strategie evolutive

ciò che non ci uccide ci lascia storpi e sanguinanti


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Birra a un euro

Urbino non sa decidere se spennare i turisti o mungere gli studenti – e nel dubbio, prova a gfare entrambe le cose.
Ma i tempi stanno cambiando.
La pizza margherita è il piatto più frequentemente ordinato in pizzeria, insieme con una birra piccola o una minerale grande.
E non c’è una ressa particolare, nelle pizzerie – al punto che quando l’affamato solitario entra ed ordina, immancabilmente, una margherita e una minerale, il personale, specie nelle cucine, reagisce stizzito – come se fosse uno sbattimento inadeguato all’incasso.
Ed in effetti…

In compenso sono parecchi i locali che espongono il cartello “Birra a 1 euro” – ed hanno un sacco di successo.
In fondo, la birra è pane liquido – gli egizi la usavano per alimentare gli operai che lavoravano alle piramidi.
E qui la futura elite culturale del paese… bah, ok, gli elementi ai quali dovremmo dedicare il meglio delle risorse, perché a loro appartiene il futuro, questa sera salta la cena – o si prende un taglio di pizza o un kebab – e poi si scassa di bionda a un euro.

No, ok, stanotte non sono umano – ho otto ore di viaggio sul groppone, un inizio di raffreddore, e la prospettiva di altre otto ore di viaggio domani.
Sotto alla mia finestra, un gruppo di ragazze si tiene per mano, formando un anello, e canta una stonatisdsima versione corale di una canzone di Gigi D’Alessio.
Il cinema è chiuso.

E non venitemi a fare il discorso di quei cialtroni degli universitari che si fanno mantenere dal papà invece di andare a lavorare*.
Non dopo che ho incontrato i liceali, che quotidianamente si sentono dire dai propri insegnanti** che tanto non serve a nulla, che non c’è futuro.

Urbino è una città universitaria da 506 anni.
Dal 1506, a Urbino si è pensato – in un modo o nell’altro – al futuro.
Ma a quanto pare, ora il futuro non sta più qui.
C’è la birra a 1 euro.

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* Dove? A fare cosa?

** Non tutti, certamente, non tutti…


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Neil Gaiman come Cthulhu

C’è un segnale chiaro e impossibile da fraintendere, quando tenete una conferenza o una lezione: il membro del pubblico che entra in sala, prende la propria sedia, e la ruota di novanta gradi, procedendo a trascorrere la vostra lezione rivolto verso il muro e non verso la cattedra e lo schermo.
Quando succede, siete autorizzati a considerare tale comportamentoi un chiaro segno che a quella persona, di ciò che direte, non potrebbe fregargliene di meno.
E potreste domandarvi perché si sia preso la briga di venire, quel tizio.
Mica era obbligato, no?
O forse sì?

Quando giovedì a Galliate un terzo delle ragazzine della seconda e terza media che assistevano alla mia lezione sui mondi immaginari e la rappresentazione della natura hanno girato le sedie mettendosi a fare salotto, avrei dovuto presagire che sarebbe stata una faccenda in salita.
La totale indifferenza è normalmente preferibile all’aperta ostilità, e girare la sedia è un segno di ostilità.

Mi hanno obbligato a venire ma non parteciperò.

La cosa mi ha sorpreso – appartengo ad una generazione alla quale è stato inculcato che le ragazze sono più intelligenti e sensibili, e interessate alla letteratura, mentre i ragazzi pensano solo a fumetti e palloni.
Non funziona più.
I ragazzini continuano a leggere fumetti e a fiocare a pallone.
Le ragazzine oggi chiacchierano degli One Direction masticando chewingum con la bocca aperta. Continua a leggere


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Due Ore da Buttare – Halloween Night

As I drove down the road to look for Eden
saw two young girls but left them standing there.
They were too late to get home on the underground
and probably too drunk, too drunk to care.

Io non stavo cercando l’Eden.
E non avevo neanche due ore da ammazzare, a dire il vero.
Ero in macchina, fermo a un semaforo, sotto la pioggia, all’una di notte, dopo una partita a Call of Cthulhu che era andata benissimo*.
Notte di Halloween, Torino è morta morta morta.
C’è la crisi.
Piove.
C’è la partita.
Il 15 si ferma ed alla fermata scendono una quindicina di ragazzi, attorno ai sedici anni, tutti vestiti uniformemente nello stesso modo.
Uno è truccato da zombie.
Mentre lo guardo, il semaforo ancora rosso, mi dico che è parecchio in gamba a fare lo zombie.
È talmente in gamba, che due suoi amici, che barcollano quanto lui, ma un po’ meno, si afferttano a sorreggerlo, mentre lui si dimena, straparla.
Verde.
Mentre mi avvio, una ragazzina tutta in nero, forse quindici anni, truccata come Alice Cooper ma male, viene sorretta a sua volta mentre i conati di vomito la squassano.
Nella mezz’ora successiva, scorgo altri casi di quesdta piccola apocalisse degli zombie.
Una coppia di ragazzine che attraversano la strada senza curarsi del semaforo, ridendo sconvolte, indifferenti alla pioggia.
Un tizio che vomita la cena sul cofano di un’auto parcheggiata.

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A Ruota Libera – 1680 parole

Primitivo Rituale Catartico

Rubo una memoria al mio amico Hell Graeco.
Il quale mi racconta che, durante un concerto metal, gli tocca sciropparsi due madame che, lungi dall’abbandonarsi al suono in un primitivo rituale catartico (o qualcosa del genere – ciò che fanno, insomma, i cultori del metal durante i concerti), ciarlano amabilmente di musica nazional-popolare e di letteratura.
Non c’è più il pubblico del metal dei miei tempi, mi dico.
Ma la cosa che mi interessa ancora di più è una frase che l’amico Hell riporta, e che fa più o meno così…

uno che non ha fatto nemmeno le superiori non si può improvvisare scrittore

Le due signore, nella fattispecie, stanno parlando di un popolare e molto venduto autore nazionale che non ho mai letto, e sul quale quindi non posso esprimere opinioni, ed il tutto farebbe parte di una discussione in cui si suppone… meglio ancora, si dà per certo, che l’autore di best seller sia solo un prestanome, una faccia, uno che mette il proprio nome su cose scritte da altri.
Da una donna, quasi certamente.
Come Shakespeare, dirà qualcuno (e da qui a qualche giorno, lo diranno in tanti).
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Due Ore da Ammazzare, il Ritorno: Mezza giornata in un paese normale

Tradizionale gita a Nizza, ieri, per i Mana Brothers.
Lo facciamo da anni.
Ci si sveglia all’alba, si prende l’autostrada, si supera Ventimiglia e si trascorre una giornata sulla Costa Azzurra.
Nizza ormai la conosciamo abbastanza bene che non è più necessario perdersi per arrivare dove vogliamo andare.
C’è il mio cappellaio di fiducia (beccato uno splendido bucket hat di lino e cotone che è esattamente ciò che cercavo da anni).
C’è il posto dove mi procuro il té… beccato un eccellente (dal profumo, per lo meno) té verde tuareg che sarà ottimo per l’inverno, e anche un earl grey aromatizzato ai fiori di Provenza…
C’è il tipo che vende giacche e stivali in pelle di serpente, e quello che vende spugne naturali.
Ci sono le librerie, i negozi di dischi (il vinile nuovo a basso prezzo!)
E poi ovviamente la spiaggia e la passeggiata – per una boccata d’aria buona – e la città vecchia con le botteghe…

Ma c’è anche qualcos’altro – e ne avevo già parlato in un post fatto più o meno un anno fa nella stessa occasione.

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Due Ore daAmmazzare – Dogfight

Ieri, mentre girovagavo per i controviali in cerca di un parcheggio prima della conferenza, ho assistito ad una scena che mi è rimasta impressa, e che mi và di infliggervi.

Ero fermo al semaforo, nel controviale di Corso Vittorio, all’angolo con… boh, che via sarà, quella?
Via Principe Tommaso.
Accanto al Tempio Valdese, dove una volta facevano il mercatino dei libri in inglese usati.

Sono le tre e mezza, il traffico è opportunamente demente, il semaforo è rosso per tutti.
Sull’angolo di Via Ormea, davanti alla banca, esplode una cagnara.
Letteralmente.
Dicesi infatti cagnara “l’abbaiar di più cani insieme”.
Da manuale

I contendenti.
Da una parte un setter (così ad occhio), tenuto al guinzaglio da una donna minuta con un piumino candido.
La bestia sta abbaiando e strattonando come impazzita alla volta di un boxer, tenuto al guinzaglio da un gentiluomo sulla sessantina, del tipo brizzolato elegante, con cappotto di cammello e rayban d’ordinanza. Il boxer è in posizione di punta e solo il guinzaglio lo trattiene dal balzare in avanti.

E qui c’è la scena topica.
Perché mentre il setter pare impazzito e a forza di strattonare trascina a terra la proprietaria, il signore col boxer se ne sta immobile con un bel sorrisone serafico sui lineamenti abbronzati.
E quando lei, da stesa a terra, gli intima di allntanare il suo cane, quello ribatte…

Ma allontani il suo, che è il suo che sta abbaiando al mio!

E poi si volta verso gli astanti (non uno che stia aiutando la signora a rialzarsi), e attacca col classico maguardatù, c ‘ha il cane che abbaia e devo spostarmi io, che razza di gente che gira, machesenevadalei!

E mentre la signora si rimette in piedi, si spolvera e si allontana, lui continua ad incassare la simpatia di gran parte degli astanti.
Perché, che diavolo, era quell’altro cane, ad abbaiare.

Certo, se il gentiluomo avesse anche solo allontanato di cinque o sei passi il suo boxer, probabilmente il setter si sarebbe tranquillizzato, e la madama col piumino candido si sarebbe risparmiata un capitombolo.
Ma il sorridente barbaro col cappotto di cammello a certe cose non ci arriva.
O se ci arriva, se ne frega.
Lui vuol stare lì fermo sull’angolo, e poi comunque è quell’altro cane, che sta abbaiando.

E la cosa che mi agghiaccia, mentre parte il verde ed io riprendo la mia ricerca di uno spazio in cui parcheggiare, è che i presenti – tutti solidamente di mezza età, tutti solidamente middle-class – gli danno ragione, e si fanno con lui delle grasse risate alla faccia del ruzzolone della madama.

Ci sono, è ovvio, delle eccezioni.
Un paio di giovani cappelloni lo guardano, e attraversano la strada dandogli dello stronzo a mezza voce.
Hanno capito anche loro che abbaiare, con gente così, non serve a nulla.


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Auto e Trattori

Io li adoro, gli automobilisti del Monferrato.

Non è il fatto che abbiano una predilezione per automobili dalle dimensioni deplorevolmente compensatorie.
Non è il fatto che guidino ai 110 all’ora su stradicciole di campagna.
Non è il fatto che guidino normalmente a cavallo della linea di mezzeria, come tante macchinine Polystil.
Non è il fatto che per loro Distanza di Sicurezza significhi la sicurezza di infilarsi nel bagagliaio dell’auto che li precede qualora il guidatore dovesse decidere di toccare i freni, e perciò ti si piazzino in coda a tre spanne, facendoti i fari perchè vai maledettamente troppo piano per i loro gusti.
Non è il fatto di considerare la precedenza una cosa per i deboli.
Non è il fatto che i loro fari siano sempre e comunque bloccati sulla posizione abbaglianti.

No, di fatto, per suscitare la mia adorazione, basta il modo in cui parcheggiano.


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Due Ore da Ammazzare Special – Shopping Natalizio 2

… che poi dicono, hai un budget stretto, devi proprio essere un morto di fame.

Due giorni or sono, un quotidiano nazionale mi consigliava – essendo io, come è noto, un appassionato dell’avventura – o una macchina fotografica da 2400 euro (solo corpo, ottiche escluse) oppure un orologio “avventuroso” da 700 euro.
Due oggetti che uno vorrebbe certamente avere con sé, mentre fugge correndo dalla furia e dai dardi avvelenati degli Hovitos…

… che uno, per dire, un Casio da dieci euro e una usa & getta della Fuji, farebbero esattamente lo stesso uso, no?

Ed è così che mi sono detto – visto che palesemete le liste dei regali consigliti dai quotidiani sono diretti ai ricchi, o ai loro personal shoppers – e visto che io di ricchi e di personal shoppers non ne conosco…

… Perché non mettere giù la mia lista dei regali più cool?
Non proprio una top five, piuttosto una collezione di essenziali – molti recuperati dal passato di strategie evolutive – per l’uomo (e la donna, bien sure!) che la vita l’affronta di petto – se non ha spazio di manovra per schivarla…
Un pork chop express su cosa mettere sotto l’albero cercando di essere originali e maledettamente tirchi.

Vediamo… unica regola, stare sotto ai 25 euro – e considerarla già una cifra stravagante.
I commenti sono aperti per altri suggerimenti sulla lista principale. Continua a leggere