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Un momento attorno a cui creare contenuti

6 commenti

Apparentemente là fuori c’è una cosa che si chiama BookTok, che sarebbe la comunità di persone che fanno video su TikTok parlando di libri.
Nulla di male in tutto ciò, ma apparentemente il successo della piattaforma TikTok per la promozione dei libri comporta un piccolo problema.
Vale a dire: perché un BookToker dovrebbe parlare proprio del vostro libro?

La risposta: il vostro libro contiene una scena o una frase sulla quale è possibile “costruire un contenuto.”

L’alternativa è che il vostro sia un libro “bello e tranquillo” che però per TikTok non funziona.

E questo, naturalmente, è il bacio della morte.
Libro tranquillo, no TikTok moment, no vendite.
Adios amigos.

Ora, prima di cominciare a strapparci i capelli e a strillare perché “ah, ai miei tempi non era così!” o – anche peggio – prima di cominciare a scrivere storie con TikTok come target, concediamoci un attimo di lucidità.

Sono anni che agli scrittori si chiede di essere come scimmie ballerine sui social, perché “i lettori” non comprano il vostro libro se non siete “simpatici.”
E uso le virgolette sia per “lettori” che per “simpatici” perché entrambi i itermini potrebbero essere fu9orvianti, e molto lontani dalla realtà. Chi vi segue perché siete tanto simpatici su Facebook difficilemente spenderà tempo e denaro per leggere i vostri libri – c iò che gli interessa è seguirvi sui social.
Perché con l’avvento dei social ciò che vendiamo non sono più storie, ma “esperienze” – e quello che davvero interessa al pubblico è l’autore, ciò che fa, ciò che dice.

Le foto della colazione.
Il selfie col gatto.
Il post paraculo su Twitter.
Magari un video, o un podcast, o qualcosa del genere – l’importante è acchiappare l’attenzione del pubblico con qualcosa di “accattivante”.

Non è neanche un’idea nuovissima – Le argentee teste d’uovo, di Fritz Leiber è del 1958. Avete presente, vero? Il libro in cui i romanzi li scrivono i computer, e gli autori devono semplicemente avere un aspetto eccitante nelle foto della quarta di copertina.
Fritz Leiber, naturalmente, era dio – e aveva visto il futuro.

E così negli ultimi anni abbiamo visto editori chiedere ai potenziali autori quanti follower potessero portare, ci è stato spiegato che come autori è importante la nostra piattaforma, non ciò che scriviamo.
Sono stati pubblicati libri su come “fare movimento” su Facebook o Twitter.
Idee sceme del tipo “fate una domanda ai vostri follower per stimolare l’attività sul profilo”.

Sceme, perché sostanzialmente false.
Nessuno vuol sembrare falso, là fuori, ma “fare i simpatici”, “creare movimento”, essere di fatto delle scimmie ballerine, non è qualcosa che venga necessariamente naturale a tutti.

Il “momento adatto” per TikTok è la stessa cosa – se ce lo devo mettere a forza (e probabilmente nelle prime pagine, in modo che il TikToker lo veda e crei a partire da esso un “contenuto”), che senso può avere per l’economia della storia?
Ma l’economia della storia non ha importanza, come non ha importanza a qualità della scrittura se ciò che vende le nostre storie è quanto siamo paraculi sui social.

Ora, forse lo avrete notato, qui in questa specie di città fantasma che è il mio blog, che non è che io sia granché popolare con quelli a cui interessano le scimmie ballerine.
Probabilmente perché non solo non so ballare, ma non ho alcuna voglia di ballare.
E perché dovrei? Io non sono Fred Astaire.

Io sono uno che scrive storie.
E sono le storie che hanno importanza. Sono le storie che devono reggersi sulle loro gambe.
Sono le storie che resteranno – se resteranno – quando io non ci sarò più.

Per cui, prendiamo atto che c’è chi darà importanza al “momento” nel nostro libro che qualcuno da qualche parte metterà su TikTok.
Ma ricordiamoci anche di ciò che diceva Al Stewart – se non viene naturale…

Autore: Davide Mana

Paleontologist. By day, researcher, teacher and ecological statistics guru. By night, pulp fantasy author-publisher, translator and blogger. In the spare time, Orientalist Anonymous, guerilla cook.

6 thoughts on “Un momento attorno a cui creare contenuti

  1. Gente che ha speso soldi (pochi, ma sempre soldi) per comprare la versione cartacea della selezione di un anno di post umoristici di un tizio.
    Storie vere.

  2. Meno male che c’è ancora qualcuno che pensa che di un libro sia importante la storia e com’è scritta…. tutto il resto, per citare qualcuno, è noia. A lungo andare, solo le storie restano. Ciao!

  3. Ciao Davide, tu e io la pensiamo allo stesso modo. E’ la storia a contare, non chi l’ha scritta. Che i Lettori acquistino un libro perché vedono l’autore su Tik Tok mentre balla, beve a una festa, o nuota in piscina, è assurdo. La pubblicità è altrove, ossia su Facebook, per non parlare di recensioni su Goodreads o interviste pubblicate online a cura della casa editrice.

  4. Pingback: Un momento attorno a cui creare contenuti | thebooksareinthehouse

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