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ciò che non ci uccide ci lascia storpi e sanguinanti

Pochi, e non necessariamente fortunati

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Per fare i compiti per l’ultima puntata di Paura & Delirio – dedicata ad Aliens, di James Cameron – sono andato a rileggermi, fra le altre cose, un vecchio articolo di David Drake. È così che ho scoperto che Drake si è ritirato – ha smesso di scrivere, per motivi di salute sulla natura dei quali possiamo speculare, ma non sarebbe elegante. Classe 1945, David Drake ha ormai 77 anni, e da tempo si limitava a stilare outline dei suoi nuovi lavori, e poi a fare l’editing di manoscritti preparati da altri – un po’ come James Patterson di cui si parlava qualche giorno addietro. Ora non farà più neanche quello.

Drake è considerato da più parti l’uomo che ha inventato, con la sua serie degli Hammer’s Slammers, la fantascienza militare moderna – contrapposta a quella “classica” che fa capo a Robert A. Heinlein ed al suo Fanteria dello Spazio. La SF militare, naturalmente, esiste da molto prima – La Guerra nel Ventesimo Secolo, di Robida, è del 1883, La Guerra dell’Aria di Wells del 1907. Ma si tratta ancora di lavori a metà strada fra la narrativa e la futurologia, spesso con intenti propagandistici. Per cominciare a fare sul serio, per cominciare ad essere genere a se stante e non una costola pendula della space opera di Jack Williamson e Edmond Hamilton, la SF militare deve aspettare il 1959, e Heinlein.

E qui è il caso di aprire una piccola parentesi – cos’è la fantascienza militare?
Per definire il sottogenere serve una definizione operativa – non necessariamente l’unica possibile, ma che delimiti il campo; la mia definizione è

fantascienza militare è una storia di fantascienza che descrive in dettaglio la vita e le esperienze di individui all’interno di una struttura militare, ed impegnati in un conflitto

Per me funziona perché esclude ad esempio Star Trek – i cui protagonisti sono militari in uniforme, ma che solo occasionalmente si occupa in dettaglio di guerra guerreggiata – o i due film tratti da La Guerra dei Mondi – che narrano, sì, un conflitto e un’invasione, ma dal punto di vista di civili sbandati. Il fatto che ci sia una guerra non basta. È poi necessario mantenere un certo margine di flessibilità – nonostante la presenza della Godzilla Defence Force, i film classici di Godzilla non sono SF militare, ma Pacific Rim potrebbe esserlo.

Ma tornando alla SF militare classica, si tratta, a questo punto, di un sottogenere figlio da una parte della visione politica di Heinlein, e dall’altra, più in generale, della Seconda Guerra Mondiale. L’idea di base, che le uniche persone competenti e disciplinate abbastanza da affrontare una crisi siano i militari, perché la politica è sbandata, corrotta e imbella, deve molto al secondo conflitto, al primo ministro Chamberlain che torna da Monaco e annuncia alla popolazione britannica che “il signor Hitler mi ha garantito che la Germania non vuole la guerra” – è il settembre 1938.

Per vent’anni, dopo Fanteria dello Spazio, gli unici in grado di risolvere i problemi saranno i militari, e la guerra sarà la soluzione più rapida dei problemi stessi.
Di più – le forze armate saranno l’unica vera spina dorsale della società: chi non fa il militare non ha diritto di cittadinanza.
È interessante notare che Fanteria dello Spazio è l’opera di un uomo educato in accademia militare, ma che non ha mai visto il servizio sul campo, e che è interessato principalmente a spingere una certa serie di idee politiche.

Ma negli anni ’70 le cose cambiano – e se Joe Haldeman, tornato dal Vietnam, scrive Guerra Eterna che è una critica ferocissima al lavoro di Heinlein (che verrà anche sbeffeggiato da Harry Harrison in Bill l’Eroe Galattico), è Drake – anche lui fresco di due anni di servizio in Vietnam e Cambogia – che cambia davvero le regole del gioco.

Un autore che ha esordito nell’horror, pubblicando per Arkham House quando era ancora studente – con una laurea in storia – Drake non ha una particolare simpatia per Heinlein, ma non vuole sbeffeggiarlo o capovolgerlo. Non ha bisogno di capovolgerlo, perché in effetti vuole scrivere storie che descrivano correttamente cosa sigtnifichi trovarsi in combattimento.
Che trasmettano al lettore l’idea che la guerra non è bella e buona.
I racconti degli Hammer’s Slammers, che lo renderanno infinitamente popolare – per lo meno con una certa fetta del pubblico – sono perciò storie di fantascienza, ma anche storie dell’orrore. Perché l’orrore è tutto ciò che una persona sana di mente può provare sul campo di battaglia.

La guerra non è più la soluzione – non la soluzione che funziona, per lo meno – e la struttura militare non è più composta da ufficiali ipercompetenti e capaci di affrontare qualunque minaccia. Nelle storie di Drake gli alti comandi sono pericolosi almeno quanto il nemico, e tutto ciò che resta agli uomini e alle donne sul campo è lo spirito di corpo. Già membro di una unità meccanizzata, Drake descrive le vicende di una unità meccanizzata – non grandi battaglie spaziali, ma brevi e brutali scontri sulla superficie di pianeti dei quali a stento si conosce il nome.
Non la disciplina, non la competenza, non lo spirito marziale, ma il rapporto di fiducia che si viene a creare fra persone disparate e disperate, consapevoli di dover contare le une sulle altre per portare a casa la pelle.

Con buonapace di Enrico V e di San Crispino, i soldati sono pochi, sì, ma non fortunati – e chi si è perso la battaglia non ha motivi al mondo per considerarsi meno di un uomo.

E se è vero che gli anni del reaganesimo porteranno una certa fantascienza militare a riscoprire radici heinleiniane (sto guardando te, Jerry Pournelle), è anche vero che dopo David Drake e dopo gli Slammers sarà molto difficile vendere la retorica dell’amore per la battaglia.

E qui potremmo prenderci un secondo per prendere atto del ritorno di questo tipo di retorica, negli ultimi mesi, con la trasformazione in esperti di geopolitica e strategia militare di personaggi che fino a pochi giorni prima postavano reazioni ai nuovi episodi di Stranger Things.
Qualunque cosa per un pugno di like.
Ma non lasciamoci distrarre.

Forse solo Gundam, di Youshiyuki Tomino, ha avuto un effetto altrettanto dirompente sul sottogenere della SF militare quanto le storie di David Drake.

I Marines Coloniali di Jim Cameron sembrano usciti dalle pagine di una storia di Drake (ed uno di loro si chiama Drake), ma anche i bastardi duri a morire e ipercompetenti che accompagnano Dutch Schaefer nella foresta tropicale a incontrare Predator sono figli degli Slammers, non certo di Heinlein.

Gli daranno del militarista – e Bruce Sterling descriverà Drake come uno dei dinosauri contro i quali si sta sollevando il cyberpunk.

Forse è per questo che da noi in Italia David Drake non ha mai avuto grande fortuna – siamo ancora congelati ai tempi del cyberpunk.

Ed ora ha smesso di scrivere, David Drake.
Come accennato nell’episodio di Paura & Delirio, chi fosse interessato può fare un giro su Amazon, dove è possibile scaricare gratis The Tank Lords – primo volume della versione “definitiva” delle storie degli Hammer’s Slammers – e With the Lightnings – primo volume della serie dedicata al tenente Leary, e che è forse più space opera che SF militare (e che francamente a me piace moltoi di più degli Slammers). Anche gli altri volumi disponibili gratuitamente sono interessanti – sia la space opera planetaria di Seas of Venus che i racconti quasi-folk-horror di Old Nathan.
Perché in fondo è questo il bello dello scrivere – anche quando smetti, ciò che hai fatto, con un po’ di fortuna, rimane.

E non vi metto neanche i link commerciali – perché sui libri gratis non ci vedrei un centesimo.
Ma il motore di ricerca di Amazon è vostro amico.


Autore: Davide Mana

Paleontologist. By day, researcher, teacher and ecological statistics guru. By night, pulp fantasy author-publisher, translator and blogger. In the spare time, Orientalist Anonymous, guerilla cook.

5 thoughts on “Pochi, e non necessariamente fortunati

  1. Pingback: Pochi, e non necessariamente fortunati | thebooksareinthehouse

  2. Vedendo le sinossi direi che With the Lightings mi sembra molto più interessante rispetto alla serie Hammer’s Slammers, ma ammetto che no ho mai letto troppa SF militare.
    Anche perché perlopiù ne ho guardata con Gundam, che è la serie/universo che racconta le situazioni che preferisco nel sottogenere: esseri umani intrappolati in situazioni orribili da entità enormi (economiche e politiche) che lottano per rimanere umani malgrado tutto (ok e anche i mecha, ammetto i miei istinti più bassi).
    Inoltre piccolo angolo dei consigli: su Prime Video puoi trovare, oltre alla serie originale, sia i due film di Gundam Thunderbolt (bellissima animazione recente, ambientato durante e dopo la One Year War) sia i sette film che adattano la parte di Gundam the Origin dedicata a Char Aznable.

    • With the Lightnings è meglio anche secondo me, ma gli Slammers hanno una importanza storica.
      Concordo poi su Gundam, del quale credod i aver visto tutto ciò che riguarda l’Universal Century – e sono orgoglioso proprietario della serie completa di Gundam the Origin di Yas.
      In realtà alla fine la guerra descritta da Drake non è troppo diversa da quella descritta da Tomino – cambia solo il medium.

      • Il paragone favorevole con Tomino mi fa risultare Drake più interessante di prima, quindi sarà il caso di esplorarlo più a fondo.
        Di recente, pur non avendo esaurito l’Universal Century, avevo iniziato a guardare Turn A Gundam, ed è stato molto interessante vedere i vari temi ricorrenti di Gundam in un’ambientazione così diversa e con il mechanical design di Syd Mead.
        Su Youtube fino a poco tempo fa si poteva guardare anche Iron Blooded Orphans, una delle serie più recenti fuori dall’Universal Century, sul canale ufficiale di Gundaminfo, ma ora è rimasta “in chiaro” solo la seconda stagione. Anche questa non era male comunque.

        • Ho seguito a lungo il canale della Bandai e GundamInfo, e ho anche dato un’occhiata ad Iron Blooded Orphans, che però non mi diceva granché a livello di grafica. Ma io in generale fuori dall’Universal century mi sento sempre un po’ spaesato.

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