strategie evolutive

ciò che non ci uccide ci lascia storpi e sanguinanti

La storia di Michele

13 commenti

Questo è un post estemporaneo, frutto di alcune chiacchierate fatte negli ultimi giorni. Questa è la storia di Michele, che naturalmente non esiste, anche se tutti noi abbiamo conosciuto, da qualche parte, qualcuno proprio come lui.

Michele ha una cinquantina d’anni ben portati, una laurea triennale e una buona attività in proprio in un settore che non conosce crisi – anche se si lamenta spesso delle tasse, Michele non ha grossi problemi di denaro. È single, ha una bella casa e un’auto sportiva. Frequenta “i giri giusti”, e coloro che lo conoscono lo considerano una brava persona, un “gran lavoratore”, una persona di carattere, uno che “ce l’ha fatta”. Michele è una persona che al gioco della vita vince spesso, e vince forte.

Ma Michele ha un problema.

È certamente responsabilità di qualche mediocre insegnante nella carriera scolastica di Michele, o magari la famiglia, chissà, ma il problema di Michele è che tutta ‘sta storia dell’evoluzione della specie attraverso la selezione naturale “non lo convince”.

Ed ora voi mi direte che sarebbe bello se tutti i nostri problemi si riducessero al dubitare della correttezza del lavoro di Charles Darwin, ed io non posso che darvi ragione – quando si fatica ad arrivare a fine mese, l’evoluzione e la materia oscura, così come la teoria delle stringhe e il gatto di Schroedinger, passano in secondo piano; e tuttavia, nel mondo di Michele, la teoria dell’evoluzione è un problema serio e, per così dire, bifido.

Il primo ramo del problema è che a Michele non convince questa faccenda della selezione casuale – è impossibile, dice Michele, che una serie di fenomeni causali abbiano portato alla evoluzione di una specie straordinaria come la nostra. In questo senso, a Michele l’evoluzione non piace perché non gli permette di sentirsi “speciale”.

E naturalmente, gli potremmo dire che in effetti noi siamo speciali – siamo i discendenti di una catena ininterrotta di creature che, negli ultimi quattro miliardi di anni e rotti, hanno sempre pescato il biglietto vincente della lotteria. Non lo hanno pescato i trilobiti, non lo hanno pescato i dinosauri. Ma noi sì.
Quindi, in un certo modo molto causale, e non troppo speciale, noi siamo speciali.
Anche perché, per citare Richard Dawkins, la mutazione è un fenomeno casuale, ma il processo di selezione è tutt’altro che casuale.

Ma Michele, ovviamente, non è uno che giochi alla lotteria – a lui piace giocare a quei giochi ai quali è sicuro di vincere.

Il secondo ramo del problema, per Michele, è che se la teoria dell’evoluzione è corretta, allora siamo tutti la medesima specie, con antenati comuni e percorsi diversi ma paralleli, e lui non può sostenere di essere “più evoluto” di altri esseri umani – come ad esempio “gli africani”, che per Michele “è palese che sono inferiori.”

E sì, la maggior parte delle persone che lo conoscono certi discorsi prima o dopo glieli hanno sentiti fare, ma scrollano le spalle e scuotono la testa: cosa volete farci, Michele è fatto così. Non è cattivo. È un gran lavoratore. Ha un’azienda solida e ben avviata. Ha una macchina rossa.

E naturalmente Michele non è stupido – egli basterebbe leggersi un buon libro (qualcosa dal catalogo di Stephen Jay Gould, ad esempio, ma anche un buon saggio divulgativo più recente), per trovare spiegata bene, e con chiarezza, la teoria dell’evoluzione, in termini che lasciano pochi dubbi.

Ed è questo, il punto nodale, la consapevolezza che si raggiunge buttando una sera a chiacchierare con Michele.
Michele non vuole che la teoria dell’evoluzione gli venga spiegata con chiarezza – perché il problema, quello vero, non è con i modi e i tempi dell’evoluzione, coi meccanismi in atto, con la plausibilità di processi selettivi, con le lacune del record fossile o la scarsa dimestichezza con le prove sperimentali.
Il problema è il risultato finale, della teoria di Darwin – ciò che l’evoluzione significa, non come si arriva a dimostrarne la correttezza.
Ciò che significa per lui, non per la nostra specie, o per la vita sulla terra.

Per questo motivo, nel corso degli anni, Michele è diventato molto abile a fare quella che in ambito accademico si chiama selezione delle fonti – ha letto quel solitario articolo di un vecchio accademico che esprime dubbi su Darwin, che sono poi stati ampiamente smentiti da decine di altri lavori che Michele però non ha letto; si è sparato pagine e pagine di Graham Hancock, Colin Wilson, Erich von Daniken … magari persino il nostro Peter Kolosimo. Ha scorso ore ed ore di video su Youtube riguardo ad alieni nella bibbia, continenti perduti, graffiti preistorici polinesiani che ritraggono creature che indossano magliette degli Iron Maiden…

Qualunque cosa che gli permetta di rinforzare la propria convinzione – di essere un individuo speciale, creato con un intento preciso e insondabile da intelletti superiori (fan dei Maiden venuti da Zeta Reticuli per upliftare gli australopitechi), e vertice di una gerarchia “palese”, che vede ai livelli più bassi quelli che non hanno la macchina rossa, e l’attività ben avviata, e magari hanno la pelle di un colore diverso dal suo.

Potremmo anche legarlo ad una sedia, gli occhi spalancati in una kubrikiana Cura Ludovico a base di ore ed ore di Piero e Alberto Angela, e non servirebbe assolutamente a nulla.
Lui resterebbe “non convinto”.

La Verità non ha il potere di renderci liberi se rifiutiamo di vederla.

Un pensiero assolutamente spaventoso, non trovate?

Autore: Davide Mana

Paleontologist. By day, researcher, teacher and ecological statistics guru. By night, pulp fantasy author-publisher, translator and blogger. In the spare time, Orientalist Anonymous, guerilla cook.

13 thoughts on “La storia di Michele

  1. Sono d’accordo con te Davide, purtroppo certe convinzioni sono dure a morire anche di fronte a evidenze scientifiche.

    Vedi i terrapiattisti🤷‍♀️
    I graffiti polinesiani devono essere strafighi

  2. Assolutamente, sì. Davide. Ma il Michele in questione ha troppo poco tempo per approfondirla e la sua struttura mentale ormai si è modellata su certi meccanismi (lavoro, efficienza, abitudini da vincente). Saprà guidare in modo sportivo e sarà anche in grado di brillare in società, ma non sa leggere. E saperlo fare si acquisisce da piccoli. Sapere leggere vuol dire avere sete di approfondire le nozioni. Quindi anche il nostro Darwin e non solo lui. Io gli auguro di poterlo fare a una certa età: andrà in pensione. Guiderà meno o non lo farà più. Gli inviti si ridurranno. E allora dovrà sedersi e pensare. Questo gli farà venire voglia di provare almeno come si fa a leggere. Perché nella vita c’è una Verità in più oltre a quella che tu citi: i libri, le nozioni scientifiche, ti aiutano a capire chi sei e dove ti trovi. Guai a non volerlo vedere. Perché il comportamento da “primitivi” è quello. Non esercitare la mente.

  3. Ma la cura a questo ci sarebbe anche.
    Basterebbe che Michele si trovi per qualche giorno dal lato opposto della barricata, trattato come lui pensa meritino gli altri e poi la verità gli balzerebbe agli occhi.
    Il problema è riuscire a farlo in massa.
    ^_^

  4. Aggiungo un ultimo particolare: Michele ha un enorme problema a proposito di quella Verità su Darwin perché non è stato educato a porsi domande: cos’è la Verità? Cos’è il mondo? Allo studio della filosofia. Se la introducessero in tutte le scuole, il problema non sussisterebbe. E meno male che è bistrattata. Certo:”Povera e nuda vai o filosofia, dice la turba al vil guadagno intesa”. Ma oggi siamo nell’era digitale. Abbiamo la vita facilitata dalle macchine. Quindi c’è più tempo per sedersi e riflettere. Anche per Michele.

    • Hai ragine quando dici: Abbiamo la vita facilitata dalle macchine.
      Ma non concordo quando dici: Quindi c’è più tempo per sedersi e riflettere. Anche per Michele.

      Michele non ha tempo per sedersi e riflettere, oltre al fatto che non è stato educato a farlo. Per gestire la sua azienda e i suoi contatti e la sua vita in generale non ha tempo per are nulla, lavoro probabilmente 14 ore al giorno e il poco tempo libero lo passa sulla sua macchian rossa perché deve mantenere lo status che ha raggiunto.

      Non è una cosa semplice da affrontare.

  5. Togli tutto a Michele, tranne una zappa ed un moggio di terra argillosa (che dà le sue soddisfazioni, ma ricambiate con sudore e sangue).
    Imparerà parecchie cose, oltre al darwinismo.

  6. sostituisci l’evoluzione con un qualsiasi argomento di attualità (migrazioni, crisi economica, covid!) e avrai l’utente medio di facebook

  7. Triste. Molto triste. Ma non ci sono solo loro…

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