strategie evolutive

ciò che non ci uccide ci lascia storpi e sanguinanti


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Sword & Planet: una lista di lettura

La colpa è del mio amico Emanuele,col quale si parlava di Marte, ieri sera – per motivi lunghi a spiegarsi – e così siamo finiti a chiacchierare di planetary romance e di sword & planet. È agli atti il fatto che si tratta di sottogeneri della narrativa fantascientifica o fantastica che mi piacciono molto.
Ho letto una montagna di libri, e ne ho anche scritto uno – sì, qui è dove mi faccio un po’ di autopromozione e ricordo il mio vecchio Eroi dei Due Mondi, vistomai che ne vendiamo qualche copia.

E naturalmente, quasi dieci anni or sono (perché questo è un blog che ha una storia) avevo fatto un pezzo a richiesta sul Planetary Romance, che è se non esattamente la stessa cosa, certo un genere che condivide il 97% del proprio DNA con lo Sword & Planet. Ma perché non farne una nuova, di lista – guardando più da vicino al sottogenere?

Nel momento stesso in cui usiamo una definizione come sword & planet, stiamo sottolineando una contiguità tematica con la sword & sorcery, con una più forte componente “fantascientifica”.
Le virgolette sono d’obbligo perché lo sword & planet non è esattamente hard SF – gli autori di S&P sono normalmente sbrigativi e impressionisti quando si tratta della scienza del loro universo. Con delle eccezioni, certo, ma in linea di massima, chi legge un romanzo marziano di Edgar Rice Burroughs non è in cerca di dettagli sulla geomorfologia della Valles Marineris.

Parliamo quindi di narrativa avventurosa, con una ambientazione genericamente “extraterrestre”, ed un mix di tecnologie capace di affiancare pistole a raggi e spade quali strumenti privilegiati di interazione sociale. Le storie spesso (per non dire normalmente) ruotano attorno ad un terrestre in qualche modo catapultato (più o meno volontariamente) in un mondo alieno.

E allora, cosa leggiamo?

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Viaggiatori stazionari

Si parlava ieri, durante l’ora d’aria qui nel Blocco C, di come debbano sentirsi in questo momento i travel blogger, nel vedere il proprio lavoro svanire per il prossimo futuro. Perché se c’è una cosa che è chiara è che dopo questa facenda del COVID-19, viaggiare non sarà più la stessa cosa.

I pernotti in hotel e resort a spese della gestione in cambio di servizi fotografici e recensioni, i vlog ripresi dalla sala d’attesa degli aeroporti, gli eventi, i festival, il semplice camminare fra la gente in posti diversi, lo stile di vita nomade con tutti i suoi vantaggi e la sua mistica, sono cose del passato. Una intera industria è, di fatto, morta, con tutto il suo indotto – le compagnie aeree chiedono incentivi, albergatori e operatori del settore vedono avvicinarsi la fine, e sì, anche i travel blogger rischiano l’estinzione.
Niente incentiovi, per loro – dovranno “reinventarsi”.

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Merlino

Parliamo di libri, tipo book club, per queste settimane di quarantena e di auto-esilio forzato.
Il ciclo arturiano non sembra godere, di questi tempi, di una particolare popolarità – con l’eccezione de Le Nebbie di Avalon, di Marion Zimmer Bradley, che resiste soprattutto – io credo – nella memoria dei lettori (vedo che è ancora disponibile, a quanto pare in due volumi), il resto della materia di Britannia sembra essere passato in secondo piano, rispetto a quando io ero un ragazzo.

All’epoca avevamo due serie TV (una francese molto filologica ed una inglese allegramente pseudostorica), un cartone animato piacevolmente surreale (The Square Knights of the Round Table, nella versione originale), un film Disney basato nientemeno che sull’opera di T.H. White (che uscì negli Oscar Fantasy), e successivamente una serie di cartoni animati giapponesi, un gioco di ruolo (Pendragon, uscito nel 1985), e poi naturalmente Excalibur di John Boorman… e a ben guardare, anche prodotti diversi come il ciclo di Lyonesse di Jack Vance avevano un che di arturiano.

Poi… basta.

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Prova a leggere altro

Una specie di incrocio fra il piano bar del fantastico e lo strategie evolutive bookclub – si era detto che si potrebbe fare una lista di libri non di genere che sarebbe bello leggere perché se leggiamo solo narrativa di genere poi finiamo col fossilizzarci. Ho imparato trent’anni fa, quando frequentavo la libreria di Riccardo Valla, che periodicamente serve una cura disintossicante. Si va in libreria (o in biblioteca o, nel ventunesimo secolo, su Amazon) e si cerca qualcosa di diverso.

Non dobbiamo mai trascurare i classici – sono tanti, sono diversi e facilmente reperibili, costano poco a comprarli, potete spacciarvela alla grande se avete qualche buon titolo sullo scaffale.
Io di solito consiglio Dickens (Il Circolo Pickwick, o sul versante opposto Casa desolata) e Dumas (Il Conte di Montecristo). Il mio consiglio è saltare le introduzioni, e buttarsi direttamente nel romanzo, lasciando il metatesto per dopo. Legerlo come lo lessero i primi lettori.
Ma questi, i classici, sono proprio le basi.
Vediamo un po’ di titoli diversi, e un po’ di cose recenti.

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Book Club: Leggere altro

Stavo chiacchierando con la mia amica Lucia di Lonesome Dove, e di come si tratti di un libro che, primo, dimostra che i cultisti del “POV che traballa” sono dei poveri perdenti, e secondo, che andrebbe fatto leggere nelel scuole per il modo in cui, pur trattandosi di una storia di vaccari dell’800, riesce ad essere rilevante per il presente. Certo, poiché la parola “puttana” compare probabilmente più spesso della parola “cowboy” (e Lonesome Dove è un western), forse qualche genitore potrebbe trovare da ridire, se lo assegnassero come lettura estiva a dei liceali.

E comunque, stavo chiacchierando di queste cose, perché qui nel Blocco C durante l’ora d’aria ci parliamo attraverso il reticolato che separa il braccio maschile da quello femminile, e contemporaneamente mi è capitata sott’occhio una intervista a una autrice fantasy che, alla domanda su quali siano le sue influenze, ha citato tutti gli autori giusti. E autori, eh, libri – non film. Commovente, coi tempi che corrono.
E questo mi ha portato a due considerazioni separate, opposte e complementari. Che ora vi infliggo.

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Fra le ombre con Patricia McKillip

È il compleanno di Patricia McKillip, nata il 29 Febbraio 1948, ed una delle autrici più premiate nel campo della narrativa fantasy. E neanche a farlo apposta, la notte passata, in preda a un brutto attacco di insonnia, ho messo mano a uno dei libri della McKillip che avevo qui come lettura d’emergenza. Ombria in Shadow, del 2002, che vinse il Word fantasy Award e venne persino pubblicato da noi, nel 2005, dalla Nord, per poi scomparire dai nostri scaffali. Io ce l’ho incartaceo, nella edizione della Fantasy Masterworks di Gollancz, acquistato con un buono un annetto fa.

Patricia McKillip è un’autrice che leggo sempre con piacere, per quanto mi aspetti di venire spiazzato dalla sua mano, dalle sue idee. Emersa in quel famigerato interregno prima dell’avvento del template fantasy, Patricia McKillip è l’antitesi assoluta a tutto ciò che sa di standardizzato e “solito”.

Uno degli aspetti più interessanti, per quel che mi riguarda, della narrativa della McKillip, è come l’autrice nel corso degli anni si sia progressivamente allontanata dai modelli tolkieniani – il suo ciclo del Riddlemaster venne dichiaratamente scritto per cercare di provare a fare, in modo diverso, ciò che Tolkien aveva fatto con la sua trilogia – per arrivare a sviluppare un fantastico che è suo, è personale, ed è inconfondibile.

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Credo rileggerò Dune

Credo rileggerò Dune, il primo romanzo della serie. Sarebbe la terza volta, credo. La prima fu ai tempi del liceo, l’edizione della Nord, CosmoOro (che credo sia la stessa traduzione che ora è in catalogo Fanucci). La seconda fu ai tempi dell’università, in inglese, un paperback di seconda mano che aveva fatto le Guerre Puniche, e che è ancora qui da qualche parte in uno scatolone. Ora toccherebbe alla bella edizione rilegata della Fantasy Masterworks di Gollancz, una specie di piccolo vocabolario di carta riciclata fra due copertine antiproiettile, e la rilegatura che scricchiola quando lo si sfoglia.

Non sono un dunologo. Ne ho conosciuti, e li chiamo amici, gente che sa scriverti la formula di struttura della molecola di spezia e che è intima di Shai Hulud. Dune mi piace, ma non è il mio libro fondamentale. Resta un ottimo esempio di come si possa creare un intero universo in un solo libro. Detesto Paul Hatreides, ma credo sia normale.
E tuttavia, ci sono una serie di motivi, per tornare a leggere il romanzo di Frank Herbert.

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Strategie evolutive Book Club #3

Book Club, questo sconosciuto. Mentre si avvicina il nuovo mese e potremmo avere a giorni occasione di parlare di Mythos di Stephen Fry oppure de Il Grande Gioco di Hopkirk, mi pare ora il caso, come avevo accennato all’avvio, di segnalare un paio di titoli di narrativa, perchéè vero che io in questo periodo leggo un sacco di saggistica, ma bisogna variare.

Propongo allora due titoli, e poi se ne parla. Oltretutto., magari li avete già letti, o desideravate leggerli, o mai e poi mai vi sognereste di leggerli. Ditemi nei commenti.

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