strategie evolutive

ciò che non ci uccide ci lascia storpi e sanguinanti


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Un modo inaspettato per trascorrere il Ferragosto

Mi è capitata una cosa strana: per la seconda volta in circa sei settimane, il mio profilo Instagram è stato senalato da uno o più utenti per contenuti non appropriati, ed è quindi stato sospeso fino a che non si sarà chiarita la questione. Posso visualizzare i miei vecchi post e quelli degli altri, ma non posso postare nulla di nuovo, commentare o mettere dei like.

Questo significa che da tre giorni non posso aggiornare gli Earphone Diaries, che a quanto pare hanno offeso o turbato qualcuno al punto da spingerlo a segnalarmi.

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Due in un giorno

Nella giornata di ieri ho venduto due racconti.
Che detto così pare una cosa abbastanza blah, ma è il genere di cosa che ti tira su di morale, ed un passo avanti per il mio lavoro. Dimostra – forse – che sto lavorando nel modo giusto, e che Bradbury e Heinlein avevano ragione. E un po’ scoccia, ammettiamolo, dare ragione a Bob Heinlein.
Ma Heinlein conosceva il mercato, e bisogna sempre ascoltare chi conosce il mercato.

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Senza una mappa

È una specie di post a reti unificate, questo – ne sta uscendo uno simile su Karavansara. Simile ma non uguale, perché cambiando la lingua cambia tutto, i ritmi, i toni. Si conserva, speriamo, il significato. Il post di là si chiama Uncharted, e giocherà sull’equivoco dei motori di ricerca e farà un disastro di visite fra i gamers o i fan di Sarah Bareilles. Questo no.

Fra un paio di giorni sarà l’8 di Maggio, e il terzo anniversario della morte di mio padre, la data che segna anche l’inizio della mia attività come scrittore a tempo pieno. Prima ero un geologo (prevalentemente disoccupato) che scriveva nel tempo libero. Poi, conto in banca azzerato, nessuna prospettiva di “un lavoro vero”, scrivere è stata una scelta di sopravvivenza.

E si è trattato di un percorso non pianificato, un viaggio “a sentimento”, senza una mappa. Senza traguardi o piani a lungo tempo che andassero oltre il pagare i conti prima che arrivassero i solleciti di pagamento.
Come diceva quel tale, fin qui tutto bene.

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Scrivere per vendetta

Sono appena capitato su una discussione, su Facebook, riguardo all’agonia dei blog – e ho commentato che entrambi i miei blog godono di buona salute. Ora credo sia il caso di fare un post, per evitare che qualche infermiere troppo zelante passi di qui e stacchi le macchine.

Mi si vede poco in giro in questi giorni perché sto scrivendo un sacco – sono comparse all’orizzonte delle spese inaspettate, e il panico è sempre uno stimolo straordinario, una fonte d’ispirazione inesauribile.

Intanto continuano ad arrivare delle lettere di ìrifiuto – in generale, ho un rapporto di 1/6 fra storie accettate e storie rifiutate. Che non è spaventoso, però sarebbe bello se fosse 1/4, o magari 1/3.

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Vita su Marte

Parlavo poco fa con un amico col quale ci vedremo una di queste sere per una pizza. Gli spiegavo che la mia ultima prodezza – un saggio e due novelle in trenta giorni, più un pitch accettato da una antologia in Gran Bretagna, è frutto non di particolare abilità, ma semplicemente di vivere in un posto in cui l’unica persona con la quale fare quattro chiacchiere è un complottaro convinto che la Bibbia parli di alieni che hanno bioingegnerato l’umanità e che le scie chimiche siano uno strumento col quale i militari stanno portando avanti un piano di geoengeneering.
Perché sì. Le prove? Sono su Youtube.

Al di là di questo, il paesaggio è desolante, per cui ci si chiude in casa e si scrive.

È come vivere su Marte.

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Purtroppo

Mi fa piacere, fa molto piacere, scoprire – grazie a una foto scattata al volo da un amico – di essere stato citato in un testo che offre una panoramica sullo stato del fantastico italiano. Sono piccole soddisfazioni che contano.

Certo, il paragrafo in cui vengo citato si apre con Purtroppo, il che se vogliamo è anche abbastanza comprensibile, però a leggere così si direbbe che alla lunga io sia bravino. E mi viene riconosciuto il fatto di essere un esperto di letteratura fantastica, che è molto di più di quanto non accada normalmente.
Gloriosi risultati di una gioventù buttata.

Ci sarebbe molto da dire sulla piccola editoria e sull’editoria digitale, ma non qui, non oggi.
Per ora mi godo questa piccola ma piacevole riconoscimento – arrivato proprio quando ho deciso di non scrivere più narrativa in italiano, per lo meno non a mio nome. Ironico, a modo suo.


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Natale 2018

Anche quest’anno, come tutti gli anni, noi qui a casa i regali ce li scambieremo all’Epifania. È una specie di tradizione, la nostra, perché nostra madre compiva gli anni il 7 di Gennaio, e allora noi la festeggiavamo il giorno della Befana. Nostra madre non c’è più – sono davvero passati già dieci anni? – ma noi continuiamo a scambiarci regali il 6 Gennaio.

E sì, qualora ve lo steste domandando, questo è il post di Natale di strategie evolutive. Auguri, auguri.

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