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ciò che non ci uccide ci lascia storpi e sanguinanti

“Ora tutto può accadere”

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Quando il tenente di vascello Oliver Manning scoprì sua figlia che leggeva il Times Literary Supplement, la riprese con estrema fermezza, dicendole che

ai giovanotti non piacciono le donne che leggono quel genere di giornali

Oliver aveva lasciato la scuola giovanissimo, si era arruolato come marinaio semplice nella marina britannica, e nell’arco di vent’anni era diventato comandante della sua unità; amava la poesia, conosceva a memoria molte opere di Gilbert & Sullivan ed era un impenitente donnaiolo. Nel 1904, all’età di 45 anni, aveva sposato la trentunenne Olivia Morrow, la figlia del gestore di un pub di Belfast. Olivia veniva descritta di solito come inflessibile e dotata di un caratere d’acciaio, forse con un accenno di nevrosi (o forse erano solo la rabbia e l’umiliazione).
Nel 1908, Oliver e Olivia ebbero una bambina, e la chiamarono Olivia.
E qualche anno dopo, Olivia cominciò a leggere il Times Literary Supplement e quel genere di giornali.

E questa potrebbe essere la Storia Fatta coi Cialtroni, ma non lo è…

Olivia Manning fece la via crucis di una quantità di scuole e collegi, mentre il padre era imbarcato e sua madre cercava di far quadrare i conti. Olivia era considerata timida e capricciosa dai compagni, che la detestavano per la sua abitudine di inventarsi delle storie incredibili che spacciava per vere, e loro ci credevano.
Amava molto i lavori di H. Rider Haggard, l’autore de Le Miniere di Re Salomone e di She, uno dei colossi della letteratura avventurosa.

Nel 1924, in seguito alle difficoltà economiche della famiglia, Olivia lasciò la scuola e si trovò un lavoro come dattilografa, seguendo al contempo dei corsi d’arte alla scuola serale – e ben presto cominciò ad esporre le proprie opere in varie gallerie a Portsmouth, dove viveva.
Si mise anche a scrivere.

Tra il 1929 ed il 1935, Olivia Manning pubblicò tre romanzi polizieschi, a puntate sul Portsmouth News, e oltre venti racconti, incluso un racconto di fantasmi. Tutti questi lavori vennero pubblicati con pseudonimi maschili – Olivia ricordava probabilmente ciò che suo padre le aveva detto anni prima … o lo scarso entusiasmo dei suoi compagni di scuola.

Le sue storie attirarono l’attenzione di uno degli editor di Jonathan Cape, un editore londinese, che decise che la ragazza aveva potenziale. Olivia si trasferì a Londra, si trovò un nuovo lavoro come dattilografa, e continuò a scrivere.
Si trovò anche un amante – un uomo sposato, il traduttore Hamish Miles, che apparentemente la seduce portandola a Parigi e comprandole un’edizione rilegata in pelle dell’Ulisse, di Joyce, da Shakespeare & Co.

E a questo punto succede una cosa strana – c’è uno scambio di persona, Olivia Manning viene scambiata per artista suo omonimo, e ottiene un lavoro come anticatrice per un mobiliere che ha sede esattamente sotto all’ììappartamento dove lei vive. Un lavoro che date le sue doti artistiche è perfettamente in grado di fare, e che le rende molto di più che fare la dattilografa. E poi è letteralmente sotto casa.

Nel ’37 la Manning pubblica il suo primo romanzo a proprio nome, una storia ambientata durante i tumulti in Irlanda nel ’21. Il romanzo ha un discreto successo, e le costa il posto – OK dipingere i mobili per farli sembrare più antichi, ma il suo principale pretende che lei smetta di scrivere. Lei lo manda all’inferno.

Sempre nel ’37, Miles diventa editor del Times Literary Supplement (quello che le brave ragazze non leggono) e sei settimane dopo muore per un tumore al cervello, ma non prima di aver presentato Olivia a Florence Margaret Smith, che scrive poesie col nome di Stevie Smith, ed è anche lei la figlia di un marinaio – un padre che aveva a malapena conosciuto, di solito attraverso laconiche cartoline (“Saluti da Marsiglia, parto ora per Valparaiso, papà”). Olivia e Florence passano un sacco di tempo assieme (c’è chi spettegola? Certo che c’è chi spettegola), finché tramite un amico di Florence, Olivia non conosce R.D. Reggie Smith, che è un insegnante, lavora per la BBC, è un fervente comunista, e forse è una spia per i russi. Smith si fa prestare del denaro il giorno stesso del loro primo incontro, e i due si sposano nel ’39. Dopo un mese di matrimonio, Smith viene prontamente trasferito in Romania per un giro di conferenze. L’imprevisto scoppio della Seconda Guerra mondiale obbligherà i coniugi Smith a cambiare i loro piani – e a fuggire, fino in Grecia e poi da lì in Egitto, e in Palestina, dove per sbarcare il lunario Olivia Manning troverà un incarico come corrispondente per la BBC…

E qui interrompiamo la biografia e passiamo alla letteratura, facendo un salto avanti nel tempo: nel 1956, Olivia Manning pubblica The Great Fortune, il primo di tre volumi che verranno raccolti sotto al titolo collettivo di The Balkan Trilogy (gli altri due sono The Spoilt City e Friends and Heroes).

La trama in tre parole: Harriet e Guy Pringle – lui insegnante, lei scrittrice – sono sposati da un mese e in viaggio verso la Romania, quando scoppia la Seconda Guerra Mondiale. Mentre la situazione nell’Europa centrale precipita, tutto ciò che i due possono fare è fuggire verso sud, attraverso i Balcani e verso la Grecia, cercando di restare un passo avanti rispetto alle forze tedesche.

I libri della serie sono una sorta di falsa autobiografia della Manning (che sosteneva di non avere alcuna fantasia, per cui poteva solo scrivere ciò che le era capitato davvero … evidentemente scordandosi delle balle che raccontava quando andava a scuola), e vengono considerati ancora oggi (ma non da tutti, come vedremo) fra i migliori romanzi mai prodotti in lingua inglese nel dopoguerra – Anthony Burgess paragona la Manning a Lawrence Durrell (che la conobbe in Egitto, e la detestava), Graham Greene, Evelyn Waugh e Anthony Powell.
E c’è indubbiamente una traccia di Greene nella Trilogia Balcanica.
La storia di Hariet e Guy è drammatica e ridicola, cupa e farsesca, una serie di incidenti di percorso tanto surreali quanto potenzialmente pericolosissimi. È un’avventura, è una storia di guerra, una commedia romantica, un dramma storico in presa diretta.
Come la giovane Harriet Pringle osserva mentre l’Orient Express viaggia nella notte all’inizio della sua storia

Ora tutto può accadere.

E come sappiamo, accade.

C’è anche, nella Trilogia Balcanica, la storia dell’evoluzione del rapporto fra un uomo idealista ma inadeguato ed una donna capricciosa ma molto decisa.
Nedlla vita reale, il povero Smith, che forse era una spia, si dimostrò straordinariamente inadeguato ad attraversare due continenti per sfuggire ai nazisti – era infatti il tipo che viaggiava con uno zaino di provviste, una valigia piena di libri ma senza abiti per cambiarsi; e questo anche prima che scoppiasse la guerra – ricordiamoci che conobbe la sua futura moglie scroccandole due scellini e sei pence.
In compenso ebbe un sacco di relazioni extraconiugali.
Olivia Manning sublimò tutto questo scrivendo.
E un sacco di personaggi reali compaiono sotto nomi fittizzi nei suoi romanzi, e spesso vengono selvaggiamente sbeffeggiati – sì, il pomposo imbecille che insegna letteratura inglese ad Atene è Lord Dunsany.

È un trionfo – o quasi: i critici non saranno teneri, con la Trilogia. Per reazione, Olivia Manning si mette perciò al lavoro sulla biografia del suo gatto.
L’indifferenza e l’ostilità della critica la marchieranno per il resto della sua esistenza.

Solo nel 1975, dopo aver pubblicato una manciata di altri lavori, essersi trovata un nuovo amante perché suo marito ha altro da fare (la spia, ricordate? O forse solo inseguire donne più giovani) ed aver studiato i dischi volanti con l’amica e rivale Iris Murdoch (come succede), la Manning dà alle stampe The Danger Tree – che riprende le fila delle vicende di Guy e Harriet dopo la loro fuga dalla Grecia. È il primo di tre volumi che seguiranno le vicende dei due protagonisti e del loro entourage in Egitto e in Palestina, e che vanno oggi sotto all’etichetta collettiva di The Levant Trilogy. Libri che colgono l’orrore e il ridicolo della guerra, e fotografano una comunità che cerca disperatamente di venire a patti con il caos. Non finirà benissimo.

Il terzo volume della trilogi, The Sum of Things, viene pubblicato postumo – Olivia Manning muore nel luglio del 1980, in seguito a un colpo apoplettico.
Come Olivia aveva spesso osservato scherzando, suo marito arriverà in ritardo al suo funerale.

E se la critica è rimasta per lo più altezzosamente indifferente al contributo della Manning alla lettartura del ventesimo secolo, le due trilogie che vanno sotto al titolo collettivo di The Fortunes of War sono clamorosamente popolari in Gran Bretagna – specie dopo che, nel 1987, la BBC ci fa uno sceneggiato a puntate, con Kenneth Branagh e Emma Thompson.
Oh, e non pensate che Olivia sia mai stata zitta davanti ai critici: quando A.S. Byatt definì un suo romanzo “piuttosto lento” (bocciandolo per l’ammissione al Booker Prize), la Manning replicò “non è che la Byatt sia esattamente una velocista”.

E tuttavia gli allori sfuggirono a Olivia Manning per tutta la vita – era un’autrice di letteratura popolare, non aveva una educazione formale, non faceva parte dei giri giusti, era per m,età irlandese…
Una volta, Olivia scovò una copia autografata di The Spoiled City, prima edizione, in vendita in una libreria di seconda mano per cinquanta pence. Decise di comprarsela, e arrivata alla cassa disse al libraio “Scommetto che le prime edizioni di Iris Murdoch valgono di più”. E il libraio rispose “Beh, Iris Murdoch è un’autrice famosa, vero?”

“I don’t want fame when I’m dead. I want it now.”

Olivia Manning

Ho letto The Great Fortune (probabilmente il più debole dei romanzi della trilogia balcanica) nel 1992, mentre stavo a Londra – conoscevo la Manning solo per la sua introduzione a Northanger Abbey, della Austen (il romanzo che colò a picco il mio esame di maturità) e un’amica mi regalò la trilogia in volume unico; per me il libro rimane legato al mio ritorno dalle terre dei britanni: lessi i due romanzi successivi una volta tornato in Italia.

Circa due mesi fa, grazie ad una di quelle offerte lampo che fa Amazon di tanto in tanto, mi sono procurato per il prezzo di una pizza margherita e con soli trent’anni di ritardo anche la trilogia del Levante. E poi, proprio perché trent’anni sono tanti, sono andato a scavare tra casse, scatole e bauli, per ritrovare e rileggere la prima parte della storia.
Ma giorni di giravolte sono stati inutili: il volume è scomparso – e facendo un minimo di mente locale ho anche una buona idea di dove sia finito.

Poi, oggi, ho acquistato una macchina per fare il pane da Amazon (no, no, davvero, ha un senso… lasciatemi finire) ed avendo scucito un prezzo vantaggioso grazie a un consiglio del mio amico Germano Hell Greco, mi sono detto – che diamine, perché non investire una parte del denaro risparmiato in un buon libro?
(le cose che certa gente pensa a volte, vero?)
E ho trovato la Balkan Trilogy usata a un prezzo ridicolo – sì, poco più di una pizza al prosciutto.
Chissà, magari scoprirò che è la mia copia “perduta” …

E mentre ero a spulciare il catalogo Amazon, ho visto che era anche disponibile un volume intitolato La Grande Fortuna.
Hanno tradotto la Manning in italiano!, ho pensato. Ci faccio un post.
Perché Olivia Manning, indipendente e deliziosamente snob, cattiva e tagliente, con una feroce capacità di osservazione ed una straordinariua felicità narrativa, femminista e femminile, che per tutta la vita si calò gli anni tanto che neanche suo marito conosceva la sua vera età, intelligente, comica, amara, merita un piccolo monumento, ed una maggior fama nelle nostre terre.

Però no.
La Grande Fortuna è l’edizione spagnola del primo volume delle Fortune di Guerra. In italiano, non c’è traduzione che io sia riuscito a trovare. L’hanno tradotto in greco, l’hanno tradotto in francese, ma non in italiano – per cui il post l’ho fatto e vi ho messo i link dei volumi in inglese, ma lo sappiamo che non è la stessa cosa.
Poi sì, certo, leggere in originale è meglio – e lo dico da traduttore – ma grande occasione sprecata…

Autore: Davide Mana

Paleontologist. By day, researcher, teacher and ecological statistics guru. By night, pulp fantasy author-publisher, translator and blogger. In the spare time, Orientalist Anonymous, guerilla cook.

6 thoughts on ““Ora tutto può accadere”

  1. Ciao Davide, mi sono aggiudicato su Amazon l’ultima copia de “La grande occasione”, edito da Dalai e venduto con il 60% di sconto. Dovrebbe essere il primo libro della prima trilogia. Lo aspetto con impazienza per lunedì. Grazie per l’articolo e per la nuova lettura!

  2. Grazie per la dotta biografia. Ognuno di noi ha un feticcio tra gli autori dimenticati e bistrattati(la mia è Jean Rhys, che per fortuna è pubblicata da Adelphi), è un dovere morale diffonderne il verbo

  3. Ciao, Davide, grazie per avermi fatto scoprire quest’autrice. Di certo un tipo tutto pepe. Ha qualcosa di Dorothy Parker nella verve.

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