strategie evolutive

ciò che non ci uccide ci lascia storpi e sanguinanti


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Prova a leggere altro

Una specie di incrocio fra il piano bar del fantastico e lo strategie evolutive bookclub – si era detto che si potrebbe fare una lista di libri non di genere che sarebbe bello leggere perché se leggiamo solo narrativa di genere poi finiamo col fossilizzarci. Ho imparato trent’anni fa, quando frequentavo la libreria di Riccardo Valla, che periodicamente serve una cura disintossicante. Si va in libreria (o in biblioteca o, nel ventunesimo secolo, su Amazon) e si cerca qualcosa di diverso.

Non dobbiamo mai trascurare i classici – sono tanti, sono diversi e facilmente reperibili, costano poco a comprarli, potete spacciarvela alla grande se avete qualche buon titolo sullo scaffale.
Io di solito consiglio Dickens (Il Circolo Pickwick, o sul versante opposto Casa desolata) e Dumas (Il Conte di Montecristo). Il mio consiglio è saltare le introduzioni, e buttarsi direttamente nel romanzo, lasciando il metatesto per dopo. Legerlo come lo lessero i primi lettori.
Ma questi, i classici, sono proprio le basi.
Vediamo un po’ di titoli diversi, e un po’ di cose recenti.

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Book Club: Leggere altro

Stavo chiacchierando con la mia amica Lucia di Lonesome Dove, e di come si tratti di un libro che, primo, dimostra che i cultisti del “POV che traballa” sono dei poveri perdenti, e secondo, che andrebbe fatto leggere nelel scuole per il modo in cui, pur trattandosi di una storia di vaccari dell’800, riesce ad essere rilevante per il presente. Certo, poiché la parola “puttana” compare probabilmente più spesso della parola “cowboy” (e Lonesome Dove è un western), forse qualche genitore potrebbe trovare da ridire, se lo assegnassero come lettura estiva a dei liceali.

E comunque, stavo chiacchierando di queste cose, perché qui nel Blocco C durante l’ora d’aria ci parliamo attraverso il reticolato che separa il braccio maschile da quello femminile, e contemporaneamente mi è capitata sott’occhio una intervista a una autrice fantasy che, alla domanda su quali siano le sue influenze, ha citato tutti gli autori giusti. E autori, eh, libri – non film. Commovente, coi tempi che corrono.
E questo mi ha portato a due considerazioni separate, opposte e complementari. Che ora vi infliggo.

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Fra le ombre con Patricia McKillip

È il compleanno di Patricia McKillip, nata il 29 Febbraio 1948, ed una delle autrici più premiate nel campo della narrativa fantasy. E neanche a farlo apposta, la notte passata, in preda a un brutto attacco di insonnia, ho messo mano a uno dei libri della McKillip che avevo qui come lettura d’emergenza. Ombria in Shadow, del 2002, che vinse il Word fantasy Award e venne persino pubblicato da noi, nel 2005, dalla Nord, per poi scomparire dai nostri scaffali. Io ce l’ho incartaceo, nella edizione della Fantasy Masterworks di Gollancz, acquistato con un buono un annetto fa.

Patricia McKillip è un’autrice che leggo sempre con piacere, per quanto mi aspetti di venire spiazzato dalla sua mano, dalle sue idee. Emersa in quel famigerato interregno prima dell’avvento del template fantasy, Patricia McKillip è l’antitesi assoluta a tutto ciò che sa di standardizzato e “solito”.

Uno degli aspetti più interessanti, per quel che mi riguarda, della narrativa della McKillip, è come l’autrice nel corso degli anni si sia progressivamente allontanata dai modelli tolkieniani – il suo ciclo del Riddlemaster venne dichiaratamente scritto per cercare di provare a fare, in modo diverso, ciò che Tolkien aveva fatto con la sua trilogia – per arrivare a sviluppare un fantastico che è suo, è personale, ed è inconfondibile.

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Credo rileggerò Dune

Credo rileggerò Dune, il primo romanzo della serie. Sarebbe la terza volta, credo. La prima fu ai tempi del liceo, l’edizione della Nord, CosmoOro (che credo sia la stessa traduzione che ora è in catalogo Fanucci). La seconda fu ai tempi dell’università, in inglese, un paperback di seconda mano che aveva fatto le Guerre Puniche, e che è ancora qui da qualche parte in uno scatolone. Ora toccherebbe alla bella edizione rilegata della Fantasy Masterworks di Gollancz, una specie di piccolo vocabolario di carta riciclata fra due copertine antiproiettile, e la rilegatura che scricchiola quando lo si sfoglia.

Non sono un dunologo. Ne ho conosciuti, e li chiamo amici, gente che sa scriverti la formula di struttura della molecola di spezia e che è intima di Shai Hulud. Dune mi piace, ma non è il mio libro fondamentale. Resta un ottimo esempio di come si possa creare un intero universo in un solo libro. Detesto Paul Hatreides, ma credo sia normale.
E tuttavia, ci sono una serie di motivi, per tornare a leggere il romanzo di Frank Herbert.

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Strategie evolutive Book Club #3

Book Club, questo sconosciuto. Mentre si avvicina il nuovo mese e potremmo avere a giorni occasione di parlare di Mythos di Stephen Fry oppure de Il Grande Gioco di Hopkirk, mi pare ora il caso, come avevo accennato all’avvio, di segnalare un paio di titoli di narrativa, perchéè vero che io in questo periodo leggo un sacco di saggistica, ma bisogna variare.

Propongo allora due titoli, e poi se ne parla. Oltretutto., magari li avete già letti, o desideravate leggerli, o mai e poi mai vi sognereste di leggerli. Ditemi nei commenti.

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Book Club: Mitologia degli Alberi

Lo avete letto?
Io l’ho letto, malamente, a spizzichi e bocconi, fra una botta d’insonnia, i malanni di stagione, il freddo, le festilenze. È stato interessante, istruttivo, talvolta faticoso, e un inizio non proprio leggero per l’idea del book club. Ma ora, eccoci qui.
Che si fa?
Poiché qui è ancora tutto molto sperimentale, io comincerei col dire la mia, di seguito, e poi vilascerei la palla nei commenti. E vediamo cosa ne viene fuori.

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Strategie Evolutive Book Club #2

OK, per il weekend della Befana vedremo di mettere in piedi qualcosa riguardo a Mitologia degli Alberi, il libro di Jacques Brosse che è diventato il primo volume della serie. Qualcuno gli ha dato un’occhiata? Idee? Opinioni?
Ne parleremo.

Ma per intanto, comincio col segnalare i due libri per i due episodi successivi – ho pensato di segnalarne due perché così ci portiamo avanti col lavoro. E anche per approfittare del fatto che uno dei due, al momento, si trova a un prezzo decisamente abbordabile in formato digitrale, e chissà quanto dura.

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Hope & Glory: l’Orso e il Leone

Si parlava del setting di Hope & Glory (c’è un crowdfunding in corso, per l’edizione italiana, partecipate numerosi) e qualcuno ha descritto come “guerra fredda” la situazione fra il Raj Anglo-Indiano e l’Impero Russo, legando questo assetto politico al fatto che il gioco si svolge negli anni ‘60 del 20° secolo.

Il che è una bella osservazione, però… no.
O non esattamente, o non proprio… è complicato: la relazione che lega l’India alla Russia in Hope & Glory è ancora e sempre quella del Grande Gioco. Che è un argomento divertente, e quindi… perché non darci un’occhiata?

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