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L’importante è scoparsi l’ittiosauro

7 commenti

Avevo voglia di vedere un bel film, e perciò mi sono guardato Ammonite, di Francis Lee, un film sull’amicizia fra Mary Anning e Charlotte Murchison, due donne che nella prima metà dell’800 si dedicarono alle scienze naturali, alla geologia ed alla paleontologia.
Mi aspettavo una sontuosa ricostruzione storica, e la mia attesa non è stata delusa – il film è bellissimo a vedersi, e cattura l’atmosfera opprimente della provincia britannica profonda negli anni ’20 del 19° secolo.
Il film ruota attorno alla relazione omosessuale fra la Anning e la Murchison – una relazione della quale non esiste alcuna prova o documentazione, che io sappia, ma il regista dice che va bene così: la Anning e la Murchison furono davvero amiche e corrispondenti, ed il fatto che non esistano prove di una loro relazione omosessuale è la dimostrazione, secondo il regista, che questa relazione ci sia stata.
E poi in generale chissenefrega – “nessuno si sarebbe lamentato se la relazione fosse stata eterosessuale” (ipse dixit).

Il film, interpretato magistralmente da Kate Winslet nel ruolo di Mary Anning e da Saoirse Ronan nel ruolo di Charlotte Murchison, è molto bello e interessante, come dicevo. Luoghi evocativi, costumi sontuosissimi, e un paio di scene di sesso acrobatico.
E mi ha anche lasciato estremamente deluso, ed abbastanza irritato.
E credo sia importante spiegare il motivo di questa delusione e irritazione, perché ho visto molte relazioni, deluse o irritate, liquidate come frutto di bacchettonaggine (un tratto tipico, pare, dei paleontologi).
La realtà, come al solito, è un po’ più complicata.

Mary Anning (1799-1847) e Charlotte Murchison (1788-1869) hanno dato un contributo fondamentale alla nascita ed allo sviluppo della paleontologia e della geologia ed hanno perciò inciso, in maniera essenziale, sul modo in cui noi vediamo il mondo in cui viviamo.
Senza la geologia e la paleontologia ovviamente non avremmo una visione del tempo profondo, e non potremmo circostanziare le teorie di Darwin e Wallace, e quindi avremmo un’idea molto confusa del nostro posto nell’universo.

Per circa cento e cinquant’anni, il contributo di Mary Anning e Charlotte Murchison è stato ignorato o attivamente sminuito – il solito Richard Owen, fondatore e primo direttore del Museo di Scienze Naturali di Londra, fece tutto il possibile per cancellare il nome della Anning dalla storia della geologia, e nessuna sua pubblicazione ebbe dignità scientifica; e quando il geologo Henry de la Beche avviò, negli anni ’30 dell’800, una campagna per far sì che la Anning venisse riconosciuta come membro della Royal Society, i suoi sforzi vennero liquidati con il petegolezzo (quasi certamente infondato) secondo cui la Anning sarebbe stata la sua amante.
Per quello, dissero, de la Beche era così ansioso di farle ottenere un riconoscimento: non per il suo lavoro di ricerca, ma perché se la scopava (immagino che questo soddisfi il postulato di Lee su una ipotetica relazione eterosessuale della Anning, di cui nessuno si sarebbe lamentato).

E se è vero che negli ultimi cinquant’anni Mary Anning – che scoprì il primo scheletro completo di ittiosauro, e per tre decadi fornì materiale ai colleghi, inclusi personaggi come Mantell, Buckland e lo stesso Owen, e persino Cuvier – è stata riconosciuta come una delle prime “cacciatrici di fossili”, nominata nel novero delle dieci donne che maggiormente hanno influenzato lo sviluppo scientifico, e le sono state dedicate numerose biografie, il ruolo di Charlotte Murchison rimane ampiamente sconosciuto al grande pubblico, e le sue attività in ambito paleontologico sono note e celebrate solo nella comunità dei geologi. Eppure Charlotte Murchison fu la persona che convinse suo marito Roderick Murchison a dedicarsi alla geologia, e ne documentò le ricerche e le spedizioni, mettendo insieme una colossale collezione di fossili che divennero la base delle prime classificazioni paleontologiche. E il suo lavoro come illustratrice di panorami naturalistici e geologici è altrettanto importante.

Charlotte Murchison usa la luce della scienza per disperdere le nebbie dell’ignoranza – disegno di Henry de la Beche.

Un film sull’amicizia fra queste due donne sarebbe stato un’occasione preziosa per rettificare questo stato di cose con il pubblico non specialistico, e dare alla Anning ed alla Murchison il credito che troppo a lungo è stato loro negato. Lo spettatore sarebbe potuto uscire dalla visione con un ritratto di due donne intelligenti e coraggiose, che con la loro curiosità e la loro perseveranza hanno contribuito a creare il mondo in cui viviamo.
Invece ora lo spettatore esce dalla visione di questo film consapevole del fatto che la Anning e la Murchison scopavano fortissimo.

Come nota a latere possiamo aggiungere che lo stesso trattamento viene riservato anche alla povera Elizabeth Philpot – un’altra naturalista che contribuì col proprio lavoro alle ricerche di personaggi come Buckland e Agassiz, e che fece da mentore alla Anning, e che il film liquida come la sua ex (ancora una volta, per quel che mi risulta, senza alcuna base documentale, ma perché sì).
Le sorelle di Elizabeth, Louise e Margaret, che con lei andavano a fossili lungo la costa e costituirono la collezione del Mueso Philpot di Paleontologia a Lyme Regis, non compaiono nel film.
E dire che ne sarebbe certamente venuta fuori un’eccellente scena di gruppo.

Per questo motrivo, alla fine, il film di Lee, sontuosissimo e a modo suo coraggioso, compie un grave disservizio alle sue protagoniste, e mi risulta deludente e irritante.
Perché per favorire l’artificio drammatico, privilegia un aspetto sensazionalistico (e forse completamente fasullo) a discapito della realtà – nonostante la realtà sia interesante, e importante. E il risultato finale è che la realtà viene cancellata, e rimpiazzata da una fantasia che priva le protagoniste del loro reale ruolo.
Se nell’800 la Anning e la Murchison vennero private del credito del proprio lavoro e incasellate sulla base dei propri – reali o presunti – partner, nel ventunesimo secolo le cose non sono cambiate se non marginalmente: ciò che è importante, per una donna, sembra ancora e sempre non come usa il proprio cervello, ma come usa altre parti della propria anatomia.
E con chi, ma neanche troppo.

Una splendida occasione mancata.

Autore: Davide Mana

Paleontologist. By day, researcher, teacher and ecological statistics guru. By night, pulp fantasy author-publisher, translator and blogger. In the spare time, Orientalist Anonymous, guerilla cook.

7 thoughts on “L’importante è scoparsi l’ittiosauro

  1. Per prima cosa, grazie. Pensavo di vedere questo film e mi hai risparmiato una solenne delusione. Secondo, non sono stupito dal taglio dato alla narrazione. Questo perché va nel filone attuale in cui si “deve” raccontare le cose in questo modo. Perché i personaggi rappresentati “devono” dare lustro a qualche parte dell’arcobaleno e, solo incidentalmente, essere protagonisti anche di altre vicende. Che tristezza.

    • Io credo che comunque il film valga la pena di essere visto.
      E credo che la scelta del taglio dato alla storia non sia altro che la scelta più sensazionalistica possibile: non è necessario attribuire alla malafede ciò che si può spiegare semplicemente con la volontà di fare quanto più denaro possibile.
      Ma il film è buono – basterebbe usare due nomi inventati per le protagoniste (che oltretutto non corrispondono ai modelli reali, visto che la Murchison, che era di 11 anni più vecchia della Anning, viene presentata come ben più giovane).
      Raccontare questa storia su due personaggi immaginari non deruberebbe i personaggi reali del loro ruolo.

  2. Davide, pensa che io ne lessi la vicenda in un romanzo (se non erro, di Tracy Chevalier). E anche lì, la loro ricerca ebbe un riconoscimento difficoltoso.

  3. Da te e dai tuoi post s’impara sempre…

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