libri di Stephen Jay Gould, lunghe estati passate a scarpinare in montagna, magari qualche tessera stropicciata di un club naturalistico di qualche genere, i documentari di Jacques Cousteau. Erano gente che conosceva a memoria i nomi ed i tratti diagnostici di duecento diverse specie di dinosauri, e stava per scoprire che nessuno mai glieli avrebbe chiesti in università, perché a Torino non si faceva paleontologia dei vertebrati. Una materia difficile, impegnativa, faticosa. Certo, ma era quello che a loro piaceva!
Ed i veri credenti, quando si tratta di scrivere, sono quelli che scrivono da quando andavano alle medie. Quelli che hanno letto i manuali, magari hanno anche pagato fior di quattrini per dei corsi, quelli che hanno pagato stravaganti quote d’iscrizione per fantomatici concorsi letterari abbinati alla Sagra del Gnoccofritto o al Terzo Quadrangolare Europeo di Pallacorda, dove sono arrivati secondi perché al primo posto c’era la moglie del sindaco. Sono quelli che sono stati brutalizzati sui forum dagli “Scrittori Veri”, quelli che pubblicano e ricevono le mail dagli “amici” che gli spiegano nel dettaglio dove abbiano sbagliato.
Sono, magari, quelli per i quali potersi pagare una pizza ed una coca piccola col frutto di ciò che prima non c’era, ed ora c’è, e l’hanno fatto loro… ecco, per loro quella pizza e quella coca sono il cibo degli dei.

Quelli che ci credono davvero, da questi discorsi, dal “levatevi dalle palle, perché non avete futuro”, restano umiliati ed avviliti.
Non smetteranno, non tutti, non subito, ma i loro dubbi (e chiunque faccia un lavoro – qualunque lavoro – sul serio, deve affrontare una marea di dubbi) … i loro dubbi si moltiplicheranno. La loro vita diventerà leggermente più difficile, e più brutta.

E forse non smtteranno, certo non per darsi alla musica o alla fotografia o al lifestyle bloging. Perché, onestamente, io questa cosa è tutta la vita che sogno di farla, ho imparato a memori ai nomi dei dinosauri e

perché TU non smetti?

Ah, e poi ci sono quelli come me, che se gli dici “smettila che non ce la farai mai” ti rispondono “Davvero? Guardami.”
Non è certamente una strada illuminata dalla saggezza, ma hey, provate a fermarmi.

Ma al di là delle considerazioni personali, per quanto io apprezzi i sentimenti e le ragioni che animano Alex nel suo video, non credo che sia giusto, avvilire ed umiliare delle persone per i loro sogni, per quanto strani ed irrealistici essi siano – anche se siamo animati dal lecito desiderio di vedere il nostro mondo libero dalle capre, proprio per dare più spazio a chi quei sogni ce li ha davvero.
Magari anche solo il sogno di pagare in orario la bolletta del gas.
Perché purtroppo alle capre di tutto questo non frega assolutamente niente. Loro vogliono l’email dell’indiano per risparmiare sulla percentuale che si tiene Fiverr.

Autore: Davide Mana

Paleontologist. By day, researcher, teacher and ecological statistics guru. By night, pulp fantasy author-publisher, translator and blogger. In the spare time, Orientalist Anonymous, guerilla cook.

8 thoughts on “Provate a fermarmi

  1. Sai che è molto comodo leggere il tuo blog
    ^__^

    Ho visto il video di Alex e stavo pensando qualcosa di simile.

    Io faccio il writing coach da 20 anni, da prima che esistesse il termine writing coach e almeno da 10 anni prima di tutti i writing coach che “sono stato fra i primi a farlo”
    E per tirare a campare faccio il ghost writer perché le bollette bisogna pagarle in tempo e il panettiere persino in anticipo, non puoi pagare il pane dopo averlo mangiato, devi pagarlo prima.

    Fatto sta che di ‘capre’ ne ho viste tante.
    E sono di due tipi: quelle che lo sono perché lo sarebbero comunque a prescindere dal campo di interesse, voglio credersi scrittori ma potrebbe essere qualsiasi altra cosa. Loro non contano nulla, son oil rumore di fondo del nostro mestiere, un rumore assordante ma solo uno sfondo senza utilità.
    E poi ci sono le capre che semplicemente non sanno o non hanno ancora capito come smettere di esserlo. Queste sono le persone che un giorno possono diventare scrittori abili e interessanti.

    Personalmente ho sempre detto a tutti i miei scrittori: ma sei sicuro di quello che vuoi fare? Tutta la strada è in salita e lo sarà sempre, sei veramente disposto a fare tutta questa fatica per poco o niente?
    Ma non mi sono mai permesso di dire (se non scherzando) che devono cambiare mestiere, che non potranno mai farcela o in qualsiasi altro modo avvilire e sminuire le loro scelte.

    P.S. ma davvero posso risparmiare le royalty di fivrr? ^___^

  2. Grazie, verità scomode ma che voi e altri vi preoccupate di divulgare, facendo un po’ di chiarezza sui falsi miti che infestano la professione.

  3. Il mercato italiano è saturo (ish) e pochi lettori forti si accompagnano a torme di lettori occasionali o da libro dell estate, se non erro. Domanda: il ciarpame urendo di cui parlate (che esiste, eh, niente da dire) davvero è in competizione con il prodotto valido di chi ha talento/competenze? I lettori forti spulciano parecchi siti/recensioni/forum per trovare il prossimo candidato (almeno, io lo faccio, e al massimo pesco robe di qualità che non apprezzo per gusti personali, stile o altro [esempio: a me il New Sun di Wolfe non va giu nonostante le varie letture e le tue lodi dell’opera. Ma che sia di qualità non hi dubbi]). Recensioni farlocche di solito si tanano e comunque mancano spesso di quella critica verità di chi il librp lo ha letto e apprezzato. Chiedo ancora: lasciando da parte il cartaceo e l’ovvia concorrenza di spazi, online davvero tu o Girola vi contendete lettori che comprano ciarpame?

    • Allora, la domanda apre tutta una serie di questioni che magari proverò ad approfondire in un post nei prossimi giorni.
      Ma per il momento, e premesso che io posso parlareper me, e certo non per Alex…
      Io non pubblico più in italiano a mio nome, se non molto occasionalmente, quindi non faccio concorrenza a nessuno, e nessuno ne fa a me.
      Ma in realtà non è una questione di concorrenza, è una questione di inquinamento.
      È un po’ come se mi chiedessi, “Tu e Girola non andate al mare, cosa ve ne frega che ci sversino tonnellate di greggio.”
      Il danno è a tutti i livelli – affollamento del mercato, certo, ma anche delegittimazione delle recensioni e dei recensori, avvelenamento dei gusti del pubblico, pessima pessima pessima pubblicità per autoprodotti e piccole case editrici (che “lo sanno tutti, pubblicano solo merda”) e una generale conferma di quell’idea ampiamente diffusa nel nostro paese, che a scrivere siano solo pochi supereroi e una manciata di minus habens, e che non sia un lavoro, ma un passatempo per presuntuosi che “si credono Stephen King.”
      Il danno è vastissimo, e raggiunge persone che neanche comprano gli ebook.
      Spesso è il motivo per cui “ah, no, io gli ebook non li compro.”
      La concorrenza non è il punto – io sono solo in concorrenza con me stesso, perché ciò che scriverò domani dovrà essere meglio di ciò che ho scritto ieri.

  4. Guai se qualcuno ci prova, a fermarti. Buon proseguimento di estate, Davide.

  5. Ciao Davide, io appartengo alla categoria di coloro che hanno sempre creduto nella scrittura. Perché ho sempre letto molto e poi ho scritto. E ho partecipato e partecipo a concorsi dove ci confronta, perché quel che desidero è anche di poter diventare una lettrice professionista (quindi, separare il grano dalla pula). Continuerò, ormai. Ho quasi 49 anni e quindi penso che a fermarmi sarà la visita di una certa Signora in Nero.

  6. Io credo nella scrittura, perché alla base sono una lettrice appassionata. Difatti, oltre a scrivere, mi piace partecipare a concorsi letterari dove posso commentare altri autori. Nel mio caso, il sogno si è fatto più grande: desidero entrare nel mercato anche come lettrice di manoscritti (per separare il grano dalla pula). Ho quasi 49 anni, ormai andrò avanti finché non mi visiterà la Nera Signora.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.