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Contratti

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Ho appena firmato e spedito un contratto: il mio racconto Sapiens, stampato l’anno passato dalla rivista Dreamforge, verrà ristampato in una antologia de “il meglio di…”. Non è una cosa che mi porti molti soldi in cassa (si tratta dopotutto di una ristampa) ma è una notevole tacca sul calcio della macchina per scrivere. Un bel riconoscimento della qualità di ciò che scrivo.
Anche queste gratificazioni, per quanto immateriali, sono importanti.

Intanto, un mese fa, ho firmato un contratto con un editore per un nuovo libro. Loro mi hanno cercato chiedendomi se ero disponibile, io ho mandato loro un’idea, gli è piaciuta, mi hanno mandato un contratto, l’ho firmato.
E da un mese aspetto il contratto controfirmato e, possibilmente, l’anticipo patuito.

Questa situazione è particolarmente frustrante.
L’editore è pressocché irraggiungibile – le mail scompaiono nel nulla, il telefono suona finché non si attiva la segreteria telefonica, i messagi su Facebook sono lettera morta.
Una chiamata è passata fortunosamente mercoledì scorso – ho ricevuto ampie rassicurazioni. Ma non si sono visti ancora né contratto né quattrini.
Oggi dovrò ripartire con mail, messaggi, telefonate.

I prolemi sono molteplici.
Il contratto che io ho firmato definisce delle scadenze precise – per consegnare il lavoro entro i termini, dovrei cominciare fin d’ora a scrivere. Ma scrivere senza un contratto (perché senza entrambe le firme il contratto non ha valore) è un rischio – e se dopo due mesi di lavoro mi sentissi dire, “grazie, ma non ci interessa più”?

La risposta ovvia a questa domanda è, prendo il manoscritto e lo offro altrove, ma piazzare un testo non è mai esattamente una passeggiata.
Avrei più possibilità piazzandolo all’estero? Probabilmente sì, ma toccherebbe a questo punto tradurlo – altro tempo speso sulla speranza, e sottratto ad altri potenziali lavori.
Senza contare che l’editore ha in mano un contratto con sopra la mia firma – se io portassi il lavoro altrove, gli basterebbe controfirmarlo per avviare un contenzioso.

E in questo momento l’anticipo patuito sarebbe davvero provvidenziale (lo so, parlare di soldi è così inelegante, vero?)
E se anche dovesse arrivare in ritardo (sono tempi difficili per tutti, e lo sappiamo), con un contratto firmato potrei andare in banca e chiedere un momento di tregua, perché, hey, c’è un contratto, i soldi arriveranno.
Ma il contratto non c’è.
Le bollette e le scadenze arrivano regolari, e darsi come irreperibili non serve.

E su tutto questo si va a sovrapporre un altro aspetto, di questa faccenda, quello che in assoluto trovo più odioso e doloroso: tutto questo è estremamente umiliante.
Le mail scomparse, le telefonate senza risposta… in termini di rispetto per l’autore (oui, moi), siamo molto molto vicini allo zero assoluto, e che quello debba trascinarsi un giorno dopo l’altro a scrivere mail e a chiamare, senza risultati, sospeso nel limbo… beh, quello è un problema suo, giusto?

E certamente l’editore ha un sacco di cose più importanti delle quali occuparsi – perché, come si diceva, è un periodo caotico per tutti – ma all’autore piacerebbe non dico essere più importante di ogni altra cosa, ma almeno quasi altrettanto importante.
Ma non è così.

“Questo è un problema tuo” è anche quello che il mio più recente cliente per un lavoro di ghostwriting mi ha risposto esattamente un mese fa (sì, sono state settimane d’inferno) quando gli ho detto che la sua decisione unilaterale di non pagarmi il saldo del lavoro fino a dopo la pubblicazione mi avrebbe fatto rischiare di perdere la casa.
“Quello è un problema tuo.”
Un altro caso di un contratto considerato un amichevole gentlemen’s agreement, salvo scoprire che uno dei due firmatari non era un gentleman.

Tutto questo, se da una parte mi insegna che questo non è un paese di gentlemen (mai più contratti amichevoli), dall’altra va a rafforzare la diffusa convinzione che gli italiani, in generale, non vogliano pagare. Il che è estremamente ingiusto nei confronti di quelli (pochi, forse) che pagano, anche quando sono in serie difficoltà.
Non più di una settimana fa mi sono sentito dire “Sono tempi durissimi anche per me, ma questi soldi te li devo.”
E io per queste cose mi commuovo, ed è terribile.

Autore: Davide Mana

Paleontologist. By day, researcher, teacher and ecological statistics guru. By night, pulp fantasy author-publisher, translator and blogger. In the spare time, Orientalist Anonymous, guerilla cook.

9 thoughts on “Contratti

  1. Ricordo ancora con orrore il periodo in cui ero libero professionista e lottavo con le unghie e con i denti per essere pagato. Per fortuna, da sviluppatore di software, potevo permettermi di rendere inutilizzabile il lavoro svolto in caso di mancato pagamento. Eticamente non era il massimo, ma funzionava.

    Questo per dire che mi dispiace per la situazione e che capisco il problema.

  2. Quante volte ho perso soldi per un gentlemen’s agreement
    Un paio di volte li ho recuperati con un mazza da baseball agreement ma non sempre si può.

    In Italia non esiste la correttezza nei pagamenti. In fondo siamo il paese in cui l’agenzia delle entrate da per scontato che sei un ladro e un farabutto e sta a te dimostrare il contrario.

    • Pare che la… non chiamiamola disonestà, che è brutto… diciamo la flessibilità nell’applicare le regole quando ci conviene sia data per scontata in quanto parte del carattere nazionale.
      E non è che ci sia da andarne fieri.

  3. Veramente, è tragico quanto scrivi…. Hai tutta la mia solidarietà, e so che vale poco….

  4. Ciao, Davide, purtroppo tutto il lavoro è sottopagato e a termine; quello intellettuale lo è più di tutti. E’ davvero una vergogna. Parlo con cognizione di causa. Mi dispiace davvero. In giro ci sono troppa disonestà e troppo individualismo. Inoltre, io temo anche che facciano la loro parte la concorrenza sleale e i favoritismi (magari un autore non noto viene sorpassato “dall’amico o dal parente di”).

  5. Come diceva un mio caro amico: “A lavora’ so’ boni tutti, er difficile è fasse paga’.”

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