strategie evolutive

ciò che non ci uccide ci lascia storpi e sanguinanti

Scrivi ciò che conosci

4 commenti

Facciamo come fanno quelli bravi – tra circa 36 ore il mio romanzo The Raiders of Bloodwood sarà disponibile in ebook. Chi lo ha prenotato su Amazon se lo vedrà recapitare sul Kindle, chi non vuole dare soldi a Jeff Bezos potrà trovarlo su DriveThruFiction. A quel punto vedremo i lettori cosa diranno.

Nel frattempo, come raccomandano i guru del marketing online, è il caso che l’autore faccia un paio di post riguardo al libro, per pastur… ehm, per suscitare la curiorità e l’interesse dei potenziali lettori.

O, se preferite, per parlare un po’ di sé e del proprio lavoro, fingendo che interessi a qualcuno.

Diamo un’occhiata alla quarta di copertina, appositamente tradotta e adattata…

L’invasione di Terrinoth è iniziata. Orde brutali di Uthuk Y’llan sciamano attraverso il continente, devastando ogni cosa sul loro cammino. Un grande campione è sorto nelle Darklands: il Beastmaster Th’Uk Tar, deciso a distruggere il selvaggio e mistico Bloodwood come primo passo per conquistare le grandi foreste di Aymhelin e annientare gli elfi che le abitano. Se l’Amyhelin brucia, lo farà anche Terrinoth. Intrappolata tra il l’esercito di Th’Uk Tar e la foresta c’è una banda di profughi disperati: elfi, orchi, felini e umani. Per respingere l’omicida Beastmaster, devono superare le loro differenze, abbracciare le loro abilità e apprendere i segreti del Bloodwood. Sono l’unica speranza del regno.

Che dai, non suona così male.

L’originale dice “band of misfits”, che tradotto sarebbe “banda di disadattati”, che non è proprio gentilissimo. E in effetti “misfit” indica, secondo l’onnipotente Wikipedia

una persona il cui comportamento o atteggiamento la distingue dagli altri in un modo scomodamente evidente

E sì, questi sono i miei ragazzi. Scomodamente evidenti nel loro essere diversi dagli altri.
Perché OK, l’originalità è sopravvalutata, ma cercare di spargerne un pizzico anche in una storia così fortemente strutturata è in fondo ciò che rende divertente il lavoro di scrittura.

A me piace l’idea di personaggi straordinariamente poco straordinari che compiono qualcosa di grande non perché sono i prescelti, o perché sono le persone giuste al posto giusto.
Il vecchio “le persone sbagliate nel posto sbagliato” funziona molto meglio, per me.

Così ho creato quattro personaggi (che poi sono diventati cinque), e li ho passati attraverso una serie di esperienze traumatiche, e li ho obbligati a usare le proprie capacità per uscirne, e nell’uscirne, fare qualcosa di buono.

I manuali dicono di scrivere ciò che si conosce.
E io sono qui con un vecchio, uno stregone fallito, un orco e una donna-gatto.
Uno storico, uno stregone, una spadaccina e un guerriero.
Cosa conosco io di queste cose?

Ma, l’ho detto in passato, e non mi stancherò di farlo – se “conoscere” significasse “avere sperimentato personalmente”, allora Jules Verne non avrebbe mai scritto Ventimila Leghe sotto i Mari, John Brunner non avrebbe mai scritto Shockwave Rider.

Io ho conosciuto decine di persone che sono state spinte a negare il proprio talento per seguire le aspirazioni dei loro familiari, di vederli “sistemati” con un “lavoro vero” – e questa è certamente Brixida, letale con una spada fra le mani, ma finita a fare la governante per i figli di un ricco idiota.

Ed ho conosciuto un sacco di accademici brillanti ai quali è stato offerta come unica opzione di insegnare le materie che avevano amato a dei ragazzotti ai quali non poteva fregargliene di meno – e questo è Arnost Emery, da decenni impegnato a inculcare un minimo di cultura nella testa di tre generazioni di mercanti.

Ho conosciuto molto bene – ed ho le cicatrici per dimostrarlo – persone che si sono lasciate alle spalle (più o meno volontariamente) una carriera accademica perché non erano adatti a reggere la pressione e la competizione giocando secondo le regole – è questo è Grimalt, che da studioso di arti mistiche si è riciclato a bottegaio.

Ed ho conosciuto da vicino persone alle quali è stata negata un’istruzione, e la possibilità di scoprire il mondo, perché erano troppo poveri, o del colore sbagliato, ed hanno cercato altrove la struttura di cui avevano bisogno – e questo è Tanner, che era un bracconiere e poi è entrato nella milizia.

Ammettiamolo, non sono proprio materiale da romanzo – persino gli hobbit di Tolkien erano in fondo dei membri felici di una media borghesia campagnola ed agiata, con grandi case, un bel panorama, montagne di cibo ed erba pipa coltivati da altri, e un complemento di servitori fedeli.
Ma io non sono un grande fan degli hobbit, dopotutto.

Quattro persone qualunque, in fuga lungo una strada, incalzati da creature assetate di sangue, e senza una speranza all’inferno, senza un posto dove andare.
È così che io inizio un romanzo.

Chissà se piacerà…?

Oh, certo, e a questo punto potreste chiedermi cosa ne sappia io di essere braccato da creature sanguinarie, dell’essere un profugo, dell’essere perso in una foresta o cose del genere.
Magari ne parleremo un’altra volta.

E naturalmente ci sono dei link commerciali – ma se cliccate quello di Amazon mi danno una percentuale, se invece andate da DriveThruFiction io non vedo un centesimo. In entrambi i casi, vi devo avvertire.

Autore: Davide Mana

Paleontologist. By day, researcher, teacher and ecological statistics guru. By night, pulp fantasy author-publisher, translator and blogger. In the spare time, Orientalist Anonymous, guerilla cook.

4 thoughts on “Scrivi ciò che conosci

  1. La 4° di copertina, che non è male in se, non so se mi avrebbe convinto.
    Ma questo post sì, decisamente.
    Se leggerò un libro in inglese quest’anno, un romanzo intendo che di libri tecnici me ne toccano anche troppi, sarà il tuo.
    Intanto vado ametterlo in wishlist

  2. Mi piacciono tutti, i tuoi personaggi, ma Brixida è già amica mia….

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