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Paura & Delirio episodio 50 Special: Chi ha ucciso l’horror italiano?

2 commenti

Per il cinquantesimo episodio del nostro podcast, abbiamo deciso di infrangere una regola che ci eravamo dati fin dal la prima puntata, e di dedicare la nostra attenzione – complice una domanda ricevuta da la Posta del Cuore – alla strana storia del cinema horror nel nostro paese.
Perché, dopo i fasti degli anni ’70 ed ’80, il cinema horror italiano è apparentemente morto?

Chi lo ha ucciso?
Il pubblico?
La critica?
Lo strapotere della commedia pecoreccia?
La concorrenza dei blockbuster americani?

E noi abbiamo cercato una risposta, e non necessariamente un colpevole, invocando i sacri nomi di Freda, Bava, Fulci, Argento, e guardando anche oltre i confini del genere, al destino simile del peplum e del film di cappa e spada, dello spaghetti western e del melodramma.
E poi oltre confine, in America e in Giappone, in Spagna e ad Hong Kong.
Una puntata anomala, per un fenomeno anomalo.
Buon ascolto.

Nota: come tutti i nostri special, anche questo è disponibile solo su Mixcloud, senza interruzioni pubblicitarie.
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Autore: Davide Mana

Paleontologist. By day, researcher, teacher and ecological statistics guru. By night, pulp fantasy author-publisher, translator and blogger. In the spare time, Orientalist Anonymous, guerilla cook.

2 thoughts on “Paura & Delirio episodio 50 Special: Chi ha ucciso l’horror italiano?

  1. Tema interessante, complimenti, Davide.

  2. Intanto: grazie perché ho recuperato Hanno cambiato faccia, ed è un gioiellino (poi il commento lo copio anche sul blog di lucia, che abbia la sua dose di riconoscenza 😉 )
    Uno degli aspetti, forse, che può avere influito sulla scomparsa dei generi, è la tendenza italiana a parcellizzare la cultura e a dividerla tra serie A e serie Z (nel mezzo il vuoto). Per cui si possono trovare con la stessa probabilità persone che si vantano di sapere un canto di Dante a memorie come di NON sapere cosa sia una radice quadrata. Applicata al cinema, si salva il cinema d’autore e la commedia all’italiana, anche nelle sue versioni più annacquate, se non direttamente funzionali al potere, come i cinepanettoni. Il resto è stato tollerato negli anni 70 perché erano anni di sperimentazione e non se ne poteva proprio fare a meno, ma appena ripristinato l’ordine, tagliato tutto senza pietà. Pregiudizio che purtroppo si vede anche negli addetti ai lavori: alle volte gli attori che recitano nei pochi film di genere che si fanno oggi, sembra che vogliano comunicare allo spettatore che lo fanno solo per pagare le bollette, ma che soffrono molto a recitare in un film così.

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