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Le 11 domande di Ferriss

4 commenti

Nel 2016, l’americano Tim Ferriss inviò una mail con undici domande ad un centinaio di persone, chiedendo loro di rispondere almeno a cinque. L’idea era quella di raccogliere la saggezza di persone che l’autore di 4-Hours Work Week stimava, per farne un volume.
Non una cattiva idea, ammesso di avere la faccia tosta per farlo.

Tim Ferriss, guru self-made che aveva appena compiuto quarant’anni e si sentiva un po’ alla deriva, la faccia tosta ce l’aveva – e molti di coloro a cui aveva inviato la sua mail risposero – una lista di attori e celebrities, studiosi ed autori di bestseller, imprenditori e atleti – daDustin Moskowitz, il co-fondatore di Facebook, a Dita Von Teese, passando per Steven Pinker.
Il risultato è un volume che si intitola Tribe of Mentors, ed una copia mi è stata di fresco regalata, perché si avvicinano le festilenze, ed io ho dei fan a cui piacciono i libri spessi, e che sanno che io di Ferriss magari non mi fido granché, ma resto affascinato.

E ieri sera, mentre sfogliavo il volume, ho dato un’occhiata alle undici domande che Ferriss spedì ai suoi idoli, e mi sono detto… perché non farci un post, rispondendo a tutte e undici?
Potrebbero le risposte interessare a qualcuno?
A qualcuno oltre a me, intendo.
Stiamo a vedere…

Di seguito, le Undici Domande di Tim Ferris, con le mie risposte. Qualora doveste decidere di rispondere a vostra volta (almeno a cinque), potete usare i commenti, o se lo fate altrove, segnalateci dove.

  1. Qual è il libro (o i libri) che hai regalato di più e perché? O quali sono da uno a tre libri che hanno influenzato notevolmente la tua vita?
    I tre titoli che ho regalato più di frequente sono The Day the Universe Changed, di James Burke, uno dei migliori saggi sulla storia della scienza che mi sia capitato di leggere, e certamente uno dei libri che hanno influenzato il mio modo di pensare e la mia breve ma in fondo divertente carriera come insegnante; Gripping Yarns, una colossale collezione (1500 pagine) di narrativa popolare del secolo scorso, praticamente un compendio di avventura, mistero, orrore, e tutto ciò che ci gira intorno; e poi Scrivere Zen, di Natalie Goldberg, che è un eccellente manuale di scrittura, sulla scrittura come meditazione.
  2. Quale acquisto di $ 100 o meno ha avuto un impatto più positivo sulla tua vita negli ultimi sei mesi (o nella memoria recente)? I miei lettori adorano dettagli come marca e modello, dove l’hai trovato, ecc.
    Senza dubbio alcuno, la macchina del pane, acquistata su consiglio del mio amico Germano Hell Greco, e su insistenza di mio fratello. Ci siamo orientati sul modello base di Amazon, che è relativamente a buon mercato (tra i 50 ed i 74 euro a seconda del periodo) e che funziona alla perfezione. Farsi il pane in casa è per molti una affettazione (sì, è pane affettato … fatemi causa), ma al di là del voler fare i pionieri o i survivalist, la macchina del pane permette di risparmiare, e di sperimentare, mentre al contempo riduce la necessità di uscire e andare in giro per negozi.
  3. In che modo un fallimento, o un fallimento apparente, ti ha preparato per il successo successivo? Hai un tuo “fallimento preferito”?
    Ho una lunga e articolata lista di fallimenti. L’idea è di cercare sempre di ricavarne qualcosa di positivo. Il mio “fallimento preferito” è quasi certamente la mia prima proposta per un progetto di ricerca, in vista di un dottorato. Era il 2009. Proposi uno studio morfologico dei foraminiferi planctonici, utilizzando una serie di simulazioni mediante macchine cellulari, usando il framework NKS di Wolfram; l’idea era quella di scomporre il processo di generazione di un guscio calcareo in istruzioni elementari (“aggiungi una camera”, “ruota di n gradi”, ecc) e simulare tutte le morfologie possibili per i gusci dei foraminiferi, correlandole alle condizioni ambientali; a questo punto, avremmo potuto escludere i gusci correlati a condizioni ambientali impossibili, e verificare se davvero la morfologia del guscio è più legata alle condizioni di contorno che al DNA dell’animale. Avremmo potuto verificare, in altre parole, se da due secoli classifichiamo i foraminiferi sulla base di un principio errato (senza contare le applicazioni pratiche allo studio dei paleoambienti attraverso i micrfofossili). La commissione di valutazione ne fu debitamente impressionata: “È molto bello, ma non abbiamo capito niente.”
    Il resto, come si suol dire, è storia. La lezione che ne ho ricavato: mai sopravvalutare il pubblico.
  4. Se potessi avere un gigantesco cartellone ovunque con qualcosa sopra – metaforicamente parlando, diffondere un messaggio a milioni o miliardi di persone- cosa direbbe e perché? Potrebbe essere poche parole o un paragrafo. (Se utile, può essere la citazione di qualcun altro: ci sono citazioni a cui pensi spesso o con cui vivi la tua vita?)
    La prima citazione che mi viene in mente è quella attribuita all’avventuriera Lola Montez: “Coraggio, e mischia le carte.”
    Dopotutto, possiamo giocare solo con le carte che ci vengono servite.
  5. Qual è uno degli investimenti migliori o più utili che tu abbia mai fatto? (Potrebbe essere un investimento di denaro, tempo, energia, ecc.)
    Certamente il tempo, l’energia ed il (poco, alla fine) denaro impiegati per cominciare a leggere in inglese, ai tempi del liceo. Non solo è stata una porta verso un mondo di libri, film, storie, persone e idee che altrimenti non avrei mai potuto conoscere, ma nel corso degli anni è diventato anche un lavoro ed una fonte di sostentamento. E naturalmente riuscire a pensare in una lingua diversa significa avere una seconda visione della realtà, che non è poi male.
  6. Qual è un’abitudine insolita o una cosa assurda che ami?
    Ho una profonda ed istintiva diffidenza verso chi mescola il tè in senso orario.
  7. Negli ultimi cinque anni, quale nuova convinzione, comportamento o abitudine ha migliorato maggiormente la tua vita?
    Un comportamento dettato dalla necessità è la riduzione del consumo di carni rosse; non sarò mai un vegetariano, ma ridurre la quantità di carne che consumiamo settimanalmente, data da una necessità strettamente economica e logistica, ha certamente migliorato la mia salute, ed ha un impatto ambientale positivo.
  8. Che consiglio daresti a uno studente universitario intelligente e motivato che sta per entrare nel “mondo reale”? Quale consiglio dovrebbero ignorare?
    Iscriversi immediatamente (in affetti sarebbe stato il caso di farlo prima della laurea) ad un corso (anche online) molto specifico, quanto più all’avanguardia possibile, e che abbia una immediata ricaduta pratica, in modo da poter trasformare il prima possibile la propria laurea in un set di competenze uniche, innovative e richieste; l’idea è quella di essere gli unici a poter offrire un certo mix di conoscenze. Consiglio da evitare: ora che sei laureato, puoi smettere di studiare e pensare solo al lavoro.
  9. Quali sono i cattivi consigli che senti nella tua professione o area di competenza?
    A parte l’idea di usare lo Strunk & White come manuale per scrivere narrativa in italiano, credo che il consiglio più odioso sia quello di “essere umili”, inteso nel senso che si devono leccare culi per farsi degli amici “utili” (e questo vale sia in ambito accademico che nel campo della scrittura); ci sono così tante cose sbagliate in queste poche parole, che non c’è qui lo spazio per spacchettarle, ma in essenza è un comportamento da gangster mascherato da consiglio amichevole.
  10. Negli ultimi cinque anni, a cosa hai imparato a dire di no (distrazioni, inviti, ecc.)? Quali nuove realizzazioni e / o approcci hanno aiutato? Eventuali altri suggerimenti?
    La decisione di non dare più via le mie storie gratis. Non mi ha procurato molti amici (anzi), ma mi ha permesso di pagare le bollette. E ho anche imparato a non lasciarmi condizionare dall’aggressività altrui.
  11. Quando ti senti sopraffatto o sfocato, o hai perso temporaneamente la concentrazione, cosa fai? (Se utile: quali domande ti fai?)
    Esco a fare due passi o, se non è possibile (del tipo, infuria la tormenta o ci sono quaranta gradi) ascolto della musica, e gioco al solitario.

Ed ecco qui, spero che le mie risposte siano interessanti.
Come dicevo, se avete le vostre, condividetele.

Come vuole la regolamentazione europea, devo spiegarvi che il post qui sopra contiene link commerciali verso alcune pagine Amazon, e che io ricevo una minuscola commissione sui vostri acquisti.

Autore: Davide Mana

Paleontologist. By day, researcher, teacher and ecological statistics guru. By night, pulp fantasy author-publisher, translator and blogger. In the spare time, Orientalist Anonymous, guerilla cook.

4 thoughts on “Le 11 domande di Ferriss

  1. Grazie, Davide… Me le prendo, e ci penso su. poi, magari, ti scrivo le risposte, se riesco a non farne un romanzo. La tua risposta alladomanda 9, che condivido pienamente, vale in tutti i campi della vita. Buon proseguimento!

  2. Il progetto di ricerca che avevi è bellissimo. Chissà che roba interessante poteva venirne fuori!

  3. Per quanto riguarda tutte le tue domande: non mescolo il tè in nessun senso perché lo bevo amaro. Anch’io ho imparato l’importanza di leggere in inglese (anche per lavoro). E anch’io evito l’adulazione. Anch’io mi sentirei di consigliare a un laureato un percorso nel quale gli sia possibile spendere subito il titolo di studio con qualcosa di inedito e richiesto dal mercato con urgenza e gli farei presente la necessità di aggiornarsi di continuo. Sono d’accordo sul fatto che si giochi con le carte che si hanno. E non è detto che da un fallimento non si possa ricavare un’opportunità (magari, se ti avessero approvato il progetto, non saresti diventato uno scrittore così prolifico e abile). Complimenti per l’idea della manualistica (a volte la uso anch’io) e delle capacità di una volta (io a differenza di te non so fare il pane, ma rammendare e attaccare bottoni sì).

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