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Frankenstein e la seconda stesura

9 commenti

Qualche giorno addietro parlavo con alcuni colleghi, di come ci siano persone che una volta finita la prima stesura di una storia – racconto o romanzo che sia – la cestinano in toto e si mettono al lavoro sulla seconda ex novo.
Pagina bianca, neanche un’occhiata al testo composto fin qui. Quello era una specie di prova generale, un esercizio terminato il quale si può riscrivere la storia da zero.

Io trovo questo sistema terribilmente dispersivo – le parole non crescono sugli alberi, e se è vero che c’è quella vecchia storia che bisogna “uccidere i propri preferiti” – vale a dire eliminare quelle frasi che ci piacciono troppo, nel nostro manoscritto – è anche vero che se ho scritto dieci buone pagine nella mia prima stesura, non le butto nella carta straccia quando riprendo in mano il lavoro.
Quelle dieci pagine sono un’ora di lavoro, e ci ho messo impegno, e se sono venute bene, diamine, non vanno da nessuna parte.

Molti dei miei colleghi hanno letto questa idea di buttare la prima stesura e ricominciare ex novo come un’affettazione da wannabe, il genere di cosa che si posta sui social per mostrare al mondo che siamo scrittori e che soffriamo per la nostra arte.
O qualcosa del genere.
Gente che non ha mai dovuto fare le corse con l’orologio per arrivare in tempo su una scadenza, gente che non ha mai dovuito vedersela con un editor, gente che non ha mai scritto, se non di voler scrivere.
Io credo anche che quello di riscrivere da zero sia probabilmente un retaggio di quando si scriveva a macchina, su carta – il testo della seconda stesura doveva essere ribattuto tutto da capo. Oggi grazie ai software a nostra disposizione, possiamo semplicemente prendere la prima stesura, farne una copia, e poi lavorare di taglia e cuci: eliminare frasi inutili, aggiungere dettagli dove servono, spostare quei due paragrafi dal sesto capitolo all’inizio del terzo, riscrivere completamente un paio di personaggi (magari facendone di due uno).

È quello che sto facendo – nei giorni più caldi della storia dell’umanità, perché naturalmente non vogliamo che le cose siano troppo facili – col romanzo che sto screivendo e che dovrei consegnare fra una settimana.

Un romanzo per il quale ho formato un NDA grosso come una casa, e che quasi certamente uscirà con un house name, per cui non posso dirvi di cosa parla, chi sono i protagonisti, chi lo pubblica e quando – credo di non poter neanche rivelare esattamente di che genere sia.

Ma posso dirvi che sto facendo la seconda stesura – che assomiglia molto al genere di lavoro che il Dottor Victor von Frankenstein era solito fare nel suo laboratorio.
Si prendono le sessantacinquemila parole della prima stesura, che equivale ad un corpo morto, e poi si comincia a lavorare. Si butta tutta la seconda parte (ventimila parole da riscrivere ex novo), si rivolge uno sguardo pietoso all’incipit, e poi si cominciano a spostare i blocchi validi, e a riempire gli spazi lasciati vuoti dai tagli.

La prima stesura è piena di cartelli, del tipo [CAMBIARE I PRIMI DUE CAPITOLI PER INSERIRE IL PERSONAGGIO X], oppure [AMPLIARE IN SECONDA STESURA].
Mentre si scrive la prima, è inutile tornare indietro per cambiare ciò che si è scritto.
Un personaggio si rende necessario al capitolo tre?
Mettiamo un cartello per ricordarci di sistemate i primi due capitoli di conseguenza.
La prima stesura serve essenzialmente per dare corpo all’outline, e rendersi conto di cosa non funziona, e cambiarlo.
Il risultato finale non sarà necessariamente molto simile all’outline che l’editor ci ha approvato, ma dovrebbe essere meglio…

Questo, naturalmente, è il mio approccio, in questo momento e a questo lavoro.
Altri possono fare diversamente. Io stesso posso fare diversamente in diverse situazioni, lavorando ad altre storie.
Se vi hanno detto che esiste un solo modo per scrivere un romanzo, vi hanno mentito – fatevi restituire i soldi del corso (sì, certo… buona fortuna).

Per me tagliare e cucire, seguendo le bandierine che ho messo in prima stesura, è più rapido che non riscrivere tutto da zero – ma è anche perché io trovo sempre più faticoso e doloroso scrivere a macchina. Tastiere ergonomiche, esercizi e pause tattiche possono fare qualcosa, ma ormai le mie mani sono rovinate. Ho le dita che sembrano una strada di montagna, non suonerò mai più il flauto traverso (non una gran perdita, ero molto mediocre) e non farò più giochi di prestigio con le carte (questo un po’ mi dispiace), e guardo avvicinarsi lo spettro dell’artrosi senza avere troppe speranze di scansarlo.
La vecchiaia incombe inesorabile.
Perciò, ringraziamo gli dei della scrittura ed il barone von Frankenstein per Scrivener e LibreOffice, metttiamo il ventilatore al massimo, caraffa di té freddo e diamoci da fare.
Le lancette girano, e ci sono tutte le scene d’azione da riscrivere.

Io le odio le scene d’azione. Coreografare una scena d’azione è un processo lungo e fastidioso, e c’è sempre in agguato il rischio di ripetersi, di usare le stesse parole, le stesse immagini.
Io le odio le scene d’azione.

Ma alla fine, si spera, il risultato sarà all’altezza di quelli raggiunti a suo tempo dal Barone…

Vi terrò informati.

Autore: Davide Mana

Paleontologist. By day, researcher, teacher and ecological statistics guru. By night, pulp fantasy author-publisher, translator and blogger. In the spare time, Orientalist Anonymous, guerilla cook.

9 thoughts on “Frankenstein e la seconda stesura

  1. Ti capisco strabenissimo
    Ogni tanto trovo uno degli scrittori con cui lavoro come coach che ha queste idee strampalate in testa e si fa una gran fatica a svuotarle e trasformarle in qualcosa di utile

    Personalmente, con una buona progettazione, non ho mai avuto problemi di riscrittura della bozza se non per piccoli aggiustamenti, di certo non interi capitoli da buttare.
    Ma capisco che ci scrive di getto si trovi molto spesso davanti a questi problemi.

    • Su questo lavoro che ho in macchina, i problemi arrivano da lontano. In effetti è la prima volta che mi trovo a dover buttare così tanto materiale. Ma cercheremo di far tornare tutto senza troppi disastri.

  2. No davvero, “buttare via” la prima stesura e rimettersi a scrivere ex novo partendo da zero per la seconda non lo posso sentire!

  3. In bocca al lupo per la riscrittura! Buon lavoro

  4. In bocca al lupo, mi sembri messo bene. Sto cercando di prendere dimestichezza con Scrivener.

    • Scrivener a me piace molto, ma non si adatta a tutti gli stili di scrittura.
      Se ragioni in termini di scene, capitoli ecc è ottimo, ma richiede un po’ di tempo per prenderci la mano (e personalizzarlo).

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