strategie evolutive

ciò che non ci uccide ci lascia storpi e sanguinanti

Tre pagine dell’agenda

22 commenti

All’inizio del mese ho recuperato, da una pila di quaderni che ho qui “in caso di necessità” una agenda del 2015, ancora vergine, e sulla prima pagiona ho cominciato a prendere appunti.

Sono ormai dieci mesi che strategie evolutive è bloccato su Facebook, fin da quel fastale 15 di gennaio quando la mia ricetta delle frittelle settecentesche fu la classica goccia che fa traboccare il vaso, e qualcuno pensò bene di segnalare il mio blog come sorgente di post che fomentano l’odio e l’intolleranza.
Non a tutti piacciono le frittelle.

Dieci mesi sono lunghi.
Dieci mesi sull’onda lunga della pandemia e del lockdown sono MOLTO lunghi.

Certo, Karavansara continua a funzionare, e fa la sua solita manciata di visite. Forse per il fatto che è in inglese, o che non ci posto ricette delle frittelle, non è stato ancora segnalato e bloccato. Qualcuno là fuori è molto distratto (o interessato solo a proteggere il pubblico italiano dalla minaccia di strategie evolutive).
Paura & Delirio sta andando molto bene – abbiamo superato i 25.000 download ed abbiamo una media di circa 300 ascolti per puntata. Per un podcast in italiano, che parla di cinema di genere e che fa episodi da un’ora e mezza, è un successo notevole, e possiamo solo ringraziare i nostri (timidissimi) ascoltatori.

Con l’autunno, la mia complice Lucia Patrizi ha lanciato un nuovo podcast, che gestisce in combutta con Marika “Redrumia” Paracchini. Si intitola Nuovi Incubi e vi invito ad ascoltarlo.

E con l’autunno, io ho preso la mia agenda scaduta con la sua copertina nera imbottita, ed ho cominciato a mettere giù delle idee, per mettere in piedi qualcosa di nuovo, e di autonomo.
Non “l’assurdo guazzabuglio di argomenti” (cit.) di strategie, non qualcosa che abbia nulla a che fare con Paura & Delirio, o con Karavansara, o con la mia pagina Patreon, o con i libri che scrivo per pagare i conti.
Qualcosa di nuovo.

Le prime pagine della mia agenda si sono coperte rapidamente di appunti su tre diversi fronti

  • possibili idee, temi e argomenti – e qui per il momento c’è una mezza dozzina di ipotesi, e la lista continua a crescere.
  • risorse necessarie
  • tempo e denaro

Sono appunti orribili, scarabocchiati di notte, a letto, alla luce di una lampadina da lettura agganciata alla copertina dell’agenda.
E sono buone idee. Per iscritto, o via audio, blog o podcast. Nuova piattaforma, nuovo nome.
Vorrebbe dire ricominciare da zero, con il primo di gennaio del 2022.
Lavorare un mese alla preparazione, tutte le sere dopo cena per almeno due ore (durante il giorno ho una valanga di cose da scrivere, e le scadenze incombono).

Il principio di base è sempre il solito – qualcosa di facilmente gestibile e di autonomo, che non abbia colossali costi di avvio (un dominio, un servizio di hosting); qualcosa che io possa fare da solo, perché non ho complici o fiancheggiatori, che possa avere una certa continuità, una cadenza regolare; niente polemiche, niente marchette, niente “Nyarlathotep Finale Spiegazione”, niente filmone/tantaroba/mitico, niente Red Box Nostalgia, niente bei vecchi tempi; qualcosa che io mi diverta a fare, che rispetti il pubblico, e di cui possa fregare qualcosa a qualcuno.

E questa è la nota dolente, io temo.
Perché la sensazione, impossibile da superare, è che essenzialmente non freghi assolutamente nulla a nessuno. Non di ciò che potrei fare, non di ciò che potrei trovare divertente fare.

E allora perché spendere tempo e denaro, prepararsi, riempire un’agenda di liste, scalette, appunti… perché fare tutto questo, se non frega assolutamente nulla a nessuno?

È una domanda alla quale non ho ancora trovato una risposta. E forse vuol dire che la risposta è semplicemente che davvero non frega assolutamente nulla a nessuno, e quel tempo e quel denaro, e quell’impegno, potrei investirli in qualcosa di utile per me, e che sia una fonte di soddisfazione, e non di frustrazione ed ostilità.
Anche perché tutte le idee elencate su quelle pagine dell’agenda sono idee per qualcosa di lungo, e che richiede una preparazione, e se deve partire deve poi arrivare alla fine.
L’ho già fatto, ci ho già provato, ho visto gli effetti. E gli effetti non mi piacciono.
Non posso buttare tempo, denaro e lavoro per qualcosa che poi si spegne dopo tre settimane (o sei, o dieci) nell’assordante indifferenza generale.

E l’indifferenza generale è ciò che ogni proiezione e previsione sembra garantire.
L’ecosistema dei social nel nostro paese ha ormai una struttura abbastanza chiara, e c’è una freccia lampeggiante al neon, per ciò che io faccio, che indica inesorabilmente l’uscita verso l’estinzione.
Ed opporsi al flusso porta alla sofferenza ed alla catastrofe, come hanno spiegato abbastanza chiaramente (per quanto a modo loro) i miei vecchi maestri taoisti.
Quindi, perché perdere tempo?
Perché cercare di comunicare quando non c’è nessuno con cui comunicare?

È più facile strappare quelle tre pagine dell’agenda, ed usare quelle che rimangono per fare esercizio a disegnare pin-up con la penna BIC. Così almeno si ossono vedere dei risultati, e magari un lento progresso.

Autore: Davide Mana

Paleontologist. By day, researcher, teacher and ecological statistics guru. By night, pulp fantasy author-publisher, translator and blogger. In the spare time, Orientalist Anonymous, guerilla cook.

22 thoughts on “Tre pagine dell’agenda

  1. È verissimo. C’è indifferenza. Ma a qualcuno interessa. A me per esempio.

  2. Ho scritto a un amico del tuo problema relativo a Facebook e alle frittelle. Mi ha chiesto se uno degli ingredienti non fosse per caso il finocchio (pare che Facebook dia problemi del genere anche ad alcuni gruppi che parlano di ricette 😅 ).

  3. È un discorso che a suon di risposte sotto al post non trova la dimensione adatta. Una sera, a quattr’occhi (o sei) potrebbe venirne fuori una disanima più costruttiva, non pensi?

  4. FB BAN: hai provato a postare su FB mascherando il link al tuo sito con un URL shortener? In alternativa, provare a risolvere in modo classico, con pazienza in stile Dalai Lama: Es: https://www.creativemotions.it/sito-web-bloccato-da-facebook-ecco-come-risolvere/

    • Le ho provate tutte.
      Gli short-url sono bloccati.
      I contatti con l’assistenza si risolvono in niente perché siamo in emergenza e tutti i dipendenti di Zuckerberg stanno verificando le fake news e mascherando i capezzoli femminili.

  5. Che dirti? Mi spiace, e mi spiace veramente tanto. Io che preferisco leggere ad ascoltare, sento già la mancanza dei tuoi articoli su Strategie… Karavansara lo leggo solo qualche volta… Faccio molta più fatica a leggere in inglese, e mi ci vuole molto più tempo… Qualunque cosa tu decida di fare, buon cammino!

  6. “L’ecosistema dei social nel nostro paese ha ormai una struttura abbastanza chiara, e c’è una freccia lampeggiante al neon, per ciò che io faccio, che indica inesorabilmente l’uscita verso l’estinzione.”
    Quest’affermazione mi intriga, perché ho più l’impressione di “riserva indiana” che di estinzione…
    Puoi elaborare meglio?

    • Ci provo.
      Di fatto la tendenza generale – per lo meno negli ambiti che io frequento – sembra puntare alla semplificazione dei contenuti ed alla standardizzazione degli argomenti.
      Devi parlare solo di certe cose, e solo in certi termini.
      Qualunque cosa tenda a discostarsi da questo approccio appare destinato alla marginalizzazione ed alla lenta scomparsa. Poi possono esserci tempi diversi (non tutte le estinzioni sono istantanee) – ma una lenta agonia alla fine non è una consolazione.
      In generale, tutti gli strumenti di comunicazione sul web – che siano blog, podvast, vlog o mailing list – vivono di reciprocità; non fosse per altro, perché a nessuno piace parlare da solo, e quindi i segni di vita da parte del pubblico sono essenziali. Ma la tendenza generale è ancora una volta limitata a due/tre modalità di interazione molto limitate: il commento generico e fasullo (“grande post!”); la polemica più o meno aggressiva (“hai perfettamente ragione, però no”); il like seguito dal silenzio.
      E tutte queste sono scelte lecite, ovviamente. Ma ogni altro tipo di conversazione tende ad essere penalizzato, o direttamente escluso.
      Il tragico “mica ti ho chiesto io di fare un blog” è diventato un credo abbastanza diffuso.
      Tutto questo, alla fine, porta alla morte di qualunque forma di comunicazione che non sia interessata solo a fare like e a vendere pubblicità.

  7. Ciao, Davide, mi dispiace per i guai relativi alla pagina FB bloccata. Ma, per quel che riguarda le tre pagine dell’agenda, continua. Di qualunque cosa si tratti. Oggi ti senti così, e oggi FB va così, ma domani ci potrà essere spazio per qualcosa di nuovo da proporre in Rete. E senza costi eccessivi o necessità di complici. Per il resto, complimenti per i tuoi successi nei podcast.

  8. Triste notizia, la cosa peggiore è che la persona che ha segnalato sia probabilmente qui a gongolare dal basso del sua invidia

  9. Ciao Davide, arrivo tardi su questo post (a proposito di reciprocità’ mancata)
    Avere voglia di dire cose e avere perfino delle cose da dire non e’ da tutti, ma capisco anche che dirle al nulla spenga. Io ti leggo e ascolto sempre con piacere, ma sono parte di quella maggioranza di lurker che tace e tira dritto, un po’ per scelta, un po’ per tempo, e quindi parte del problema.
    Una domanda: facebook era una vetrina commerciale o sociale? se ne rimpiangi soprattutto l’accesso a un pubblico/lettori ampio, allora non ho soluzioni, immagino FB rimanga una delle piattaforme piu’ ricche in visibilità’
    Se ti manca invece un contatto piu diretto con chi ti legge e con coloro a cui scrivi, posso suggerire una istanza sul fediverso? c’e’ molta meno gente, ma per ora non ho trovato nulla delle dinamiche stantie, rancorose o consumanti dei social piu mainstream. e interazioni piu’ interessate e dirette.

    In ogni caso, spero che le tue giornate migliorino e il tuo umore risalga, ma comunque vada e’ ed e’ stato un piacere.

    • Fcebook svolgeva entrambe le funzioni.
      E se è vero che ho ancora uno zocolo duro di affezionati lettori che passano di qui anche senza sentire il richiamo di Facebook, è anche vero che il numero dei lettori è crollato drasticamente.
      Non conosco il fediverso, e ci darò certamente un’occhiata. Grazie del suggerimento e della voglia di continuare a leggermi.

  10. Ho appena finito di leggere (ascoltare) “padre ricco padre povero”, e l’autore a una bravissima scrittrice ma con pochi lettori consigliava di fare un corso di vendita, di marketing, per imparare a vendere i suoi lavori. La scrittrice si incazzò parecchio: “Ma come, un corso di vendita IO che ho 3 lauree…” In pratica l’autore fa notare come molti si concentrano sulla tecnica o sull’arte della loro professione, ma dovrebbero anche imparare a vendersi meglio (non so se è il tuo caso, magari hai fatto 20 corsi di comunicazione e vendita, non ho idea…)

    • e il vbero io il corso di vendita l’ho fatto, presso l’associazione agenti e rappresentanti di Torino, una ventina d’anni fa.
      Ma il problema, per quel che mi riguarda, non è sapersi vendere. O vendere in generale.
      Grazie al cielo, ci sono editor in giro per il mondo che apprezzano il mio lavoro, lo acquistano, lo pubblicano e lo pagano, permettendomi di pagare a mia volta i conti e, talvolta, di mangiare.
      Il problema di cui parlo quii ed ora è leghato al fatto che ciò che vorrei fare – e assolutamente gratis – non avrebbe un pubblico, non perché io non o sappia vendere, ma perché al pubblico ciò che io trovo divertente e interessante non interessa. È un risvolto dramaticamente darwqiniano della Teoria della Roba Figa in Letteratura, che ho menzionato in pasato.

  11. Io sono molto affezionato all’assurdo guazzabuglio di argomenti di strategie, che ha pure quella ritmo di aggiornamento lento che permette di farsi un giro alla settimana senza stress. Qualsiasi sia quell’idea sulla agendina, sono molto curioso di vedere come si svilupperà. La mancanza di pubblico è un problema per tutto quello che si fa, e i consigli sono difficili da dare e i rimedi ancora più difficili da trovare. La cosa positiva è che le buone idee restano, e prima o poi trovano la loro via. Quindi tanti in bocca al lupo per qualsiasi cosa porteranno quelle tre pagine

  12. Due cose
    1) anche io ho una montagnola di vecchie agende, che tengo per quando l’occidente crollerà e dovrò tornare a scrivere su carta;
    2) non so quali siano questi progetti, ma sicuramente, viste le tue capacità di scrittore, la tua creatività e la tua cultura, un gruppone di appassionati che ti seguano lo trovi! Io ci darei un’occhiata, e se fossero nelle mie corde entrerei certo a far parte del fan club 😁 Potresti anche provare a fare un sondaggio, in cui spieghi questi progetti, senza impegno, per vedere quanti lettori/ascoltarori troveresti

    • Le agende servono sempre – di solito sono un “regalo” di banche e compagnie assicurative, per dare un volto umano alle tariffe da capestro che ci applicano.
      E sui progetti, vedremo – la voglia di comunicare con le persone, al momento, è sotto zero, ma chissà che il clima delle feste non porti una ventata di ottimismo.

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