strategie evolutive

ciò che non ci uccide ci lascia storpi e sanguinanti

Paesaggio nella nebbia

10 commenti

Questo non è un post sul film del 1988 di Theo Angelopulos.
È un post che prende l’avvio da unanota lieta: è finito il periodo di isolamento; non abbiamo sviluppato sintomi sospetti, stiamo bene e possiamo tornare ad uscire di casa – fermo restando che dobbiamo mettere la mascherina, mantenere le distanze e lavarci le mani.
Possiamo perciò finalmente andare a pagare qualche bolletta, ed a fare un paio di commissioni.

Ora, come diceva Quino (che se ne è andato la settimana scorsa, ed al quale ho voluto molto bene) il problema di andare in giro con le orecchie è che si sente quello che dicono le altre persone.

È il venti di ottobre, mancano undici giorni a Halloween e le colline dell’Astigianistan sono ammantate di una foschia spessa che diventa nebbia vera e propria lungo il corso del Belbo.

È colpa degli aerei, spiega col tono di uno che la sa lunga un gentiluomo di mezza età in coda in panetteria. Sono gli aerei che buttano fuori della roba chimica, è questo che causa la nebbia. Lo si vede perché quando passano lasciano dietro delle scie.

Lo guardo.
Avrà quanto, tre, quattro anni più di me?
(è doloroso rendersi conto in questa maniera che sono anch’io un gentiluomo di mezza età, per quanto non praticante)
È ben vestito, rasato di fresco, col capello ordinato. È sceso da un’auto che non ha più di un anno, così ad occhio.
E sta spiegando che la nebbia in Valle Belbo è causata dalle scie chimiche.
Non ha mai visto la nebbia prima? Da bambino, quando andava a scuola, qui fra queste colline, le mattine di ottobre e novembre erano limpide e assolate?
Ricordo io, da ragazzino, quando venivamo qui da torino nei finesettimana d’inverno, delle nebbie assassine, il paesaggio spoglio e tetro e crudele.
Lui dov’era?
Però no, sono gli aerei, è la roba che scaricano gli aerei.

Spiego – perché non so tacere – che le scie che si vedono in coda ai jet che passano sopra di noi andando a Malpensa sono scie di condense.
Mi guarda con ironia mista a compatimento – e allora perché a volte ci sono e a volte no?
Perché dipendono dalla temperatura dell’aria e dalla quota a cui viaggia l’aereo.
“Certo, certo.”
Ridacchia e scuote la testa, e dà un’occhiata alle altre persone in coda.

Sono appena stato trattato con accondiscendenza da una persona che dimostra la vecchia massima secondo la quale tra il non credere in niente e credere a tutto la linea è molto sottile.
Uno che ha vissuto per tutta la vita nell’ascella dell’universo, immerso nella nebbia sei mesi l’anno, e nell’afa soffocante gli altri sei mesi, ed ora, improvvisamente, ha scoperto la Verità, e sostiene che mai, mai prima degli ultimi due o tre anni c’è mai stata la nebbia a Ottobre lungo il corso del Belbo, perché prima la roba chimica non c’era.
Il che mi fa venire in mente la buonanima di Cesare Pavese, che diceva che chi vive in queste terre raramente alza gli occhi al cielo, essendo troppo impegnato a zappare la terra, e questo incide sul carattere delle persone che popolano l’Astigianistan.

Ma non sono solo gli indigeni dell’Astigianistan, naturalmente – il fenomeno è molto diffuso.
Persone che non hanno bisogno di prove, che basano la propria visione del mondo solo ed esclusivamente sulle proprie esperienze personali perché non si fidano di niente e nessuno. Che a scuola ci sono andati perché dovevano, ma di ciò che hanno studiato a scuola non si fidano come non si fidano dei giornali e dei libri e delle persone – si fidano solo di ciò che gli piace.

E guai a dirgli che sono idioti ignoranti, ché sennò poi mi dicono che sono arrogante.
Prendo il pane, e torno a casa, in isolamento volontario.

Autore: Davide Mana

Paleontologist. By day, researcher, teacher and ecological statistics guru. By night, pulp fantasy author-publisher, translator and blogger. In the spare time, Orientalist Anonymous, guerilla cook.

10 thoughts on “Paesaggio nella nebbia

  1. “Basa la propria visione del mondo solo ed esclusivamente sulle proprie esperienze personali” è una delle definizioni di “analfabeta funzionale”.
    Che è un sinonimo di “idiota ignorante”, detto in santa arroganza.
    Sarebbe il caso di liberarsi della paura di sembrare arroganti, perché essere ignorante non è una colpa, volerlo restare sì. E sarebbe il caso che gli ignoranti ricominciassero a vergognardi, per il loro bene, ché la vergogna è un ottimo motivatore a migliorarsi.

  2. É perché non sei di quelle parti. Perché, ovviamente, se quest’attempato uomo del medioevo non ti ha mai visto prima, se ne deduce che tu non puoi essere di quelle parti.

    (Ripropongo qui come mi sono dato una possibile soluzione alla mentalità di paese: benzina, fiammiferi, dinamite, ruspa, sale.)

  3. Perdonate l’ignoranza, ma non capisco il sale… Coraggio, Davide. Il pane, almeno, era buono?

  4. Comunque, l’immagine del paesaggio nebbioso è splendida.

  5. Davide, sono felice che tu sia uscito dall’isolamento. Quanto a quel signore, tu non curarti di lui. Si vede che è sempre stato occupato a lavorare a testa bassa per non vedere la nebbia. Presenza familiarissima fin dai tempi di Cesare Pavese. Goditi il pane e le ore libere e vedrai che tutto si aggiusterà per il meglio nella vita e nel lavoro sia per te sia per tuo fratello.

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