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ciò che non ci uccide ci lascia storpi e sanguinanti

Il ritorno di Milo Morai

7 commenti

Vediamo di ricapitolare.
Come certamente ricorderete, la guerra atomica scoppiata nel 1980 ha cancellato la civiltà come noi la conosciamo. Nel caos che ne è seguito, mentre epidemie e catastrofi naturali mettevano in ginocchio i pochi sopravvissuti, la Grecia a conquistato l’America.
Oggi, a seicento anni di distanza, bande di hippie cannibali mutanti vagano per ciò che un tempo erano gli Stati Uniti, mentre nelle loro cittadelle, sinistri e ambigui tecno-stregoni conducono i loro oscuri e perversi giochi di potere. Sulle praterie del Mare d’Erba, tribù di nomadi condividono il territorio con mandrie di cavalli carnivori e branchi di tigri dai denti a sciabola. Enclave di immigrati armeni popolano la regione degli Appalachi.
La vita è dura, breve, violenta, e prevalentemente esentasse.
Ma ora, per cambiare tutto questo, e in conformità con le antiche profezie, Milo Morai è tornato dai suoi viaggi…

Fra il 1975 ed il 1988, l’americano Robert Adams pubblicò diciotto volumi dedicati alle avventure di Milo Morai e dei suoi Horseclans, ai quali fece seguire due antologie di racconti ambientati nello stesso universo.
Violenza, eroismo barbarico, worldbuilding di cartapesta, poteri psionici, superscienza, antiche profezie, tigri telepatiche mutanti, Nazisti (perché tutto è meglio se si possono dare i nazisti in pasto alle tigri telepatiche mutanti)…

La Pulp Hero Press ha iniziato recentemente a ristampare i romanzi degli Horseclans, ed il primo, The Coming of the Horseclans, si può avere per poco più di due euro e mezzo. E ci sono modi peggiori per spendere il proprio tempo durante il secondo lockdown.

Nella tradizione dei vecchi paperback originals, questi romanzi non sono grande letteratura – sono storie muscolari, con eroi che non vanno troppo per il sottile e il livello di sofisticazione politica che ci si aspetterebbe da un rullo compressore.
Un prodotto della loro epoca, che piacerà a coloro che lamentano la dittatura del politicamente corretto e che vogliono il “fantasy di menare”.

E d’altra parte, se leggete le storie degli Horseclans per trovarci una filosofia di vita o un’agenda politica, forse dovreste farvi vedere da uno bravo, e se volete solo violenza e turpiloquio per sentirvi grandi forse dovreste guardare altrove: i suoi libri sono sottili, ma Robert Adams usa un sacco di parole difficili.

Nei suoi romanzi, Adams fece propria la vecchia teoria di Howard, secondo la quale la civiltà è un fenomeno transitorio nella storia dell’umanità, e la barbarie lo stato naturale dell’uomo. Possiamo dissentire (ed in effetti dissentiamo), ma questo non ci impedisce di divertirci alle baraonde fragorose messe in scena da Adams.
Questa è narrativa d’intrattenimento, scritta alla svelta da un autore che conosceva bene i trucchi del mestiere. A volte basta anche solo questo.

Che sia per interesse filologico, per la necessità di scaricare la frustrazione o per farsi quattro sane risate all’ingenuità di un tempo, il ritorno di Robert Adams, di Milo Morai, di Bili l’Accetta e di tutti gli altri eroi degli Horseclans è una buona notizia in questi tempi complicati.

Certo, le vecchie copertine di Ken Kelly dell’edizione Signet erano meglio, ma noi i libri non li giudichiamo (solo) dalla copertina.

Autore: Davide Mana

Paleontologist. By day, researcher, teacher and ecological statistics guru. By night, pulp fantasy author-publisher, translator and blogger. In the spare time, Orientalist Anonymous, guerilla cook.

7 thoughts on “Il ritorno di Milo Morai

  1. Grazie, Davide. Credo che un autore così possa svagare la mente in questi tempi difficili ed essere presentato anche agli amanti dell’inglese come uno scrittore-sfida, proprio per i termini complessi che usa (arrivare a capirli gratifica e forma: a me capitò leggendo Farmer).

  2. L’opera di Farmer in questione da me letta in inglese è “Roger Two Hawks”. Quindi, sono d’accordo con te, Davide. Robert Adams è da consigliare.

  3. Per questo lockdown Io avrei recuperato i romanzi di Red Sonja scritti da Smith e Tierney… Ma penso proprio che mi dedicherò alla lettura integrale di Fafhrd e Grey Mouser.

  4. Ma perché questa antipatia per il “fantasy di menare”? 😀
    Si tratta di una goliardata che ha avuto successo, anche perché i libri sono divertenti e ben scritti (e usano anche un sacco di parole difficili). Se poi esiste qualcuno che non vuole leggere nient’altro è un problema suo.

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