strategie evolutive

ciò che non ci uccide ci lascia storpi e sanguinanti

Un uomo spaziale venuto da Plutone

3 commenti

Parliamo di creatività, vi và?
Partendo con una foto che mi è appena capitata sotto gli occhi, ed ha avviato un bel cortocircuito, per cui eccoci qui.
Si tratta della foto di una lettera, inviata il 17 di ottobre 1984 ad un tale che si chiama Steven Spielberg, e per conoscenza a Robert Zemeckis e Robert Gale, da un signore della MCA di nome Sid Sheinberg. Che era il presidente, della MCA, non un passacarte. Una lettera riguardo a un film provvisoriamente intitolato Back to the Future. La lettera è questa…

La preoccupazione di mister Sheinberg è evidente – un film con un titolo come Ritorno al Futuro potrebbe apparire al pubblico come un film di genere, una pellicola di fantascienza che parla di viaggi nel tempo. La sceneggiatura ed il film meritano di meglio.
Perciò ecco l’idea … cambiare il titolo in A Space Man from Pluto, perché un titolo come Un Uomo Spaziale venuto da Plutone

possiede calore, originalità, e proietta divertimento

E già che ci siamo, eliminiamo quel riferimento a “Darth Vader dal pianeta Vulcano”, che nessuno lo capisce. Mettiamoci “un uomo spaziale venuto dal Pianeta Plutone” (title drop!) che è molto meglio.

Ora, questa lettera ci offrirebbe un ottimo spunto per discutere di come il cinema si sia appiattito su giocattoloni ripetitivi negli ultimi venti-trent’anni – potremmo dire che hanno preso il sopravvento persone come Sid Sheinberg, impegnate a gestire una property e senza più registi e produttori come Spielberg e Zemeckis a dirgli di tornarsene nell’ufficio contabilità e lasciarli lavorare in pace.
È una generalizzazione grossolana, ma potrebbe funzionare.

Ma non è di questo che vogli parlare.

Perché vedete, un paio di giorni or sono un mio contatto si lamentava del fatto che i gatekeeper impoveriscono ed avviliscono il nostro lavoro, uccidendo la nostra immaginazione.
Non mi è certamente sfuggita l’ironia del fatto che la persona che lamentava l’assassinio della propria creatività ad opera dei gatekeeper fosse la stessa che dodici anni or sono mi disse “se vuoi lavorare in questo territorio, devi passare attraverso di me.”

Un piccolo gesto da gatekeeper che non ha affatto ucciso la mia immaginazione – l’ha anzi stimolata, considerando che mi sono dovuto inventare un modo per pagarmi i conti non avendo la possibilità di lavorare in questo territorio.
Per cui immagino che ora quel tale potrebbe venirmi a dire che dovrei essergli grato.

La lettera di Sheinberg ai ragazzi di Ritorno al Futuro è un buon esempio, io credo, di come i gatekeeper abbiano il potere di limitare la nostra creatività – o ucciderla del tutto – solo se noi glielo permettiamo.
E noi glielo permettiamo, naturalmente.
Volete scherzare?!
Siamo ben felici di permetterglielo se questo significa vendere una storia o, nella maggior parte dei casi, entrare nel giro giusto.

E qui si dirà che Spielberg nell’84 poteva permettersi di ridere in faccia a Sheinberg e rispedirlo a suon di pernacchie fino al Pianeta Putone, mentre oggi le cose non girano più così e soprattutto qui nei bassifondi, dove scriviamo un racconto per pagare una bolletta, certe libertà è difficile prendersele.

Qui però entra in gioco quella distinzione, fra vendere una storia o entrare nel giro giusto.
Perché un gatekeeper sano – come potrebbe essere un editor o un editore che faccia seriamente il proprio lavoro – è interessato a una buona storia da rivendere al suo pubblico, e quello ha la priorità.
Un gatekeeper che offre l’ingresso in una comunità, un imprimatur, visibilità, o fama, fortuna e gloria non ci pagherebbe comunque, non il giusto. È un giochino di potere, e l’unico a guadagnarci è lui.

Torniamo all’annosa questione per cui chi non paga il nostro lavoro non ha nessun interesse a valorizzarlo in alcun modo.

E la creatività?
Torniamo alla questione del potere.
I personaggi come mister Sheinberg … ah, no, un momento.

Sid Sheinberg, presidente della MCA/Universal fu il primo a dare un lavoro a Steven Spielberg nel 1968.
Fu l’uomo che si prese la responsabilità e i rischi quando Lo Squalo andò fuori budget e le riprese si dilungarono oltre il previsto. L’uomo che disse a Spielberg “ci sono persone che restano al tuo fianco se hai successo, io resterò al tuo fianco anche nei fallimenti.” L’uomo che volle fare Schindler’s List quando Spielberg era convinto che sarebbe stato un flop.
Poi OK, cercò di fare causa alla Nintendo perché sosteneva che Donkey Kong infrangesse il copyright della Universal su King Kong (che in effetti era di dominio pubblico), ma cosa volete farci, era un avvocato.

La lettera di Sheinberg è il tentativo da parte di una persona molto poco creativa di interferire con la libertà creativa di alcuni artisti. Una prova di forza, una piccola espressione di potere. Il fatto che noi ci ricordiamo di Ritorno al Futuro e non di Un Uomo Spaziale venuto da Plutone è il segno che sì, Spielberg e Zemeckis gli risero in faccia, facendo presente che stavano girando un film sui viaggi nel tempo in cui non c’erano né alieni né navi spaziali, né plutone, ma anche la prova che questo confronto non si risolse in una pura questione di potere.
E, onestamente, perché avrebbe dovuto? Sheinberg avea tutto il potere che gli pareva, non doveva dimostrare nulla, e sapeva di avere a che fare con persone delle quali rispettava la creatività, e l’istinto.

Nonostante il suo pessimo gusto in materia di titoli di film, e la sua opinione non proprio lusinghiera della fantascienza, e del pubblico, Sheinberg fu un gatekeeper che sapeva fare il suo lavoro.
Sì, OK, ci ha provato, ma poi è rientrato nei ranghi in buon ordine, ed è tornato a contare le banconote.

Esistono casi diversi.
Esistono casi in cui diventa un muro-contro-muro, in cui il potere si contrappone alla creatività.

fai come dico io perché lo dico io, o non lavorerai mai più in questa città

E a questo punto, si tratta di fare una scelta.
Da morti non possiamo creare nulla di buono, e quindi potrebbe essere necessario scendere a compromessi.
Ma chi ci dice che non possiamo scendere a compromessi senza compromettere la nostra creatività?
Certo, bisogna impegnarsi, ma è il nostro lavoro, giusto?
Le persone che usano il proprio potere per dominare gli altri, in questi ambiti, di solito hanno una sola idea, e neanche troppo buona. Ma noi di idee ne abbiamo una pletora, possiamo divertirci.

O forse, magari, in via ipotetica, è possibile che non lavorare mai più in questa città sia una fortuna per noi.
Chi può dirlo?
L’importante è avere la libertà di andarsene in una città diversa.
E sì, quello è tutto un altro problema.

Però no, in generale, no: possono uccidere il nostro lavoro, possono uccidere noi.
Ma la nostra creatività?
No.

Autore: Davide Mana

Paleontologist. By day, researcher, teacher and ecological statistics guru. By night, pulp fantasy author-publisher, translator and blogger. In the spare time, Orientalist Anonymous, guerilla cook.

3 thoughts on “Un uomo spaziale venuto da Plutone

  1. Fa impressione la cantonata sesquipedale di Sheinberg. Ora, ritorno al futuro sarebbe stato un bel film anche con un titolo brutto, ma cambiare un titolo perché richiama troppo un genere con un titolo più lungo, che richiama ancora di più il genere e che ha un legame in un micro passaggio del film è pazzesco. Che poi ritorno al futuro richiama i viaggi nel tempo, ma incuriosisce perché di solito si ritorna al presente, quindi già stuzzica la curiosità….

  2. Ciao, Davide. Sono d’accordo con te sul fatto che si debba scendere a compromessi per poter lavorare negli ambiti creativi. E questo non uccide certo il talento artistico. Il problema, secondo me, è di capire bene chi si ha davanti. Soprattutto nel mercato italiano (questa città). E sperare che se si esce a pranzo con il diavolo, a pagare il conto sia lui.

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